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di Vale­rio Romitelli

C’è una bat­tu­ta, pro­ba­bil­men­te cir­co­lan­te per­si­no pri­ma del ’68, che dice che in un par­ti­to mar­xi­sta-leni­ni­sta occor­re esse­re alme­no in tre, così la “linea ros­sa” può allear­si col “cen­tro” ed espel­le­re la “linea nera”… o vice­ver­sa.
Oggi for­se non fa più ride­re nes­su­no, ma cre­do fac­cia ben capi­re alcu­ni cla­mo­ro­si difet­ti di set­ta­ri­smo e dog­ma­ti­smo di quell’esperienza dal­la qua­le sia pur tra­sver­sal­men­te ven­go.
Per di più, aven­do qua­si sem­pre vis­su­to a Bolo­gna, ma in epo­ca mili­tan­te mol­to più tra Tren­to e Pari­gi, ci si può chie­de­re che c’entro io con i Col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io. Ebbe­ne, oltre all’amicizia e agli impe­gni con­di­vi­si da anni con alcu­ni pro­mo­to­ri di que­sto testo, mi sen­to di c’entrarci anzi­tut­to come let­to­re appas­sio­na­to. Que­sta rac­col­ta di memo­rie e rifles­sio­ni l’ho tro­va­ta infat­ti costi­tui­re un raro e pre­zio­so docu­men­to di ripen­sa­men­to del­le espe­rien­ze mili­tan­ti degli anni ’70 che è e reste­rà estre­ma­men­te impor­tan­te. Tra l’altro, e per quel poco o tan­to che pos­sa inte­res­sa­re, sto scri­ven­do da tem­po un libro – si spe­ra non trop­po pon­de­ro­so – sul­le due epo­che poli­ti­che del secon­do dopo­guer­ra che pre­ce­do­no l’attuale. Per inqua­dra­re la con­clu­sio­ne del­la pri­ma tra gli anni ’70 e ’80, la let­tu­ra di que­sto testo mi ha acce­so non poche ispi­ra­zio­ni.
Ma qui pre­fe­ri­sco par­la­re d’altro, di qual­co­sa direi per­si­no di più inti­mo, di medi­ta­ta­men­te sin­ce­ro, alme­no quan­to mi sono par­si i diver­si auto­ri di que­sto libro. Accen­ne­rò quin­di a uno stra­no para­dos­so la cui spie­ga­zio­ne esau­sti­va richie­de­reb­be un’analisi for­se inter­mi­na­bi­le e che quin­di mi limi­te­rò a segna­la­re. Si trat­ta del­lo stra­no para­dos­so che ha sem­pre fat­to sì che in non poche del­le mie espe­rien­ze di impe­gno mili­tan­te o intel­let­tua­le mi sia tro­va­to accan­to, vici­no, spal­la a spal­la, con ope­rai­sti o “auto­no­mi” come Mim­mo, Pie­ro e Gia­co­mo, Eli­sa­bet­ta e gli altri auto­ri di que­sto libro, ma anche deci­sa­men­te distan­te. E ciò nono­stan­te mi sia ben chia­ro che quel­la che si può ora­mai con­si­de­ra­re la tra­di­zio­ne del pen­sie­ro ope­rai­sta è di fat­to non solo la più lon­ge­va e con­si­sten­te in Ita­lia, ma anche una del­le più acca­de­mi­ca­men­te pre­sti­gio­se a livel­lo mon­dia­le, rico­no­sciu­ta com­po­nen­te deci­si­va del suc­ces­so pla­ne­ta­rio dell’“Italian Theo­ry”. Un fat­to que­sto che fa ben spe­ra­re, spe­cie se si ricor­da­no quei tem­pi orren­di nei qua­li, a segui­to del­la male­det­ta inqui­si­zio­ne del 7 apri­le 1979 (tan­to sug­ge­sti­va­men­te rie­vo­ca­ta in que­sto libro), mol­ti col­le­ghi, in dispar­te sper­ti­ca­ti ammi­ra­to­ri di Toni Negri, era­no così impau­ri­ti da non osa­re nean­che mini­ma­men­te di mani­fe­sta­re il loro sde­gno per quan­to sta­va acca­den­do a lui e i suoi com­pa­gni. Ceden­do alla ten­ta­zio­ne dell’amar­cord, fu pro­prio allo­ra che lo con­tat­tai per la pri­ma vol­ta invian­do­gli il mio pri­mo libro in car­ce­re e invi­tan­do­lo a un con­ve­gno orga­niz­za­to a all’Università di Tren­to pro­prio sul­le tra­sfor­ma­zio­ni in atto del­lo Sta­to ita­lia­no.
Tor­nan­do al para­dos­so del “così vici­no, così lon­ta­no” par­to allo­ra da una del­le cose che più ha col­pi­to del rac­con­to e del­le rifles­sio­ni di Pie­ro e Gia­co­mo. Il rife­ri­men­to a Mao. Non che non sapes­si che gli auto­no­mi ne fos­se­ro inte­res­sa­ti. Ma non così tan­to. Que­sto è per me un’ulteriore con­fer­ma, sia pure a poste­rio­ri, di una estre­ma pros­si­mi­tà nel modo di pen­sa­re. Non sto a rac­con­ta­re per­ché tutt’ora il maoi­smo con­ti­nua a esse­re un mio pun­to di rife­ri­men­to. Mi basta dire che a far­me­lo apprez­za­re come si deve è con­ta­ta mol­to più la mia fre­quen­ta­zio­ne di com­pa­gni fran­ce­si a Pari­gi e Niz­za, a par­ti­re dal­la metà degli anni ’70, piut­to­sto che l’esperienza ita­lia­na m‑l (nono­stan­te che – curio­si­tà che non pos­so tra­la­scia­re – un nostro lea­der nel ’68 aves­se incon­tra­to per­so­nal­men­te Mao e da allo­ra si voci­fe­ra­va non si fos­se più lava­to la mano!). Riflet­ten­do su que­sta sia pur lon­ta­na affi­ni­tà elet­ti­va rap­pre­sen­ta­ta dal maoi­smo, mi vie­ne dun­que da por­re due dilem­mi che in par­te mi avvi­ci­na­no, ma anche in par­te mi distan­zia­no da quan­to si rac­con­ta in que­sto libro. Ma pri­ma di accen­nar­vi anco­ra qual­che pre­li­mi­na­re.
Cre­do infat­ti sia impor­tan­te riba­di­re quan­to d’abitudine sia refrat­ta­rio a ogni nostal­gia: al pun­to che oggi mi spin­go in una rot­tu­ra col pas­sa­to tale che for­se può non pia­ce­re né agli auto­ri né ai let­to­ri di que­sto libro. Non mi rispar­mio infat­ti i dub­bi per­si­no sul “comu­ni­smo” e con­ti­nuo a chie­der­mi se non ci sia un modo miglio­re per par­la­re del desi­de­rio di una mag­gior giu­sti­zia socia­le uni­ver­sa­le. Ciò non toglie però, sia chia­ro, che per rin­no­va­re que­sto desi­de­rio con­ti­nuo a pen­sa­re che non ci si pos­sa esi­me­re dal tor­na­re a ridi­scu­te­re anche degli stes­si temi e degli stes­si anni rie­vo­ca­ti da Mim­mo, Pie­ro, Gia­co­mo e gli altri auto­ri. Le epo­che che ne sono segui­te, quel­la neo­li­be­ra­le e quel­la in cor­so (sem­pre più domi­na­ta com’è da quel­lo che cre­do meri­ti di esse­re chia­ma­to “sovra­ni­smo immu­ni­ta­rio” se non bio-fasci­smo) non han­no infat­ti rap­pre­sen­ta­to che una disce­sa agli infe­ri, dal male al peg­gio, per la cau­sa del­la giu­sti­zia socia­le uni­ver­sa­le.
Per esse­re sin­te­ti­co ecco allo­ra espres­si in for­mu­le tele­gra­fi­che due dilem­mi per così dire di meto­do poli­ti­co, che cre­do in fon­do even green.
1) “Dall’esterno” o “den­tro e con­tro”?
2) “Con­ri­cer­ca sull’antagonismo” o “inchie­sta sul pen­sie­ro dei non esper­ti”?
1) Con la for­mu­la “dall’esterno” allu­do all’arcinoto tema leni­ni­sta del Che fare? “La coscien­za poli­ti­ca di clas­se può esse­re por­ta­ta solo dal di fuo­ri, vale a dire dall’esterno
del­la lot­ta eco­no­mi­ca, al di fuo­ri dei rap­por­ti tra lavo­ra­to­ri e dato­ri di lavo­ro…”. Ora, cer­to non pos­so bia­si­ma­re il let­to­re che a que­sto pun­to, spe­cie se del­la mia età, ces­si la let­tu­ra, per noia, nau­sea, aller­gia o altre rea­zio­ni più com­pli­ca­te, ma se non lo fa, potrà facil­men­te rico­no­sce­re in que­sto enun­cia­to la fra­se sim­bo­lo di qual­co­sa che comun­que sareb­be sem­pre da medi­ta­re: la sup­po­si­zio­ne da par­te dei mar­xi­sti di esse­re gli esper­ti deten­to­ri e dun­que anche edu­ca­to­ri di un sape­re scien­ti­fi­co garan­te del­la buo­na riu­sci­ta del­la rivo­lu­zio­ne pro­le­ta­ria non­ché del­la defi­ni­ti­va eman­ci­pa­zio­ne uma­na.
Una sup­po­si­zio­ne che in ori­gi­ne ave­va i suoi per­ché, ma che nel cor­so del­la sto­ria è sem­pre più dive­nu­ta una sup­po­nen­za vel­lei­ta­ria. Ed è que­sta che in fon­do ha fat­to la sostan­za di tut­te quel­le espe­rien­ze che dagli anni ’60 si sono det­te mar­xi­ste-leni­ni­ste nel ten­ta­ti­vo di schie­rar­si col Pcc di allo­ra e riget­ta­re il “revi­sio­ni­smo” dei sovie­ti­ci e dei comu­ni­sti dal­la loro par­te.
Evo­can­do la for­mu­la “den­tro e con­tro” allu­do inve­ce all’approccio col qua­le la tra­di­zio­ne dell’operaismo e degli auto­no­mi ha con­tra­sta­to la sum­men­zio­na­ta este­rio­ri­tà leni­ni­sta, ossia quel­la pre­sun­zio­ne del mili­tan­te di arri­va­re in ogni situa­zio­ne per far cala­re la linea poli­ti­ca ela­bo­ra­ta in chis­sà qua­le sede sepa­ra­ta. Per il mili­tan­te ope­rai­sta o auto­no­mo esse­re “den­tro” signi­fi­ca infat­ti, tut­to al con­tra­rio, – come bene si rac­con­ta in Gli Auto­no­mi… – por­si alla pari, all’interno del­la stes­sa situa­zio­ne dei lavo­ra­to­ri, degli sfrut­ta­ti o del­la mol­ti­tu­di­ne – che voler si dica. Dun­que nell’essere pie­na­men­te par­te­ci­pe del­la stes­sa con­di­zio­ne e del­la stes­sa lot­ta.
Un desi­de­rio, que­sto, più che mai gene­ro­so e com­pren­si­bi­le, ma che mi ha sem­pre susci­ta­to per­ples­si­tà, dun­que distan­za. Il pro­ble­ma è che per dimo­stra­re que­sta pari con­di­zio­ne con gli ulti­mi, cogli sfrut­ta­ti, con la mol­ti­tu­di­ne, il mili­tan­te non può non esser­si costrui­to pri­ma e per con­to suo un’idea di siste­ma abba­stan­za nega­ti­va da impli­ca­re la con­se­guen­za di dove­re esser­gli con­tro. Una con­se­quen­zia­li­tà tut­ta logi­ca que­sta, dero­gan­te ogni dub­bio che da un pun­to di vista sem­pli­ce­men­te lai­co dovreb­be insor­ge­re ogni qual­vol­ta una cer­ta rap­pre­sen­ta­zio­ne siste­ma­ti­ca del rea­le pre­ten­de di esse­re il rea­le stes­so. È pro­prio per spie­gar­mi meglio su que­sto pun­to che pren­do ad esem­pio il meto­do del­la “con­ri­cer­ca” che è il meto­do di inchie­sta pre­di­let­to dal­la tra­di­zio­ne ope­rai­sta.
2) Con que­sto ter­mi­ne si inten­de infat­ti l’idea che tra il ricer­ca­to­re o il mili­tan­te e le mas­se (se usia­mo un ter­mi­ne alla Mao) o la mol­ti­tu­di­ne (se usia­mo un ter­mi­ne alla Negri) su cui si fa inchie­sta ci sia una pari­tà di con­di­zio­ne, quel­la appun­to di una con­di­vi­sa oppo­si­zio­ne al siste­ma, al capi­ta­li­smo. Ciò com­por­ta però un incon­ve­nien­te non da poco: che il ricer­ca­to­re pre­ten­de di sape­re in par­ten­za cosa deve tro­va­re e di cui deve quin­di solo rico­no­sce­re com­po­si­zio­ne e misu­ra di espres­sio­ne: ossia come si com­po­ne e in che misu­ra si espri­me il sup­po­sto sog­get­to (mas­se o mol­ti­tu­di­ne) coscien­te dell’antagonismo di clas­se.
Con “inchie­sta sul pen­sie­ro dei non esper­ti” allu­do inve­ce a un meto­do di ricer­ca (di cui tra l’altro discus­si già tem­po fa, nel 2003 a Mon­te­rea­le 1 ) in cui, rifa­cen­do­si, ma solo in par­te, alla vec­chia lezio­ne leni­ni­sta, si postu­la una net­ta dif­fe­ren­za tra i mili­tan­ti (o i ricer­ca­to­ri) e le mas­se (o la mol­ti­tu­di­ne) su cui si fa ricer­ca: dif­fe­ren­za che con­si­ste nel fat­to che i pri­mi sono degli esper­ti, che voglio­no sape­re, sup­po­nen­do di sape­re come, ciò che le mas­se pen­sa­no, anche se sono del tut­to pri­ve di qual­sia­si par­ti­co­la­re com­pe­ten­za da esper­ti.
In altre paro­le qui i pre­sup­po­sti gene­ra­li non sono: né un siste­ma a prio­ri nega­ti­vo, di sfrut­ta­men­to, né una mol­ti­tu­di­ne più o meno coscien­te di esse­re sfrut­ta­ta. L’unico pre­sup­po­sto gene­ra­le qui è che esi­sta­no del­le mas­se sfrut­ta­te per­ché pri­ve del sape­re e quin­di del pote­re di gesti­re la loro stes­sa vita, ma non per que­sto pri­ve del­la capa­ci­tà di pen­sa­re. Qui è cru­cia­le la distin­zio­ne tra sape­re e pen­sie­ro – gran­de ere­di­tà del maoi­smo: le mas­se pen­sa­no, anche quan­do non sono esper­te in nul­la! Ecco allo­ra che le inco­gni­te al cen­tro del­la ricer­ca diven­ta­no mol­to più ampie e ric­che del­le sem­pli­ci moda­li­tà e misu­re del­la sup­po­sta coscien­za anta­go­ni­sta. Da cono­sce­re qui è tut­to quel­lo che pos­so­no pen­sa­re le mas­se del­la pro­pria con­di­zio­ne: non solo, né prin­ci­pal­men­te l’odio clas­se, ma even­tual­men­te, anche, spe­cie di que­sti tem­pi, la dispe­ra­zio­ne, il ran­co­re ed even­tual­men­te i modi di far­vi fron­te. Diver­sa­men­te dal leni­ni­smo, qui il mili­tan­te o il ricer­ca­to­re, lun­gi dal dove­re edu­ca­re le mas­se o la mol­ti­tu­di­ne, dovrà sape­re far­si edu­ca­re dal loro pen­sie­ro per ela­bo­ra­re pro­po­ste poli­ti­che ade­gua­te.
Altri­men­ti non saprei dav­ve­ro come anche solo spe­ra­re di pote­re ripro­por­re ipo­te­si poli­ti­che d’emancipazione in que­sta nostra epo­ca che pare pro­prio diven­ta­re sem­pre più oscu­ra. La con­clu­sio­ne sareb­be dun­que che tra quest’ultimo tipo di ricer­ca e quel­la in sti­le con­ri­cer­ca ci sareb­be un’incompatibilità irri­me­dia­bi­le? Nel­la mia espe­rien­za, a pen­sar­ci bene, non è sem­pre sta­to così. Con tan­ti stu­den­ti che mi è capi­ta­to di segui­re e che, ispi­ra­ti dal­la tra­di­zio­ne ope­rai­sta, han­no volu­to segui­re l’approccio del­la con-ricer­ca, qual­che apprez­za­bi­le risul­ta­to non è man­ca­to.
Tra la lon­ta­nan­za e la vici­nan­za, alle qua­li qui ho fat­to cen­no, per me l’ultima paro­la resta sem­pre da dire.

1. Grup­po d’inchiesta poli­ti­ca, Atti del semi­na­rio: fare inchie­sta, Mon­te­rea­le, 19 gen­na­io, 203, Coo­pe­ra­ti­va socia­le gra­fi­co, Pado­va, 2004.