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Gior­na­te dram­ma­ti­che ad Are­se quel­le del mar­zo 1982. Il Con­si­glio di Fab­bri­ca discu­te e vota un accor­do che vuol dire cas­sa inte­gra­zio­ne per qua­si 6000 lavoratori.

“…intan­to Mas­sa­ce­si pro­po­ne­va che tra i 7.000 ope­rai e impie­ga­ti in Cas­sa Inte­gra­zio­ne per un anno ci fos­se­ro 2.000 ope­rai diret­ti (1.200 Alfa Sud e 800 Alfa­nord, que­sti ulti­mi poi sce­si a 370) scel­ti con que­sti cri­te­ri: a) tas­so di assen­tei­smo 15% (34 gior­ni in un anno), b) gra­do di gesti­bi­li­tà (mala­ti e han­di­cap­pa­ti, ma in real­tà ope­rai com­bat­ti­vi e com­pa­gni). Imme­dia­ta­men­te si è pro­cla­ma­to uno scio­pe­ro gene­ra­le con cor­tei e assem­blea gene­ra­le. Da quel momen­to la ten­sio­ne poli­ti­ca cre­sce­va: gli scio­pe­ri ripren­de­va­no, così come i capan­nel­li e le discus­sio­ni tra gli ope­rai e i volan­ti­ni ritor­na­va­no a cir­co­la­re. Si arri­va­va quin­di al ver­ba­le d’in­te­sa tra sin­da­ca­to e dire­zio­ne che pre­ve­de­va 5.895 cas­sin­te­gra­ti, tra i qua­li anche i 2.000 ope­rai diret­ti e per tut­ti que­sti: pre­pen­sio­na­men­to, part-time, adde­stra­men­to pro­fes­sio­na­le, rien­tro di lavo­ra­zio­ni, lavo­ra­zio­ne extra-ciclo lavo­ra­ti­vo, bloc­co dei tur­no­ver, rien­tro di lavo­ra­zio­ni per 2 tur­ni per 2 mesi cia­scu­no. Con que­sto ver­ba­le il CdF si spac­ca­va, una mozio­ne che richie­de­va la cas­sa inte­gra­zio­ne a rota­zio­ne rac­co­glie­va il favo­re di 44 dele­ga­ti su 400: il sin­da­ca­to si rifiu­ta­va di indi­re l’as­sem­blea gene­ra­le per sot­to­por­re il ver­ba­le al giu­di­zio degli ope­rai (la pau­ra del­l’as­sem­blea sul 16%?) e pre­fe­ri­va le assem­blee di linea. […] il 16 mar­zo sono sta­te indet­te le assem­blee gene­ra­li, che han­no visto la par­te­ci­pa­zio­ne di tut­ti gli ope­rai: 10.000 all’as­sem­blea del mat­ti­no, 6.000 all’as­sem­blea del pome­rig­gio. Sono sta­ti momen­ti deli­ca­ti e tesi. Dopo l’in­tro­du­zio­ne del sin­da­ca­li­sta di tur­no del­la FLM che illu­stra­va anco­ra una vol­ta, ini­zia­va­no gli inter­ven­ti, divi­si tra chi era favo­re­vo­le e chi era con­tra­rio. Gli inter­ven­ti a favo­re sot­to­li­nea­va­no la data cer­ta del rien­tro, i cor­si pro­fes­sio­na­li, le lavo­ra­zio­ni extra-ciclo che per­met­to­no il rien­tro per bre­vi perio­di, l’e­spul­sio­ne degli assen­tei­sti e non degli amma­la­ti veri. I con­tra­ri met­te­va­no in risal­to la non garan­zia del rien­tro, l’e­spul­sio­ne degli amma­la­ti, la divi­sio­ne tra ope­rai. Era­no d’ac­cor­do PCI, FIOM e PSI: con­tra­ri la sini­stra di fab­bri­ca con le sue orga­niz­za­zio­ni poli­ti­che e gli orga­ni­smi di base e la FIM. Al momen­to del­la vota­zio­ne una sel­va di mani si alza­va a favo­re del­l’ac­cor­do, ma una marea altret­tan­to vasta di mani si alza­va per vota­re con­tro. Sta­bi­li­re da che par­te era la mag­gio­ran­za era impos­si­bi­le, ma il pre­si­den­te del­l’as­sem­blea, dota­to di super­po­te­ri, anda­va oltre e dichia­ra­va che l’ac­cor­do era pas­sa­to a “stra­gran­de mag­gio­ran­za”; pro­vo­can­do l’in­caz­za­tu­ra imme­dia­ta e una con­te­sta­zio­ne che ave­va i suoi momen­ti cul­mi­nan­ti nel­la con­qui­sta del pal­co, nel ripren­de­re i mano il micro­fo­no, nel­l’or­ga­niz­za­re un cor­teo per anda­re al CdF, nel pro­ces­so poli­ti­co all’E­se­cu­ti­vo, nel richie­de­re una nuo­va vota­zio­ne. Anche chi era sta­to a favo­re ammet­te­va la caz­za­ta del pre­si­den­te. Comun­que il tut­to rien­tra­va quan­do arri­va­va la noti­zia che l’as­sem­blea del­l’Al­fa Sud non ave­va accet­ta­to l’ac­cor­do; per cui sem­bra­va ormai cer­to che l’ac­cor­do non fos­se pas­sa­to. Si anda­va quin­di all’as­sem­blea del II tur­no con un’a­ria più diste­sa, con toni più paca­ti, anche se sem­pre con un cli­ma di ten­sio­ne. Anco­ra una vol­ta al momen­to del­le vota­zio­ni il pre­si­den­te dichia­ra­va che l’ac­cor­do era pas­sa­to, sta­vol­ta con una “lie­ve mag­gio­ran­za”: anche lui un super­man […] le liste dei cas­sin­te­gra­ti era­no già pron­te e il gior­no dopo, mer­co­le­dì, sono sta­te affis­se. Tut­ta la sini­stra di fab­bri­ca, la sini­stra PCI, i dele­ga­ti di base (120), gli amma­la­ti e gli anzia­ni era­no den­tro le liste, cir­ca 5.700 ope­rai. Biso­gna tener pre­sen­te che in aggiun­ta ci sono i pre­pen­sio­na­men­ti, i licen­zia­men­ti incen­ti­va­ti, il part-time, il che por­ta a 7051 espul­sio­ni. Sco­per­to, trop­po tar­di, un altro inghip­po. Il nume­ro di quel­li che era­no rite­nu­ti esu­be­ran­ti all’Al­fa non è mai dimi­nui­to: Mas­sa­ce­si ha sem­pre chie­sto 7.051 espul­sio­ni e 7.051 ne ha otte­nu­te. Alla fac­cia del­le trat­ta­ti­ve! Anche per il sin­da­ca­to era trop­po e dichia­ra­va in sera­ta che l’ac­cor­do non era fir­ma­bi­le. Gio­ve­dì, sia­mo al 18 mar­zo, vi è sta­to il rien­tro di tut­ti i cas­sin­te­gra­ti e si pro­cla­ma­va­no due ore di scio­pe­ro degli ope­rai occu­pa­ti con assem­blea e cor­teo al Cen­tro dire­zio­na­le. Lo scio­pe­ro riu­sci­va in pie­no, il cor­teo era com­bat­ti­vo e dimo­stra­va la rab­bia ope­ra­ia e la volon­tà del rien­tro al posto di lavo­ro. La gior­na­ta si con­clu­de­va con un’as­sem­blea nel­la sala del CdF dei cassintegrati…”

(da Pri­mo Mag­gio n.17 – pri­ma­ve­ra 1982)

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