Scritto alla fine degli anni Ottanta, questo libro ha un indiscusso protagonista: l’operaismo, genericamente inteso come centralità politica del punto di vista della classe operaia e delle sue lotte. Talora assunto come linea strategica, talaltra condannato come forma di estremismo, l’operaismo ha attraversato la storia del movimento operaio e comunista lungo tutto il Novecento. Dai dibattiti seguiti alla Rivoluzione bolscevica alle posizioni di Gramsci, dalla Resistenza alle svolte del Pci, dal movimento studentesco del ’68 al ’77, l’autore ripercorre e analizza la storia, l’importanza e i limiti delle diverse ipotesi operaiste. Soprattutto, si sofferma sull’operaismo italiano degli anni Sessanta, sulle sue peculiarità e differenze. Qui il racconto viene fatto in prima persona, perché Gobbi è stato uno dei protagonisti dei «Quaderni rossi», di «Gatto selvaggio» e di «classe operaia», militante e organizzatore delle inchieste e delle lotte operaie e studentesche nella città-fabbrica per eccellenza, Torino. Il carattere autobiografico fa assumere al testo un tono ironico e ricco di gustosi aneddoti, senza mai perdere il rigore dell’analisi storica. Leggendo queste pagine, troverete tutto quello che avreste voluto sapere sull’operaismo ma non avete mai osato chiedere. La presente edizione è arricchita da una postfazione e da un’intervista all’autore sul suo percorso teorico-politico.
Senza tregua. Storia dei Comitati comunisti per il potere operaio (1975–1976)
di Emilio Mentasti
Questo libro, che arricchisce la fortunata «serie» de Gli autonomi, tratta la storia di una sua importante componente: i Comitati comunisti per il potere operaio, formazione politica che ha operato in Italia tra il 1975 e il 1976. «Senza tregua» era la loro rivista e il gruppo veniva chiamato con lo stesso nome: la formazione ha avuto un ruolo di grande rilievo nel movimento antagonista di quegli anni con l’emergere impetuoso dell’Autonomia operaia e la crisi dei gruppi extraparlamentari. Non è un caso che i Comitati si formano da fuoriusciti di Lotta continua e Potere operaio, riprendendone i temi principali: egualitarismo, rifiuto della delega e del riformismo, autonomia e centralità operaia. Ma questa organizzazione è importante anche per le scelte che avrebbero fatto i suoi militanti, i quali, dopo la sua implosione, daranno vita ad alcune organizzazioni armate. Il libro è una ricostruzione storica di quelle vicende a partire da fonti dell’epoca – documenti, riviste, giornali, volantini, manifesti – i cui autori furono gli stessi protagonisti di quella ricca esperienza animata da progetti e sentimenti rivoluzionari.
L’occupazione dello stabilimento Fiat di Mirafiori del marzo 1973 rappresenta il punto più alto di un ciclo di lotte operaie che ha inizio nella seconda metà degli anni Sessanta. Soggetto protagonista di quel ciclo di lotte è l’«operaio massa», cioè l’operaio dequalificato, emigrato dalle campagne del Sud e obbligato al massacrante lavoro della catena di montaggio delle grandi fabbriche. Questo soggetto, privo di qualsiasi talento di «mestiere», all’interno di quelle fabbriche e soprattutto alla Fiat, riesce a controvertire la drammatica sconfitta operaia subita nel corso degli anni Cinquanta. Il susseguirsi ininterrotto delle sue pratiche di lotta culmina nell’occupazione degli stabilimenti di Mirafiori nel marzo 1973, assumendo caratteri «militari» a opera di centinaia di avanguardie, i cosiddetti «fazzoletti rossi», che demoliscono in poche settimane quel che era stato per due decenni un dispotismo aziendale assoluto. Il libro propone una ricostruzione storica di quelle vicende e di quanto sarebbe accaduto negli anni successivi, quando le organizzazioni rivoluzionarie della sinistra radicale ritennero automatico passare all’attacco del «cuore dello Stato». Il testo, che esce in occasione del cinquantenario degli eventi, si avvale di una preziosa appendice: il diario quotidiano dell’occupazione stilata dai protagonisti di quello straordinario evento.
La storia dell’Autonomia nel nostro Paese è costituita da un arco di esperienze politiche articolate e difformi che si snodano per tutto l’arco degli anni ’70 e la cui identità ruota attorno all’idea-forza del «rifiuto del lavoro».
L’Autonomia operaia non rappresentò mai un’organizzazione a diffusione nazionale ma fu piuttosto una variegata area politica accumunata da comportamenti e prassi politiche particolari. Il suo localismo e le sue differenze, sia teoriche che pratiche, ne rappresentano un carattere definitorio. Non è possibile scrivere una storia dell’Autonomia nazionale. Esiste invece una storia dell’Autonomia per ogni regione, per ogni città e quasi per ogni quartiere.
Scopo di questo libro è l’indagine su come l’Autonomia si declinò nello specifico nella città di Firenze.
Utilizzando una ricca e molteplice documentazione storica inedita l’autore ne ricostruisce infatti la genesi, lo sviluppo e il tramonto, i suoi rapporti con la classe operaia, gli studenti medi e universitari, gli extralegali, con la sinistra istituzionale, extraparlamentare e con la formazione armata Prima linea.
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