7 aprile, primavera. Canzone dedicata a Lorenzo Bortoli
7 aprile, primavera
i colori che ricordo
in questa stanza sono troppo pochi.
il rosso, il nero, il bianco…
tutti gli altri li ho dimenticati
il bianco della cella che si sfuma
dentro al grigio delle mie catene
il nero delle scritte sopra i muri
solo rabbia sciolta nelle parole
7 aprile, primavera
che quest’anno ha solo un blu più scuro
è ritornato Erode il pazzo
le sue guardie entrano nei ghetti
grigia o azzurra la divisa
nera l’anima vestita in bianco
l’avvoltoio gira in cerchi bassi
i suoi artigli neri stanno entrando
ma son rossi i miei desideri
e queste sbarre me li stan sporcando
libertà mi sta scoppiando
brucia gli occhi
mi sconvolge il cuore
ma 7 aprile, primavera
Erode il pazzo è ritornato
entrate ormai nei ghetti le sue guardie
stan spazzando via la gioventù
un altro rosso che io ricordo
i fiori tristi di uno scoppio amaro
li han lavati già dalle macerie
li ha dipinti lei con il suo sangue
e non parlate voi
di odio
né di amore
né di violenza
incolore è la vostra vita
io vi sputo addosso la mia morte
20 giugno
20 giugno 1979
Lorenzo Bortoli si impicca nel carcere di Verona lasciando detto che non gli importava più di vivere senza la sua compagna, uccisa a Thiene dallo scoppio accidentale di un ordigno esplosivo. La tipografia Fiorenzuola d’Arda non produce più fogli volanti di carattere sociale, preferendo l’astrologia e i pianeti della fortuna. Questa canzone dovrebbe avere la stessa funzione di un foglio volante d’epoca e venir distribuita dai mendicanti girovaghi alla gente distratta e frettolosa della strada.
Testo tratto dall’album di Alfredo Lacoscegliaz titolato TRIACA oder DREK uscito nell’agosto 1979 e prodotto da Moni Ovadia per l’etichetta L’ORCHESTRA.
Musicisti intervenuti:
Angelo Baiguera – voce; Gabriele Centis – percussioni; Maurizio Codrich – oboe, sax, 12 corde, percussioni; Mario Cogno – contrabbasso; Stefano Fogher – contrabbasso; Alfredo Lacosegliaz – tamburica, violardo da coscia, chitarre, voce, rumori, mandolino, flautini, banjo indiano, glockenspiel; Fulvio Novak – percussioni.
Archivio Donato Tagliapietra



