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sul ”grup­po’’ poli­ti­co e i suoi gior­na­li fra ope­rai­smo e auto­no­mia organizzata

un testo di Cin­zia Zen­no­ni dal tito­lo L’«area» del­l’au­to­no­mia operaia


Già nel cor­so del 1971 ini­zia­ro­no a costi­tuir­si i pri­mi orga­ni­smi auto­no­mi di fab­bri­ca, pren­den­do la for­ma di assem­blee, comi­ta­ti, col­let­ti­vi. Ade­ri­ro­no a essi mol­ti mili­tan­ti usci­ti pro­gres­si­va­men­te dai grup­pi, o a segui­to di una scel­ta indi­vi­dua­le o per il pro­gres­si­vo allon­ta­na­men­to degli orga­ni­smi di base in cui svol­ge­va­no atti­vi­tà poli­ti­ca dal grup­po extra­par­la­men­ta­re di rife­ri­men­to. Ad esem­pio, tra il 1972 e il 1973 a Roma, il Comi­ta­to poli­ti­co Enel, il Col­let­ti­vo dei lavo­ra­to­ri del Poli­cli­ni­co e altri orga­ni­smi auto­no­mi usci­ro­no dal Mani­fe­sto; a Mila­no, l’Assemblea auto­no­ma dell’Alfa Romeo rup­pe con il grup­po di Lot­ta con­ti­nua, per oppor­si alla pre­te­sa di quest’ultimo di ege­mo­niz­zar­ne la linea[1]; a Por­to Mar­ghe­ra, l’Assemblea auto­no­ma, sor­ta all’indomani del rifiu­to del con­trat­to da par­te degli ope­rai chi­mi­ci del Petrol­chi­mi­co e del­la Cha­til­lon nel novem­bre del 1972[2], pre­se pro­gres­si­va­men­te le distan­ze da Pote­re ope­ra­io. In un arti­co­lo appar­so sul «Pote­re ope­ra­io del lune­dì» nel novem­bre 1972, si affer­ma­va:
Già da pri­ma del­le lot­te con­trat­tua­li del ’72 l’autonomia ope­ra­ia ave­va avver­ti­to il pro­fon­do disa­gio di non riu­sci­re ad espri­me­re, né all’interno dei grup­pi del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria, né nei con­si­gli dove pesa­va il con­trol­lo sin­da­ca­le, i con­te­nu­ti e le for­me di lot­ta che nel­la sua poten­zia­li­tà con­te­ne­va. Così come a Mar­ghe­ra si è costi­tui­ta l’Ass. Aut., così in mol­te altre situa­zio­ni stan­no sor­gen­do orga­ni­smi auto­no­mi di fab­bri­ca, quar­tie­re, pae­se, scuo­la.
Segui­va­no toni pole­mi­ci nei con­fron­ti dei grup­pi:
Per que­sto noi non cre­dia­mo giu­ste quel­le posi­zio­ni che vedo­no in que­sti momen­ti orga­niz­za­ti dell’autonomia solo degli stru­men­ti di tra­smis­sio­ne a livel­lo di mas­sa di linee poli­ti­che pre­co­sti­tui­te, degli stru­men­ti di orga­niz­za­zio­ne di lot­te set­to­ria­li che ven­go­no riu­ni­fi­ca­ti dal­la posi­zio­ne poli­ti­ca di un grup­po. Sia­mo cioè con­tro quei grup­pi che cre­do­no di esse­re il par­ti­to rivo­lu­zio­na­rio e che gli orga­ni­smi auto­no­mi deb­ba­no diven­ta­re i loro orga­ni­smi di massa[3].
Anche da par­te degli orga­ni­smi auto­no­mi fu espres­sa la neces­si­tà di tro­va­re momen­ti di cen­tra­liz­za­zio­ne orga­niz­za­ti­va che impe­dis­se­ro il con­fi­na­men­to del­le lot­te nel pro­prio ambi­to spe­ci­fi­co, che rea­liz­zas­se­ro un col­le­ga­men­to tra il ter­re­no del­la fab­bri­ca e quel­lo socia­le, che rom­pes­se­ro l’isolamento del­la clas­se ope­ra­ia, coin­vol­gen­do nel­la lot­ta altri sog­get­ti, come gli stu­den­ti, i disoc­cu­pa­ti, le don­ne.
Con que­sta inten­zio­ne, il 25–26 novem­bre 1972, su ini­zia­ti­va del­le real­tà orga­niz­za­te di Roma e Napo­li, si ten­ne a Napo­li un con­ve­gno per dibat­te­re del­la que­stio­ne dell’autonomia ope­ra­ia e dei pro­ble­mi del Mez­zo­gior­no. Furo­no ripre­si i temi del­la neces­si­tà del ricor­so alla vio­len­za rivo­lu­zio­na­ria, del sala­rio garan­ti­to, come obiet­ti­vo cen­tra­le (arti­co­la­to nel­le lot­te con­tro «la mobi­li­tà e la poli­va­len­za, i licen­zia­men­ti, i rit­mi, il caro-fit­ti, il caro-bol­let­te») attor­no al qua­le uni­fi­ca­re diver­si set­to­ri socia­li: gli ope­rai, gli stu­den­ti, gli emi­gra­ti, i disoc­cu­pa­ti. Infi­ne fu affron­ta­to il pro­ble­ma del­la cen­tra­liz­za­zio­ne, ponen­do­lo nei seguen­ti ter­mi­ni:
L’organizzazione dell’autonomia ope­ra­ia si rea­liz­za non attra­ver­so un sem­pli­ce coor­di­na­men­to di più situa­zio­ni di lot­ta, ma attra­ver­so la cen­tra­liz­za­zio­ne del­le avan­guar­die auto­no­me su un pro­gram­ma che si dan­no e con la scel­ta degli stru­men­ti ade­gua­ti. La cen­tra­liz­za­zio­ne è con­di­zio­ne indi­spen­sa­bi­le nel pro­ces­so di costru­zio­ne del par­ti­to rivoluzionario[4].
Anco­ra una vol­ta la que­stio­ne car­di­ne era quel­la dell’assenza di un’organizzazione ope­ra­ia com­ples­si­va, carat­te­riz­za­ta da un’autentica volon­tà rivo­lu­zio­na­ria, deri­van­te da un pro­ces­so di aggre­ga­zio­ne dal bas­so del­le assem­blee e dei comi­ta­ti auto­no­mi esi­sten­ti, capa­ce di for­ni­re alle sin­go­le lot­te un sen­so poli­ti­co gene­ra­le. Per far fron­te al pro­ble­ma, alcu­ni orga­ni­smi auto­no­mi orga­niz­za­ro­no una serie di con­ve­gni uni­ta­ri, nei qua­li cer­ca­re di ela­bo­ra­re una linea comu­ne e supe­ra­re il fra­zio­na­men­to del­le situa­zio­ni di scon­tro. Il pri­mo fu il «pre­con­ve­gno» che si ten­ne a Firen­ze il 27–28 gen­na­io 1973, in pre­pa­ra­zio­ne del­la «riu­nio­ne nazio­na­le del­le for­me di auto­no­mia ope­ra­ia organizzata»[5] di Bolo­gna, fis­sa­ta per il 3–4 mar­zo 1973.
Pote­re ope­ra­io con­ces­se ampio spa­zio sul pro­prio orga­no di infor­ma­zio­ne al dibat­ti­to svol­to­si al con­ve­gno di Firen­ze, dimo­stran­do curio­si­tà e atten­zio­ne ver­so il pro­li­fe­ra­re di orga­ni­smi auto­no­mi di mas­sa, indi­pen­den­ti rispet­to all’iniziativa dei grup­pi del­la sini­stra extra­par­la­men­ta­re e anzi spes­so col­lo­ca­ti su posi­zio­ni di con­tra­sto, se non di supe­ra­men­to dei grup­pi stes­si. Nume­ro­si furo­no gli inter­ven­ti ripor­ta­ti sul «Pote­re ope­ra­io del lunedì»[6] e da tut­ti emer­ge­va­no, pur in un diver­so con­te­sto, le stes­se pro­ble­ma­ti­che: l’impossibilità di un ricor­so al sin­da­ca­to nei momen­ti di lot­ta, per­ché con­si­de­ra­to ormai irri­me­dia­bil­men­te asser­vi­to alla logi­ca del­la ristrut­tu­ra­zio­ne capi­ta­li­sti­ca; la neces­si­tà di «socia­liz­za­re» il con­flit­to, cioè col­le­ga­re le lot­te di fab­bri­ca a quel­le sul ter­ri­to­rio (occu­pa­zio­ni di case, scio­pe­ro degli affit­ti, non paga­men­to dei tra­spor­ti), per uni­fi­ca­re le diver­se cate­go­rie pro­le­ta­rie sul­la base dei «biso­gni mate­ria­li»; l’urgenza di dar vita a un pro­ces­so di cen­tra­liz­za­zio­ne del­le avan­guar­die ope­ra­ie, che potes­se for­ni­re alle lot­te una valen­za poli­ti­ca e non solo eco­no­mi­ca. Le que­stio­ni evi­den­zia­te dove­va­no esse­re risol­te tra­mi­te un supe­ra­men­to del­la «logi­ca dei grup­pi», del­la loro pre­te­sa di for­ni­re la linea dall’esterno[7] e del­la ten­den­za a con­si­de­ra­re gli orga­ni­smi auto­no­mi come il pro­prio movi­men­to di mas­sa. Pote­re ope­ra­io veni­va espli­ci­ta­men­te invi­ta­to ad assu­me­re una più net­ta pre­sa di posi­zio­ne:
Il pro­ble­ma resta maga­ri per i com­pa­gni di Pote­re ope­ra­io, che anco­ra sul pia­no orga­niz­za­ti­vo devo­no deci­de­re sul lun­go perio­do rispet­to al pro­ble­ma dell’autonomia ope­ra­ia. Non ci può esse­re anco­ra un rap­por­to ester­no all’autonomia ope­ra­ia, ma ci deve esse­re una com­pe­ne­tra­zio­ne. Pote­re ope­ra­io ha sapu­to dire da quan­do è nato del­le paro­le d’ordine che sono pas­sa­te a livel­lo del movi­men­to. Per que­sto io cre­do che Pote­re ope­ra­io deve fare i con­ti con la real­tà che cre­sce dell’autonomia ope­ra­ia. E lavo­ra­re per orga­niz­zar­la, per costruir­la, per far­la il pun­to di rife­ri­men­to con­tro lo stato[8].
L’atteggiamento degli orga­ni­smi auto­no­mi nei con­fron­ti dei grup­pi non era uni­for­me: pre­sen­ta­va al suo inter­no posi­zio­ni di deci­so rifiuto[9], volon­tà di confronto[10], e dispo­ni­bi­li­tà all’apertura e all’integrazione[11].
All’incontro di Firen­ze seguì il con­ve­gno nazio­na­le di Bolo­gna del 3–4 mar­zo 1973[12]. Nel comu­ni­ca­to di con­vo­ca­zio­ne del con­ve­gno era­no enun­cia­ti gli obiet­ti­vi da per­se­gui­re:
Quel­lo che è in discus­sio­ne è un pro­get­to di cen­tra­liz­za­zio­ne del­le for­me orga­niz­za­te di auto­no­mia ope­ra­ia che – den­tro la cri­si di siste­ma – diven­ti la rispo­sta orga­niz­za­ta del movi­men­to all’attacco con­cen­tri­co del­la bor­ghe­sia, dia una solu­zio­ne posi­ti­va alla cri­si dei grup­pi e alle set­to­ria­li­tà del­le sin­go­le lot­te ed espe­rien­ze.
Inol­tre si pre­ci­sa­va:
Non sarà il con­ve­gno dell’autonomia ope­ra­ia (non ci arro­ghia­mo il dirit­to di rap­pre­sen­ta­re l’autonomia ope­ra­ia) […]. La riu­nio­ne nazio­na­le di Bolo­gna dovrà deci­de­re cir­ca la data di un con­ve­gno aper­to a tut­ta l’autonomia orga­niz­za­ta (comi­ta­ti di quar­tie­re, pro­le­ta­ri, col­let­ti­vi stu­den­ti-ope­rai, con­ta­di­ni, brac­cian­ti, edi­li) e a quei grup­pi che fan­no del con­fron­to e coin­vol­gi­men­to nel pro­gram­ma dell’autonomia una scel­ta non tat­ti­ca ma di lun­go periodo[13].
Pote­re ope­ra­io fu costret­to a con­fron­tar­si con l’emergere dei ten­ta­ti­vi orga­niz­za­ti­vi che avve­ni­va­no sot­traen­do­si al con­di­zio­na­men­to dei grup­pi. Da un atteg­gia­men­to di ini­zia­le dif­fi­den­za, si arri­vò ad ammet­te­re l’importanza che essi assu­me­va­no per la futu­ra costru­zio­ne del par­ti­to ope­ra­io, alla luce del­la mani­fe­sta volon­tà di supe­ra­re la dimen­sio­ne limi­ta­ta del comi­ta­to in dire­zio­ne di una più ampia sin­te­si orga­niz­za­ti­va di carat­te­re poli­ti­co. Pote­re ope­ra­io appa­ri­va otti­mi­sta nel sen­ti­re come ormai vici­na la solu­zio­ne al pro­ble­ma del­la «dire­zio­ne ope­ra­ia» del movi­men­to e la indi­vi­dua­va pro­prio nel­le espe­rien­ze dei comi­ta­ti poli­ti­ci e nei loro ten­ta­ti­vi di aggre­ga­zio­ne:
Pro­gram­ma poli­ti­co ed orga­niz­za­zio­ne in gra­do di pra­ti­car­lo. A que­sto può por­ta­re, deve por­ta­re il supe­ra­men­to ad un tem­po dell’esperienza dei Comi­ta­ti e dei grup­pi ed il loro con­ver­ge­re e fon­der­si den­tro un pro­get­to ed una pra­ti­ca poli­ti­ca unica[14].
Non tut­te le real­tà orga­niz­za­ti­ve auto­no­me era­no pre­sen­ti al con­ve­gno di Bolo­gna. Mol­ti orga­ni­smi di mas­sa ne furo­no esclu­si. Ad esso par­te­ci­pa­ro­no solo quel­le situa­zio­ni che già da pri­ma ave­va­no mostra­to una con­di­vi­sio­ne di obiet­ti­vi e la dispo­ni­bi­li­tà ad agi­re secon­do una impo­sta­zio­ne comu­ne, fina­liz­za­ta alla cen­tra­liz­za­zio­ne del­le espe­rien­ze di lot­ta. Nono­stan­te la pre­cau­zio­ne ini­zia­le, alla riu­nio­ne si mani­fe­sta­ro­no diver­gen­ze sia sui tem­pi di un even­tua­le pro­ces­so orga­niz­za­ti­vo nazio­na­le dell’autonomia ope­ra­ia, sia sul­la linea poli­ti­ca da segui­re. Attor­no al pri­mo pun­to si deli­nea­ro­no due posi­zio­ni: da un lato vi era­no gli orga­ni­smi auto­no­mi del sud, in par­ti­co­lar modo le situa­zio­ni di Roma e di Napo­li, che pre­me­va­no per un pro­ces­so orga­niz­za­ti­vo acce­le­ra­to; dall’altro gli orga­ni­smi auto­no­mi mila­ne­si, i qua­li rite­ne­va­no neces­sa­rio pro­ce­de­re a un pre­li­mi­na­re con­so­li­da­men­to dell’azione all’interno del­le rispet­ti­ve aree d’intervento. In meri­to alla secon­da que­stio­ne, il dibat­ti­to vide schie­ra­ti da una par­te
le situa­zio­ni di Mar­ghe­ra e di Roma con una linea poli­ti­ca ispi­ra­ta alle tesi di Pote­re ope­ra­io […] che par­te da un giu­di­zio sul­la cri­si del­la bor­ghe­sia e dal­la neces­si­tà di accen­tua­re que­sta cri­si con l’introduzione all’interno del movi­men­to di tut­ta una serie di obiet­ti­vi non inte­gra­bi­li dal capi­ta­le e poi l’organizzazione del movi­men­to per far fron­te allo scon­tro ine­vi­ta­bi­le del­la lot­ta per que­sti obiettivi[15];
dall’altra gli orga­ni­smi auto­no­mi di Mila­no, cioè le assem­blee del­la Sit-Sie­mens, Pirel­li e Alfa Romeo, i qua­li soste­ne­va­no che «la linea poli­ti­ca è il risul­ta­to del­le espe­rien­ze rea­li che la clas­se ope­ra­ia fa e che gli orga­ni­smi auto­no­mi inter­pre­ta­no e gui­da­no e non una piat­ta­for­ma pre­co­sti­tui­ta». Si oppo­ne­va­no dun­que alla «cri­stal­liz­za­zio­ne di una linea poli­ti­ca già ela­bo­ra­ta che rischia di diven­ta­re ideo­lo­gia nel­la situa­zio­ne attua­le in cui ogni orga­ni­smo deve fare i con­ti con la par­ti­co­la­ri­tà del­la sua situazione»[16]. Alla fine il dibat­ti­to vide la sostan­zia­le affer­ma­zio­ne del­le posi­zio­ni soste­nu­te dagli orga­ni­smi di Mila­no, con il ridi­men­sio­na­men­to dei tem­pi del pro­ces­so orga­niz­za­ti­vo e con l’impegno a inter­ve­ni­re nel­le situa­zio­ni con­cre­te, sen­za aver pri­ma sta­bi­li­to una linea obbli­ga­ta e astrat­ta da segui­re.
A Bolo­gna nac­que il «coor­di­na­men­to nazio­na­le del­le assem­blee e comi­ta­ti auto­no­mi», una com­mis­sio­ne prov­vi­so­ria inca­ri­ca­ta di occu­par­si dei rap­por­ti reci­pro­ci fra i vari orga­ni­smi. Il pri­mo pro­dot­to di tale coor­di­na­men­to fu il «Bol­let­ti­no degli orga­ni­smi auto­no­mi ope­rai», che uscì nel mag­gio 1973 e di cui appar­ve­ro solo due numeri[17].
Pote­re ope­ra­io, che tra le anno­ta­zio­ni posi­ti­ve sul con­ve­gno ave­va regi­stra­to l’assenza del trion­fa­li­smo soli­ta­men­te pre­sen­te agli incon­tri tra avan­guar­die ope­ra­ie, non vol­le rima­ne­re esclu­so da quan­to sta­va acca­den­do. Dopo aver affer­ma­to che la respon­sa­bi­li­tà del pro­ces­so orga­niz­za­ti­vo non pote­va esse­re fat­ta rica­de­re solo sugli orga­ni­smi auto­no­mi, ben­sì «com­ples­si­va­men­te den­tro lo schie­ra­men­to rivo­lu­zio­na­rio», dichia­ra­va la pro­pria «dispo­ni­bi­li­tà a costrui­re insie­me la rete ope­ra­ia del rifiu­to del lavo­ro, il par­ti­to nel­la rivo­lu­zio­ne comunista»[18].
Il dibat­ti­to inter­no all’area dell’autonomia con­di­zio­nò pro­fon­da­men­te la sto­ria di Pote­re ope­ra­io. Secon­do quan­to affer­ma il giu­di­ce Palombarini[19] sul­la base del­le depo­si­zio­ni testi­mo­nia­li rese al pro­ces­so «7 apri­le», la vera rot­tu­ra di Pote­re ope­ra­io si regi­strò in segui­to al III con­ve­gno d’organizzazione del set­tem­bre 1971, attor­no al tema del­la for­ma­liz­za­zio­ne del par­ti­to. Mol­ti mili­tan­ti, non con­di­vi­den­do la posi­zio­ne espres­sa dal­la dire­zio­ne nazio­na­le, se ne era­no allon­ta­na­ti, con­ti­nuan­do a svol­ge­re atti­vi­tà poli­ti­ca come sin­go­li o inse­ri­ti in orga­ni­smi di base, all’interno di quell’area di auto­no­mia ope­ra­ia che anda­va orga­niz­zan­do­si. Essa sod­di­sfa­ce­va le richie­ste di colo­ro che, pur nel­la volon­tà di giun­ge­re alla crea­zio­ne di un’organizzazione ope­ra­ia nazio­na­le che uni­fi­cas­se le diver­se real­tà loca­li, non cre­de­va­no nel­la pos­si­bi­li­tà di un grup­po di rap­pre­sen­ta­re quel momen­to di cen­tra­liz­za­zio­ne e che leg­ge­va­no nel­la pre­te­sa di Pote­re ope­ra­io di diven­tar­lo solo una pro­gres­si­va buro­cra­tiz­za­zio­ne del­le sue strut­tu­re e la per­di­ta di con­tat­to con le situa­zio­ni rea­li.
Note [1] «Non cre­dia­mo che il par­ti­to ope­ra­io rivo­lu­zio­na­rio pos­sa for­mar­si nel modo tra­di­zio­na­le: gli intel­let­tua­li che dan­no una linea che poi scen­de nel­le fab­bri­che a cer­ca­re le avan­guar­die che por­ti­no avan­ti que­sta linea. Que­sto non è pos­si­bi­le. I vari movi­men­ti auto­no­mi deb­bo­no diret­ta­men­te con­tri­bui­re a costrui­re il par­ti­to del­la clas­se ope­ra­ia. E non rico­no­scia­mo in nes­sun grup­po que­sto par­ti­to». (Inter­ven­to di un com­pa­gno dell’Assemblea auto­no­ma dell’Alfa Romeo, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 42, 25 feb­bra­io 1973, ripor­ta­to anche in Auto­no­mia ope­ra­ia, a cura dei Comi­ta­ti auto­no­mi ope­rai di Roma, Roma, Savel­li, 1976, p. 25. [2] Cfr. Mar­ghe­ra, oltre il bido­ne, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 19, 19 novem­bre 1972, e L’Assemblea auto­no­ma di Por­to Mar­ghe­ra, Pote­re ope­ra­io del lune­dì, n. 26/​38, 28 gen­na­io 1973. [3] Docu­men­to del con­ve­gno di Napo­li del 25–26 novem­bre 1972, in Auto­no­mia ope­ra­ia, cit. p. 27. [4] Comu­ni­ca­to del­la Com­mis­sio­ne orga­niz­za­ti­va del Con­ve­gno dei Comi­ta­ti e del­le Assem­blee Auto­no­me, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 43, 4
mar­zo 1973.
[5] Gli inter­ven­ti sono ripor­ta­ti sui nume­ri 41 (18 feb­bra­io 1973), 42 (25 feb­bra­io 1973), 43 (4 mar­zo 1973), di «Pote­re ope­ra­io del lune­dì». [6] «Soprat­tut­to gli orga­ni­smi dell’autonomia ope­ra­ia devo­no esse­re un momen­to di sal­da­tu­ra tra lot­ta eco­no­mi­ca e lot­ta poli­ti­ca: que­sta divi­sio­ne […] che tra­di­zio­nal­men­te ha dato vita al sin­da­ca­to da una par­te e al par­ti­to dall’altra, è sta­ta cri­ti­ca­ta giu­sta­men­te anche da una serie di grup­pi che han­no con­tri­bui­to a far nasce­re un movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio. Ma oggi assi­stia­mo al fat­to che i grup­pi ripro­du­co­no que­sta logi­ca del­la divi­sio­ne del momen­to eco­no­mi­co e del momen­to poli­ti­co: essi voglio­no anche pro­muo­ve­re la for­ma­zio­ne di orga­ni­smi auto­no­mi di mas­sa, però subor­di­na­ti alla linea gene­ra­le che è del grup­po, il qua­le pre­ten­de di esse­re il depo­si­ta­rio del­la visio­ne gene­ra­le» (inter­ven­to di un com­pa­gno del comi­ta­to del­la Sit-Sie­mens, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 41, cit.). [7] Inter­ven­to di un com­pa­gno del comi­ta­to dell’Enel di Roma, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 41, cit. [8] «Per quel che riguar­da i grup­pi, biso­gna dire che, all’interno del discor­so sull’autonomia, il ruo­lo dei grup­pi è fini­to ogget­ti­va­men­te. Non dob­bia­mo com­bat­ter­li, ma far­ne giu­sti­zia poli­ti­ca» (inter­ven­to di un com­pa­gno del Col­let­ti­vo ope­rai-stu­den­ti del Poli­cli­ni­co di Roma, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 42, cit.). [9] «Il rap­por­to con i grup­pi deve esse­re visto in fun­zio­ne solo del­la dispo­ni­bi­li­tà di que­sti com­pa­gni alla pra­ti­ca effet­ti­va degli obiet­ti­vi ope­rai. Non voglio dire che i grup­pi a loro vol­ta deb­bo­no esse­re al nostro ser­vi­zio e fare quel­lo che noi ope­rai non voglia­mo fare in fab­bri­ca. Essi devo­no inse­rir­si nei nostri orga­ni­smi e comu­ni­car­ci le loro espe­rien­ze, fun­zio­na­re da col­le­ga­men­to tra la lot­ta di fab­bri­ca e quel­la del quar­tie­re. L’assemblea auto­no­ma non si pone come alter­na­ti­va al sin­da­ca­to e ai grup­pi, essa deve por­si come orga­niz­za­zio­ne diret­ta­men­te ope­ra­ia, e su que­sto c’è spa­zio al con­fron­to con i grup­pi e con cer­ti Con­si­gli di fab­bri­ca» (inter­ven­to di un com­pa­gno del­la Cha­til­lon di Por­to Mar­ghe­ra, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 42, cit.). [10] «Per que­sto oggi, pur rico­no­scen­do le esi­gen­ze pro­fon­da­men­te diver­se del movi­men­to, non si può fare a meno di ave­re un rap­por­to poli­ti­co con le avan­guar­die orga­niz­za­te, con gli spez­zo­ni di orga­niz­za­zio­ne che, quan­do non si autoe­li­mi­na­no arro­gan­do­si il ruo­lo del par­ti­to del­la clas­se, sono indi­spen­sa­bi­li nel­la costru­zio­ne di quel­la che sarà l’organizzazione ope­ra­ia del­la rivo­lu­zio­ne comu­ni­sta» (inter­ven­to di un com­pa­gno dell’assemblea auto­no­ma di Por­to Mar­ghe­ra, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 42, cit.). [11] Al con­ve­gno par­te­ci­pa­ro­no i seguen­ti orga­ni­smi auto­no­mi: l’Assemblea auto­no­ma dell’Alfa-Romeo, del­la Pirel­li, il Comi­ta­to di lot­ta del­la Sit-Sie­mens di Mila­no, l’Assemblea auto­no­ma di Por­to Mar­ghe­ra, il Comi­ta­to ope­ra­io del­la Fiat-Rival­ta di Tori­no, il Comi­ta­to poli­ti­co Enel e il Col­let­ti­vo lavo­ra­to­ri e stu­den­ti del Poli­cli­ni­co di Roma, i Comi­ta­ti ope­rai di Firen­ze e Bolo­gna, l’USCL (Unio­ne sin­da­ca­le comi­ta­ti di lot­ta) di Napo­li, le Leghe ros­se dei con­ta­di­ni di Iso­la Capo Riz­zu­to e Cro­to­ne, il Cir­co­lo «Ranie­ro Pan­zie­ri» di Mode­na. [12] Al con­ve­gno par­te­ci­pa­ro­no i seguen­ti orga­ni­smi auto­no­mi: l’Assemblea auto­no­ma dell’Alfa-Romeo, del­la Pirel­li, il Comi­ta­to di lot­ta del­la Sit-Sie­mens di Mila­no, l’Assemblea auto­no­ma di Por­to Mar­ghe­ra, il Comi­ta­to ope­ra­io del­la Fiat-Rival­ta di Tori­no, il Comi­ta­to poli­ti­co Enel e il Col­let­ti­vo lavo­ra­to­ri e stu­den­ti del Poli­cli­ni­co di Roma, i Comi­ta­ti ope­rai di Firen­ze e Bolo­gna, l’USCL (Unio­ne sin­da­ca­le comi­ta­ti di lot­ta) di Napo­li, le Leghe ros­se dei con­ta­di­ni di Iso­la Capo Riz­zu­to e Cro­to­ne, il Cir­co­lo «Ranie­ro Pan­zie­ri» di Mode­na. [13] Comu­ni­ca­to del­la Com­mis­sio­ne orga­niz­za­ti­va del con­ve­gno dei Comi­ta­ti e del­le Assem­blee auto­no­me, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 43, cit. [14] «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 44, 11 mar­zo 1973. Edi­to­ria­le. Tut­ta­via Pote­re ope­ra­io ammo­ni­va seve­ra­men­te: «È quin­di indi­spen­sa­bi­le, ci sem­bra, che i com­pa­gni dei Comi­ta­ti affron­ti­no nel con­ve­gno e dopo que­sti nodi non solo nei discor­si ma nel lavo­ro poli­ti­co. […] Altri­men­ti la pole­mi­ca con i grup­pi così osses­si­va­men­te pre­sen­te in alcu­ni com­pa­gni dei Comi­ta­ti fini­sce con l’essere il dito die­tro cui nascon­de­re la pro­pria inet­ti­tu­di­ne. Per­ché, sia chia­ro che in assen­za di cose nuo­ve l’esperienza di alcu­ni grup­pi rivo­lu­zio­na­ri resta in Ita­lia l’unico pun­to fer­mo da cui par­ti­re». (Ibi­dem). [15] Inter­vi­sta a un com­pa­gno dell’assemblea auto­no­ma Alfa, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 45, 18 mar­zo 1973. [16] Ibi­dem. [17] Il
bol­let­ti­no por­ta­va le fir­me dei seguen­ti orga­ni­smi: Assem­blea auto­no­ma Alfa Romeo, Assem­blea auto­no­ma Pirel­li, Comi­ta­to di lot­ta Sit-Sie­mens, Grup­po ope­ra­io Fiat, Assem­blee auto­no­me di Por­to Mar­ghe­ra, Comi­ta­to poli­ti­co Enel, Comi­ta­to lavo­ra­to­ri-stu­den­ti Poli­cli­ni­co, Unio­ne sin­da­ca­le comi­ta­ti di lot­ta. Sull’argomento vedi Aut. Op. La sto­ria e i docu­men­ti: da Pote­re ope­ra­io all’Autonomia orga­niz­za­ta, a cura di Lucio Castel­la­no, Roma, Savel­li, 1980, p. 83. [18] Il con­ve­gno dei comi­ta­ti, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», n. 45, cit. [19] G. Palom­ba­ri­ni, op. cit., pp. 111–112.