19 Mag, 2026 | Blog
Dal punto di vista della storia contemporanea e della documentazione giudiziaria, gli anni ’70 e ’80 rappresentano effettivamente il momento in cui la tortura è stata utilizzata in modo sistematico e strutturato da apparati dello Stato contro cittadini in presunzione di reato .Per molti anni, lo Stato italiano ha negato ufficialmente l’uso della tortura durante il contrasto al terrorismo, liquidando le accuse dei militanti arrestati come “propaganda delle Brigate Rosse”. Le inchieste giornalistiche e le successive sentenze giudiziarie (arrivate a decenni di distanza) hanno invece dimostrato il contrario.
I “Ragazzi dell’Ave Maria” e le tecniche utilizzate
All’interno della Polizia di Stato nacque una squadra speciale guidata dal funzionario Salvatore Genova e legata all’allora capo dell’Antiterrorismo Gaspare De Francisci. Questo gruppo di poliziotti, soprannominato ironicamente “I ragazzi dell’Ave Maria”, utilizzava metodi durissimi per estorcere confessioni e localizzare i covi. Nel gruppo c’era anche Nicola Ciocia, un alto funzionario di polizia dell’ UCIGOS soprannominato dottor De Tormentis, pare, dal suo superiore e prossimo questore di Milano Umberto Improta. Le tecniche principali includevano:
Waterboarding (l’idratazione forzata): Legare il detenuto a un tavolo, coprirgli il volto e versare grandi quantità di acqua e sale per provocare il soffocamento.
Sevizie psicologiche e fisiche: Pestaggi violenti, privazione del sonno, minacce di morte tramite finte esecuzioni, umiliazioni e violenze sessuali (come nel caso delle militanti brigatiste Sara Frascella e Libera Maiani)
I due casi simbolo
Enrico Triaca (1978): Tipografo delle BR, fu arrestato subito dopo l’omicidio di Aldo Moro. Denunciò immediatamente di essere stato torturato con acqua e sale. Non solo non fu creduto, ma venne condannato per calunnia. Solo nel 2013, la Corte d’Appello di Perugia ha ribaltato quella sentenza in un processo di revisione, riconoscendo che Triaca era stato effettivamente torturato.
Il sequestro Dozier (1982): La svolta e il picco dell’uso di queste pratiche avvennero dopo il rapimento del generale americano della NATO James Lee Dozier da parte delle BR. La pressione internazionale sul governo italiano era altissima. Per trovare il generale, i metodi della squadra speciale vennero applicati intensamente su diversi arrestati (tra cui Cesare Di Lenardo). Fu proprio l’arresto e il processo a cinque poliziotti nel 1983 (tra cui Salvatore Genova, che poi confessò pubblicamente i fatti anni dopo) a far emergere le prime prove inconfutabili delle torture.
https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/autonomia-n-27/
https://archivioautonomia.it/autonomia-romana/no-alla-tortura‑2/
https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/dossier-tortura-supplemento-ad-autonomia-numero-29/
https://archivioautonomia.it/autonomia-torinese/ennesimo-pestaggio-nel-carcere-delle-vallette/
https://archivioautonomia.it/fondo-deriveapprodi/rosso-n-14/
https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/volantini/torture-e-carceri-speciali/
https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/comitato-internazionale-di-difesa-dei-detenuti-politici-in-europa
26 Lug, 2026 | Blog
Argomenti:
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scheda tematicaDefinizione:
Il termine “contropotere” è teorizzato come l’espressione diretta della capacità di trasformazione rivoluzionaria della classe operaia, che si manifesta nella composizione di classe una sorta di “indipendenza produttiva” già virtualmente posseduta, che si tratta solo di esplicitare “al presente” in termini di contropotere. https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/potere-operaio-per-il-comunismo/
Il contropotere è visto come il momento antagonista e di attacco nei confronti dello Stato, espresso nella pratica dell’illegalità di massa, dei bisogni proletari, del rifiuto del lavoro. (Fonte: 1]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/rosso-per-il-potere-operaio-n-32–2/ – 2]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/piazza-statuto-valle-giulia-corso-traiano-piazza-verdi/
Ambiti di applicazione:
Il contropotere si sviluppa in contesti storici e sociali concreti come la fabbrica, i quartieri, le scuole, dove si manifesta la composizione di classe e la pratica della riappropriazione. (Fonte: 3]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/se-la-molotov-e-unarma-da-guerra-bisogna-usarla-come-unarma-da-guerra/ – 4]https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/manifesti/riprendiamo-liniziativa-dalla-fabbrica-al-territorio/ – 5]https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/stampa-di-regime/fabbriche-bloccate-e-case-occupate/
In particolare, il contropotere è espresso nella pratica dei Collettivi, che si sviluppano come forme di riorganizzazione del lavoro sociale e di abolizione della forma lavorativa dell’attività produttiva umana. (Fonte : https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/potere-operaio-per-il-comunismo/ pag.33
Obiettivi e Pratiche:
Le azioni o rivendicazioni descritte come espressione diretta di contropotere sono:
* Autoriduzioni e rifiuto della delega (Fonte: https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/creare-organizzare-contropotere‑3/
* Pratica dell’illegalità di massa, dei bisogni proletari, del rifiuto del lavoro (Fonte: https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/contropotere-n‑1/
* Esplicitazione della guerra civile, costituzione rivoluzionaria della classe (Fonte: https://archivioautonomia.it/autonomie-del-meridione/o‑terramoto-foglio-dei-comitati-senzatetto-e-occupanti-di-napoli/
Collegamenti e episodi:
Nel documento di Padova, si legge: “Noi medi godevamo di una socialità tutta nostra perché si usciva tutti da famiglie rigidamente strutturate per cui il tasso di insofferenza era quello, senza grandi differenze per maschi e femmine. Abbiamo avuto in odio i fascisti anche per il loro culto della tradizione e dei suoi valori; naturale che volessimo liberarcene.” https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/frammenti-di-vita-di-un-comunista/
In questo contesto, il contropotere si manifesta come una forma di ribellione e di rifiuto delle strutture sociali e politiche esistenti.
Nella Cronologia di Bologna, si legge: “Il ’77 ha rappresentato per due generazioni il punto di incontro, vecchi militanti del ’68 e giovani del ’77 proprio attraverso l’ironia, i contrasti, le diversità, hanno acquisito una nuova visione collettiva ben difficilmente lacerabile nonostante i recentissimi eventi.” https://archivioautonomia.it/autonomia-bolognese/quei-tentinbriga-degli-autonomi-1969–1979-cronologia-di-dieci-anni-di-lotte-e-insubordinazione-nella-citta-vetrina/
In questo contesto, il contropotere si manifesta come una forma di rivoluzione culturale e politica.
Differenze e confronti:
Il concetto di contropotere è espresso in modo diverso nei diversi anni e aree geografiche presenti nei documenti.
Nel 1975, il contropotere è espresso come una forma di “indipendenza produttiva” già virtualmente posseduta, che si tratta solo di esplicitare “al presente” in termini di contropotere.
Nel 1978, il contropotere è espresso come una forma di “ribellione e rifiuto delle strutture sociali e politiche esistenti”.
Inoltre, il contropotere è espresso in modo diverso nelle diverse aree geografiche presenti nei documenti. Nel documento di Padova, il contropotere si manifesta come una forma di ribellione e di rifiuto delle strutture sociali e politiche esistenti, mentre nella Cronologia di Bologna, il contropotere si manifesta come una forma di rivoluzione culturale e politica.
In conclusione, il concetto di contropotere è espresso in modo diverso nei diversi anni e aree geografiche presenti nei documenti, ma in tutti i casi si tratta di una forma di ribellione e di rifiuto delle strutture sociali e politiche esistenti e legato a quello di autonomia.
https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/organizzare-creare-contropotere/
https://archivioautonomia.it/autonomia-bolognese/contropotere/