Filtra per Categoria
Autonomia Bolognese
Autonomie del Meridione
Fondo DeriveApprodi
Collettivi Politici Veneti
Autonomia Toscana
Blog

Di 0‑V3 MZ.

Pun­ta­te precedenti

E’ tem­po di rico­no­sce­re che vivia­mo in una nuo­va era ed abbia­mo biso­gno di un nuo­vo les­si­co. Il nostro habi­tat è tri­di­men­sio­na­le (ter­ri­to­rio, vir­tua­le e spa­zio), sor­ret­to dal­la siner­gia del­le tec­no­lo­gie con­ver­gen­ti. Il capi­ta­le è un rap­por­to socia­le, di clas­se, di for­za, ter­re­no del­lo scon­tro tra pro­fit­to e libe­ra­zio­ne. Il coman­do finan­zia­rio, gui­da­to da algo­rit­mi che van­no oltre le rego­le clas­si­che dell’economia, in cui si muo­vo­no sot­to­si­ste­mi vec­chi e nuo­vi di pote­re,  non è un Moloch defi­ni­ti­va­men­te vin­cen­te. Che fare:https://municipiozero.it/oltre-lumano-oltre-i-post-oltre-non-si-puo-rimettere-il-dentifricio-nel-tubetto/

Oltre l’umano #2

Il futu­ro ini­zia oggi non domani

* In tran­si­zio­ne 

Stia­mo viven­do in tem­po rea­le la tran­si­zio­ne dal post all’oltre uma­no. Il nostro tem­po sto­ri­co, que­sti decen­ni di ini­zio mil­le­nio, sono un tem­po pie­no di non più e non anco­ra. Un tem­po di tran­si­zio­ne, in cui però pos­sia­mo vede­re cose che ci pos­so­no esse­re mol­to uti­li per usci­re dal pas­sa­to e muo­ver­ci con mag­gio­re libertà.

Non più solo il tem­po dei post (post-for­di­smo, post-moder­no …), carat­te­riz­za­to dal ren­de­re evi­den­te la fine del ciclo pre­ce­den­te. Il tem­po dei post è sta­to impor­tan­te per dare valo­re e attra­ver­sa­re le dif­fe­ren­ze, non più ricon­du­ci­bi­li a uno (don­na-uomo, uomo-mac­chi­na, uomo- natu­ra.. ). E’ sta­to come aggiun­ge­re let­te­re al nostro alfa­be­to, per pro­va­re a scri­ve­re un nuo­vo lin­guag­gio del­la libe­ra­zio­ne. Le dif­fe­ren­ze, dive­nu­te dico­to­mie incon­ci­lia­bi­li, non si pote­va­no cer­to ridur­re a uno, for­zan­do­le ad uni­tà con il vec­chio alfa­be­to nove­cen­te­sco, infi­lan­do­le in teo­rie pre­con­fe­zio­na­te di lot­ta. Sareb­be sta­to come rema­re con­tro la realtà.

Non anco­ra appie­no il tem­po dell’oltre, ma un tem­po in cui ini­zia­no a dar­si nuo­ve pos­si­bi­li for­me di ricom­po­si­zio­ne inte­sa come pos­si­bi­le libe­ra­zio­ne. Un tem­po in cui agi­sco­no for­me di sog­get­ti­va­zio­ne, come si dice oggi, ovve­ro sog­get­ti con carat­te­ri­sti­che nuo­ve a cui guar­da­re e che pos­so­no allu­de­re a nuo­ve for­me di ricomposizione. 

Per affron­ta­re que­sta visio­ne ci ser­ve il con­cet­to di ibri­do. La paro­la ibri­do ha una eti­mo­lo­gia incer­ta, per la mag­gio­re va l’ipotesi che deri­vi dal lati­no hybrĭ­da «bastar­do» o dal­la paro­la greca 

ὕβρις, quel­la di Pro­mo­teo per capir­ci. Bastar­do, nel­la vul­ga­ta signi­fi­ca di ori­gi­ni dub­bie, un qual­co­sa di nuo­vo, altro dal­le sue ori­gi­ni. Non solo una som­ma­to­ria lim­pi­da di cose ma inve­ce un mix inno­va­ti­vo. Insom­ma una qua­li­tà mol­to uti­le non solo per defi­ni­re i nuo­vi sog­get­ti del tem­po del­la tran­si­zio­ne dal post all’oltre ma anche le for­me del­la real­tà, del siste­ma in cui vivia­mo, per­fi­no del potere. 

* Tra sacro e profano. 

Pri­ma di avviar­ci lun­go i cam­mi­ni ibri­di del nostro tem­po sto­ri­co in tran­si­zio­ne tra i post e l’oltre, dob­bia­mo sce­glie­re, una vol­ta per tut­te la bus­so­la con cui inten­dia­mo orien­tar­ci. Eh sì, per­ché sen­za bus­so­la non defi­nia­mo il nostro nord e bran­co­lia­mo come ubriachi. 

Come avan­zia­mo nel­la tran­si­zio­ne tra post e oltre, in que­sto tem­po di cam­bia­men­ti, di spae­sa­men­to, di con­trad­di­zio­ni, di man­can­za di rife­ri­men­ti dati? Un tem­po che è un gran casino?

Pos­sia­mo affron­ta­re la real­tà da un pun­to di vista spi­ri­tua­le ed asso­lu­to oppu­re mate­ria­li­sta e rela­ti­vo. Si trat­ta di fare una scel­ta chia­ra, “ter­tium non datur”. O sce­gli un nord, o un altro, per orien­ta­re il tuo cam­mi­no, pena il fat­to di per­de­re la stra­da per pro­va­re a cam­bia­re radi­cal­men­te lo “sta­to di cose pre­sen­ti”. Insom­ma la vec­chia scel­ta tra sacro e profano. 

La com­ples­si­tà del nostro tem­po si può affron­ta­re attra­ver­so lo spi­ri­tua­le ed asso­lu­to, come fan­no tut­te le reli­gio­ni, i new age, le dina­mi­che ambien­ta­li­ste por­ta­te all’estremo, che han­no cer­tez­ze dog­ma­ti­che e di con­se­guen­za un pun­to di vista con­ser­va­ti­vo del sem­pre ugua­le, come valo­re che va sal­va­guar­da­to da ogni muta­men­to di tipo epocale. 

Oppu­re si può affron­ta­re il pre­sen­te attra­ver­so il mate­ria­li­smo e il rela­ti­vo, spor­can­do­si, affon­dan­do nel­la real­tà, pron­ti a con­fron­tar­si con ciò che muta non aven­do nes­sun asso­lu­to da difen­de­re ma anzi il cam­bia­men­to radi­ca­le da costrui­re. Una stra­da que­sta appar­te­nu­ta alla vec­chia sto­ria del movi­men­to ope­ra­io, alla sto­ria comu­ni­sta, oltre che a chi non ha mai avu­to pau­ra di scon­trar­si con il sacro asso­lu­to ed impe­ran­te in voga al momento. 

C’è un pic­co­lo pro­ble­ma però, oggi, un para­dos­so: sem­bra che il sacro vesta gli abi­ti del­la resi­sten­za  di fron­te ai pesan­ti muta­men­ti epo­ca­li. Per capir­ci, le reli­gio­ni e tut­ti gli asso­lu­ti ana­lo­ghi sono osan­na­ti come baluar­do con­tro quel­lo che sem­bra l’unico pro­fa­no pos­si­bi­le, quel­lo dei mer­ca­ti, del siste­ma capi­ta­li­sta, che di cer­to non è meta­fi­si­co ma mate­ria­le. Papa Fran­ce­sco, per cita­re una chie­sa che cono­scia­mo da vici­no, è diven­ta­to il pun­to di rife­ri­men­to con­tro le bar­ba­rie del siste­ma, con tut­ti gli annes­si e con­nes­si del­la sacra­li­tà del­la vita, dell’importanza del­la cari­tà, dell’aiuto ai pove­ri, dell’importanza del pro­prio per­so­na­le impe­gno e via dicendo. 

E’ impor­tan­te cer­ca­re di capi­re cosa è suc­ces­so, sto­ri­ciz­za­re quan­to è avve­nu­to per non esse­re banali. 

Par­lia­mo del­la chie­sa cat­to­li­ca per­ché noi qui vivia­mo, que­sto il ter­ri­to­rio in cui sia­mo situa­ti. Non che le altre reli­gio­ni ed asso­lu­ti sia­no da meno (l’Islam ce lo dimo­stra …). Tra l’altro anche chi si dice ateo respi­ra nel ter­ri­to­rio che abi­ta l’oppio dei popo­li che affu­mi­ca l’aria che respi­ra, per­ché la gran­de capa­ci­tà del­le reli­gio­ni è di avvol­ge­re l’intero siste­ma socia­le, pla­sman­do­ne le rela­zio­ni tra indi­vi­dui, volen­ti o nolenti. 

Restia­mo per­ciò a casa nostra per capirci. 

Nei decen­ni pas­sa­ti il sacro ha com­bat­tu­to dura­men­te il pro­fa­no, in par­ti­co­la­re la teo­ria e pra­ti­ca del comu­ni­smo, visti come il Dia­vo­lo in ter­ra. Cer­to, anche all’ora, nel cam­po pro­fa­no c’era pure il capi­ta­li­smo, che di cer­to non è spi­ri­tua­le ma una dina­mi­ca di rap­por­ti di for­za quan­to mai mate­ria­li, ma il vero nemi­co da com­bat­te­re sen­za esclu­sio­ni di col­pi era qual­sia­si alter­na­ti­va cre­di­bi­le di libe­ra­zio­ne mate­ria­le di altra natu­ra. Con il capi­ta­li­smo la chie­sa pote­va veni­re a pat­ti ed anda­re a brac­cet­to, con il comu­ni­smo, inte­so come movi­men­to che abo­li­sce l’ordine di cose pre­sen­ti, di cer­to no. Era lot­ta dura. 

In que­sti ulti­mi vent’anni, il tem­po tra il post e l’oltre, nel cam­po del pro­fa­no, man­can­do la for­za di un pen­sie­ro e di una pra­ti­ca di libe­ra­zio­ne e rot­tu­ra rivo­lu­zio­na­ria, si è affer­ma­ta l’egemonia capi­ta­li­sta.  E’ come se il cam­po del pro­fa­no fos­se rima­sto in tota­le appan­nag­gio del capitalismo. 

Per cui lo scon­tro sem­bra oggi tra il sacro, la chie­sa che resi­ste e lot­ta con­tro il pro­fa­no, il capi­ta­li­smo. E’ un effet­to distor­to, for­se sareb­be il caso di usa­re la paro­la disto­pi­co: pen­sa­re la chie­sa come un’alternativa di siste­ma non solo è un abba­glio ma è qual­co­sa di cui libe­rar­si al più presto. 

La chie­sa affon­da la sua gene­si nell’assoluto e si pre­fig­ge un fine spi­ri­tua­le immu­ta­bi­le per que­sto è un baluar­do del con­ser­va­to­ri­smo, garan­ti­to da Dio per quan­to riguar­da le gran­di que­stio­ni di fon­do. E’ nel­la sua natu­ra com­bat­te­re il sen­so pro­fon­do del pro­fa­no, ovve­ro la scel­ta uma­na di pren­de­re in mano le pro­prie sor­ti, supe­ran­do spi­ri­tua­li­smo ed asso­lu­to, eman­ci­pan­do­si da Dio, costruen­do la pro­pria libe­ra­zio­ne qui ed ora. 

Per que­sto si trat­ta di sce­glie­re il pro­fa­no, il mate­ria­li­smo, la ricer­ca, la capa­ci­tà di pra­ti­ca­re il rela­ti­vo di fron­te all’assoluto, la curio­si­tà del­le scien­ze, dei sape­ri e del­le tec­no­lo­gie, di dire … che venia­mo da un buco nero e lì tor­ne­re­mo. Sen­za per que­sto ave­re pau­ra del futuro. 

E’ come se in par­ten­za per una cor­sa, il cor­ri­do­re A voglia arri­va­re nel cal­do dei tro­pi­ci e il cor­ri­do­re B voglia anda­re nel fred­do dell’Antartide. Ognu­no dei due ha cose diver­se nel suo baga­glio per­ché ha un diver­so obiet­ti­vo. Uno vuo­le arri­var­ci con le sue gam­be, insie­me ai suoi com­pa­gni, l’altro cre­de che qual­cu­no, un’entità supe­rio­re, lo aiu­te­rà ad arri­va­re a desti­na­zio­ne. Per far­la più bre­ve, uno è con­vin­to che la pos­si­bi­le feli­ci­tà sta nel­la sua cor­sa, l’altro che la feli­ci­tà stia in qual­co­sa di garan­ti­to che ver­rà solo dopo la cor­sa. Voi capi­te che sono due cose ben diverse. 

Per cui ini­zia­mo ad attra­ver­sa­re il tem­po di tran­si­zio­ne tra il post e l’oltre con la bus­so­la, pos­si­bil­men­te tec­no­lo­gi­ca, orien­ta­ta in moda­li­tà pro­fa­no e l’ibrido come qua­li­tà da indagare.

* Nuo­vo pote­re capi­ta­li­sta: l’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio e i sottosistemi

Inten­dia­mo­ci, quan­do par­lia­mo di capi­ta­li­smo non stia­mo par­lan­do di un Moloch inde­fi­ni­to e sem­pre pre­sen­te (… abbia­mo appe­na abban­do­na­to la cate­go­ria di asso­lu­to, non pos­sia­mo ripren­der­la …) ma la capa­ci­tà capi­ta­li­sta di costrui­re ege­mo­nia eco­no­mi­ca-cul­tu­ra­le-poli­ti­ca. Cosa che altre ideo­lo­gie, nar­ra­zio­ni non sono, fino­ra, riu­sci­te a deter­mi­na­re. Il capi­ta­li­smo, lo ripe­tia­mo per non esse­re frain­te­si, va inte­so come un con­cet­to fat­to di rela­zio­ni, di con­trad­di­zio­ni, di capa­ci­tà di attra­ver­sar­le costruen­do una pro­pria ege­mo­nia di discor­so sui diver­si piani. 

Quel­lo che si trat­ta di inda­ga­re è la qua­li­tà del pote­re che si pre­sen­ta oggi come un ibrido. 

Un ibri­do, gover­na­to dagli algo­rit­mi del­la finan­za, che fa inte­ra­gi­re mer­ca­to (doman­da a cui rispon­de una offer­ta) e coman­do (impo­si­zio­ne con la for­za), attra­ver­san­do sot­to­si­ste­mi vec­chi e nuovi. 

Una nuo­va for­ma di pote­re che appa­re come un gro­vi­glio dif­fi­ci­le da com­pren­de­re, per­ché in movi­men­to e pie­no di ten­sio­ni, in cui la carat­te­ri­sti­ca ibri­da è una costante. 

Basta guar­da­re ai sot­to­si­ste­mi vec­chi e nuo­vi. Cer­to alcu­ni sono sta­ta­li ma altri di sicu­ro no. 

Ne è un esem­pio lo scon­tro sul­le que­stio­ni del­lo spa­zio tra la Cina (enti­tà sta­ta­le) con Musk (impren­di­to­re pri­va­to, oggi in testa tra i più ric­chi al mon­do) per­ché nei mesi scor­si i satel­li­ti lan­cia­ti da Spa­ce X, la socie­tà spa­zia­le del fon­da­to­re di Tesla e cofon­da­to­re di Pay­Pal, per due vol­te sono qua­si entra­ti in col­li­sio­ne con la sta­zio­ne spa­zia­le Tian­gong. Vuol dire che in asso­lu­to ogni ric­co­ne vale come uno sta­to? No, ma vuol dire che ci sono pri­va­ti che incar­na­no impre­se che oggi con­ta­no tan­to quan­to enti­tà sta­ta­li com­ples­se. Ma al tem­po stes­so le enti­tà sta­ta­li inte­ra­gi­sco­no con que­sti nuo­vi sot­to­si­ste­mi, a vol­te con­si­de­ran­do­li del­le risor­se a vol­te dei com­pe­ti­tor. Vin­ce il pri­va­to, vin­ce lo sta­to? Nes­su­no dei due. Sono ambe­due par­te dell’ibrido del­le nuo­ve for­me del pote­re. Ambe­due si muo­vo­no, si allea­no o si com­bat­to­no den­tro lo spa­zio degli algo­rit­mi del mercato/​comando finan­zia­rio, loro rife­ri­men­to comune. 

Pas­sia­mo ad un altro appa­ren­te rom­pi­ca­po, i bit­coin e le mone­te digi­ta­li. Nuo­ve rela­zio­ni di mone­ta che van­no oltre la defi­ni­zio­ne dell’economia poli­ti­ca e che sono garan­ti­te non più da sovra­ni­tà sta­ta­li ma dall’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio. Insom­ma un bel cam­bia­men­to da quel­lo che ci rac­con­ta la serie “Casa di car­ta” quan­do la sta­bi­li­tà di uno sta­to, la Spa­gna, si reg­ge­va sul­la riser­va di lin­got­ti d’oro. Ma in fon­do anche nel­la serie, alla fine il tut­to, è solo una con­ven­zio­ne (AAA da qui in poi spoi­ler….) per­ché il pat­to sigla­to tra il Pro­fes­so­re e Tamayo è che la riser­va aurea sia sta­ta ritro­va­ta e i rapi­na­to­ri han­no fat­to una brut­ta fine, ma nel­la real­tà, di comu­ne accor­do tra tut­ti, al posto dei lin­got­ti d’oro ci sono quel­li di bron­zo e i nostri eroi se ne van­no libe­ri e ric­chi, in cam­bio del silen­zio, men­tre la Spa­gna è sal­va dal­la ban­ca­rot­ta. Del resto “l’oro di un Pae­se è una illu­sio­ne”, ave­va det­to il Pro­fes­so­re a Paler­mo in un fla­sh­back. Cer­to un’illusione che però deve ave­re del­le soli­de garan­zie. Ora a garan­zia dei Bit­coin c’è una for­mu­la, un algo­rit­mo e que­sto pare basta­re. Ormai le crip­to­va­lu­te sono uno degli asset fun­zio­na­li al mon­do finanziario. 

Per­fi­no le guer­re oggi sono ibri­de. Non solo per­ché a com­bat­ter­le sono un nuo­vo mix di tec­no­lo­gie tra spa­zio e ter­ra, di con­trac­tor arma­ti di moder­ni siste­mi mili­ta­ri, di mili­zie tri­ba­li, ma per­ché i sot­to­si­ste­mi si scon­tra­no per con­ta­re in una sor­ta di caos da sovraf­fol­la­men­to, che non impe­di­sce all’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio di prosperare. 

Pen­sia­mo alla cro­na­ca di que­sti giorni. 

Le ten­sio­ni in Kaza­ki­stan han­no tenu­to ban­co per qual­che set­ti­ma­na. Ma da dove nasce il pro­ble­ma in que­sto pae­se che è 9 vol­te l’Italia con una popo­la­zio­ne di 19 milio­ni di per­so­ne, rag­grup­pa­te in clan che si sono tra­sfor­ma­ti in aggre­ga­zio­ni di inte­res­si eco­no­mi­ci? Cer­to dal mal­con­ten­to per l’aumento del prez­zo dei car­bu­ran­ti, cer­to dall’insofferenza ver­so il nuo­vo gover­no, figlia­stro del vec­chio regi­me. Ma quan­to c’entra nel­la cri­si ener­ge­ti­ca il fat­to che negli ulti­mi mesi il pae­se fos­se diven­ta­ta l’Eldorado dei miners che, per estrar­re i Bit­coin, assor­bo­no quan­ti­tà paz­ze­sche di ener­gia? Tan­to. Quan­to c’entra il fat­to che il pae­se, da cui si estrae il 43% mon­dia­le dell’uranio, tor­na­to in auge con la bufa­la che l’energia nuclea­re di fusio­ne sia green, fac­cia gola a mol­ti? Tan­to. Quan­to c’entra la situa­zio­ne geo­po­li­ti­ca che vede la Rus­sia, che non ha esi­ta­to a man­da­re i suoi sol­da­ti, sem­pre più pre­oc­cu­pa­ta di quel­lo che si sta muo­ven­do nel­la cin­tu­ra dei pae­si cusci­net­to ver­so la Nato ed anche ben inten­zio­na­ta a non per­de­re il con­trol­lo sul Cosmo­dro­mo di Baj­ko­nur, spa­zio por­to fon­da­men­ta­le nei gio­chi mili­ta­ri nel­lo spa­zio? Tan­to. Quan­to c’entra l’attenzione che la Cina rivol­ge al pae­se con­fi­nan­te con il Sin­jan, regio­ne di for­ti ten­sio­ni? Tan­to. Quan­to c’entra lo zam­pi­no ame­ri­ca­no nel met­te­re ziz­za­nia tra Cina e Rus­sia, oggi vici­ne per comu­ne nemi­co più che per affi­ni­tà? Tan­to. Insom­ma nes­su­na di que­ste moti­va­zio­ni è l’unica cau­sa di quel­lo che è suc­ces­so, ma tut­te si mischia­no, crean­do un mix esplo­si­vo. Poi dopo qual­che gior­no di atten­zio­ne il Kaza­ki­stan è spa­ri­to dai radar del­la comu­ni­ca­zio­ne, ma non è che le mol­te­pli­ci cau­se alla radi­ce di quan­to suc­ces­so sia­no sta­te risol­te, cova­no tut­te sot­to le ceneri. 

Negli ulti­mi gior­ni è ritor­na­ta in voga inve­ce un’altra guer­ra, quel­la annun­cia­ta per l’Ucraina. Anche qui un mix di ten­sio­ni e pul­sio­ni. Ma dav­ve­ro c’è il peri­co­lo di una guer­ra? La rispo­sta è un ibri­do, per­ché die­tro a quel­lo che sta suc­ce­den­do ci sono le pul­sio­ni che attra­ver­sa­no la Rus­sia di Putin, alfie­re del­la glo­ba­liz­za­zio­ne ma anche pron­to a sof­fia­re sui nazio­na­li­smi più arcai­ci, così come gli inte­res­si ame­ri­ca­ni, vol­ti a man­te­ne­re un ruo­lo ege­mo­ne da ride­fi­ni­re negli scac­chie­ri inter­na­zio­na­li. Sen­za dimen­ti­ca­re le ten­sio­ni intra-euro­pee, tra est e ove­st, pae­si for­ti come la Ger­ma­nia e più debo­li, ma non dispo­sti a far­si da par­te, come quel­li dell’est. Sì, per­ché un para­dos­so che attra­ver­sa i sot­to­si­ste­mi sta­ta­li è che nes­su­no è dispo­sto ad allon­ta­nar­si dal­le filie­re eco­no­mi­che glo­ba­li, uni­che in gra­do di garan­ti­re i pro­fit­ti ma al tem­po stes­so, mai come in que­sti tem­pi, si sono ali­men­ta­ti nazio­na­li­smi e pru­ri­ti addi­rit­tu­ra etni­ci. Per cui la guer­ra in Ucrai­na ci sarà? Di cer­to non sarà la temu­ta guer­ra nuclea­re che ha man­te­nu­to la pace nel tem­po del­la guer­ra fred­da, con la pau­ra del­la distru­zio­ne tota­le del pia­ne­ta. Se guer­ra ci sarà, avver­rà sui pia­ni ibri­di tra mili­ta­re ed eco­no­mi­co, nel­la rete e nel­lo spa­zio e comun­que anche in que­sto caso le cau­se di ten­sio­ni reste­ran­no anco­ra sot­to la cenere. 

Una guer­ra che inve­ce è spa­ri­ta dal­la comu­ni­ca­zio­ne main­stream se non per bre­vi laco­ni­ci mes­sag­gi sul fat­to che i bam­bi­ni muo­io­no di fame e le don­ne sono eufe­mi­sti­ca­men­te meno libe­re è quel­la in Afgha­ni­stan. Dopo esser­si strac­cia­ti le vesti nei mesi scor­si in tut­ti i con­ses­si inter­na­zio­na­li depu­ta­ti a difen­de­re i dirit­ti uma­ni, i tale­ba­ni sono feli­ce­men­te al pote­re ed Amen o Inshallah. 

D’altronde anche del­la guer­ra in Siria e dell’insopportabile que­stio­ne che Assad sia anco­ra al pote­re, in un pae­se distrut­to per esse­re diven­ta­to il cam­po del­la guer­ra per pro­cu­ra tra i diver­si atto­ri regio­na­li (Tur­chia, Iran, Ara­bia Sau­di­ta) ed inter­na­zio­na­li (Rus­sia, Cina, Usa), non se ne par­la più se non per le imma­gi­ni, da dare in pasto al gran­de pub­bli­co, del pic­co­lo Musta­fa sen­za brac­cia e gam­be arri­va­to in Ita­lia, come gran­de atto di gene­ro­si­tà e carità.

Per non par­la­re dell’altro gran­de tea­tro di guer­ra, che da noi non vie­ne nean­che sus­sur­ra­to, quel­lo che si muo­ve dal Mar Cine­se ver­so il Paci­fi­co, anche qui sot­to l’occhio dei satel­li­ti dal­lo spa­zio, nel­la con­te­sa tra Cina e America. 

Sot­to­si­ste­mi pron­ti a distrug­ger­si a vicen­da? Dif­fi­ci­le, ma l’incidente, qual­co­sa di non pre­vi­sto,  può sem­pre suc­ce­de­re ed in ogni caso l’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio per il momen­to dor­me sogni tran­quil­li viag­gian­do tra i vari fusi ora­ri. Sem­bra più che i vari sot­to­si­ste­mi vec­chi e nuo­vi, sta­ta­li e no, lega­li ed ille­ga­li sia­no alle pre­se con la neces­si­tà di “ave­re un posto al sole”, di  con­ti­nua­re ad esi­ste­re e resi­ste­re. Cosa resa anco­ra più dif­fi­ci­le non solo per la gene­ra­le aggres­si­vi­tà ester­na ma anche dal­la neces­si­tà di far fron­te al fat­to­re uma­no, a quell’insieme di pul­sio­ni che costi­tui­sco­no le rela­zio­ni socia­li, l’aggregarsi del bipe­de che sia­mo, por­tan­do­si die­tro il pro­prio baga­glio di radi­ci etni­che, cul­tu­ra­li e antro­po­lo­gi­che, anco­ra come codi­ce di aggregazione. 

Il tut­to pare un ibri­do tra Risi­ko e Mono­po­li con una spruz­za­ti­na di video­ga­me, dove però chi si con­ten­de il cam­po non ha l’ambizione  di vin­ce­re tut­to, di gover­na­re il mon­do. A quel­lo ci pen­sa  l’algoritmo  del mercato/​comando finan­zia­rio. Al mas­si­mo i gio­ca­to­ri pos­so­no mira­re a resi­ste­re, esi­ste­re e non spa­ri­re, guar­dan­do­si sem­pre le spal­le e sapen­do che le vec­chie stra­te­gie basa­te su car­rar­ma­ti­ni e car­te sono ana­cro­ni­sti­che, tan­to più che nel­la glo­ba­liz­za­zio­ne, che tut­to attra­ver­sa e con­net­te, anche la Kam­cha­t­ka può diven­ta­re impor­tan­te e il gio­co non avvie­ne più nel piat­to map­pa­mon­do ma nell’intero spa­zio, non solo nell’accumulo di beni fisi­ci ma nel vor­ti­ce del dena­ro che pro­du­ce denaro. 

* La com­po­si­zio­ne del lavoro

Dopo aver cer­ca­to di por­re degli ele­men­ti ini­zia­li per defi­ni­re il capi­ta­le come nuo­vo pote­re capi­ta­li­sta, l’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio e i sot­to­si­ste­mi, tuf­fia­mo­ci ad ini­zia­re ad inda­ga­re la com­po­si­zio­ne del lavoro. 

Pri­ma però dob­bia­mo fer­mar­ci un attimo. 

Ci sia­mo ben pian­ta­ti nel cam­po del pro­fa­no. L’abbiamo scel­to. Pro­fa­no fa rima con la scien­za e la cono­scen­za, ovve­ro la ten­sio­ne ad anda­re oltre l’assoluto inda­gan­do la mate­ria. Ma qua­li scien­ze, qua­li conoscenze? 

Non pos­sia­mo più accon­ten­tar­ci di dire che la scien­za non è neu­tra ma al ser­vi­zio del capi­ta­le, di  con­ti­nua­re ad oscil­la­re rispet­to alle tec­no­lo­gie tra la cri­ti­ca qua­si lud­di­sta e l’accettazione supi­na di ogni cosa come nuo­vo spa­zio di liber­tà, di bal­bet­ta­re alla ricer­ca del­le defi­ni­zio­ne sem­pre più agget­ti­va­te dei sape­ri (di par­te, ope­ra­io, fem­mi­ni­li, altrui, dif­fe­ren­ti etc etc …). Abbia­mo biso­gno, anche in que­sto caso dell’ibrido. Il con­cet­to di ibri­do, aven­do scel­to il cam­po del pro­fa­no, ci aiu­ta a spin­ger­ci nel­la ricer­ca di un nuo­vo les­si­co ed allo­ra for­se potre­mo ini­zia­re a par­la­re di STS ovve­ro Scienza/​e Tecnologia/​e Sapere/​i, come il nuo­vo mix oggi cen­tra­le sia dal pun­to di vista capi­ta­li­sta, per­ché ne inner­va la strut­tu­ra, sia dal pun­to di vista del­le poten­zia­li­tà di liberazione. 

Pen­sia­mo un atti­mo a cosa è cam­bia­to. Ogni set­to­re anche quel­lo più dan­na­ta­men­te mate­ria­le si valo­riz­za den­tro filie­re tec­no­lo­gi­che e sem­pre più spe­cia­liz­za­te. In ogni cam­po i sape­ri, volu­ta­men­te for­za­ti ad esse­re sepa­ra­ti, ven­go­no fat­ti agi­re in siner­gia per pro­dur­re quel quid in più che vie­ne ela­bo­ra­to dagli algo­rit­mi del mercato/​comando finan­zia­rio. In ogni aspet­to del­la nostra vita indi­vi­dua­le e col­let­ti­va la scien­za ha appor­ta­to cam­bia­men­ti velo­ci ed inim­ma­gi­na­bi­li. Inter­net del­le cose, start-up inno­va­ti­ve basa­te sul­la robo­ti­ca, intel­li­gen­za arti­fi­cia­le, nano­ma­te­rie, meta­ver­si vari, que­sti sono il futu­ro. Ma tut­to que­sto non è frut­to di una bac­chet­ta magi­ca di cui è dota­to il capi­ta­le. Die­tro ad ogni inven­zio­ne, ela­bo­ra­zio­ne, novi­tà tec­no­lo­gi­ca, scien­ti­fi­ca ci stan­no cor­pi e cer­vel­li che agi­sco­no, che ven­go­no for­za­ti alla sepa­ra­zio­ne e alla par­cel­liz­za­zio­ne sem­pre più spe­cia­li­sti­ca di ogni bran­chia del STS. 

Riflet­te­re su que­sto ibri­do ci aiu­ta a par­la­re di com­po­si­zio­ne del lavoro. 

Anche qui tor­nia­mo un atti­mo al post pri­ma di anda­re nell’oltre. Il tem­po del post (post for­di­smo etc …) ci è sta­to uti­le per rico­no­sce­re e ope­ra­re sul­le nuo­ve for­me, dif­fe­ren­ze che si era­no pro­dot­te nel supe­ra­men­to del lavo­ro clas­si­co, che già ave­va­mo ini­zia­to a foca­liz­za­re con il pas­sag­gio dall’operaio mas­sa all’operaio socia­le. Abbia­mo comin­cia­to a pren­de­re dime­sti­chez­za con la dif­fe­ren­za tra lavo­ro mate­ria­le e imma­te­ria­le, manua­le e intel­let­tua­le. Anzi ne abbia­mo fat­to fior fio­re di teo­rie (a vol­te fin trop­po …) per cer­ca­re con il lumi­ci­no il set­to­re trai­nan­te, cen­tra­le. E maga­ri, quan­do pen­sa­va­mo di aver­lo tro­va­to la stra­da, per orga­niz­zar­lo ci por­ta­va sui sen­tie­ri del cono­sciu­to, ovve­ro la sin­da­ca­liz­za­zio­ne (ovvia­men­te neces­sa­ria­men­te agget­ti­va­ta per dire che sta­va­mo cer­can­do qual­co­sa di nuovo). 

Oggi se guar­dia­mo alle for­me del lavo­ro tro­via­mo di fron­te a noi un ibri­do in cui vec­chie e nuo­ve carat­te­ri­sti­che del­le for­me del lavo­ro si mischia­no, sovrap­pon­go­no, plasmano. 

Il fac­chi­no del­la logi­sti­ca agi­sce in un con­te­sto di infor­ma­tiz­za­zio­ne dell’intera filie­ra, il super-esper­to di ener­gia quan­ti­ca svol­ge un lavo­ro par­cel­liz­za­to come in una vec­chia fab­bri­ca for­di­sta. L’ibrido inner­va la rela­zio­ne tra capi­ta­le e lavo­ro. E’ la ten­den­za. Chia­ro che ci sono lavo­ri che incar­na­no mag­gior­men­te la qua­li­tà di ibri­do ed altri meno. Ma l’acqua dove nuo­ta il pesce è la stes­sa. Al tem­po stes­so appa­io­no nuo­ve gerar­chie che por­ta­no al fat­to che i lavo­ri con mag­gior qua­li­tà di ibri­do inner­va­no i set­to­ri che sono mag­gior­men­te ed imme­dia­ta­men­te fun­zio­na­li all’algoritmo del mercato/​comando finan­zia­rio: sono i lavo­ri che si svi­lup­pa­no nell’insieme del­le STS. Basti pen­sa­re a quei set­to­ri che, nono­stan­te la pan­de­mia, han­no visto i loro rica­vi aumen­ta­re a dismi­su­ra come quel­li col­le­ga­ti alla rete,  alle tec­no­lo­gie, alle scien­ze, ai sape­ri. Non stia­mo dicen­do che non ci sono milio­ni di esse­ri uma­ni che lavo­ra­no in una situa­zio­ne che asso­mi­glia più alla schia­vi­tù che al lavo­ro moder­no, ma anche que­sti lavo­ri si inter­fac­cia­no con l’ibrido. Guar­dia­mo un magaz­zi­no Ama­zon: il lavo­ra­to­re A sca­ri­ca e cari­ca, gui­da­to dai dati rac­col­ti dal lavo­ra­to­re B, ela­bo­ra­ti dal lavo­ra­to­re C, pro­dot­ti crea­ti dal lavo­ra­to­re D, su inven­zio­ne crea­ti­va del lavo­ra­to­re E, dopo la cam­pa­gna comu­ni­ca­ti­va del lavo­ra­to­re F, che la ha crea­ta a par­ti­re dai dati rac­col­ti sul mer­ca­to del lavo­ra­to­re G … e via così … il lavo­ra­to­re A (maga­ri paki­sta­no) por­ta a casa i pasti deli­ve­ry, scat­ta al segna­le del dato rac­col­to dal lavo­ra­to­re B (maga­ri del call cen­ter in Alba­nia), il pasto è ela­bo­ra­to sul­la fal­sa­ri­ga del­la ricet­ta del lavo­ra­to­re C (maga­ri uno chef stel­la­to cala­bre­se), accom­pa­gna­to dal vino sele­zio­na­to dal lavo­ra­to­re D (maga­ri un som­me­lier fran­ce­se), il tut­to accom­pa­gna­to dal mar­chio crea­to dal lavo­ra­to­re E (maga­ri un crea­ti­vo americano). 

Insom­ma è chia­ro che ci sono lavo­ri e lavo­ri, ma è altret­tan­to evi­den­te che i lavo­ri che si carat­te­riz­za­no per una mag­gio­re quo­ta di ibri­do, che agi­sco­no nell’ibrido del STS sono poten­zial­men­te quel­li in cui la for­ma del­la ricom­po­si­zio­ne tra vec­chie e nuo­ve for­me del lavo­ro è più alta ed al tem­po stes­so han­no in poten­za una capa­ci­tà di ricom­po­si­zio­ne inno­va­ti­va più alta. Sì, per­ché quel­lo che dob­bia­mo ricer­ca­re non è il pun­to di più alto del siste­ma capi­ta­li­sta ma i sog­get­ti che pos­so­no inco­min­cia­re a pre­fi­gu­ra­re nuo­ve for­me di ricom­po­si­zio­ne, un ibri­do nuo­vo capa­ce di supe­ra­re par­cel­liz­za­zio­ni, fram­men­ta­zio­ni, inte­res­si solo di par­te, insom­ma le carat­te­ri­sti­che che il pote­re vor­reb­be come uni­che nell’ibrido. 

Non è una ricer­ca faci­le, pro­prio per­ché oggi più un lavo­ro è ibri­do più è segna­to dal­la par­cel­liz­za­zio­ne, dal­la sepa­ra­zio­ne, dall’egoismo. Non è una ricer­ca che si può fare solo con le len­ti del sindacalismo. 

E’ una ricer­ca in cui entra in cam­po il bios. E’ una ricer­ca che guar­da alla coo­pe­ra­zio­ne. E’ una ricer­ca da agi­re, sen­za sche­mi pre­con­cet­ti. Ma non pro­var­ci signi­fi­ca accet­ta­re nel lavo­ro poli­ti­co di cam­mi­na­re come i gam­be­ri, all’indietro, per pau­ra di affron­ta­re ter­ri­to­ri nuo­vi e contraddittori. 

A vol­te biso­gna ave­re il corag­gio di muo­ver­si a bal­zi, for­zan­do l’orizzonte. Non pos­sia­mo basar­ci solo sul­la este­nuan­te ricer­ca di pre­vi­sio­ni cer­te, fon­da­te su dati ine­qui­vo­ca­bi­li. Rischia­mo di resta­re fer­mi e vede­re pas­sa­re non solo il pre­sen­te ma anche il futu­ro. Ci vuo­le una dose di anti­ci­pa­zio­ne, visio­ne e scommessa. 

Det­to que­sto, nien­te è faci­le. Ma per­ché non provarci? 

Fac­cia­mo un esem­pio, che può sem­bra­re un po’ sto­na­to, ma che si cala nei tem­pi in cui vivia­mo. A fine esta­te scor­sa non sareb­be sta­to for­se il caso di crea­re piaz­ze “Si vax e vac­ci­ni per tut­ti”, dove per tut­ti si inten­de­va tut­ti, in tut­ti i posti del mon­do? For­se sareb­be sta­to il modo per attac­ca­re il pote­re del­le Big Farm diret­ta­men­te inve­ce di per­der­ci tra mil­le sì ma .. però for­se …, lascian­do cam­po libe­ro all’onda di mel­ma che ci ha qua­si som­mer­si tra “No vax – No green pass – No que­sto – No quel­lo – No a que­sto ma non quel no ma l’altro … di ogni tipo”, dai ter­ra­piat­ti­sti ai filo­so­fi rin­ci­trul­li­ti (… per usa­re un eufe­mi­smo), ai nazi, agli igno­ran­ti di ogni risma, insom­ma alla van­dea insop­por­ta­bi­le? For­se piaz­ze “Si vax e vac­ci­ni per tut­ti” avreb­be­ro mes­so in moto qual­co­sa di diver­so, nuo­vi sog­get­ti, nuo­ve for­me di ricom­po­si­zio­ne e coo­pe­ra­zio­ne, capa­ci di rivo­lu­zio­na­re il siste­ma dei vac­ci­ni stes­so, basan­do la ricer­ca su valo­ri diver­si da quel­li impo­sti dal mer­ca­to? For­se … Cer­to con il sen­no del poi non si costrui­sce mai nien­te. Però anche … chi non risi­ca non rosica. 

Pros­si­me puntate

In via di discus­sio­ne. Anzi se ave­te sug­ge­ri­men­ti, cri­ti­che, fate­vi vivi

PS solo per gli aman­ti del­la fan­ta­scien­za. 

Se abbia­mo det­to che i sot­to­si­ste­mi non sono più solo poten­ze sta­ta­li, se un pri­va­to come Musk ani­ma un sot­to­si­ste­ma poten­te … allo­ra per­ché non imma­gi­na­re che si pos­sa­no costrui­re sot­to­si­ste­mi altret­tan­to poten­ti, anzi più poten­ti ma radi­cal­men­te altri da sto ca … volo di algo­rit­mo del mercato/​comando finan­zia­rio. Un po’ come nel­la saga di The Expan­se la Roci­nan­te, che con il suo equi­pag­gio ibri­do di ter­re­stri, mar­zia­ni, cin­tu­ria­ni, è auto­no­ma, poten­te e gio­ca un ruo­lo cen­tra­le fuo­ri dagli sche­mi. Cer­to biso­gna capi­re come fini­rà con la Pro­to­mo­le­co­la etc … etc … ma intan­to la Roci­nan­te è altro da tutti.