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Da non per­de­re il libro dei fra­tel­li Gia­co­mo e Pie­ro Despa­li sul­la sto­ria dei Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io, edi­to da Derive/​Approdi

L’oblio del­la memo­ria è un virus for­se anco­ra più leta­le di Covid-19, per­ché “ucci­de” nel­la men­te degli uma­ni la Sto­ria e l’esperienza che essa tra­smet­te nel tem­po, ren­den­do tut­to un futi­le eter­no pre­sen­te. Lo sta­to pre­sen­te del­le cose. E, così, anche il futu­ro sco­lo­ra in una rei­te­ra­zio­ne dell’esistente, pri­vo d’ideali e di uto­pie, con­si­de­ra­ti sogni irrea­liz­za­bi­li e dun­que fuor­vian­ti. Que­sto virus non è estra­neo alla nazio­ne ita­lia­na, al nostro carat­te­re nazio­nal-popo­la­re, anzi è una male­det­ta costan­te dell’italianità. Dimen­ti­chia­mo facil­men­te even­ti, cri­mi­ni, respon­sa­bi­li­tà, col­pe. Il per­do­ni­smo è poi il fra­tel­lo gemel­lo dell’oblio del­la memo­ria. Vi sono però ecce­zio­ni impor­tan­ti, ce ne sono sta­te anche in pas­sa­to per meri­to di ope­re sto­rio­gra­fi­che in con­tro­ten­den­za e di figu­re intel­let­tua­li degne di que­sto nome. Anche se la Sto­ria, si sa, la fan­no i vin­ci­to­ri. Ma non sem­pre. Un’opera per tut­te vale la pena di cita­re: “Pro­le­ta­ri sen­za rivo­lu­zio­ne” di Ren­zo del Car­ria. Una sor­ta di “enci­clo­pe­dia” cult che riscri­ve la Sto­ria, appun­to, del­le lot­te popo­la­ri e pro­le­ta­rie dall’Unità d’Italia al 1975, data fati­di­ca per­ché segna effet­ti­va­men­te un pas­sag­gio epo­ca­le, for­se non da tut­ti rico­no­sciu­to come tale. Per saper­ne di più con­si­glio di leg­ge­re un roman­zo recen­te di valo­re “La scuo­la cat­to­li­ca” di Edoar­do Albinati.

Rare sono, dun­que, le ope­re che con­tra­sta­no seria­men­te la sin­dro­me dell’amnesia, get­tan­do luce su even­ti e perio­di che meri­ta­no di esse­re stu­dia­ti e ricor­da­ti, in quan­to han­no mol­to da inse­gna­re ai poste­ri. E oggi ne sco­pria­mo in libre­ria, qua­si per caso, una di que­ste: “Gli auto­no­mi. Sto­ria dei col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io”, dei fra­tel­li Gia­co­mo e Pie­ro Despa­li, edi­ta da Derive/​Approdi. Un libro pre­zio­so per diver­se ragio­ni. In pri­mo luo­go per­ché riper­cor­re con sguar­do cri­ti­co gli “anni di fuo­co” o “di piom­bo” – come si pre­fe­ri­sce chia­mar­li – che han­no carat­te­riz­za­to l’ultima fase del seco­lo scor­so, nel­la qua­le la Guer­ra Fred­da era all’epilogo. E il glo­bo appa­ri­va attra­ver­sa­to da con­flit­ti, lot­te, rivol­te, stra­gi, impe­ri emer­gen­ti e altri che sta­va­no per crol­la­re. In Ita­lia, poi, si svol­ge­va una sor­ta di “guer­ra a bas­sa inten­si­tà”, inte­sa come arti­co­la­zio­ne spe­ci­fi­ca e di “tea­tro” del più vasto con­flit­to geo­po­li­ti­co mon­dia­le in corso.

In tal con­te­sto, il libro nar­ra l’esperienza poli­ti­ca di una sezio­ne fon­da­men­ta­le di quell’arcipelago di orga­niz­za­zio­ni sov­ver­si­ve cono­sciu­to come “Auto­no­mia Ope­ra­ia orga­niz­za­ta”. Espe­rien­za rivo­lu­zio­na­ria a pie­no tito­lo che ha ege­mo­niz­za­to i movi­men­ti di lot­ta degli anni ’70 e ’80. Al cen­tro del rac­con­to – fat­to in for­ma dia­lo­gi­ca dai due pro­ta­go­ni­sti, Gia­co­mo e Pie­ro (ecco un altro pre­gio del libro)- ci sono i Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io. Una strut­tu­ra di mili­tan­ti comu­ni­sti con­cen­tra­ta pre­va­len­te­men­te nel Nord-Est, con quar­tier gene­ra­le a Pado­va, ma anche con signi­fi­ca­ti­ve pro­ie­zio­ni nazio­na­li, in Lom­bar­dia, a Roma e Napoli.

Come, quan­do, dove e per­ché si costi­tui­sce que­sta orga­niz­za­zio­ne, ce lo dico­no attra­ver­so una sug­ge­sti­va con­ver­sa­zio­ne i due lea­der. Si capi­sce subi­to che vita pri­va­ta e azio­ne poli­ti­ca han­no rap­pre­sen­ta­to un bino­mio indis­so­lu­bi­le nel­la loro bio­gra­fia, car­ne e san­gue del loro esse­re-nel-mon­do. Uni­ti da un lega­me di fra­tel­lan­za, da idea­li e da una meta comu­ni, ma anche dif­fe­ren­zia­ti da tem­pe­ra­men­ti per­so­na­li e da rife­ri­men­ti cul­tu­ra­li e teo­ri­ci non iden­ti­ci, Gia­co­mo e Pie­ro han­no domi­na­to tut­ta la vicen­da dei Col­let­ti­vi, dal­la fon­da­zio­ne nel ’74-’75 ori­gi­na­ta dal­le cene­ri di Pote­re Ope­ra­io ai gior­ni nostri. Alla base di que­sta scel­ta c’è innan­zi tut­to – è bene sot­to­li­near­lo – un’adesione for­te al mar­xi­smo e al comu­ni­smo, non inte­si tut­ta­via in manie­ra dog­ma­ti­ca e fidei­sti­ca, come inve­ce acca­de­va per altre for­ma­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie di quel perio­do. Nel loro baga­glio teo­ri­co figu­ra­no cer­ta­men­te Karl Marx (soprat­tut­to quel­lo dei Grun­dris­se), Lenin, un cer­to Mao e la Resi­sten­za, ma anche la Scuo­la di Fran­co­for­te, Ador­no e Mar­cu­se, Fanon, Paul Swee­zy, ma soprat­tut­to i Qua­der­ni Ros­si, con Ranie­ro Pan­zie­ri, Mario Tron­ti, ecc. Insom­ma, quel grup­po d’intellettuali-militanti di matri­ce socia­li­sta che, median­te l’inchiesta ope­ra­ia, sta­va ristu­dian­do la fab­bri­ca tay­lo­ri­sti­ca, il nuo­vo cor­so del neo­ca­pi­ta­li­smo, la figu­ra dell’operaio-massa in qua­li­tà di sog­get­to poten­zial­men­te rivo­lu­zio­na­rio. Tut­to ciò in alter­na­ti­va allo sto­ri­ci­smo revi­sio­ni­sta del PCI su cui si fon­da­va la dop­piez­za togliat­tia­na del­la “via ita­lia­na al socia­li­smo”. In altre paro­le, l’ossatura del mar­xi­smo cri­ti­co degli anni ’60. Più tar­di si aggiun­ge­rà la figu­ra cen­tra­le di Anto­nio Negri, il “cat­ti­vo mae­stro” per eccel­len­za secon­do i media uffi­cia­li. Qua­li gli atout che decre­ta­no il suc­ces­so matu­ra­to dai Col­let­ti­vi nel bien­nio ’76-’77? Lo spie­ga­no con chia­rez­za Pie­ro e Gia­co­mo Despali.

In pri­mis, un’attenzione par­ti­co­la­re ver­so quel­la che defi­ni­va­no la “nuo­va com­po­si­zio­ne di clas­se”, ossia l’insieme degli atto­ri socia­li che, a par­ti­re da con­di­zio­ni e biso­gni mate­ria­li e non da affla­ti ideo­lo­gi­ci, avreb­be­ro potu­to poten­zial­men­te incar­na­re un per­cor­so rivo­lu­zio­na­rio all’interno di un Pae­se a capi­ta­li­smo ormai avan­za­to come l’Italia. La stra­te­gia poli­ti­ca dell’organizzazione dove­va quin­di basar­si sul­la ricom­po­si­zio­ne del­le nuo­ve figu­re pro­le­ta­rie pro­dot­te dal­la ristrut­tu­ra­zio­ne capi­ta­li­sti­ca del­la gran­de fab­bri­ca: stu­den­ti-lavo­ra­to­ri, disoc­cu­pa­ti, cas­sin­te­gra­ti, lavo­ra­to­ri in nero, ecc. E’ la nuo­va sog­get­ti­vi­tà dell’ “ope­ra­io socia­le” che sosti­tui­sce in par­te quel­la dell’ope­ra­io-mas­sa ormai in decli­no e ani­ma la fab­bri­ca dif­fu­sa sul ter­ri­to­rio. Una cate­go­ria, nel frat­tem­po teo­riz­za­ta dal pro­fes­sor Anto­nio Negri. Del resto, la strut­tu­ra pro­dut­ti­va del Vene­to, fon­da­ta sul­le Pmi, si atta­glia­va per­fet­ta­men­te a que­sta ana­li­si di stam­po socio­lo­gi­co. In altre paro­le, a quel­la che i nostri auto­ri chia­ma­no la “let­tu­ra del­la nuo­va com­po­si­zio­ne di clas­se”. Di con­se­guen­za, obiet­ti­vo stra­te­gi­co dell’agire poli­ti­co dei Col­let­ti­vi non pote­va che esse­re la costru­zio­ne d’istituti di con­tro­po­te­re ter­ri­to­ria­le attra­ver­so la costi­tu­zio­ne di vere e pro­prie “basi ros­se”.

Sul pia­no orga­niz­za­ti­vo, un simi­le impian­to teo­ri­co-poli­ti­co si è tra­dot­to in una for­ma arti­co­la­ta com­pren­den­te comi­ta­ti, coor­di­na­men­ti di zona, grup­pi socia­li, col­let­ti­vi, che han­no avu­to la capa­ci­tà di radi­car­si a Pado­va, nell’Università e negli isti­tu­ti supe­rio­ri, ma soprat­tut­to nei pae­si cir­co­stan­ti e in alcu­ne fab­bri­che. Altra intui­zio­ne feli­ce del grup­po diri­gen­te dei Col­let­ti­vi, che ha con­tri­bui­to non poco al suc­ces­so di cui si par­la­va, è sta­ta l’adozione di una moda­li­tà ope­ra­ti­va inno­va­ti­va: agi­re per “cam­pa­gne”. All’interno del­le qua­li pre­ve­de­re anche quel­li che la stam­pa del tem­po stig­ma­tiz­za­va come “fuo­chi dif­fu­si”, ossia atten­ta­ti mira­ti e col­le­ga­ti in siner­gia dia­let­ti­ca con le lot­te di mas­sa che si dispie­ga­va­no con­tro il caro­vi­ta, gli straor­di­na­ri, il lavo­ro nero, la vio­len­za dei fasci­sti, per gli aumen­ti sala­ria­li, le auto­ri­du­zio­ni del­le bol­let­te e del­le tarif­fe, per la con­qui­sta di spa­zi di socia­liz­za­zio­ne alter­na­ti­va, ecc. Insom­ma, per l’autovalorizzazione pro­le­ta­ria a disca­pi­to del­la valo­riz­za­zio­ne del capi­ta­le, come la defi­ni­va il “cat­ti­vo mae­stro” Negri. Il tema del­la vio­len­za, dun­que, entra di pre­po­ten­za nel­la sto­ria dei Col­let­ti­vi, dato che nel frat­tem­po sta­va cre­scen­do d’intensità il ruo­lo del­le orga­niz­za­zio­ni comu­ni­ste com­bat­ten­ti, spe­cial­men­te le BR. E i fra­tel­li Despa­li lo affron­ta­no sen­za infin­gi­men­ti, spie­gan­do moti­va­zio­ni e dif­fe­ren­ze con il com­por­ta­men­to di que­sti gruppi.

“L’uso del­la for­za, tra­du­zio­ne sul ter­re­no del­la pra­ti­ca con­tin­gen­te del­la lot­ta arma­ta la cui vali­di­tà sul pia­no stra­te­gi­co non era mes­sa in discus­sio­ne, la com­mi­su­ra­va­mo a que­sto pro­get­to d’intervento ter­ri­to­ria­le e la sua legit­ti­ma­zio­ne pote­va veni­re solo dal­le strut­tu­re e non da fon­ti auto­ri­ta­ti­ve ester­ne – scri­ve Pie­ro – Sen­za que­sta pre­mes­sa, la lot­ta arma­ta avreb­be potu­to svi­lup­par­si solo avvi­tan­do­si su se stes­sa, come di fat­to avven­ne con le BR dopo il seque­stro e l’uccisione di Aldo Moro”. Pur­trop­po, dopo l’ascesa inter­vie­ne pun­tual­men­te il decli­no, sem­pre, che arri­va il 7 apri­le 1979 a ope­ra del pm Calo­ge­ro. Il magi­stra­to, sull’onda del cli­ma nazio­na­le, lan­cia una mas­sic­cia ope­ra­zio­ne anti Col­let­ti­vi nel Vene­to con mol­ti arre­sti. Intan­to, la repres­sio­ne ha comin­cia­to a col­pi­re pesan­te­men­te in tut­to il Pae­se dopo il seque­stro Moro. Il Movi­men­to del ’77, che riem­pi­va piaz­ze e stra­de del­le cit­tà, con scon­tri e mani­fe­sta­zio­ni, per­de col­pi e avvia la sua fase di disin­te­gra­zio­ne. I Col­let­ti­vi subi­sco­no il col­po, ma resi­sto­no e, dopo un po’, si riorganizzano.

Che acca­de nei pri­mi anni ’80? Se vole­te saper­lo, cari let­to­ri, leg­ge­te il libro. Noi ci fer­mia­mo qua, non pos­sia­mo sve­la­re tut­to… Una cosa, però, pos­sia­mo dir­la sen­za tema di smen­ti­ta. Que­sto lavo­ro – che pre­sen­ta anche una ric­ca appen­di­ce di docu­men­ti dell’epoca e inter­vi­ste ad altri mili­tan­ti – deve esse­re con­si­de­ra­to legit­ti­ma­men­te, per spes­so­re e veri­tà sto­ri­ca mes­si in cam­po, il capi­to­lo fina­le di “Pro­le­ta­ri sen­za rivo­lu­zio­ne” di Ren­zo del Carria.

Aldo Musci

Trat­to da: http://www.chronopolis.it/autonomia-operaia-i-rivoluzionari-si-raccontano/