Radio Black Out – Spazzali su “memoriale Pancino” e altri aggiornamenti dal processo 7 Aprile
Trasmissione del 12 aprile 1981 con Giuliano Spazzali. Conduce Giancarlo D’Adda.
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Trasmissione del 12 aprile 1981 con Giuliano Spazzali. Conduce Giancarlo D’Adda.
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Giornate drammatiche ad Arese quelle del marzo 1982. Il Consiglio di Fabbrica discute e vota un accordo che vuol dire cassa integrazione per quasi 6000 lavoratori.
“…intanto Massacesi proponeva che tra i 7.000 operai e impiegati in Cassa Integrazione per un anno ci fossero 2.000 operai diretti (1.200 Alfa Sud e 800 Alfanord, questi ultimi poi scesi a 370) scelti con questi criteri: a) tasso di assenteismo 15% (34 giorni in un anno), b) grado di gestibilità (malati e handicappati, ma in realtà operai combattivi e compagni). Immediatamente si è proclamato uno sciopero generale con cortei e assemblea generale. Da quel momento la tensione politica cresceva: gli scioperi riprendevano, così come i capannelli e le discussioni tra gli operai e i volantini ritornavano a circolare. Si arrivava quindi al verbale d’intesa tra sindacato e direzione che prevedeva 5.895 cassintegrati, tra i quali anche i 2.000 operai diretti e per tutti questi: prepensionamento, part-time, addestramento professionale, rientro di lavorazioni, lavorazione extra-ciclo lavorativo, blocco dei turnover, rientro di lavorazioni per 2 turni per 2 mesi ciascuno. Con questo verbale il CdF si spaccava, una mozione che richiedeva la cassa integrazione a rotazione raccoglieva il favore di 44 delegati su 400: il sindacato si rifiutava di indire l’assemblea generale per sottoporre il verbale al giudizio degli operai (la paura dell’assemblea sul 16%?) e preferiva le assemblee di linea. […] il 16 marzo sono state indette le assemblee generali, che hanno visto la partecipazione di tutti gli operai: 10.000 all’assemblea del mattino, 6.000 all’assemblea del pomeriggio. Sono stati momenti delicati e tesi. Dopo l’introduzione del sindacalista di turno della FLM che illustrava ancora una volta, iniziavano gli interventi, divisi tra chi era favorevole e chi era contrario. Gli interventi a favore sottolineavano la data certa del rientro, i corsi professionali, le lavorazioni extra-ciclo che permettono il rientro per brevi periodi, l’espulsione degli assenteisti e non degli ammalati veri. I contrari mettevano in risalto la non garanzia del rientro, l’espulsione degli ammalati, la divisione tra operai. Erano d’accordo PCI, FIOM e PSI: contrari la sinistra di fabbrica con le sue organizzazioni politiche e gli organismi di base e la FIM. Al momento della votazione una selva di mani si alzava a favore dell’accordo, ma una marea altrettanto vasta di mani si alzava per votare contro. Stabilire da che parte era la maggioranza era impossibile, ma il presidente dell’assemblea, dotato di superpoteri, andava oltre e dichiarava che l’accordo era passato a “stragrande maggioranza”; provocando l’incazzatura immediata e una contestazione che aveva i suoi momenti culminanti nella conquista del palco, nel riprendere i mano il microfono, nell’organizzare un corteo per andare al CdF, nel processo politico all’Esecutivo, nel richiedere una nuova votazione. Anche chi era stato a favore ammetteva la cazzata del presidente. Comunque il tutto rientrava quando arrivava la notizia che l’assemblea dell’Alfa Sud non aveva accettato l’accordo; per cui sembrava ormai certo che l’accordo non fosse passato. Si andava quindi all’assemblea del II turno con un’aria più distesa, con toni più pacati, anche se sempre con un clima di tensione. Ancora una volta al momento delle votazioni il presidente dichiarava che l’accordo era passato, stavolta con una “lieve maggioranza”: anche lui un superman […] le liste dei cassintegrati erano già pronte e il giorno dopo, mercoledì, sono state affisse. Tutta la sinistra di fabbrica, la sinistra PCI, i delegati di base (120), gli ammalati e gli anziani erano dentro le liste, circa 5.700 operai. Bisogna tener presente che in aggiunta ci sono i prepensionamenti, i licenziamenti incentivati, il part-time, il che porta a 7051 espulsioni. Scoperto, troppo tardi, un altro inghippo. Il numero di quelli che erano ritenuti esuberanti all’Alfa non è mai diminuito: Massacesi ha sempre chiesto 7.051 espulsioni e 7.051 ne ha ottenute. Alla faccia delle trattative! Anche per il sindacato era troppo e dichiarava in serata che l’accordo non era firmabile. Giovedì, siamo al 18 marzo, vi è stato il rientro di tutti i cassintegrati e si proclamavano due ore di sciopero degli operai occupati con assemblea e corteo al Centro direzionale. Lo sciopero riusciva in pieno, il corteo era combattivo e dimostrava la rabbia operaia e la volontà del rientro al posto di lavoro. La giornata si concludeva con un’assemblea nella sala del CdF dei cassintegrati…”
(da Primo Maggio n.17 – primavera 1982)
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17 marzo 1982, ore 15.44, il normale palinsesto di Radio Black Out viene interrotto perché sono uscite le liste dei cassintegrati a zero ore. I lavoratori Alfa non riprendono il lavoro e iniziano a contestare il sindacato.
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A causa del grave indebitamento del giornale, la tipografia milanese di proprietà del Manifesto venne chiusa e i lavoratori licenziati.
I tipografi reagirono duramente, arrivando anche all’occupazione dello stabile.
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Cronaca del processo di Bergamo. Gli imputati cercano di dare massima diffusione ai pestaggi che stavano avvenendo nel carcere di Pianosa.
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