Contro la repressione – 1973
Centro di studi politici e sociali e Archivio storico Il Sessantotto di Firenze
Centro di studi politici e sociali e Archivio storico Il Sessantotto di Firenze
Alle 10 e 12 del 28 maggio 1974, in piazza della Loggia a Brescia, durante una manifestazione antifascista indetta per protestare contro una serie di attentati squadristi avvenuti nella zona, un ordigno fatto esplodere in un contenitore della spazzatura provoca 8 morti e circa cento feriti.
Il giorno prima, un messaggio proveniente da Ordine nero-Gruppo Anno zero-Briexien Gau e diretto a quotidiani di Brescia preannuncia attentati contro esercizi pubblici. Nel messaggio si assume che, con gli attentati, si intende anche ricordare la morte di un giovane bresciano – avvenuta qualche giorno prima a seguito dello scoppio di una bomba trasportata sulla sua moto – già militante in formazioni di estrema destra, oltre che in contatto con «elementi dell’oltranzismo nero di Milano e Verona». La sua morte convalida l’opinione che gli attentati e le aggressioni ripetutisi in quegli stessi giorni nelle scuole e contro sedi «di partiti della sinistra e di organizzazioni sindacali» pongono la città al centro di una «manovra eversiva» diretta a contrastare mutamenti sociali in senso progressista. Per questi motivi, sindacalisti e antifascisti hanno indetto la manifestazione del 28 maggio conclusasi poi con la strage.
Il lungo iter processuale condanna per strage il dirigente di Ordine nuovo Carlo Maria Maggi, come organizzatore dell’eccidio, e il militante (e informatore del SID) Maurizio Tramonte, per concorso in strage. Non sono identificati gli esecutori materiali e non c’è stata nessuna condanna per i depistaggi messi in opera dal SID, pur ricostruiti in modo preciso.
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ARCHIVIO PERSONALE VISCONTE GRISI
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Girato da Renato Ostuni, 4’, 16mm, muto, colore. Immagini dei violentissimi scontri tra polizia e manifestanti a Milano il 17 aprile del 1975, giorno successivo all’omicidio di Claudio Varalli da parte di un neo-fascista. La manifestazione cerca di assaltare la Federazione dell’MSI in via Mancini a Milano, e negli scontri che ne seguirono Giannino Zibecchi morì investito da un mezzo dei Carabinieri. Si vedono da un lato i manifestanti con il volto coperto, bastoni in mano, che lanciano pietre, dall’altro Polizia e Carabinieri in tenuta antisommossa, che rispondono con pietre e fumogeni. Dure immagini del cadavere di Zibecchi riverso sull’asfalto, circondato dalla polizia, un prete lo benedice e poi degli infermieri lo coprono con un lenzuolo bianco. Il film è parte del Fondo filmico di Ranuccio Sodi, che ne ha curato il recupero e le ricerche. Conservato e digitalizzato da Archivio Nazionale Cinema Impresa.
Il camion, guidato dal carabiniere diciottenne Sergio Chiarieri, salì sul marciapiede affollato di manifestanti, investendo Zibecchi e schiacciandolo con la ruota anteriore. Sul piano giudiziario, i carabinieri coinvolti—il capitano Alberto Gonella, il sottotenente Alberto Gambardella e il carabiniere Sergio Chiarieri—furono sottoposti a processo. Nel novembre 1980 il tribunale di Milano li assolve per insufficienza di prove o perché non ritenuti responsabili dei fatti contestati. La sentenza riconobbe che la manovra del camion fu pericolosa e ingiustificata, poiché effettuata a velocità di circa 35 km/h, contromano, e saltando il marciapiede affollato di manifestanti, tra cui Zibecchi che tentava di mettersi in salvo. Tuttavia, nessuno dei tre fu condannato per la morte di Zibecchi, e la Cassazione confermò questo esito. Quanto alle accuse di spari, vi furono processi e indagini sugli eventi accaduti in quel periodo di alta tensione politica, ma specificamente per la manifestazione del 17 aprile 1975 non emerse un processo conclusivo che condannasse ufficialmente le forze dell’ordine per spari contro i manifestanti.
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ARCHIVIO PERSONALE VISCONTE GRISI
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ARCHIVIO CENTRO SOCIALE KINESIS – TRADATE
30 ANNI DI MANIFESTI