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ARCHIVIO PERSONALE EMILIO MENTASTI

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Radio Black Out – Arresto a Padova dello studente Raul Franceschi

La poli­zia fa irru­zio­ne all’i­sti­tu­to tec­ni­co Bel­zo­ni di Pado­va e fer­ma cin­que ragaz­zi che sta­va­no mani­fe­stan­do con­tro la chiu­su­ra del­l’uf­fi­cio stu­den­ti. Per Raul Fran­ce­schi il fer­mo vie­ne con­fer­ma­to e lo stu­den­te è con­dot­to al car­ce­re mino­ri­le di Tre­vi­so.
Sia­mo nel mag­gio 1979, quin­di in una Pado­va anco­ra scon­vol­ta dagli arre­sti del ‘7 apri­le’ e nel pie­no degli stra­sci­chi che ne conseguirono.

Secon­do il com­pa­gno che comu­ni­ca la noti­zia alla radio, que­sto acca­ni­men­to nei con­fron­ti degli stu­den­ti medi di Pado­va era sta­to gene­ra­to dal­la furio­sa cam­pa­gna stam­pa dei gior­ni pre­ce­den­ti, orche­stra­ta con­tro quel­le che dai gior­na­li ven­go­no defi­ni­te ‘sche­da­tu­re dei professori’.

Così ne scri­ve ad esem­pio La Stam­pa, il 16 mag­gio 1979.
“A PADOVA PROFESSORI PREOCCUPATI DOPO LA SCHEDATURA DEGLI AUTONOMI
Nel­la scor­sa set­ti­ma­na auto e abi­ta­zio­ni di docen­ti era­no sta­te pre­se di mira dai ter­ro­ri­sti – Una del­le fra­si del fogliet­to: «La repres­sio­ne sele­zio­na anche te, dil­le di smet­te­re» — E’ come se aves­se­ro tira­to una riga sul­la lava­gna, adot­tan­do il vec­chio prin­ci­pio del­la lode e del bia­si­mo. Ma in que­sto caso i discri­mi­na­ti sono i pro­fes­so­ri: dal lato del casti­go quel­li che, all’ap­pros­si­mar­si del­la fine del­l’an­no sco­la­sti­co, sareb­be­ro pro­pen­si a decre­ta­re qual­che boc­cia­tu­ra, quin­di a fare una cer­ta «sele­zio­ne». E’ in ansia, qui a Pado­va, il mon­do del­la scuo­la media supe­rio­re, per quei volan­ti­ni mes­si in giro da sim­pa­tiz­zan­ti del­l’Au­to­no­mia, che invi­ta­va­no gli stu­den­ti a segna­la­re inse­gnan­ti «repres­si­vi»: un que­stio­na­rio ciclo­sti­la­to che pra­ti­ca­men­te può cor­ri­spon­de­re a una sche­da­tu­ra. C’è l’e­spo­sto pre­sen­ta­to dal prov­ve­di­to­re agli stu­di, Otta­via­no Cor­bi, alla pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca. Ed è giun­to il tele­gram­ma del mini­stro del­la Pub­bli­ca Istru­zio­ne, Spa­do­li­ni che espri­me soli­da­rie­tà a pre­si­di e pro­fes­so­ri pado­va­ni. In una cit­tà come que­sta, dove la ten­sio­ne non s’al­len­ta qua­si mai, anche i volan­ti­ni degli «auto­no­mi» del­le medie supe­rio­ri fan­no pau­ra. Tan­to più che nel­la scor­sa set­ti­ma­na auto e abi­ta­zio­ni di inse­gnan­ti sono sta­ti pre­si di mira: fino a vener­dì, le azio­ni dei com­man­do sono sta­te cin­que. Dif­fi­ci­le, per il momen­to, sta­bi­li­re se que­sta serie di atten­ta­ti deri­vi diret­ta­men­te da quel­la dif­fu­sio­ne di que­stio­na­ri per la sche­da­tu­ra di pro­fes­so­ri. Ma cre­sco­no i sospet­ti, e le pre­oc­cu­pa­zio­ni, negli ambien­ti del­la scuo­la, anche se si dice che in sostan­za la cam­pa­gna inti­mi­da­to­ria pro­mos­sa da que­sto fan­to­ma­ti­co grup­po di sim­pa­tiz­zan­ti del­l’Au­to­no­mia non abbia incon­tra­to mol­te ade­sio­ni tra gli allie­vi di licei e isti­tu­ti. «La repres­sio­ne sele­zio­na anche te, dil­le di smet­te­re» : è il tito­lo del volan­ti­no pas­sa­to tra le mani dei ragaz­zi dal­l’u­na all’al­tra scuo­la del­la cit­tà, posa­to sui ban­chi del­le aule, sen­za nem­me­no tan­ta clan­de­sti­ni­tà. Il testo è scrit­to a mano, con cal­li­gra­fia dili­gen­te: «Anco­ra una vol­ta ci sia­mo scon­tra­ti per un anno inte­ro con tut­ti gli stru­men­ti che ci ven­go­no con­ti­nua­men­te con­trap­po­sti dal pote­re per con­trol­lar­ci, repri­mer­ci, tener­ci buo­ni. Que­sti stru­men­ti li cono­scia­mo bene, li vivia­mo sul­la nostra pel­le ogni gior­no in ogni clas­se. Sele­zio­ne, repres­sio­ne, insuf­fi­cien­ze, inter­ro­ga­zio­ni sono cose che ormai sono par­te inte­gran­te e prin­ci­pa­le del­le ore che vivia­mo nel­la scuo­la. Anco­ra una vol­ta sia­mo riu­sci­ti ad intac­ca­re quel­la strut­tu­ra che vor­reb­be ren­der­ci un bran­co di peco­re sen­za volon­tà e sen­za nes­sun pote­re: que­sto usan­do ogni stru­men­to, dal­la sele­zio­ne alla poli­zia, dal­le sospen­sio­ni agli arre­sti in mas­sa». Poi, l’in­vi­to a scri­ve­re nomi dal­la par­te del­la lava­gna dedi­ca­ta ai «selet­ti­vi»: «In que­sto ambi­to rite­nia­mo sia impor­tan­te, una vol­ta per tut­te, fare usci­re allo sco­per­to la respon­sa­bi­li­tà di ognu­no, in modo che non resti tut­to nel chiu­so del­la clas­se, come vor­reb­be­ro loro. Que­sta è un’in­chie­sta sul­la sele­zio­ne nel­la nostra scuo­la e su chi la pra­ti­ca costan­te­men­te. Nes­sun timo­re nel denun­cia­re i per­so­nag­gi più selet­ti­vi del­la nostra scuo­la. I risul­ta­ti, poi, ver­ran­no resi pub­bli­ci con mani­fe­sti». Nel­l’ul­ti­ma par­te del volan­ti­no, fir­ma­to da un «Comi­ta­to inte­ri­sti­tu­to» gli spa­zi per la «segna­la­zio­ne» degli inse­gnan­ti, con una nota in cal­ce: «Ruo­lo che tali pro­fes­so­ri han­no all’in­ter­no del­la clas­se e del­l’i­sti­tu­to». Chi, tra le deci­ne di inse­gnan­ti del­le medie supe­rio­ri pado­va­ne, sarà fini­to nel cer­chio di que­sta minac­cio­sa inda­gi­ne? In un isti­tu­to fem­mi­ni­le, sono sta­te rac­col­te cir­ca due­cen­to «liste», alla scuo­la per geo­me­tri «Bel­zo­ni» le sche­de distri­bui­te era­no già in par­te com­pi­la­te, al tec­ni­co indu­stria­le «Mar­co­ni» è arri­va­ta pri­ma la poli­zia, che ha fat­to in tem­po a seque­stra­re i volan­ti­ni; all’i­sti­tu­to com­mer­cia­le «Gram­sci» e al liceo spe­ri­men­ta­le «Cane­stri­ni» gli «auto­no­mi» han­no mes­so in cir­co­la­zio­ne la pri­ma par­te del ciclo­sti­la­to, ma man­ca­va la sche­da. Tut­to som­ma­to, l’of­fen­si­va nel­le scuo­le pado­va­ne non deve ave­re avu­to un gran­de effet­to. Ma in un cli­ma come quel­lo che gra­va su Pado­va, vicen­de come que­sta han­no un peso opprimente.”

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