L’Assemblea dei Comunisti delle Fabbriche era una riunione di grande importanza, che si teneva tra un Congresso e l’altro. Era presieduta dai vertici del Pci: il Segretario, Togliatti, la Direzione e il Comitato Centrale. Vi partecipavano i delegati delle Commissioni Interne delle Grandi Fabbriche, iscritti al partito. Che lo studente Romolo Gobbi, iscritto al PCI da soli quattro mesi, vi potesse partecipare era già un fatto inusuale ed eccezionale, che poi potesse parlare davanti a tutta l’Assemblea era pressoché impensabile. In realtà, lessi un intervento che era stato preparato da Bruno Trentin e da Sergio Garavini, il Vicesegretario della Cgil e il Segretario della Camera del Lavoro di Torino, rispettivamente. Si trattava della prima esposizione pubblica della riforma della Cgil, che prevedeva la sostituzione delle Commissioni Interne con i ”Delegati di Reparto” e la costituzione delle assemblee di fabbrica, quindi, eliminando così l’influenza diretta del Pci sul Sindacato.
Romolo Gobbi, già docente di Storia dei movimenti e dei partiti politici all’Università di Torino, ha collaborato a varie riviste: «Quaderni rossi», «Gatto selvaggio», «classe operaia», «Contropiano». Ha pubblicato tra gli altri: La Fiat è la nostra università (1969), Operai e Resistenza (1973), Il ’68 alla rovescia (1988), I figli dell’Apocalisse (1993), Fascismo e complessità (1998), America contro Europa (2002), Semi, guerre e carestie (2019), Com’eri bella, classe operaia (2023). È attore coprotagonista del docufilm Il decennio rosso (VideoAstolfoSullaLuna).
Per una lettura migliore usare le funzioni fullscreen e zoom
I documenti dello spionaggio e della corruzione Fiat
Nel 1972 Lotta Continua pubblica questo opuscolo (ormai quasi introvabile) in cui denuncia il sistema di spionaggio messo in piedi, in combutta con gli apparati di polizia e carabinieri, per schedare non solo i propri operai ma anche chiunque che in un qualche modo entrava nell’orbita di “mamma” Fiat.
Centocinquantamila schede personali compilate da spioni, questurini, carabinieri e tutto l’apparato repressivo che a Torino, ma non solo viste le caratteristiche che dovevano avere i capi della vigilanza (requisito essenziale era essere stato ufficiale dei carabinieri) anche negli altri stabilimenti che erano nel “fantastico” mondo dello sfruttamento al servizio degli Agnelli.
Questo sito utilizza i cookie per una migliore esperienza utente. Continuando a navigare l'utente accetta la Cookie Policy Cookie settingsAccettaLeggi di più
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione nel sito Web. Di questi cookie, i cookie classificati come necessari vengono memorizzati nel browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito Web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e comprendere come si utilizza questo sito Web. Questi cookie verranno memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Hai anche la possibilità di disattivare questi cookie. La disattivazione di alcuni di questi cookie può influire sulla tua esperienza di navigazione.
I cookie necessari sono assolutamente essenziali per il corretto funzionamento del sito Web. Questa categoria include solo i cookie che garantiscono funzionalità di base e caratteristiche di sicurezza del sito Web. Questi cookie non memorizzano alcuna informazione personale.