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sul ”grup­po’’ poli­ti­co e i suoi gior­na­li fra ope­rai­smo e auto­no­mia organizzata

Il docu­men­to di pre­sen­ta­zio­ne, «1969: dal movi­men­to ai grup­pi (Pote­re
ope­ra­io)», è di Andrea Colombo.


1969: dal movi­men­to ai grup­pi (Pote­re ope­ra­io)
Andrea Colom­bo


Alla fine del luglio ’69 si tie­ne a Tori­no il con­ve­gno dei comi­ta­ti e del­le avan­guar­die
ope­ra­ie. L’obiettivo, dopo il gran­de ciclo di lot­te auto­no­me alla Fiat nel­la pri­ma­ve­ra, è di
costrui­re un’organizzazione rivo­lu­zio­na­ria nazio­na­le. Il con­ve­gno è orga­niz­za­to dal
set­ti­ma­na­le «La Clas­se», in cir­co­la­zio­ne da mag­gio, che ha svol­to un ruo­lo deter­mi­nan­te
nel coor­di­na­re a livel­lo cit­ta­di­no le lot­te dei vari repar­ti Fiat.
Il pro­get­to uni­ta­rio però fal­li­sce e le due prin­ci­pa­li cor­ren­ti che ave­va­no dato vita
all’assemblea ope­rai-stu­den­ti di Tori­no, cen­tro orga­niz­za­ti­vo del­le lot­te auto­no­me nei mesi
pre­ce­den­ti, esco­no dal con­ve­gno divi­se. Da un lato il grup­po di «La Clas­se», dall’altro i
mili­tan­ti del grup­po tosca­no Il pote­re ope­ra­io e il Movi­men­to stu­den­te­sco tori­ne­se. I
moti­vi del­la divi­sio­ne non sono esen­ti da per­so­na­li­smi, ma riguar­da­no anche que­stio­ni più
sostan­zia­li. «La Clas­se» pun­ta sul carat­te­re poli­ti­co degli obiet­ti­vi sala­ria­li, sul­la dire­zio­ne
ope­ra­ia del­lo scon­tro socia­le, sul­la lot­ta con­tro il lavo­ro.
Duran­te l’estate il grup­po di «La Clas­se» dà vita a Pote­re ope­ra­io, con cen­tri for­ti a Roma e
nel Vene­to, dove con­flui­sco­no nel grup­po i qua­dri che già da anni inter­ven­go­no negli
sta­bi­li­men­ti di Por­to Mar­ghe­ra. Il pri­mo nume­ro del gior­na­le esce in set­tem­bre, l’editoriale
è inti­to­la­to Da La Clas­se a Pote­re ope­ra­io e illu­stra le posi­zio­ni del grup­po: «[…] va det­to
chia­ra­men­te che esi­ste un sal­to dal discor­so por­ta­to avan­ti con “La Clas­se” a quel­lo che si
inten­de impo­sta­re con Pote­re ope­ra­io. Non è un sal­to deter­mi­na­to in astrat­to, ma
pro­vo­ca­to dal livel­lo del­le lot­te e in pri­mo luo­go dal­le urgen­ze d’organizzazione […].
«Dicia­mo­lo chia­ra­men­te: Agnel­li ha sco­per­to i limi­ti del­la “lot­ta con­ti­nua”, del bloc­co del­la
pro­du­zio­ne, ben­ché que­sta pro­spet­ti­va lo ter­ro­riz­zi al pun­to di far­gli per­de­re la testa […] è
neces­sa­rio quin­di anda­re oltre la gestio­ne ope­ra­ia del­la lot­ta di fab­bri­ca, oltre
l’organizzazione dell’autonomia, per impo­sta­re una dire­zio­ne ope­ra­ia sull’imminente, sul
pre­sen­te e sul futu­ro ciclo di lot­te socia­li. Il sem­pli­ce coor­di­na­men­to non basta più,
l’unificazione degli obiet­ti­vi non è più suf­fi­cien­te […]. «Che signi­fi­ca dire­zio­ne ope­ra­ia su
que­sto ciclo di lot­te? Signi­fi­ca innan­zi­tut­to assi­cu­ra­re nei fat­ti l’egemonia del­la lot­ta
ope­ra­ia sul­la lot­ta stu­den­te­sca e pro­le­ta­ria.
«La fine dell’autonomia del movi­men­to stu­den­te­sco, come orga­niz­za­zio­ne spe­ci­fi­ca
arti­co­la­ta in varie ten­den­ze (ope­rai­sta, m‑l, anar­chi­ca) è sta­ta decre­ta­ta pro­prio
dall’esperienza tori­ne­se dell’assemblea per­ma­nen­te ope­rai-stu­den­ti […].
«È per­fi­no super­fluo dire che Pote­re ope­ra­io rifiu­ta di pre­sen­tar­si come orga­no del­le
pre­sen­ti o ancor più futu­re assem­blee ope­rai-stu­den­ti, sia per l’assurdità che per la
scor­ret­tez­za di un pro­get­to di que­sto tipo. La bat­ta­glia di linea per la crea­zio­ne di una
dire­zio­ne ope­ra­ia del ciclo di lot­te è un’altra cosa. Innan­zi­tut­to richie­de una sede e un
rag­gio d’intervento dei qua­dri ope­rai che non sia limi­ta­to all’organizzazione del­la lot­ta in
fab­bri­ca: ma non è cer­to una teo­ria dei qua­dri che può garan­ti­re una dire­zio­ne poli­ti­ca. È il
pro­ble­ma del rap­por­to tra auto­no­mia e orga­niz­za­zio­ne, e il ruo­lo del­le avan­guar­die di
clas­se, è il com­ples­so rap­por­to che lega lot­te ope­ra­ie e lot­te di popo­lo in gene­ra­le, che va
affron­ta­to […].
«Orga­niz­za­zio­ne del rifiu­to del lavo­ro, orga­niz­za­zio­ne poli­ti­ca ope­ra­ia […] ieri il pro­ble­ma
era quel­lo del­la lot­ta con­ti­nua, oggi il pro­ble­ma è quel­lo del­la lot­ta con­ti­nua e del­la lot­ta
orga­niz­za­ta […].
«Per­ché allo­ra Pote­re ope­ra­io? Non cer­to per rac­co­glie­re una paro­la d’ordine o una
deno­mi­na­zio­ne dei grup­pi mino­ri­ta­ri degli anni Ses­san­ta. Al con­tra­rio. Pote­re ope­ra­io per
coglie­re la dina­mi­ca del­la lot­ta di mas­sa di clas­se ope­ra­ia degli anni Ses­san­ta, per
con­qui­sta­re que­sta for­mi­da­bi­le spin­ta all’organizzazione ope­ra­ia com­ples­si­va, da cen­tro la
lot­ta di mas­sa, per l’organizzazione sog­get­ti­va, per pia­ni­fi­ca­re, gui­da­re, diri­ge­re le lot­te
ope­ra­ie di mas­sa […].
«L’urgenza ope­ra­ia del­la dire­zio­ne del­lo scon­tro rivo­lu­zio­na­rio con­tro l’organizzazione
capi­ta­li­sti­ca del lavo­ro è quin­di la chia­ve di vol­ta per inter­pre­ta­re la nostra assun­zio­ne del
gri­do Pote­re ope­ra­io: come costru­zio­ne effet­ti­va den­tro la lot­ta di clas­se, attra­ver­so la lot­ta
di mas­sa, del­la dire­zio­ne poli­ti­ca, dell’organizzazione ope­ra­ia del­la rivo­lu­zio­ne».
«Pote­re ope­ra­io» con­ti­nue­rà a usci­re fino allo scio­gli­men­to del grup­po, alla fine del ’73,
con sca­den­za pri­ma quin­di­ci­na­le poi men­si­le. Nel set­tem­bre del ’71, dopo il fal­li­men­to di
un pro­get­to di uni­fi­ca­zio­ne con il Mani­fe­sto, al men­si­le, ormai esclu­si­va­men­te di carat­te­re
teo­ri­co, vie­ne affian­ca­to un set­ti­ma­na­le, «Pote­re ope­ra­io del lune­dì», che entre­rà
effet­ti­va­men­te in cir­co­la­zio­ne a par­ti­re dal feb­bra­io ’72.
Da: Andrea Colom­bo, Sup­ple­men­to a «il mani­fe­sto», Dal movi­men­to ai grup­pi, Roma, 1986;