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La sto­ria ita­lia­na degli anni Set­tan­ta è da sem­pre argo­men­to con­tro­ver­so. Sarà per la rela­ti­va vici­nan­za tem­po­ra­le di quel decen­nio, per il vio­len­to scon­tro ideo­lo­gi­co e i feno­me­ni lace­ran­ti che anco­ra per­man­go­no, fat­to sta che la rico­stru­zio­ne di quel perio­do di pro­fon­da muta­zio­ne del nostro Pae­se rima­ne un ter­re­no mina­to. Mal­gra­do gli ormai nume­ro­si con­tri­bu­ti sto­ri­ci per la com­pren­sio­ne del­le sue dina­mi­che com­ples­se e con­trad­dit­to­rie, si ha la sen­sa­zio­ne che anco­ra mol­to vi sia da appro­fon­di­re, da recu­pe­ra­re, da ripor­ta­re alla luce.

In que­sta com­ples­sa impre­sa l’editore Deri­veAp­pro­di por­ta avan­ti da anni una ricer­ca degna di nota, pri­vi­le­gian­do la voce di chi que­gli anni li ha vis­su­ti sul cam­po (spes­so di bat­ta­glia), ana­liz­zan­do quin­di quel momen­to sto­ri­co dal pun­to di vista di colo­ro che vi ope­ra­ro­no, impe­gnan­do­si in una lot­ta siste­mi­ca e tota­liz­zan­te allo sta­tus quo. Si inqua­dra in quest’ottica la for­tu­na­ta serie dedi­ca­ta alla sto­ria degli Auto­no­mi, giun­ta al sesto volu­me, che rico­strui­sce la sto­ria dei Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io, nar­ra­ta da due tra i suoi prin­ci­pa­li pro­ta­go­ni­sti, Gia­co­mo e Pie­ro Despali.

È una vicen­da ini­zia­ta nell’autunno del 1974, dopo l’esaurimento dell’esperienza di Pote­re ope­ra­io. Come gli auto­ri ben espli­ci­ta­no in que­ste inte­res­san­tis­si­me pagi­ne, si trat­tò di un vero e pro­prio pro­get­to poli­ti­co mili­tan­te, con un pro­fon­do radi­ca­men­to ter­ri­to­ria­le, por­ta­to avan­ti da per­so­ne dota­te di una ric­ca for­ma­zio­ne teo­ri­co-cul­tu­ra­le di matri­ce ope­rai­sta. Quei mili­tan­ti crea­ro­no un auten­ti­co labo­ra­to­rio di idee e di pras­si, che si avva­le­va di una for­te pre­sen­za in ambi­to uni­ver­si­ta­rio, di una radio (“Sher­wood”) e di un perio­di­co (Auto­no­mia), e nel qua­le si ela­bo­ra­ro­no inchie­ste e ana­li­si sui pro­ces­si del­la ristrut­tu­ra­zio­ne pro­dut­ti­va in atto, che die­de­ro luo­go al con­cet­to del­la “fab­bri­ca dif­fu­sa”, pro­dut­tri­ce dell’“operaio socia­le”, cioè del­la figu­ra del moder­no pre­ca­ria­to desti­na­ta ad assu­me­re un ruo­lo sem­pre più cen­tra­le nei con­flit­ti poli­ti­ci di clas­se. A que­ste atti­vi­tà di stu­dio si accom­pa­gna­va un impe­gno inter­ven­ti­sta, con l’organizzazione di azio­ni poli­ti­co-mili­ta­ri di mas­sa con­tro fasci­sti, qua­dri del­le fab­bri­che e dell’apparato repres­si­vo, che sfo­cia­ro­no nel­le famo­se “not­ti dei fuo­chi”: deci­ne di attac­chi in con­tem­po­ra­nea in varie cit­tà del­la regio­ne vene­ta. L’operazione giu­di­zia­ria del 7 apri­le 1979, la pri­ma di una serie di rispo­ste del­lo Sta­to, poi minò e distrus­se quel­la rete orga­niz­za­ti­va stron­can­do il suo pro­get­to rivoluzionario.

Tut­to ciò è nar­ra­to dai fra­tel­li Despa­li, i qua­li, come scri­ve nel­la pun­tua­le intro­du­zio­ne il cura­to­re del volu­me, Mim­mo Ser­san­te, si sono resi “fon­te sto­rio­gra­fi­ca in pri­ma per­so­na”. In effet­ti, riguar­do alla rifles­sio­ne sto­ri­ca è fon­da­men­ta­le che a rac­con­ta­re il per­cor­so poli­ti­co ed esi­sten­zia­le degli Auto­no­mi sia­no colo­ro che quel­la sto­ria l’hanno fat­ta. Il loro pun­to di vista si affian­ca e arric­chi­sce le “veri­tà” uffi­cia­li su quel­le vicen­de – le car­te pro­ces­sua­li dell’inchiesta pado­va­na del 7 apri­le 1979 – e gli stu­di sto­rio­gra­fi­ci ope­ra dei ricer­ca­to­ri di pro­fes­sio­ne. La testi­mo­nian­za diret­ta dei pro­ta­go­ni­sti, i loro ricor­di, insom­ma la fon­te ora­le rima­ne impre­scin­di­bi­le se si vuo­le rico­strui­re con suf­fi­cien­te com­ple­tez­za quel com­ples­so panorama.

E la for­ma nar­ra­ti­va del “rac­con­to” si rive­la dav­ve­ro fer­ti­le, con la sua capa­ci­tà di coin­vol­ge­re il let­to­re, calar­lo nel­la tem­pe­rie di un’epoca ormai lon­ta­na, nei luo­ghi dell’anima oltre che in quel­li del­la poli­ti­ca. In tal modo, la macro­sto­ria dei col­let­ti­vi di cui qui si par­la si vena di uma­ni­tà, pren­de for­ma e vivi­dez­za con lam­pi di vita, emo­zio­ni e sus­sul­ti che per­mea­no di sé il discor­so sto­rio­gra­fi­co, com­ple­tan­do l’arazzo d’un luo­go e d’un tem­po che altri­men­ti gele­reb­be nel­le fred­de rico­stru­zio­ni intel­let­tua­li edi­fi­ca­te sul­le car­te. Dun­que, la nar­ra­zio­ne luci­da e par­te­ci­pa­ta dei fra­tel­li Despa­li resti­tui­sce un ele­men­to, fatal­men­te sbia­di­to (se non per­du­to) nel­le fon­ti scrit­te: la pas­sio­ne, l’indignazione che a quel­la lot­ta spin­ge­va­no, la “feli­ci­tà del com­bat­ten­te”. Insom­ma, per cita­re anco­ra Ser­san­te, “la cifra gio­io­sa di quel decen­nio”, soli­ta­men­te bol­la­to a fuo­co e inca­sel­la­to nel­la geli­da cate­go­ria degli “anni di piombo”.

Un ragaz­zo di oggi che voles­se, sana­men­te incu­rio­si­to, avvi­ci­nar­si a quel­la sta­gio­ne, ai gio­va­ni di allo­ra che inte­se­ro schie­rar­si e impe­gnar­si in uno scon­tro che defi­ni­va il pro­prio esse­re, la pro­pria iden­ti­tà, com­met­ten­do cer­to erro­ri, mal valu­tan­do deter­mi­na­te dina­mi­che, ma comun­que dedi­can­do­vi un impe­gno eti­co tota­liz­zan­te, per un gio­va­ne let­to­re di oggi insom­ma que­sto libro risul­ta quan­to mai istrut­ti­vo, anche e soprat­tut­to per rico­strui­re una tem­pe­rie emo­ti­va, un sen­so di appar­te­nen­za, una con­di­zio­ne altra da una glo­ba­liz­za­zio­ne allo­ra già inci­pien­te e oggi dram­ma­ti­ca­men­te per­va­si­va, una socia­liz­za­zio­ne e un modo di con­ce­pi­re la mili­tan­za poli­ti­ca e civi­le distan­te anni luce dal nostro tem­po. E non sareb­be cosa da poco.

Ma que­sto volu­me non si esau­ri­sce nel rac­con­to di Pie­ro e Gia­co­mo Despa­li: a esso seguo­no le testi­mo­nian­ze di alcu­ni loro com­pa­gni, ex mili­tan­ti di Col­let­ti­vi poli­ti­ci di altre cit­tà, uti­li per com­ple­ta­re un qua­dro così com­ples­so. Il testo è poi cor­re­da­to da note a piè di pagi­na espli­ca­ti­ve (poi­ché sva­ria­ti sono i con­te­sti e i rife­ri­men­ti, e lon­ta­ni nel tem­po), da un’appendice con sche­de di appro­fon­di­men­to, arti­co­la­te sul­le tre voci che han­no carat­te­riz­za­to il pen­sie­ro e ali­men­ta­to la pra­ti­ca poli­ti­ca di cui qui si par­la (ope­rai­smo, maoi­smo, leni­ni­smo), e infi­ne da una sezio­ne con­te­nen­te quat­tro docu­men­ti poli­ti­ci, che han­no scan­di­to la sto­ria dei Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti dal 1974, e che arric­chi­sco­no il mate­ria­le di pri­ma mano offer­to dal volume.

Sull’importanza di que­ste rico­stru­zio­ni sto­ri­che, anche e soprat­tut­to per il tem­po pre­sen­te – il nostro tem­po! – ci pia­ce chiu­de­re con l’epigrafe scel­ta dagli auto­ri, una fra­se di Ern­st Bloch: “È fecon­do solo quel ricor­do che al con­tem­po ci ram­men­ta quan­to anco­ra resta da fare”.

Da asso­cia­re alla let­tu­ra del libro si invi­ta a con­sul­ta­re il sito dedi­ca­to alla sto­ria dei Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti, l’intervista ai fra­tel­li Despa­li e il mate­ria­le sto­ri­co dell’intero ciclo di lot­te auto­no­me in Veneto.