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La storia dei Collettivi Politici Veneti

A segui­to del­lo scio­gli­men­to, al con­ve­gno di Roso­li­na (Rovi­go) nel 1973, di Pote­re ope­ra­io, grup­po del­la sini­stra extra­par­la­men­ta­re ita­lia­na nei pri­mi anni ’70, i mili­tan­ti del­la sede di Pado­va dopo un perio­do di dibat­ti­to poli­ti­co-orga­niz­za­ti­vo sul “che fare” daran­no vita nel­la secon­da metà del 1974, nel­la loro stra­gran­de mag­gio­ran­za, al pro­get­to poli­ti­co comu­ni­sta dei Col­let­ti­vi poli­ti­ci pado­va­ni per il pote­re ope­ra­io. Nel­la pri­ma cir­co­la­re inter­na ven­go­no poste le basi poli­ti­co-orga­niz­za­ti­ve del nuo­vo pro­get­to con lo sco­po di “costrui­re nuclei di com­bat­ten­ti comu­ni­sti omo­ge­nei su tut­ti i pro­ble­mi atti­nen­ti una linea di con­dot­ta rivo­lu­zio­na­ria”. L’organizzazione è a livel­lo ter­ri­to­ria­le, arti­co­la­ta in nuclei e atti­vi, con una dire­zio­ne, la com­mis­sio­ne poli­ti­ca. Le basi teo­ri­che e cul­tu­ra­li del pro­get­to affon­da­no in una let­tu­ra, ori­gi­na­le e ade­gua­ta al perio­do sto­ri­co, dell’operaismo ita­lia­no (a par­ti­re da una rilet­tu­ra degli scrit­ti di Karl Marx), da Ranie­ro Pan­zie­ri ad Anto­nio Negri.

Nato negli anni ’60, a par­ti­re dai Qua­der­ni ros­si, l’operaismo inter­pre­ta e sostie­ne le lot­te degli ope­rai, dal “sal­to del­la scoc­ca” all’Alfa Romeo, al bien­nio di lot­te ’68-’69 dell’operaio-massa e del movi­men­to stu­den­te­sco, alle lot­te pro­le­ta­rie sul ter­ri­to­rio che inve­sti­ran­no l’assetto del­lo sfrut­ta­men­to e del coman­do capi­ta­li­sti­ci. Que­sta for­ma­zio­ne di pro­ve­nien­za ope­rai­sta si arric­chi­rà facen­do pro­pri gli inse­gna­men­ti del­le due prin­ci­pa­li espe­rien­ze sto­ri­che del movi­men­to comu­ni­sta inter­na­zio­na­le del Nove­cen­to, il leni­ni­smo e il maoismo.

Da que­sti tre filo­ni ver­rà impo­sta­to un meto­do poli­ti­co-orga­niz­za­ti­vo che sarà il trat­to distin­ti­vo del­la nuo­va orga­niz­za­zio­ne: agi­re da par­ti­to sen­za esse­re (anco­ra) un par­ti­to. Il ter­ri­to­rio vie­ne let­to e “for­za­to” come un insie­me di zone omo­ge­nee. Nasce­ran­no così il Col­let­ti­vo Pado­va Nord, il Col­let­ti­vo Pado­va Cen­tro e il Col­let­ti­vo Pado­va Sud. Per un perio­do ini­zia­le, con lo sco­po di impo­sta­re e avvia­re un inter­ven­to comu­ne dei tre Col­let­ti­vi, ver­rà for­ma­ta una Com­mis­sio­ne fab­bri­che-ter­ri­to­rio. L’analisi del­le con­trad­di­zio­ni di clas­se e degli svi­lup­pi del­lo scon­tro ope­rai-capi­ta­le darà vita a una linea poli­ti­ca di inter­ven­to che all’operaio di fab­bri­ca affian­che­rà le nuo­ve figu­re pro­le­ta­rie rias­su­mi­bi­li nel con­cet­to di ope­ra­io socia­le e di fab­bri­ca diffusa.

L’intervento sul ter­ri­to­rio, nel­le zone omo­ge­nee, por­te­rà avan­ti la bat­ta­glia poli­ti­ca sul pro­gram­ma all’interno dell’intera com­po­si­zio­ne poli­ti­ca di clas­se, nel­la fab­bri­ca, nei pae­si, nei quar­tie­ri cit­ta­di­ni. Al soste­gno e all’organizzazione del­le lot­te per aumen­ti sala­ria­li e miglio­ri con­di­zio­ni di lavo­ro si affian­che­rà la lot­ta sul sala­rio socia­le, con­tro la disoc­cu­pa­zio­ne, la pre­ca­rie­tà, l’aumento del costo del­la vita.

Quin­di bat­ta­glia per i prez­zi poli­ti­ci del­le mer­ci e dei ser­vi­zi, per una pra­ti­ca di ille­ga­li­tà di mas­sa che dove­va deter­mi­na­re sal­ti orga­niz­za­ti­vi di riap­pro­pria­zio­ne ripro­du­ci­bi­li sul ter­ri­to­rio. La pro­po­sta e la pra­ti­ca dei Coor­di­na­men­ti ope­rai ter­ri­to­ria­li vole­va supe­ra­re i limi­ti dei Con­si­gli Ope­rai inter­ni alla fab­bri­ca e rom­pe­re la divi­sio­ne tra ope­rai occu­pa­ti e disoc­cu­pa­ti, tra lavo­ra­to­ri col posto fis­so e pre­ca­ri, tra fab­bri­ca e pae­se, per rom­pe­re l’isolamento del­la real­tà fem­mi­ni­le di fab­bri­ca e del pro­le­ta­ria­to fem­mi­ni­le tra­di­zio­nal­men­te esclu­so da una qual­sia­si fon­te di red­di­to e dai ser­vi­zi sociali.

Dal Coor­di­na­men­to ope­ra­io di zona alla Ron­da ope­ra­ia e pro­le­ta­ria ter­ri­to­ria­le, che a par­ti­re da una ricom­po­si­zio­ne omo­ge­nea del pro­le­ta­ria­to dove­va eli­mi­na­re la divi­sio­ne e la distan­za tra ope­rai di fab­bri­ca e pro­le­ta­ri di pae­se: dal­le ron­de con­tro gli straor­di­na­ri in fab­bri­ca alle ron­de per i prez­zi poli­ti­ci, dal­le ron­de che por­ta­va­no i pre­ca­ri e disoc­cu­pa­ti davan­ti ai can­cel­li di fab­bri­ca alle ron­de che vede­va­no gli ope­rai usci­re dal­la fab­bri­ca e lot­ta­re anche nei pae­si, non solo per aumen­ti sala­ria­li nomi­na­li ma anche per aumen­ti del sala­rio socia­le com­ples­si­vo. Il pro­gram­ma dei Col­let­ti­vi si arti­co­le­rà anche nel­la pro­po­sta dei Grup­pi socia­li ter­ri­to­ria­li, nei quar­tie­ri e nei paesi.

Il Grup­po socia­le dove­va esse­re un pri­mo livel­lo di aggre­ga­zio­ne pro­le­ta­ria, soprat­tut­to gio­va­ni­le, su obiet­ti­vi, pra­ti­che, paro­le d’ordine che diven­ta­va­no imme­dia­ta­men­te stru­men­ti di lot­ta poli­ti­ca e di cre­sci­ta orga­niz­za­ti­va sul territorio.

L’Università sarà un altro ter­re­no impor­tan­te per l’intervento, non più area di par­cheg­gio per una futu­ra for­za-lavo­ro ma ter­re­no di scon­tro e di con­trad­di­zio­ne socia­le, “fab­bri­ca dif­fu­sa del­la scien­za e del­la cono­scen­za”. Lo stu­den­te era con­si­de­ra­to dai Col­let­ti­vi un pro­le­ta­rio che quo­ti­dia­na­men­te dove­va risol­ve­re pro­ble­mi vita­li, biso­gni socia­li e poli­ti­ci insop­pri­mi­bi­li (il man­gia­re, il dor­mi­re, il vesti­re, il viag­gia­re, ecc. ) oltre allo stu­dio e al con­se­gui­men­to del tito­lo di stu­dio. Fin da subi­to entra­va a far par­te di quel set­to­re di clas­se sem­pre più vasto del lavo­ro nero, sot­to­pa­ga­to, part-time, a cottimo.

Si for­me­ran­no Comi­ta­ti di lot­ta dei sen­za-casa, Comi­ta­ti per le men­se socia­li a prez­zo poli­ti­co, Comi­ta­ti con­tro il caro tra­spor­ti. Le for­me di lot­ta saran­no le occu­pa­zio­ni, le ron­de, i bloc­chi stra­da­li. La cri­ti­ca alla didat­ti­ca nel­la scuo­la e nell’università  sarà diret­ta e gesti­ta dal Comi­ta­to Inte­ri­sti­tu­to e dal Comi­ta­to Inter­fa­col­tà con occu­pa­zio­ni e semi­na­ri autogestiti.

Nei pae­si e nei quar­tie­ri si svi­lup­pe­rà un movi­men­to di lot­ta con­tro il caro prez­zi dei gene­ri ali­men­ta­ri, degli affit­ti e dei tra­spor­ti urba­ni ed extraur­ba­ni con il bloc­co del­le cor­rie­re, con mer­ca­ti­ni socia­li, con espro­pri dei super­mer­ca­ti e distri­bu­zio­ne dei gene­ri ali­men­ta­ri tra i pro­le­ta­ri nei quartieri.

Nel 1976 il pro­get­to poli­ti­co, nato a Pado­va, si espan­de­rà in altre real­tà del­la regio­ne con i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti per il Pote­re Ope­ra­io. Una rete di situa­zio­ni ter­ri­to­ria­li rea­li e coor­di­na­te da un Ese­cu­ti­vo. I com­pa­gni di quel­le real­tà daran­no vita ai Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vicen­ti­ni per il Pote­re Ope­ra­io (di Vicen­za, di Thie­ne-Schio, di Mon­tec­chio Mag­gio­re, e suc­ces­si­va­men­te di Bas­sa­no), al Col­let­ti­vo Poli­ti­co di Rovi­go per il Pote­re Ope­ra­io, al Col­let­ti­vo Poli­ti­co di Por­de­no­ne per il Pote­re Ope­ra­io, al Col­let­ti­vo Poli­ti­co di Mestre per il Pote­re Ope­ra­io  che nel 1978, con altri com­pa­gni di Mar­ghe­ra, Chiog­gia e Vene­zia, darà vita ai Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­zia­ni per il Pote­re Operaio.

La pra­ti­ca dell’antifascismo mili­tan­te per i compagni/​e di Pote­re Ope­ra­io e, poi, dei Col­let­ti­vi Poli­ti­ci sarà un ter­re­no costan­te di inter­ven­to e di cre­sci­ta poli­ti­ca. Anche per i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci, come per altre orga­niz­za­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie in que­gli anni, la lot­ta arma­ta sarà una scel­ta stra­te­gi­ca ma, a dif­fe­ren­za ad esem­pio del­le Bri­ga­te Ros­se, il con­cet­to di par­ti­to arma­to clan­de­sti­no sarà estra­neo alla for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le e alla pra­ti­ca poli­ti­ca di que­sta orga­niz­za­zio­ne. Per i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci la rivo­lu­zio­ne comu­ni­sta sareb­be sta­ta pos­si­bi­le solo lavo­ran­do alla luce del sole e l’illegalità dove­va esse­re di mas­sa  e sem­pre rela­zio­na­ta all’accumulo del­la for­za in sen­so poli­ti­co e mate­ria­le, con una mili­tan­za den­tro le situa­zio­ni, per pro­muo­ver­le, sen­za nascon­de­re la pro­pria iden­ti­tà di comunisti.

La vio­len­za eser­ci­ta­ta con­tro i fasci­sti, i padron­ci­ni, il coman­do degli appa­ra­ti del­lo Sta­to e “i ser­vi del padro­ne” dove­va ave­re, ave­va, que­sto segno. Quin­di l’omicidio poli­ti­co era total­men­te estra­neo alla pra­ti­ca poli­ti­ca dei Col­let­ti­vi. Su que­sto ter­re­no i Col­let­ti­vi con­dur­ran­no fin dagli ini­zi una dura bat­ta­glia poli­ti­ca con i com­pa­gni del­le orga­niz­za­zio­ni com­bat­ten­ti clandestine.

Come dice­va il com­pa­gno  Mao tse tung, “la poli­ti­ca coman­da sem­pre sul fucile”.

Per i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti, quin­di, l’uso del­la for­za e l’illegalità di mas­sa era­no lega­ti all’attività poli­ti­ca alla luce del sole e fina­liz­za­ti alla crea­zio­ne ed esten­sio­ne di un effet­ti­vo con­tro­po­te­re ope­ra­io e pro­le­ta­rio. Den­tro que­sto pro­gram­ma poli­ti­co dal 1975 al 1979 saran­no lan­cia­te una deci­na di cam­pa­gne poli­ti­co-mili­ta­ri a livel­lo cit­ta­di­no e regio­na­le chia­ma­te dal­la stam­pa “not­te dei fuochi”.

Le diver­se pra­ti­che dell’uso del­la for­za saran­no riven­di­ca­te da diver­si livel­li orga­niz­za­ti­vi: Orga­niz­za­zio­ne ope­ra­ia per il comu­ni­smo, Pro­le­ta­ri comu­ni­sti orga­niz­za­ti, Ron­de arma­te pro­le­ta­rie, Fron­te comu­ni­sta com­bat­ten­te. Nel 1976 i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci entra­no nel­la gestio­ne di radio Sher­wood di Pado­va, radio del movi­men­to e dell’autonomia ope­ra­ia. La radio apri­rà due suc­cur­sa­li a Mestre e a Vicen­za-Thie­ne. Nell’ottobre del 1976 e nel mar­zo del 1977  i Col­let­ti­vi pub­bli­ca­no il gior­na­le “ Per il pote­re ope­ra­io”. Nell’ottobre del 1978 esce il pri­mo nume­ro di “Auto­no­mia” che sarà il “gior­na­le” dell’organizzazione negli anni successivi.

Dal 1977 ai Col­let­ti­vi farà rife­ri­men­to la libre­ria Calu­sca 3, pro­get­to nato a Mila­no per garan­ti­re la dif­fu­sio­ne del mate­ria­le di movi­men­to a livel­lo nazionale.

I Col­let­ti­vi entre­ran­no nel­la gestio­ne di “Cine­ma 1”, un’organizzazione uni­ver­si­ta­ria che per gran par­te degli anni ’70 avrà una ric­ca e inte­res­san­te pro­gram­ma­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca. I Col­let­ti­vi par­te­ci­pe­ran­no anche alle gestio­ne del­la “Pun­ti Ros­si”, un siste­ma di distri­bu­zio­ne del mate­ria­le di movi­men­to. Radio, gior­na­le, cine­ma, libre­ria e distri­bu­zio­ne saran­no ter­re­no di gestio­ne e inter­ven­to dal 1978 del Cen­tro di Comu­ni­ca­zio­ne Comu­ni­sta Vene­to, una strut­tu­ra dei Col­let­ti­vi e una del­le espe­rien­ze più avan­za­te in Ita­lia, dove veni­va coniu­ga­ta la dif­fu­sio­ne del­la pro­du­zio­ne scrit­ta (Auto­no­mia, Calu­sca, Pun­ti Ros­si) con quel­la ora­le (radio Sherwood).

I Col­let­ti­vi met­te­ran­no in can­tie­re anche una “tele­vi­sio­ne di movi­men­to”, ma il pro­get­to non si rea­liz­ze­rà a cau­sa del­la cam­pa­gna di repres­sio­ne e arre­sti ini­zia­ta il 7 apri­le 1979. L’esplosione del Movi­men­to del ’77 con la sua ric­chez­za e le sue con­trad­di­zio­ni spin­ge i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti a por­re il pro­ble­ma, a livel­lo nazio­na­le, del­la neces­si­tà dell’Organizzazione dell’Autonomia Operaia.

La pro­po­sta ver­rà lan­cia­ta, con i com­pa­gni dell’importante area di Ros­so, con il pri­mo nume­ro, set­tem­bre ’77, di Ros­so per il pote­re ope­ra­io. L’indicazione a tut­te le com­po­nen­ti dell’Autonomia Ope­ra­ia sarà di pra­ti­ca­re un pro­gram­ma di lot­te cen­tra­to sui temi del­la ridu­zio­ne dell’orario di lavo­ro, del­la spe­sa pub­bli­ca, del­la repres­sio­ne e del car­ce­re, del­lo Sta­to nuclea­re e la pro­du­zio­ne di mor­te: il “pro­gram­ma del­la quat­tro campagne”.

La pro­po­sta sarà rivol­ta in par­ti­co­la­re ai com­pa­gni dei Comi­ta­ti auto­no­mi ope­rai di via dei Vol­sci di Roma (i Vol­sci) un’importante real­tà poli­ti­co-orga­niz­za­ti­va, simi­le per pro­gram­mi, pra­ti­ca e radi­ca­men­to ai Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti. I Vol­sci non con­di­vi­de­ran­no que­sta pro­po­sta federativa.

Tra la fine del 1978 e gli ini­zi del 1979 i Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti, pre­so atto dell’impasse di un pro­get­to orga­niz­za­ti­vo a livel­lo nazio­na­le, ripie­ghe­ran­no sul loro ter­ri­to­rio con la pro­po­sta del Movi­men­to Comu­ni­sta Vene­to, per costrui­re l’Autonomia Ope­ra­ia Orga­niz­za­ta per il con­tro­po­te­re, come ter­re­no stra­te­gi­co dopo il radi­ca­men­to ter­ri­to­ria­le rag­giun­to a livel­lo regio­na­le. Se aves­se fun­zio­na­to sareb­be sta­to ripro­po­sto alle altre situa­zio­ni ter­ri­to­ria­li nazio­na­li come Movi­men­to Comu­ni­sta Orga­niz­za­to. Il 1979 è l’anno del­la rispo­sta del­lo Sta­to e del siste­ma poli­ti­co, cen­tra­to sull’alleanza stra­te­gi­ca PCI-DC, alle lot­te ope­ra­ie e pro­le­ta­rie e al radi­ca­men­to poli­ti­co orga­niz­za­ti­vo dell’Autonomia Ope­ra­ia Organizzata.

Il 7 apri­le 1979 vie­ne sca­te­na­ta la pri­ma cam­pa­gna repres­si­va , la secon­da l’11 mar­zo 1980. Cen­ti­na­ia le com­pa­gne e i com­pa­gni coin­vol­ti a vario tito­lo. L’11 apri­le 1979 muo­io­no in un’esplosione a Thie­ne (VI) tre com­pa­gni dei Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vicen­ti­ni (Anto­niet­ta Ber­na, Ange­lo Dal San­to, Alber­to Gra­zia­ni) men­tre pre­pa­ra­va­no un’azione con­tem­pla­ta nel­le quat­tro cam­pa­gne poli­ti­co-mili­ta­ri. Loren­zo Bor­to­li, com­pa­gno di Anto­niet­ta Ber­na, sarà arre­sta­to e sot­to­po­sto a vio­len­te pres­sio­ni fisi­che e psi­co­lo­gi­che che lo spin­ge­ran­no al suicidio.

Gli arre­sti dell’11 mar­zo 1980 por­ran­no fine al per­cor­so poli­ti­co-orga­niz­za­ti­vo, come pro­get­to, così come si era svi­lup­pa­to nel­la secon­da metà degli anni ’70. I mili­tan­ti dei Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti subi­ran­no sei gra­di di giu­di­zio, car­ce­re, lati­tan­za, cen­ti­na­ia di con­dan­ne. La deci­sio­ne di affron­ta­re i pro­ces­si per riba­di­re la loro digni­tà di comu­ni­sti e di accet­ta­re den­tro il pro­ces­so la dife­sa sui fat­ti spe­ci­fi­ci con­te­sta­ti fu collettiva.

Gli impu­ta­ti dete­nu­ti, a pie­de libe­ro o lati­tan­ti, si pre­sen­ta­ro­no davan­ti ai giu­di­ci e all’o­pi­nio­ne pub­bli­ca con un documento/​memoria difen­si­va col­let­ti­vo. Il docu­men­to “Io ricor­do” riven­di­ca­va con orgo­glio tut­ta la loro sto­ria poli­ti­ca. Gli impu­ta­ti furo­no affian­ca­ti da un col­le­gio difen­si­vo coe­so e dal Comi­ta­to 7 apri­le-11 mar­zo, for­ma­to dai fami­lia­ri dei dete­nu­ti e dei lati­tan­ti, con una pro­pria iden­ti­tà e una pre­sen­za poli­ti­ca costan­te a Pado­va e nel Vene­to, per tut­ta la dura­ta dei pro­ces­si, fino all’87. I com­pa­gni e le com­pa­gne dei Col­let­ti­vi Poli­ti­ci Vene­ti han­no sem­pre cri­ti­ca­to e com­bat­tu­to anche all’interno del­le car­ce­ri la dege­ne­ra­zio­ne poli­ti­ca del cosid­det­to “com­bat­ten­ti­smo clan­de­sti­no”. Così come non han­no mai ade­ri­to alla pro­po­sta del­la “dis­so­cia­zio­ne poli­ti­ca”  avan­za­ta nell’82 dai dete­nu­ti del­la cosid­det­ta “area omo­ge­nea di Rebib­bia” (docu­men­to dei 51). 

I libri

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