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Miccia corta. Una storia di Prima linea

Ser­gio Segio, Mic­cia cor­ta. Una sto­ria di Pri­ma linea, Deri­veAp­pro­di, Roma 2005
Ser­gio Segio, il «coman­dan­te Sirio», è sta­to tra i fon­da­to­ri di Pri­ma linea, l’or­ga­niz­za­zio­ne arma­ta che ha con­ta­to mil­le mili­tan­ti e miglia­ia di sim­pa­tiz­zan­ti. In que­sto libro descri­ve una del­le azio­ni più cla­mo­ro­se e auda­ci del­la lot­ta arma­ta in Ita­lia: l’as­sal­to al car­ce­re di Rovi­go con cui libe­rò la sua com­pa­gna e altre tre dete­nu­te poli­ti­che. Il rac­con­to si sno­da in una sola gior­na­ta, il 3 gen­na­io 1982, con un rit­mo incal­zan­te tipi­co del­le miglio­ri sce­neg­gia­tu­re di film d’a­zio­ne. Sul­lo sfon­do si inter­se­ca­no alcu­ni foto­gram­mi del­le lot­te e dei movi­men­ti degli anni Set­tan­ta.

«Ricor­do la stra­ge di piaz­za Fon­ta­na del 1969 che ha radi­ca­to in mol­ti indi­gna­zio­ne e ribel­lio­ne, l’i­dea che biso­gnas­se rea­gi­re alla repres­sio­ne del­la poli­zia, alle bom­be fasci­ste, ai ten­ta­ti­vi gol­pi­sti. Ma anche allo sfrut­ta­men­to capi­ta­li­sti­co. Ricor­do i com­pa­gni ucci­si in piaz­za, gli scon­tri con la cele­re, i pestag­gi degli arre­sta­ti. E poi l’or­ga­niz­za­zio­ne dei ser­vi­zi d’or­di­ne, l’an­ti­fa­sci­smo mili­tan­te, la con­tro­in­for­ma­zio­ne, le sedi incen­dia­te, le mac­chi­ne bru­cia­te. Infi­ne, il pas­sag­gio alla lot­ta arma­ta.
Ci sia­mo allo­ra indu­ri­ti, sen­za riu­sci­re a man­te­ne­re la capa­ci­tà di tene­rez­za. In un’a­ne­ste­sia mora­le pro­gres­si­va, che ha avu­to ragio­ne del­le nostre ragio­ni. La logi­ca del­le armi ci ha pre­so non solo la mano ma anche il cuo­re e la testa.
In quel­la man­cia­ta di anni i movi­men­ti sono sta­ti bru­tal­men­te schiac­cia­ti. Han­no dera­glia­to stret­ti tra il par­ti­to arma­to, la repres­sio­ne, l’e­roi­na dila­gan­te e il pri­va­to risor­gen­te. Deci­ne di miglia­ia di com­pa­gni han­no orga­niz­za­to lot­te auto­no­me e scio­pe­ri spon­ta­nei, mani­fe­sta­zio­ni di mas­sa e azio­ni d’a­van­guar­dia. Si sono arma­ti, han­no com­bat­tu­to.
Ora miglia­ia sono in car­ce­re, deci­ne sono mor­ti. Per que­sto sia­mo qui a olia­re e cari­ca­re le armi che dovre­mo usa­re tra poco. Oggi apri­re­mo alme­no una brec­cia nel vico­lo cie­co in cui ci stia­mo dibat­ten­do. La scon­fit­ta poli­ti­ca è ormai cer­ta, il sogno si è sgre­to­la­to, impa­sta­to nel san­gue nostro e in quel­lo del­le nostre vit­ti­me, nel­la fero­cia del­le pri­gio­ni di Sta­to e nel­l’or­ro­re di quel­le del popo­lo. Ma assal­tan­do que­sto car­ce­re, comin­cia­mo a ripren­der­ci la liber­tà del­le nostre com­pa­gne».

Ser­gio Segio è impe­gna­to da mol­ti anni nel volon­ta­ria­to, par­ti­co­lar­men­te sui pro­ble­mi del car­ce­re, l’e­sclu­sio­ne e le tos­si­co­di­pen­den­ze. Lavo­ra con il Grup­po Abe­le. Dal 1997 al 2001 ha cura­to le edi­zio­ni del­l’An­nua­rio Socia­le. È idea­to­re del Rap­por­to sui dirit­ti glo­ba­li che cura per Cgil, Coor­di­na­men­to nazio­na­le del­le comu­ni­tà di acco­glien­za, Arci, Legam­bien­te e Anti­go­ne. Nel 2003 gli è sta­to con­fe­ri­to il Pre­mio inter­na­zio­na­le all’im­pe­gno socia­le «Rosa­rio Liva­ti­no». Ha pro­mos­so e diret­to le rivi­ste «Nar­co­ma­fie» e «Fuo­ri­luo­go». Col­la­bo­ra con varie testa­te, tra cui il set­ti­ma­na­le «Vita» e il quo­ti­dia­no «la Repub­bli­ca». Con Riz­zo­li ha pub­bli­ca­to nel 2006 La mia vita in Pri­ma linea.

Gli operaisti

Gui­do Borio, Fran­ce­sca Poz­zi, Gigi Rog­ge­ro (a cura di), Gli ope­rai­sti, Deri­veAp­pro­di, Roma 2005

Par­lan­do di ope­rai­smo non si fa rife­ri­men­to a un cor­pus dot­tri­na­rio omo­ge­neo né a un uni­ta­rio sog­get­to poli­ti­co, ma a mol­te­pli­ci sen­tie­ri che han­no la pro­pria radi­ce in una comu­ne matri­ce teo­ri­ca, in un pecu­lia­re imprin­ting for­ma­ti­vo, in un approc­cio incar­di­na­to sul­l’am­bi­va­len­za dei pro­ces­si, in cul­tu­re del con­flit­to e del­la tra­sfor­ma­zio­ne che – rileg­gen­do il miglior Marx – sono estra­nee alla tra­di­zio­ne mar­xi­sta, in filo­ni di ricer­ca peri­co­lo­sa­men­te sul­la fron­tie­ra, in uno sguar­do di par­te sul mon­do. Gli ope­rai ces­sa­va­no di esse­re un monu­men­to da sacri­fi­ca­re al pro­gres­so uma­no e al futu­ro socia­li­sta, vit­ti­me pre­de­sti­na­te e atto­ri debo­li da difen­de­re, e dive­ni­va­no poten­za di par­te che espri­me­va rifiu­to e libe­ra­zio­ne. Lot­ta­va­no per estin­gue­re, e non per esten­de­re, il pro­prio esse­re pro­le­ta­ri, in quan­to con­di­zio­ne di sfrut­ta­men­to. L’e­ti­ca del lavo­ro era fini­ta.
La gene­ra­zio­ne che qui pren­de paro­la non è né inge­nua né inno­cen­te, ana­liz­za ric­chez­ze e limi­ti dei pro­pri per­cor­si, non è né apo­lo­ge­ti­ca né pen­ti­ta. Nel­l’ar­ci­pe­la­go di per­cor­si che han­no pun­teg­gia­to i movi­men­ti degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta, den­tro la for­za con­flit­tua­le e coo­pe­ra­ti­va che ha deter­mi­na­to una tra­sfor­ma­zio­ne pro­fon­da dei para­dig­mi pro­dut­ti­vi e socia­li, gli ope­rai­sti han­no così radi­cal­men­te mes­so a cri­ti­ca la cul­tu­ra poli­ti­ca del­la sini­stra. Per­ciò oggi, al di fuo­ri di mito­lo­gie iden­ti­ta­rie e impos­si­bi­li con­ti­nui­tà, rileg­ge­re quel­le espe­rien­ze può non esse­re un sem­pli­ce eser­ci­zio sto­rio­gra­fi­co.

Il movi­men­to glo­ba­le e i con­flit­ti del lavo­ro pre­ca­rio comin­cia­no a par­lar­ci del­la libe­ra­zio­ne dagli anni Set­tan­ta: sen­za nostal­gia per la con­di­zio­ne ope­ra­ia e le garan­zie del «for­di­smo», e al con­tem­po avver­si a ogni com­pro­mis­so­ria apo­lo­gia del­l’e­si­sten­te; sen­za più l’e­si­gen­za di guar­dar­si alle spal­le per tro­var­vi le ragio­ni del­la pro­pria iden­ti­tà, e però pron­ti a uti­liz­za­re ciò che è anco­ra vivo. Per costrui­re un pen­sie­ro cri­ti­co radi­ca­le all’al­tez­za dei tem­pi.

In Ita­lia, alla fine degli anni Cin­quan­ta, un ristret­to grup­po di intel­let­tua­li e mili­tan­ti poli­ti­ci di base inau­gu­ra, con la rivi­sta «Qua­der­ni ros­si», un per­cor­so di pen­sie­ro cri­ti­co nei con­fron­ti del­l’or­to­dos­sia mar­xi­sta che segne­rà in modo inde­le­bi­le i desti­ni dei movi­men­ti socia­li dei decen­ni suc­ces­si­vi. Gli ope­rai­sti sono pas­sa­ti alla sto­ria come gli auten­ti­ci inno­va­to­ri del­la poli­ti­ca come azio­ne rivo­lu­zio­na­ria. I loro detrat­to­ri li han­no inve­ce bol­la­ti come i «cat­ti­vi mae­stri», ispi­ra­to­ri di teo­rie e pra­ti­che estre­mi­sti­che, par­ti del­le qua­li sareb­be­ro sfo­cia­te nel ter­ro­ri­smo di fine anni Set­tan­ta. Del­le tesi ope­rai­ste si sono ciba­te le lot­te stu­den­te­sche del ’68 e quel­le ope­ra­ie del­l’Au­tun­no cal­do del ’69. Da esse han­no avu­to ori­gi­ne i grup­pi extra­par­la­men­ta­ri più signi­fi­ca­ti­vi come Pote­re ope­ra­io e Lot­ta con­ti­nua, nuo­ve for­me di orga­niz­za­zio­ne sin­da­ca­le, l’e­spe­rien­za del­l’Au­to­no­mia ope­ra­ia, rivi­ste, gior­na­li, case edi­tri­ci.
Il pen­sie­ro ope­rai­sta ha cono­sciu­to, al pro­prio inter­no, rot­tu­re, sal­ti, discon­ti­nui­tà, ma ciò che l’ha sem­pre carat­te­riz­za­to è il dimo­stra­to meto­do di ana­li­si del­le tra­sfor­ma­zio­ni socia­li. Quel pen­sie­ro e quel meto­do esi­sto­no anco­ra oggi. Ne è pro­va l’in­fluen­za che sono riu­sci­ti a eser­ci­ta­re sui movi­men­ti inter­na­zio­na­li che si sono mani­fe­sta­ti nel 1999 a Seat­tle. In que­sto libro «gli ope­rai­sti» si rac­con­ta­no in pri­ma per­so­na, nel­la for­ma di auto­bio­gra­fie che com­pon­go­no un viag­gio straor­di­na­rio in quei pen­sie­ri e in quel­le azio­ni che furo­no ricer­ca di rela­zio­ni socia­li più libe­re e demo­cra­ti­che.

Inter­vi­ste con:
Roma­no Alqua­ti, Alber­to Asor Rosa, Nan­ni Bale­stri­ni, Bian­ca Bec­cal­li, Fran­co Berar­di (Bifo), Lapo Ber­ti. Bru­no Car­to­sio, Giai­ro Daghi­ni, Maria­ro­sa Dal­la Costa, Mario Dal­ma­vi­va, Ali­sa Del Re, Rita Di Leo, Fer­ruc­cio Gam­bi­no, Romo­lo Gob­bi, Mau­ro Gob­bi­ni, Clau­dio Grep­pi, Enri­co Livra­ghi, Alber­to Magna­ghi, Chri­stian Maraz­zi, Toni Negri, Fran­co Piper­no, Vit­to­rio Rie­ser, Emi­lio Soa­ve, Mario Tron­ti, Pao­lo Vir­no, Lau­so Zaga­to.


Gui­do Borio è nato a Tori­no nel 1954, lavo­ra nel cam­po del­le coo­pe­ra­ti­ve socia­li.

Fran­ce­sca Poz­zi è nata a Como nel 1973, lau­rea­ta in Scien­ze del­la Comu­ni­ca­zio­ne, è ricer­ca­tri­ce socia­le.

Gigi Rog­ge­ro è nato a Casa­le Mon­fer­ra­to (AL) nel 1973, lau­rea­to in Sto­ria Con­tem­po­ra­nea, è dot­to­ran­do pres­so I Uni­ver­si­tà del­la Calabria.

Gli autonomi

Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me II

Ser­gio Bian­chi, Lan­fran­co Cami­ni­ti (a cura di), Gli auto­no­mi. Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me II, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007
Tra il 1973 il 1979 si con­cen­trò la defi­ni­zio­ne dei para­dig­mi del­la pro­du­zio­ne teo­ri­ca e del­la spe­ri­men­ta­zio­ne pra­ti­ca del pro­get­to rivo­lu­zio­na­rio del­l’a­rea del­l’au­to­no­mia ope­ra­ia.
All’e­la­bo­ra­zio­ne di que­sto pro­get­to, attra­ver­so il cre­scen­do di un dibat­ti­to sem­pre più ser­ra­to, par­te­ci­pa­ro­no com­po­nen­ti poli­ti­che, socia­li e ter­ri­to­ria­li assai diver­se. Que­sto volu­me ten­ta di ren­de­re con­to di quel pro­ces­so attra­ver­so la rac­col­ta anto­lo­gi­ca di par­te dei docu­men­ti che ali­men­ta­ro­no quel­l’o­ri­gi­na­le labo­ra­to­rio di sape­re sov­ver­si­vo. Una det­ta­glia­ta cro­no­lo­gia dei prin­ci­pa­li even­ti poli­ti­ci e socia­li del­l’e­po­ca fa da gui­da a una con­te­stua­liz­za­zio­ne sto­ri­ca dei temi dibat­tu­ti.
C’è poi una «sezio­ne inter­na­zio­na­le» con con­tri­bu­ti di auto­ri da diver­si Pae­si. Essa è nata intor­no l’os­ser­va­zio­ne di un para­dos­so: men­tre in Ita­lia l’Au­to­no­mia ope­ra­ia vie­ne per­se­gui­ta­ta, arre­sta­ta, incar­ce­ra­ta, disper­sa, le sue teo­rie e le sue pra­ti­che diven­ta­no ter­re­no pri­vi­le­gia­to di osser­va­zio­ne e rife­ri­men­to per i movi­men­ti di lot­ta nel mon­do e per il pen­sie­ro cri­ti­co. I suoi libri, le sue sto­rie, i suoi auto­ri ven­go­no ormai tra­dot­ti in tut­te le lin­gue. L’Au­to­no­mia diven­ta uno dei pochi «pro­dot­ti da espor­ta­zio­ne» ita­lia­ni, un po’ come la Vespa degli anni Cin­quan­ta o l’Ar­ma­ni degli anni Ottan­ta. Del­l’I­ta­lia degli anni Set­tan­ta non c’è mol­to altro da rac­con­ta­re.

Inter­ven­ti di: César Alta­mi­ra, Fran­co Berar­di (Bifo), Mar­tin Bir­k­ner, Lucio Castel­la­no, Patrick Cunin­gha­me, Sil­via Fede­ri­ci, Robert Fol­tin, Felix Guat­ta­ri, Michael Hardt, Rober­to Lau­ri­cel­la, Vin­cen­zo Miliuc­ci, Pri­mo Moro­ni, Toni Negri, Sirio Pac­ci­no, Danie­le Pifa­no, Car­los Prie­to del Cam­po, Alva­ro Reyes, Sue­ly Rol­nik, Rober­ta Tomas­si­ni, Mario Tron­ti.

Mate­ria­li da: «7 apri­le», Assem­blea auto­no­ma del­l’Al­fa Romeo, «A/​traverso», Col­let­ti­vi poli­ti­ci ope­rai, Comi­ta­ti auto­no­mi ope­rai, Comi­ta­to per il sala­rio al lavo­ro dome­sti­co, Col­let­ti­vi poli­ti­ci ope­rai, «Comu­ni­smo», Grup­po Gram­sci, «I Vol­sci», «Il cor­ri­spon­den­te ope­ra­io», «Lavo­ro zero», «Linea di con­dot­ta», «Magaz­zi­no», Pote­re ope­ra­io, «Rivol­ta di clas­se», «Ros­so», «Sen­za padro­ni. Gior­na­le del­l’As­sem­blea auto­no­ma del­l’Al­fa Romeo», «Sen­za tregua».

Insurrezione

Pao­lo Poz­zi, Insur­re­zio­ne, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007


Que­sta è una sto­ria degli anni Set­tan­ta.
Allo­ra c’e­ra un movi­men­to fat­to di don­ne e uomi­ni che pen­sa­va­no di cam­bia­re il mon­do. In modo radi­ca­le. Con una rivo­lu­zio­ne.
Quel­le don­ne e que­gli uomi­ni pen­sa­va­no che cam­biar­lo potes­se anche esse­re diver­ten­te. Anzi o era diver­ten­te o non vale­va la pena. Tut­to e subi­to. Non si pote­va riman­da­re nul­la a dopo.
La par­te più radi­ca­le di quel movi­men­to era­no gli auto­no­mi.
Poi quel movi­men­to è sta­to pre­so in una mor­sa ed è rima­sto stri­to­la­to. Mol­ti si sono fer­ma­ti o sono sta­ti fer­ma­ti. Mol­ti dal movi­men­to sono pas­sa­ti alle for­ma­zio­ni arma­te. Mol­ti han­no pen­sa­to che l’u­ni­ca giu­sti­zia era quel­la pro­le­ta­ria. Alcu­ni, non pochi, si sono pen­ti­ti, cioè sono diven­ta­ti dela­to­ri.
È quin­di anche una sto­ria ter­ri­bi­le. È una sto­ria fat­ta di vivi, mor­ti e mor­ti ammaz­za­ti. È una sto­ria dolo­ro­sa per il dolo­re arre­ca­to e sof­fer­to.
È una sto­ria che nar­ra di gio­va­ni. Io ora sono un uomo che va ver­so i ses­san­ta. Ma mi rive­do gio­va­ne e pen­so: ce l’han­no fat­ta paga­re ma ci sia­mo diver­ti­ti un casi­no.

Que­sta sto­ria comin­cio a scri­ver­la nel car­ce­re spe­cia­le di Fos­som­bro­ne nel 1982. Qua­der­no e mati­ta.
Poi il qua­der­no me lo por­to a Rebib­bia, dove ven­go tra­sfe­ri­to.
Fran­co­ne mi pre­sta la sua Oli­vet­ti Let­te­ra 22 e io rico­min­cio da capo. Il pat­to è chia­ro: tut­ti i gior­ni lui vuol leg­ge­re e dare il suo giu­di­zio: Heming­way, pas­sa­bi­le, fa caga­re. I fa caga­re ven­go­no subi­to strap­pa­ti in fac­cia all’au­to­re.
Il lavo­ro si ral­len­ta di mol­to duran­te le udien­ze del pro­ces­so. La scrit­tu­ra lan­gue. Nel­l’e­sta­te dell’84 ci dò la bot­ta fina­le. Ma mi libe­ra­no e il lega­me con il mio spie­ta­to cri­ti­co ces­sa.
Il dat­ti­lo­scrit­to me lo por­to a Mila­no nei sac­chi neri del­la spaz­za­tu­ra che rac­col­go­no i miei effet­ti per­so­na­li. Pub­bli­car­lo? E da chi?
Poi Fran­co­ne esce anche lui. Una sera di quin­di­ci anni fa mi por­ta a casa Ser­gio, det­to Ser­gi­no per­ché ai tem­pi del­l’Au­to­no­mia era qua­si un bam­bi­no. Ser­gio dice: «mi pia­ce un casi­no, sia­mo pro­prio noi».
Pia­no pia­no comin­cia a pub­bli­ca­re sin­go­li capi­to­li del­la sto­ria su rivi­ste, libri ecc.
Poi l’an­no scor­so si fa vivo. E mi dice: pub­bli­chia­mo tut­to.
Io dico di sì.
Ecco­la qua.

Pao­lo Poz­zi (1949) si lau­rea in Socio­lo­gia a Tren­to nel 1972. Tra­sfe­ri­to­si a Mila­no mili­ta nel­la com­po­nen­te del­l’au­to­no­mia ope­ra­ia che si rac­co­glie attor­no la rivi­sta «Ros­so», di cui è redat­to­re. Nel 1979 vie­ne arre­sta­to nel­l’am­bi­to del­l’in­chie­sta 7 apri­le e scon­ta diver­si anni di car­ce­re. Oggi è diri­gen­te di una socie­tà che si occu­pa di beni culturali.

Gli autonomi

Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me I

Ser­gio Bian­chi e Lan­fran­co Cami­ni­ti (a cura di), Gli auto­no­mi. Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me I, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007
«Estre­mi­sti», «vio­len­ti», «pro­vo­ca­to­ri», «mesta­to­ri», «pre­va­ri­ca­to­ri», «squa­dri­sti», «dician­no­vi­sti», «fian­cheg­gia­to­ri», «ter­ro­ri­sti». Que­sti sono solo alcu­ni degli epi­te­ti conia­ti nel cor­so degli anni Set­tan­ta da illu­stri opi­nio­ni­sti, intel­let­tua­li, diri­gen­ti di par­ti­to e di sin­da­ca­to per defi­ni­re gli auto­no­mi, una varie­ga­ta area di rivo­lu­zio­na­ri atti­vi in que­gli anni nel nostro pae­se.
Il gior­no 7 apri­le 1979 un’im­po­nen­te ini­zia­ti­va giu­di­zia­ria impu­tò a deci­ne di diri­gen­ti e mili­tan­ti auto­no­mi di esse­re a capo di tut­te le orga­niz­za­zio­ni arma­te atti­ve in Ita­lia e il cer­vel­lo orga­niz­za­ti­vo di «un pro­get­to di insur­re­zio­ne arma­ta con­tro i pote­ri del­lo Sta­to». L’ac­cu­sa, dimo­stra­ta­si col tem­po del tut­to infon­da­ta, fece da ini­zia­le sup­por­to a ulte­rio­ri arre­sti di mas­sa, deten­zio­ni pre­ven­ti­ve nei car­ce­ri spe­cia­li, pro­ces­si dura­ti anni e con­dan­ne a lun­ghe pene.
Ma gli auto­no­mi era­no dav­ve­ro solo un coa­cer­vo di estre­mi­smo irra­zio­na­le, vio­len­to e dispe­ra­to? Per la pri­ma vol­ta in que­st’o­pe­ra si riper­cor­ro­no le tap­pe del­la costru­zio­ne del suo impian­to teo­ri­co che ha radi­ci nel­la nobi­le tra­di­zio­ne del pen­sie­ro «ope­rai­sta», nel­le rivi­ste «Qua­der­ni ros­si» e «clas­se ope­ra­ia», nel­l’e­spe­rien­za mili­tan­te di Pote­re ope­ra­io, Lot­ta con­ti­nua, il Grup­po Gram­sci. E, anco­ra, qua­li sono sta­te le sue spe­ci­fi­ci­tà rispet­to alle orga­niz­za­zio­ni extra­par­la­men­ta­ri e quel­le arma­te. Ma soprat­tut­to cosa, in que­sta sto­ria, vi è anco­ra di poten­te­men­te vivo e attua­le.


Inter­ven­ti di: Danie­le Ada­mo, Maria Rosa Bel­lo­li, Fran­co Berar­di (Bifo), Ser­gio Bian­chi, Gui­do Borio, Lan­fran­co Cami­ni­ti, Anto­nio Casa­no, Mas­si­mo Cer­vel­li, Fran­ce­sco Ciril­lo, Anti­mo De San­tis, Vale­rio Evan­ge­li­sti, Chic­co Funa­ro, Davi­de Ger­ma­ni, Vale­rio Guiz­zar­di (Guiz­zo), Nico­la Lator­re, Vin­cen­zo Miliuc­ci, Vale­rio Mon­te­ven­ti, Gior­gio Moro­ni, Sirio Pac­ci­no, Bru­no Pala­di­ni, Raf­fae­le Pau­ra, Danie­le Pifa­no, Pao­lo Poz­zi, Mar­co Sca­vi­no, Mar­cel­lo Tarì, Pino Tri­po­di, Chia­ra Vozza.

L’operaismo degli anni sessanta

Da ”Qua­der­ni ros­si” a ”clas­se ope­ra­ia’’, cd con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta ”clas­se ope­ra­ia’’ 1964–1967

Giu­sep­pe Trot­ta e Fabio Mila­na (a cura di), L’o­pe­rai­smo degli anni Ses­san­ta. Da «Qua­der­ni ros­si» a «clas­se ope­ra­ia», cd con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta «clas­se ope­ra­ia» 1964–1967, Deri­veAp­pro­di, Roma 2008

La rico­stru­zio­ne del­la sto­ria del­l’o­pe­rai­smo negli anni Ses­san­ta: la vicen­da intel­let­tua­le e poli­ti­ca che ha pre­so for­ma all’in­ter­no dei «Qua­der­ni ros­si» e ha poi dato vita a «clas­se ope­ra­ia».
Un sag­gio intro­dut­ti­vo di Mario Tron­ti pre­sen­ta un medi­ta­to con­sun­ti­vo di quel­l’e­spe­rien­za, inse­ren­do­la nel suo con­te­sto sto­ri­co, sul­lo sfon­do del «seco­lo ope­ra­io».

«Non ho mai più dimen­ti­ca­to la lezio­ne di vita appre­sa ai can­cel­li del­le fab­bri­che, quan­do arri­va­va­mo noi, coi nostri pre­ten­zio­si volan­ti­ni che invi­ta­va­no alla lot­ta gene­ra­le anti­ca­pi­ta­li­sti­ca, e la rispo­sta, sem­pre la stes­sa, del­le mani che pren­de­va­no il pez­zo di car­ta e dice­va­no riden­do: che sono, sol­di? La “rude raz­za paga­na” era quel­la. Non era l’a­de­sio­ne al bor­ghe­se enri­chis­sez-vous, era la paro­la sala­rio come repli­ca poli­ti­ca ogget­ti­va­men­te anta­go­ni­sti­ca alla paro­la pro­fit­to. La lumi­no­sa fra­se di Marx: il pro­le­ta­ria­to eman­ci­pan­do se stes­so eman­ci­pe­rà tut­ta l’u­ma­ni­tà, la rileg­gem­mo oscu­ra­men­te così: la clas­se ope­ra­ia facen­do il pro­prio par­zia­le inte­res­se met­te­rà in cri­si il rap­por­to gene­ra­le di capi­ta­le. Da Marx ave­va­mo ben appre­so il noc­cio­lo duro del suo pen­sie­ro: per fare teo­ria rivo­lu­zio­na­ria biso­gna pri­ma fare cri­ti­ca del­l’i­deo­lo­gia. La paro­la d’or­di­ne “il sala­rio come varia­bi­le indi­pen­den­te” non è una leg­ge gene­ra­le del­la lot­ta di clas­se, ma accad­de a essa, in que­gli anni Ses­san­ta, di tro­var­si a esse­re nel mede­si­mo tem­po eco­no­mi­ca­men­te oppor­tu­na e poli­ti­ca­men­te effi­ca­ce. L’au­tun­no cal­do del ’69, a chiu­su­ra del ciclo, cer­ti­fi­cò, una vol­ta tan­to a favo­re dei lavo­ra­to­ri e a dan­no dei padro­ni, la vit­to­ria dei fat­ti sui valo­ri».

Mario Tron­ti


Giu­sep­pe Trot­ta (1950–2004) e Fabio Mila­na (1956) sono sta­ti ani­ma­to­ri del­la rivi­sta di spi­ri­tua­li­tà e poli­ti­ca «Bai­lam­me» (1987–2002), del­la cui reda­zio­ne furo­no par­te tra gli altri Edoar­do Ben­ve­nu­to, Mario Tron­ti, Roma­na Guar­nie­ri, Lui­sa Mura­ro, Ser­gio Quin­zio, Sal­va­to­re Nato­li, e nel cui ambi­to ebbe ori­gi­ne la ricer­ca pre­sen­ta­ta in que­sto volu­me.
Oltre ai nume­ro­si con­tri­bu­ti di sto­ria poli­ti­ca, reli­gio­sa, let­te­ra­ria com­par­si su tale rivi­sta, Giu­sep­pe Trot­ta è sta­to cura­to­re degli Scrit­ti poli­ti­ci di Giu­sep­pe Dos­set­ti (Mariet­ti, 1995) e auto­re del­la bio­gra­fia Giu­sep­pe Dos­set­ti. La rivo­lu­zio­ne nel­lo Sta­to (Camu­nia, 1996); Fabio Mila­na ha cura­to la rac­col­ta in tre volu­mi degli Scrit­ti diver­si di Miche­le Ran­chet­ti (Edi­zio­ni di sto­ria e let­te­ra­tu­ra, 1999–2000).

La mia parola messa a nudo

Pub­bli­chia­mo la video inter­vi­sta ine­di­ta a Mario Tron­ti La mia paro­la mes­sa a nudo, regia di Ulia­no Pao­loz­zi Bale­stri­ni; mon­tag­gio di Fran­ce­sca Brac­ci; musi­che di Miche­le Leiss. Dura­ta: 25 minu­ti. Una pro­du­zio­ne Deri­veAp­pro­di. Que­sto cor­to­me­trag­gio rea­liz­za­to nel 2016 intro­du­ce l’Abe­ce­da­rio di Mario Tronti.

A oltre cinquant’anni dal­la pub­bli­ca­zio­ne di Ope­rai e capi­ta­le, il libro che ha mar­ca­to una svol­ta mon­dial­men­te rico­no­sciu­ta nel­la sto­ria del­la teo­ria mar­xi­sta, Mario Tron­ti si ripro­po­ne con il film-inter­vi­sta Abe­ce­da­rio: set­te ore nel­le qua­li espo­ne i trat­ti salien­ti del suo pen­sie­ro filo­so­fi­co e poli­ti­co, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne alle vicen­de del Nove­cen­to: il con­flit­to tra capi­ta­le e lavo­ro, le guer­re e le rivo­lu­zio­ni, la cri­si del­la poli­ti­ca, ma anche con­cet­ti come amico/​nemico, cri­si, esi­lio, fede, liber­tà, ope­rai, rea­li­smo, Sta­to, teo­ria, veri­tà… Le paro­le chia­ve di una ricer­ca inin­ter­rot­ta che dal­la cri­ti­ca dei rap­por­ti di pro­du­zio­ne è dive­nu­ta cri­ti­ca di un’intera civiltà.

Mario Tron­ti (1931) è sta­to tra i fon­da­to­ri dell’«operaismo» degli anni Ses­san­ta. Docen­te all’Università di Sie­na, mili­tan­te del Par­ti­to comu­ni­sta, ha ani­ma­to le rivi­ste «Qua­der­ni Ros­si», «Clas­se ope­ra­ia», «Con­tro­pia­no», «Labo­ra­to­rio poli­ti­co». Tra le sue recen­ti pub­bli­ca­zio­ni: Noi ope­rai­sti (2009), Per la cri­ti­ca del pre­sen­te (2013). Del­lo spi­ri­to libe­ro (2015).

Biblio­gra­fia di riferimento

Mario Tron­ti, ABe­Ce­da­rio, film inter­vi­sta in 2 DVD del­la dura­ta di 410 minu­ti, a cura di Car­lo For­men­ti, Regia di Ulia­no Pao­loz­zi Bale­stri­ni, Deri­veAp­pro­di, Roma 2016.

Mario Tron­ti, Ope­rai e capi­ta­le, Deri­veAp­pro­di, Roma 2006.

Mario Tron­ti, Noi ope­rai­sti, Deri­veAp­pro­di, Roma 2009.

Giu­sep­pe Trot­ta e Fabio Mila­na (a cura di), L’operaismo degli anni Ses­san­ta. Da «Qua­der­ni ros­si» a «clas­se ope­ra­ia». Sag­gio intro­dut­ti­vo di Mario Tron­ti. CD con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta «clas­se ope­ra­ia» 1964–1967, Deri­veAp­pro­di, Roma 2008.

Gigi Rog­ge­ro, L’operaismo poli­ti­co ita­lia­no. Genea­lo­gia, sto­ria, meto­do, Deri­veAp­pro­di, Roma 2019.

Pragma: per un dibattito sull’Autonomia

Pub­bli­chia­mo una serie di inter­ven­ti cri­ti­ci, rac­col­ti a segui­to del­la pub­bli­ca­zio­ne de Gli auto­no­mi. Sto­ria dei col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io di Gia­co­mo e Pie­ro Despa­li, avve­nu­ta nel gen­na­io 2020.

Indi­ce dei contributi:

• Prag­ma: per un dibat­ti­to sull’Autonomia

Tra il movi­men­to e la Lega, di Gian­fran­co Bettin

Pado­va, Vene­to, la lezio­ne dell’Autonomia, di Gian­mar­co De Pieri

Guar­da­re avan­ti con le spal­le al futu­ro, di Gigi Roggero

«tous ensemble»…per il pote­re ope­ra­io, di Toni Negri

Le lot­te ter­ri­to­ria­li vene­te sul tema del­la salu­te negli anni ’70, di Gian­ni Cavallini

Un rac­con­to straor­di­na­ria­men­te comu­ne, di Gior­gio Moroni

Luo­ghi di comu­ni­tà, di Lan­fran­co Caminiti

Ricor­da­re l’ignoto, di Giu­lia Page

L’immanenza del­la pra­ti­ca, di Ade­li­no Zanini

Pie­ro e Gia­co­mo, sedi­ci gen­na­io due­mi­la­ven­ti, di Clau­dio Calia

Una disci­pli­na di pro­get­to, di Chic­co Funaro

Così vici­no, così lon­ta­no, di Vale­rio Romitelli

Il Vene­to e la «rivo­lu­zio­ne mon­dia­le», di Mau­ri­zio Lazzarato

Vite paral­le­le, di Rache­le Colella

Prag­ma. Sto­ria o rac­con­to?, di Wil­ler Montefusco

L’autonomia con la let­te­ra minu­sco­la, di Fede­ri­co Battistutta

L’ «Auto­no­mia» come atti­tu­di­ne, come postu­ra uma­na e sti­le del­la mili­tan­za, di Omid Firou­zi Tabar

La natu­ra­lez­za e l’impazienza, di Elia Rosati

Sca­va­re nel cie­lo aper­to del­le pos­si­bi­li­tà, di Vero­ni­ca Mar­chio e Giu­sep­pe Molinari

Una rispo­sta ai recen­so­ri, di Mim­mo Ser­san­te, Gia­co­mo Despa­li, Pie­ro Despali

Dall’operaio socia­le all’operaio socia­le: ripas­sa­re all’attacco, di Fran­ce­sco Bedani

Sco­stu­ma­tez­ze. Appun­ti su auto­no­mia e Mez­zo­gior­no, di Anto­nio Bove e Fran­ce­sco Festa

L’Autonomia impos­si­bi­le, di Gio­van­ni Iozzoli

L’inchiesta operaia nei microterritori

Tradate. Ristrutturazione del mercato del lavoro e nuova composizione di classe

Ricer­ca con­dot­ta da Ser­gio Bian­chi per con­to del­la segre­te­ria Fim-Cisl Vare­se-Laghi (1991)

Que­sta ricer­ca mi fu com­mis­sio­na­ta trent’anni fa da un ambi­to sin­da­ca­le del mio ter­ri­to­rio di ori­gi­ne. Nel cor­so degli anni Set­tan­ta non poche era­no sta­te le pole­mi­che, e anche gli scon­tri, tra la que­sta e le altre aree sin­da­ca­li e la com­po­nen­te poli­ti­ca nel­la qua­le mili­ta­vo. Uno scon­tro inter­no al movi­men­to ope­ra­io, quel­lo isti­tu­zio­na­le e l’altro, il nostro, quel­lo autonomo.

Ma poi, sul fini­re del decen­nio, nei con­fron­ti dei padro­ni per­dem­mo comun­que sia noi che loro, e gli Ottan­ta furo­no gli anni di una ristrut­tu­ra­zio­ne radi­ca­le del mer­ca­to del lavo­ro che ridi­se­gnò la com­po­si­zio­ne di clas­se e poi la socie­tà nel suo com­ples­so, impian­tan­do le con­di­zio­ni mate­ria­li che deter­mi­na­ro­no la rivol­ta leghi­sta lom­bar­da che vedrà la luce pro­prio in que­gli spe­ci­fi­ci luoghi.

L’affido da par­te sin­da­ca­le di una simi­le ricer­ca a un «auto­no­mo», pure giu­ri­di­ca­men­te cri­mi­na­liz­za­to per anni come «ter­ro­ri­sta», anche se poi seguì un hap­py end asso­lu­to­rio, dimo­stra­va, piut­to­sto con­trad­dit­to­ria­men­te, il rico­no­sci­men­to di un sape­re comun­que uti­le alla com­pren­sio­ne di ciò che nel­la real­tà pro­dut­ti­va ter­ri­to­ria­le era anda­to trasformandosi.

D’altra par­te nel­la stes­sa con­tin­gen­za tem­po­ra­le era acca­du­to un altro fat­to che con­tro­ver­ti­va la cri­mi­na­liz­za­zio­ne di quel movi­men­to auto­no­mo. «Biso­gna con­si­de­ra­re che in quei pae­si di pro­vin­cia [nel­la secon­da metà degli anni Set­tan­ta] mes­si tut­ti assie­me costi­tui­va­mo un aggre­ga­to che con­ta­va, com­pre­sa l’aria ami­ca­le varia, 500 per­so­ne (…) Que­sto è signi­fi­ca­ti­vo del­la quan­ti­tà di sog­get­ti con cui sia­mo entra­ti in rap­por­to, al tipo di espan­sio­ne e di real­tà socia­le che rap­pre­sen­ta­va­mo. Facen­do una diva­ga­zio­ne, si pen­si che a distan­za i die­ci anni dal­la repres­sio­ne [nel mag­gio 1990] e dal­le altre cose che han­no azze­ra­to tut­to, comun­que dal­la fine di quell’aggregato con quel­le carat­te­ri­sti­che, un po’ per gio­co e un po’ sul serio alcu­ni di noi han­no dato vita a una lista elet­to­ra­le nel­la cit­ta­di­na di Tra­da­te che ha gua­da­gna­to il 10,5% dei voti, cioè qual­che pun­to in meno del Par­ti­to comu­ni­sta, e una par­te di que­ste per­so­ne ave­va­no vis­su­to anche la sto­ria del­la gale­ra, era­no sta­ti addi­ta­ti come ter­ro­ri­sti (da: Ser­gio Bian­chi, Figli di nes­su­no. Sto­ria di un movi­men­to auto­no­mo, Milieu, Mila­no 2016)».

Quel­la ricer­ca non die­de comun­que cor­so ad alcun suc­ces­si­vo rap­por­to di col­la­bo­ra­zio­ne. A quel­la com­po­nen­te sin­da­ca­le inte­res­sa­va un’analisi con­dot­ta con cri­te­ri ester­ni ai suoi ambi­ti tra­di­zio­na­li per cer­ca­re di com­pren­de­re le ragio­ni del­la pro­gres­si­va cri­si di rap­pre­sen­tan­za che sta­va scon­tan­do, a me (a noi), ser­vi­va piut­to­sto per veri­fi­ca­re una serie di ipo­te­si che in quel perio­do anda­va­no matu­ran­do in ambi­ti di rifles­sio­ne inter­ni alla ripre­sa di quel lavo­ro teo­ri­co che assu­me­rà negli anni suc­ces­si­vi la nomi­na­zio­ne, non so quan­to appro­pria­ta, di post-operaismo.

Del­la ricer­ca in que­stio­ne non ven­go­no qui ripro­dot­te le par­ti rela­ti­ve ai dati statistici.

S.B.