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Trat­to da Infout.org – 27 gen­na­io 2022

Abbia­mo inter­vi­sta­to Fran­ce­sco Festa che ha cura­to insie­me ad Anto­nio Bove il lavo­ro di ricer­ca sul­la sto­ria, sui pro­ta­go­ni­sti e sul­le for­me dell’Autonomia meri­dio­na­le, oggi esce il pri­mo volu­me dei tre edi­to da Deri­ve e Approdi.

È un lavo­ro a cui abbia­mo dedi­ca­to gli ulti­mi due anni ma è pen­sa­to già dagli ini­zi degli anni 2000 quan­do mili­ta­va­mo a Officina99 e riflet­te­va­mo su che cosa fos­se l’autonomia che ci era sta­ta tra­smes­sa, sia in ter­mi­ni teo­ri­ci che pra­ti­ci, sia nel­le lot­te ma anche nel­la tra­du­zio­ne, di gene­ra­zio­ne in gene­ra­zio­ne, fino a noi gio­va­ni dell’epoca.

Ci è sta­ta data l’opportunità da Deri­ve e Appro­di di inda­ga­re che cosa sia sta­ta l’Autonomia meri­dio­na­le nel­le sue diver­se acce­zio­ni: in que­sto pri­mo volu­me par­lia­mo di auto­no­mia ope­ra­ia meri­dio­na­le per­ché ci con­cen­tria­mo su Napo­li, il secon­do sarà sul­la Cam­pa­nia e il ter­zo sul Mez­zo­gior­no, dun­que Puglia, Basi­li­ca­ta, Cala­bria e Sici­lia. Ho distin­to auto­no­mia ope­ra­ia meri­dio­na­le da altri tipi di acce­zio­ne, per­ché ad esem­pio in Cala­bria si chia­ma­va Auto­no­mia pro­le­ta­ria, oppu­re Auto­no­mia meri­dio­na­le, e que­sto è lega­to alla com­po­si­zio­ne di clas­se e ai rap­por­ti socia­li di produzione. 

Se l’Autonomia ope­ra­ia così come l’abbiamo cono­sciu­ta, let­ta e ci è sta­ta tra­smes­sa dai più vec­chi, ha vis­su­to al di fuo­ri del­le fab­bri­che così come a Mira­fio­ri, Mila­no, Mar­ghe­ra, nel Mez­zo­gior­no non è sta­to così, pro­prio per­ché gli inse­dia­men­ti indu­stria­li non sono sta­ti così for­ti, quin­di c’è sta­to un altro tipo di tra­du­zio­ne dell’Autonomia all’interno di ciò che è sta­to poi defi­ni­to, a metà degli anni 70, l’operaio socia­le. Quin­di, in par­ti­co­la­re a Napo­li, il pro­le­ta­rio e il sot­to­pro­le­ta­rio urba­no metro­po­li­ta­no, quel­lo che si arrab­bat­ta­va tra­mi­te i mil­le lavo­ret­ti, così come veni­va ica­sti­ca­men­te raf­fi­gu­ra­to dal­la let­te­ra­tu­ra bor­ghe­se, era a tut­ti gli effet­ti un pro­dut­to­re di valo­re, di mer­ci ed era inse­ri­to nei cicli pro­dut­ti­vi del­la metro­po­li. L’Autonomia all’interno di uno spa­zio metro­po­li­ta­no come Napo­li è sta­ta soprat­tut­to que­sto tipo di com­po­si­zio­ne di clas­se, vi inse­ria­mo l’autorganizzazione dei con­trab­ban­die­ri, l’autorganizzazione dei disoc­cu­pa­ti, così come è sta­ta l’organizzazione all’interno di pic­co­li e gran­di nuclei indu­stria­li dove era­no pre­sen­ti com­pa­gni e com­pa­gne affe­ren­ti a orga­niz­za­zio­ni auto­no­me, come Bagno­li dove c’era l’Ital Sider o a Pomi­glia­no con l’Alfa Sud che era­no gros­se fab­bri­che, c’era que­sto tipo di com­po­si­zio­ne oltre a una com­po­si­zio­ne di clas­se affe­ri­bi­le a quel­lo che è sta­to chia­ma­to l’operaio sociale. 

Se aves­si­mo volu­to par­la­re dell’Autonomia ope­ra­ia orga­niz­za­ta avrem­mo dovu­to restrin­ge­re il cam­po a pochi nuclei orga­niz­za­ti all’interno del Mez­zo­gior­no, a Napo­li, qual­co­sa in Sici­lia e in Puglia. Il tut­to si sareb­be risol­to così, inve­ce il meto­do di lavo­ro da cui sia­mo par­ti­ti è sta­ta una con­si­de­ra­zio­ne di Lan­fran­co Cami­ni­ti fat­ta in un pez­zo sull’Autonomia meri­dio­na­le, nell’Orda D’oro, dice­va che gli auto­no­mi nel Mez­zo­gior­no esi­sto­no ed esi­ste­va­no al di là dell’Autonomia, quin­di sia­mo anda­ti alla ricer­ca di un filo ros­so che inda­gas­se su que­sto tipo di con­dot­te, di for­ma men­tis, di com­por­ta­men­ti, quin­di se l’Autonomia ope­ra­ia che abbia­mo cono­sciu­to è quel­la del rifiu­to del lavo­ro, del rifiu­to dell’egemonia cul­tu­ra­le bor­ghe­se lega­ta all’idea del lavo­ro, nel Mez­zo­gior­no non è sta­ta solo la libe­ra­zio­ne dal lavo­ro ma è sta­ta anche la libe­ra­zio­ne da alcu­ni gio­ghi lega­ti al fami­li­smo, alla con­di­zio­ne fem­mi­ni­le, alla pre­sen­za del bloc­co sto­ri­co del­la DC, nell’entroterra soprat­tut­to, in regio­ni come Basi­li­ca­ta, Cala­bria, il gio­go for­te del con­nu­bio poli­ti­co-cri­mi­na­le tra la poli­ti­ca e le orga­niz­za­zio­ni mala­vi­to­se, è que­sto il filo­ros­so, il rifiu­to dell’egemonia capi­ta­li­sti­ca nel Mezzogiorno.

Qua­li spe­ci­fi­ci­tà pos­sia­mo indi­vi­dua­re nell’Autonomia meri­dio­na­le, oltre alla com­po­si­zio­ne?  Qua­li even­ti salien­ti ne han­no deter­mi­na­to il per­cor­so? E dato que­sto sguar­do par­ti­co­la­re nel ritrac­cia­re que­sta sto­ria, qua­li sono sta­te le fon­ti da voi utilizzate? 

Par­tia­mo dal­le fon­ti. Per il pri­mo volu­me sono sta­te un po’ di let­te­ra­tu­ra e di sto­rio­gra­fia del­le lot­te socia­li e poli­ti­che a Napo­li e nel Mez­zo­gior­no, sia di par­te, quin­di scrit­te dal­le orga­niz­za­zio­ni del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria, sia acca­de­mi­che clas­si­che. Poi, il mate­ria­le auto­pro­dot­to dal­le real­tà del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria e infi­ne le fon­ti ora­li. Quel­la prin­ci­pa­le sono sta­te le fon­ti ora­li, infat­ti in que­sti tre volu­mi la cosa impor­tan­te e indi­spen­sa­bi­le è che si è par­la­to di quel­la che vie­ne chia­ma­ta sto­ria mino­re, la sto­ria nor­mal­men­te è quel­la che vie­ne fat­ta dai gros­si nomi secon­do una meto­do­lo­gia sto­ri­ci­sta per cui la sto­ria vie­ne fat­ta dai con­dot­tie­ri, dai vin­ci­to­ri, men­tre noi abbia­mo dato voce a sto­rie dal bas­so, a com­pa­gni e com­pa­gne che anco­ra oggi stan­no sul­le bar­ri­ca­te e la loro mili­tan­za è nata negli anni 70, com­pa­gni e com­pa­gne che non avreb­be­ro avu­to paro­la e le sto­rie stes­se sareb­be­ro cadu­te nell’oblio.

Quel­la per esem­pio di Casi­mi­ro Lon­ga­ret­ti di Nova Siri, uno degli orga­niz­za­to­ri dei due cam­peg­gi di lot­ta anti­nu­clea­ri del 78 e del 79, fat­ti vici­no alla tri­sa­ia di Roton­del­la, il cen­tro di stoc­cag­gio del nuclea­re, sono momen­ti impor­tan­ti all’interno del­la sta­gio­ne di lot­te anti­nu­clea­ri e ambien­ta­li­ste, in segui­to è nato il coor­di­na­men­to anti anti cono­sciu­to negli anni 80 e che ha fat­to vive­re l’Autonomia al di là del­la repres­sio­ne e dei com­pa­gni in car­ce­re. Casi­mi­ro si è poli­ti­ciz­za­to in quei gior­ni là, non era ini­zial­men­te un mili­tan­te dell’organizzazione. Abbia­mo par­la­to poi di Basi­li­ca­ta, in par­ti­co­la­re di una cit­tà come Poten­za, soli­ta­men­te son­nac­chio­sa, per anni gover­na­ta dal­la DC e ora dal­la Lega, dove fra gli anni 70 e 80 ven­ne­ro occu­pa­te 20mila case. Que­ste sto­rie se non le aves­si­mo rac­col­te in que­sti volu­mi sareb­be­ro cadu­te nell’oblio.

Quin­di ecco la cosa straor­di­na­ria, abbia­mo fat­to par­la­re pri­ma dell’Autonomia gli auto­no­mi. Nel libro sul­la Cala­bria si par­la anche del­le rivol­te di Reg­gio, da un pun­to di vista di ter­mi­ni tem­po­ra­li sia­mo par­ti­ti dal 69, poi abbia­mo appro­fon­di­to le rivol­te di Reg­gio che soli­ta­men­te si pen­sa­no attra­ver­sa­te dai fasci­sti, ma quel­la rivol­ta, dura­ta un inte­ro anno, non era solo que­sto. Ini­zial­men­te era sem­bra­ta una lot­ta pro­vin­cia­le, qua­si cor­po­ra­ti­va, di una cit­tà che si ribel­la­va con­tro una dispo­si­zio­ne gover­na­ti­va che pre­ve­de­va di spo­sta­re il capo­luo­go di regio­ne a Catan­za­ro, si è rico­strui­ta anche la sto­ria dell’antimafia ad Afri­co dove Pala­ma­ra, che si è poi dovu­to tra­sfe­ri­re a Roma con tut­ta la fami­glia nei pri­mi anni 70, non fece anti­ma­fia paci­fi­ca ma impu­gnò le armi dinan­zi ai sopru­si, davan­ti alle pri­me for­me di ‘ndri­ne, che si anda­va­no orga­niz­zan­do­si, e in quell’occasione fu fat­ta anche una mani­fe­sta­zio­ne nazio­na­le di sostegno. 

In Sici­lia inve­ce si darà voce a un com­pa­gno di Pep­pi­no Impa­sta­to, un com­pa­gno all’interno di radio Aut, poi elet­to in Demo­cra­zia Pro­le­ta­ria con Pep­pi­no, che par­la non solo di quel­lo che si cono­sce ma anche dei rap­por­ti di for­za, qual’era la vita svol­ta all’interno dei pae­si­ni del­la Sici­lia. Tut­to que­sto, a nostro pare­re, si inqua­dra nei ten­ta­ti­vi di dare una for­ma di orga­niz­za­zio­ne all’autonomia al sud. Ci furo­no anche due assem­blee for­ti, una a Cosen­za e una a Paler­mo dell’Autonomia meri­dio­na­le, l’organizzazione è sta­ta quel­la di Lan­fran­co Cami­ni­ti e Fio­ra Pir­ri, che non furo­no solo un ten­ta­ti­vo di dare una bre­ve vita a una for­ma di orga­niz­za­zio­ne, ma una spin­ta in temi­ni di gesti esem­pla­ri, di for­me. Dopo il 7 apri­le, tra gli arre­sti e le per­qui­si­zio­ni, ven­ne per­qui­si­ta anche l’università di Cosen­za con i mili­ta­ri di Dal­la Chie­sa che la mise­ro a soq­qua­dro, anche que­sto vie­ne rac­con­ta­to nel­la trilogia.

Qua­li spun­ti pos­sia­mo trar­re da que­sti volu­mi per l’oggi, sia sul pia­no dell’agire che sull’analisi di fase?

Sono libri di sto­ria, di memo­ria, uno degli spun­ti è quel­lo di sta­re all’interno di com­po­si­zio­ni spu­rie così come quel­le che ha vis­su­to Napo­li e il Mez­zo­gior­no. C’è un pez­zo di Alfon­so Natel­la, il pro­ta­go­ni­sta di Voglia­mo Tut­to che par­la anche di Tori­no e rico­strui­sce la vita a Tori­no e la sua espe­rien­za, poi c’è un pez­zo teo­ri­co Dimen­ti­ca­re il Sud, uno di Fran­ce­sco Caru­so su il Sud Ribel­le, uno di Giso Amen­do­la su Svi­lup­po e Sot­to­svi­lup­po, una con­ver­sa­zio­ne tra Clau­dio Dio­ne­sal­vi e Fran­co Piper­no e poi Lan­fran­co Caminiti. 

Tre quar­ti del volu­me riguar­da il pez­zo su Napo­li che si chia­ma, in dia­let­to O Gliom­me­ro, “Il gro­vi­glio”, ossia il fer­ti­le gro­vi­glio dell’Autonomia napo­le­ta­na, per­chè si trat­ta di un miscu­glio, di una com­po­si­zio­ne socia­le spu­ria. Non avre­mo mai a che fare con com­po­si­zio­ni che sul­la car­ta sono quel­le per cui i rap­por­ti di pro­du­zio­ne rie­sco­no ad ave­re un deter­mi­na­to inter­ven­to e poi poli­ti­ciz­zan­do­si diven­ta­re clas­se per sé, ma l’importante è sta­re den­tro quel tipo di com­po­si­zio­ne, con le sue con­trad­di­zio­ni e le sue ambi­va­len­ze, cer­can­do di for­za­re degli ele­men­ti auto­no­mi e di autor­ga­niz­za­zio­ne, que­sto è l’insegnamento.

L’Autonomia oltre ad esse­re una cate­go­ria sto­ri­ca è anche una cate­go­ria per­so­na­le ed è da que­sto che sia­mo par­ti­ti, da un pun­to di vista di inda­gi­ne su qua­li potes­se­ro esse­re i fram­men­ti di Auto­no­mia non nei cen­tri metro­po­li­ta­ni ma nell’entroterra, cosa ben diver­sa. L’insegnamento è que­sto, da una par­te la com­po­si­zio­ne di clas­se è sem­pre spu­ria e in secon­do luo­go biso­gna lavo­ra­re come una tal­pa, anche nei perio­di di reflus­so, di paci­fi­ca­zio­ne, di repres­sio­ne come potreb­be­ro sem­bra­re que­sti, in cui tut­ti sono alli­nea­ti in un qua­dro reco­sti­tui­to, ma ci sono dei fer­men­ti su cui lavo­ra­re, soprat­tut­to in com­po­si­zio­ni spu­rie, ad esem­pio a Napo­li, ci sono espe­rien­ze di sin­da­ca­liz­za­zio­ne dal bas­so che sono mol­to inte­res­san­ti, che potreb­be­ro somi­glia­re alle lot­te di quel­li che negli anni 70 face­va­no i mil­le lavo­ret­ti o dei disoc­cu­pa­ti orga­niz­za­ti, la riven­di­ca­zio­ne era il lavo­ro ma un lavo­ro che non era carat­te­riz­za­to da un’idea lavo­ri­sta, per­chè se la pen­sia­mo in que­sti ter­mi­ni è ovvio che quel­la non è una lot­ta ricon­du­ci­bi­le all’Autonomia ope­ra­ia, non era rifiu­to del lavo­ro ma era lot­ta per il lavo­ro nei ter­mi­ni di lot­ta per il sala­rio, per il red­di­to, non di dele­ga o di chie­de­re ele­mo­si­na alla DC o a qual­che padron­ci­no, al galan­tuo­mo come dice­va Verga. 

Si par­le­rà anche del­la Pan­te­ra, i volu­mi arri­va­no infat­ti al 93 – 94, fino al scio­gli­men­to di anti anti, negli anni 80 i com­pa­gni non sono sta­ti con le brac­cia con­ser­te, ci sono sta­ti cam­peg­gi di lot­ta, le lot­te anti­nu­clea­ri, le lot­te del coor­di­na­men­to, quel­lo è sta­to un lavo­rio che poi ha por­ta­to a feno­me­ni che all’occasione sono esplosi. 

Con­clu­dia­mo cosi la pre­fa­zio­ne: “L’Autonomia esi­ste anche sen­za auto­no­mi – scri­ve­va Lan­fran­co Cami­ni­ti – sta a noi incon­trar­la, pro­prio come all’inizio degli anni 60 i pri­mi ope­rai fece­ro al cospet­to del migran­te meri­dio­na­le e del­la rude raz­za paga­na, poten­do affer­ma­re, davan­ti alle rivol­te di Piaz­za Sta­tu­to, non ce l’aspettavamo ma le abbia­mo orga­niz­za­te.” Se si ha que­sta ten­sio­ne ci sono buo­ne speranze.