Una anticipazione del racconto di uno dei protagonisti del volume X sull’autonomia operaia meridionale
“Il nostro Comitato si chiamava Comitato comunista territoriale, nacque nel quartiere S. Carlo all’Arena nel centro storico, dove sono nato, e aveva una composizione prevalentemente studentesca mentre la componente operaia proletaria era quasi inesistente. Avevamo una presenza forte nelle scuole e un lavoro fondato sull’antifascismo che metteva d’accordo tutti sulla necessità dello scontro. In quella zona il confronto con i fascisti era impegnativo, avevamo a che fare con la sezione Berta di via Foria, storicamente una di quelle più «dure» a Napoli e dovevi essere pronto a tutto. Noi, comunque, li abbiamo sempre affrontati quelli della Berta che molti temevano sulla base anche di leggende metropolitane. C’era un fascista che frequentava quella sezione che chiamavano ’O criminale. In realtà anni dopo scoprimmo che questo tizio, di cui tutti avevano paura si chiamava così semplicemente perché appassionato del fumetto «Kriminal». Quegli anni erano fatti anche di storie così. Nel quartiere c’era anche un circolo del proletariato giovanile dove si raccolsero i giovani ex di Lotta continua che stava in una situazione difficile, che alla presenza della Berta sommava quella di un clan camorristico molto forte. Nel ’76 occupammo una sede alle spalle dell’Università, ed eravamo tantissimi, facevamo riunioni con quasi cento compagni che poi presidiavano quotidianamente tre piazze fondamentali del quartiere, piazza G.B. Vico, piazza Carlo III e piazza Nazionale. Questa situazione è andata avanti fino alla vicenda Moro, dopo la quale si squagliarono tutti.”
(Salvatore Granata – p. 185)




