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un testo di Cin­zia Zennoni

[Nel 1970 Pote­re ope­ra­io] si tro­vò ad agi­re in un muta­to con­te­sto. La rispo­sta capi­ta­li­sti­ca alle con­qui­ste con­trat­tua­li del 1969 non si fece atten­de­re e «fu di carat­te­re tra­di­zio­na­le» [1]. Le auto­ri­tà eco­no­mi­che ita­lia­ne pra­ti­ca­ro­no ini­zial­men­te una mode­ra­ta poli­ti­ca defla­zio­ni­sti­ca, di restri­zio­ne del cre­di­to e del­la spe­sa pub­bli­ca, rite­nen­do che la cri­si avreb­be con­sen­ti­to una rapi­da espul­sio­ne del­la mano­do­pe­ra in ecce­den­za, un aumen­to del­la pro­dut­ti­vi­tà e una ripre­sa dei pro­fit­ti [2]. Non fu così. Se l’industria di Sta­to e i gran­di grup­pi pri­va­ti man­ten­ne­ro alti i livel­li d’investimento, gran par­te del set­to­re pri­va­to rea­gì ridu­cen­do­li dra­sti­ca­men­te, pre­fe­ren­do recu­pe­ra­re gli aumen­ti sala­ria­li tra­mi­te un innal­za­men­to dei prez­zi. L’inflazione ebbe un limi­te solo nel­la con­cor­ren­za dell’estero, alme­no per le mer­ci desti­na­te all’esportazione. Si cer­cò di com­pen­sa­re l’aumento dei sala­ri con un aumen­to del ren­di­men­to, ma ciò tro­vò seri osta­co­li nel­le strut­tu­re di rap­pre­sen­tan­za ope­ra­ia for­ma­te­si duran­te l’autunno cal­do, i dele­ga­ti e i con­si­gli, e nell’opposizione dei grup­pi del­la sini­stra rivo­lu­zio­na­ria. L’iniziativa sin­da­ca­le pro­ce­de­va a rilen­to. Gli scio­pe­ri per le rifor­me non riu­sci­va­no a inci­de­re in sede di dibat­ti­to politico.

L’estate del 1970 fu un momen­to di cal­ma appa­ren­te, per­ché in autun­no l’offensiva ope­ra­ia nel­le più gran­di fab­bri­che ita­lia­ne ripre­se. La tra­di­zio­na­le prio­ri­tà degli accor­di nazio­na­li rispet­to alla con­trat­ta­zio­ne azien­da­le non con­ta­va più. Le sin­go­le fab­bri­che chiedevano:

la rigi­da appli­ca­zio­ne del­la ridu­zio­ne con­trat­tua­le dell’orario di lavo­ro, cioè si chie­de­va di ridur­re al mini­mo e di sot­to­por­re a rigi­do con­trol­lo la pre­sta­zio­ne di ore straor­di­na­rie (oltre l’orario gior­na­lie­ro oppu­re oltre l’orario set­ti­ma­na­le di 40 ore). Si chie­de­va l’abolizione del tur­no di not­te e si rifiu­ta­va­no sem­pre di più i lavo­ri gra­vo­si o peri­co­lo­si o noci­vi, chie­den­do misu­re pre­ven­ti­ve di eli­mi­na­zio­ne del­le ano­ma­lie. Si resi­ste­va alle richie­ste di diver­sa distri­bu­zio­ne dell’orario al fine di una mag­gior uti­liz­za­zio­ne degli impian­ti. Soprat­tut­to si mol­ti­pli­ca­va­no le riven­di­ca­zio­ni sul­le qua­li­fi­che e sul­la clas­si­fi­ca­zio­ne del lavo­ro [3].

In meri­to a quest’ultimo pun­to la diver­gen­za tra le for­ma­zio­ni del­la nuo­va sini­stra e i sin­da­ca­ti si fece in par­ti­co­lar modo sen­ti­re. La richie­sta sin­da­ca­le di un nuo­vo siste­ma di clas­si­fi­ca­zio­ne, che pre­ve­des­se l’abolizione del­le cate­go­rie infe­rio­ri e con­si­de­ras­se la per­ma­nen­za nel­la ter­za cate­go­ria ope­ra­ia, quel­la degli ope­rai comu­ni, come tem­po­ra­nea e auto­ma­ti­ca­men­te supe­ra­bi­le dopo un cer­to perio­do di tem­po, dif­fe­ri­va dal­la posi­zio­ne di Pote­re ope­ra­io, miran­te alla sop­pres­sio­ne com­ple­ta di ogni siste­ma di divi­sio­ne del­la clas­se ope­ra­ia basa­to sul­le qua­li­fi­che. Il dato di par­ten­za era per entram­bi il mede­si­mo: la dif­fu­sio­ne di man­sio­ni sem­pre più ripe­ti­ti­ve, par­cel­liz­za­te, dequa­li­fi­ca­te bloc­ca­va la pos­si­bi­li­tà di pro­mo­zio­ne a cate­go­rie supe­rio­ri. Per il sin­da­ca­to la lot­ta dove­va quin­di indi­riz­zar­si ver­so la dife­sa del­la qua­li­fi­ca e l’agevolazione del pas­sag­gio di cate­go­ria; per Pote­re ope­ra­io la richie­sta era quel­la di un «sala­rio garan­ti­to» indi­pen­den­te­men­te dal­la pre­sta­zio­ne lavo­ra­ti­va, di red­di­to per tut­ti, occu­pa­ti e disoc­cu­pa­ti, non di lavo­ro, con­ce­pi­to sem­pre come sfruttamento.

In meri­to a pro­po­ste di tale tipo occor­re tut­ta­via fare due osser­va­zio­ni: la pri­ma è che a Pote­re ope­ra­io non inte­res­sa­va avan­za­re richie­ste com­pa­ti­bi­li con il siste­ma, che potes­se­ro esse­re da que­sto accol­te e assor­bi­te. Quan­do ciò si veri­fi­ca­va, ecco che era subi­to ela­bo­ra­ta una nuo­va pro­po­sta, anco­ra più radi­ca­le e incon­ci­lia­bi­le. Gli slo­gan ser­vi­va­no al grup­po per ren­der­si rico­no­sci­bi­le, per crea­re una pro­pria linea, fat­ta di obiet­ti­vi il più pos­si­bi­le avan­za­ti rispet­to a quel­li sin­da­ca­li e a quel­li del­le altre for­ma­zio­ni del­la nuo­va sini­stra, attor­no ai qua­li rac­co­glie­re con­sen­so, indi­pen­den­te­men­te dal­la attua­bi­li­tà del­le pro­po­ste fat­te. A que­sta osser­va­zio­ne ne fa segui­to un’altra: l’obiettivo del «sala­rio garan­ti­to», che diven­ne poi richie­sta di «sala­rio poli­ti­co», non fu per­se­gui­to attra­ver­so moda­li­tà pre­vi­ste dall’ordinario mec­ca­ni­smo eco­no­mi­co, ben­sì attra­ver­so la pra­ti­ca dell’appropriazione, che pro­prio a par­ti­re dal 1970 comin­ciò a dif­fon­der­si. Il fat­to di occu­pa­re una casa, all’inizio, o di rapi­na­re un super­mer­ca­to, poi, non era più sen­ti­to come ille­ga­le, ma giu­sti­fi­ca­to come «riap­pro­pria­zio­ne di ric­chez­za socia­le» ingiu­sta­men­te sot­trat­ta ai legit­ti­mi bene­fi­cia­ri, i pro­le­ta­ri. Que­sto mostra come in real­tà Pote­re ope­ra­io pre­ve­des­se mec­ca­ni­smi di rea­liz­za­zio­ne degli obiet­ti­vi che vio­las­se­ro la legit­ti­mi­tà del siste­ma, per pro­vo­car­ne la cri­si e crea­re così le con­di­zio­ni rivo­lu­zio­na­rie. Vie lega­li, leg­gi di rifor­ma, pro­po­ste com­pa­ti­bi­li con le rego­le del­la pro­du­zio­ne era­no respin­te, in quan­to rite­nu­te stru­men­ti atti a garan­ti­re un solo inte­res­se, quel­lo di par­te capitalistica.

L’obiettivo del sala­rio poli­ti­co per­mi­se l’individuazione di nuo­vi refe­ren­ti socia­li da coin­vol­ge­re nel pro­get­to rivo­lu­zio­na­rio. L’iniziale cen­tra­li­tà del­la clas­se ope­ra­ia comin­cia­va a vacil­la­re. Pote­re ope­ra­io con­ti­nua­va a ripe­te­re che com­pi­to del­le avan­guar­die ope­ra­ie era quel­lo di rac­co­glie­re l’intero pro­le­ta­ria­to attor­no agli obiet­ti­vi ope­rai, assun­ti come inte­res­se gene­ra­le. Eppu­re, paral­le­la­men­te all’estensione dell’intervento al Sud, si avver­te uno spo­sta­men­to dell’attenzione ver­so i disoc­cu­pa­ti, i brac­cian­ti, i lavo­ra­to­ri sal­tua­ri, gli stu­den­ti. For­se anche in segui­to alla rea­li­sti­ca con­si­de­ra­zio­ne, più vol­te ripor­ta­ta dal gior­na­le, di quan­to anco­ra il sin­da­ca­to con­tas­se in fab­bri­ca e di quan­to fos­se dif­fi­ci­le, seb­be­ne i toni trion­fa­li­sti­ci o cata­stro­fi­ci (a secon­da dei casi) ten­des­se­ro a negar­lo, sca­val­car­ne l’organizzazione. Da qui la pre­oc­cu­pa­zio­ne di costrui­re non solo nuclei di coor­di­na­men­to e dire­zio­ne in fab­bri­ca, ma anche sul ter­ri­to­rio chie­den­do casa, tra­spor­ti, scuo­la gra­tis e ovvia­men­te sala­rio per tutti.

Se il 1970 può con­si­de­rar­si un anno den­so di rifor­me dal pun­to di vista isti­tu­zio­na­le, lo stes­so non può dir­si dal pun­to di vista socia­le. Duran­te il ter­zo gover­no Rumor (27 marzo‑6 luglio 1970) furo­no com­ple­ta­ti gli iter legi­sla­ti­vi del­lo «sta­tu­to dei lavo­ra­to­ri» e del­la leg­ge attua­ti­va dell’ordinamento regio­na­le, essen­do­si già pre­vi­sta l’elezione dei con­si­gli regio­na­li per il 7 giu­gno 1970. Ven­ne con­ces­sa l’amnistia che il Psi chie­de­va per i rea­ti con­nes­si ad agi­ta­zio­ne sin­da­ca­le e appro­va­ta la leg­ge costi­tu­zio­na­le che isti­tui­va il refe­ren­dum abro­ga­ti­vo. Per quan­to riguar­da la leg­ge sul divor­zio, essa ven­ne appro­va­ta in via defi­ni­ti­va dal­la Came­ra il 1° dicem­bre 1970 [4]. Per le altre richie­ste rifor­ma­tri­ci avan­za­te dai sin­da­ca­ti nei set­to­ri del­la casa [5], del­la sani­tà, del­la scuo­la, dei tra­spor­ti, dai gover­ni dell’epoca furo­no ripe­tu­te pro­mes­se sen­za tro­va­re alcu­na applicazione.

Le resi­sten­ze che le richie­ste sin­da­ca­li di rifor­ma incon­tra­ro­no a livel­lo gover­na­ti­vo favo­ri­ro­no la mobi­li­ta­zio­ne diret­ta dei grup­pi extra­par­la­men­ta­ri di sini­stra sul ter­re­no socia­le. Fu in que­sto perio­do, pre­ci­sa­men­te nel novem­bre 1970, che Lot­ta con­ti­nua lan­ciò il pro­gram­ma com­pen­dia­to dal­la for­mu­la: «Pren­dia­mo­ci la cit­tà». Emble­ma­ti­co rima­se l’episodio dell’occupazione del­le case Iacp di via­le Tibal­di a Mila­no, nel giu­gno 1971, dove una cin­quan­ti­na di fami­glie riu­sci­ro­no, dopo aver subì­to vari sgom­be­ri da par­te del­la poli­zia, a otte­ne­re l’assegnazione dei loca­li occu­pa­ti. Lot­ta con­ti­nua ave­va pro­mos­so e diret­to l’iniziativa insie­me al Col­let­ti­vo di Archi­tet­tu­ra, ma a essa ade­ri­ro­no altri grup­pi rivo­lu­zio­na­ri, tra cui Pote­re ope­ra­io, set­to­ri del sin­da­ca­to e del­le Acli [6]. Epi­so­di di que­sto tipo con­tri­bui­ro­no a crea­re un cli­ma di avvi­ci­na­men­to, a favo­ri­re ipo­te­si di uni­tà d’azione che pre­lu­des­se­ro alla for­ma­zio­ne di un’unica orga­niz­za­zio­ne alter­na­ti­va alla sini­stra tradizionale.

Anche la cam­pa­gna con­tro il «decre­to­ne», un decre­to-leg­ge pre­sen­ta­to dal gover­no Colom­bo nell’agosto 1970, che pre­ve­de­va dispo­si­zio­ni di carat­te­re tri­bu­ta­rio e quin­di un aggra­va­men­to del cari­co fisca­le, tro­vò con­cor­di Mani­fe­sto e Pote­re ope­ra­io, oltre all’ostruzionismo con­dot­to in Par­la­men­to dai depu­ta­ti del Psiup e alle richie­ste di radi­ca­li modi­fi­che da par­te del Pci [7].

Note [1] V. Foa, op. cit., p. 198. [2] P. Gin­sborg, Sto­ria d’Italia dal dopo­guer­ra a oggi, Einau­di, Tori­no 1989, pp. 448–449. [3] V. Foa, op. cit., p. 199. [4] P. Cra­ve­ri, La repub­bli­ca dal 1958 al 1992, in Sto­ria d’Italia, diret­ta da G. Galas­so, vol. XXIV, t. 2, UTET, Tori­no 1995, pp. 428–432. [5] In real­tà sul pro­ble­ma del­la rifor­ma del set­to­re abi­ta­ti­vo e del­la pia­ni­fi­ca­zio­ne urba­na ven­ne vara­ta una leg­ge nell’ottobre 1971, dagli esi­ti alquan­to delu­den­ti. Cfr. P. Gin­sborg, Sto­ria d’Italia dal dopo­guer­ra a oggi, cit., pp. 445–447. [6] L. Bob­bio, Sto­ria di Lot­ta Con­ti­nua, Fel­tri­nel­li, Mila­no 1988, p. 86. [7] Il decre­to­ne fu defi­ni­ti­va­men­te appro­va­to dal Sena­to il 15 dicem­bre 1970. Cfr. P. Cra­ve­ri, op. cit., pp. 436–437.