Comunicazione Antagonista Anno 1 Numero 6
Comunicazione Antagonista Anno 1 Numero 7
Comunicazione Antagonista nuova serie Numero 21
Storming Heaven

Steve Wright, Storming Heaven. Class composition and struggle in italian autonomist marxism, Pluto Press, London 2002
Storming heaven è il primo studio completo in lingua inglese sulle teorie marxiste che hanno caratterizzato l’area dell’Autonomia operaia italiana: dalle sue origini all’interno della sinistra operaista e antistalinista degli anni Cinquanta fino al suo apice venti anni più tardi.
Il marxismo dell’Autonomia operaia come tendenza politica possiede dei temi privilegiati – auto-organizzazione, costruzione dell’identità dei soggetti in lotta – che per vari motivi possono essere interpretati come precursori degli attuali dibattiti sulle proteste e sull’azione diretta che ha investito i nuovi movimenti sociali da Seattle a Genova.
Comunicazione Antagonista nuova serie Numero 22
PRIMO MAGGIO n° speciale
- 3 Omaggio a Primo Moroni di Cesare Bermani, Sergio Bologna, Bruno Cartosio
- 4 Gli informatici italiani: tra libera professione e caporalato di Michele Pacifico
- 8 I segreti del Bitcoin di Christian Marazzi
- 12 A casa di Pound di Benedetta Tobagi
- 14 Luci e ombre dell’accordo IG Metall di Nele Dittmar, Klaus Neundlinger
- 18 La Cina nella globalizzazione di Romeo Orlandi
- 25 “Donald Trump è fascista?” di Bruno Cartosio
- 30 La logistica è la logica del capitale di Anna Curcio e Gigi Roggero
- 39 I porti, dannazione della merce di Andrea Bottalico
- 44 I portuali di Genova. 40 anni dopo di Riccardo Degl’Innocenti
- 54 Studio 2. La storia del lavoro e la musica dei Beatles di Ferdinando Fasce
- 58 Industria a lavoro al museo (MusIL) di Brescia di Pier Paolo Poggio
- 62 Il mestiere di Duccio di Sergio Bologna
- 70 Autonomia e soggettività: l’inchiesta ieri e oggi di Davide Gallo Lassere e Frèdèric Monferrand
- 79 Operaisti in Europa anni ’70 di Karl Heinz Roth
- 83 L’ottobre russo in Senato di Mario Tronti
- 85 Leggere l’ambiente da storici di Adolfo Mignemi
- 89 Da “Don Lisander” alla “Calusca”. Autobiografia di Primo Moroni
- 103 Il cocktail “Lenta Ginestra” di Paolo Rabissi
- 107 In ricordo di Lapo Berti di Claudio Greppi, Andrea Pezzoli, Sergio Bologna e Riccardo Bellofiore
- 112 Gli approdi mancati dell’Italia industriale di Graziano Merotto e Giorgio Bigatti
Nulla da perdere.
Giornale comunista per l’autonomia operaia in Liguria
da La breve estate dell’autonomia, intervista fatta da Roberto Demontis a Giorgio Moroni ad apertura de Gli autonomi vol. VII. L’autonomia operaia a Genova e in Liguria Prima parte (1973–1980), curata da entrambi. Nell’intervista viene raccontata la nascita di «Nulla da perdere. Giornale comunista per l’autonomia operaia in Liguria».
Nel dicembre 1977 esce «Nulla da perdere. Giornale comunista per l’autonomia operaia in Liguria». Il nome viene da una formazione di Arditi del popolo, anarchici e sindacalisti rivoluzionari che operò a Sestri ponente tra il 1920 e il 1921. Cercavamo per il giornale un nome con significato universale ma anche con una qualche radice locale. Il giornale era in quel momento rappresentativo delle attività e delle posizioni di tutti i comitati, e non solo di quelli genovesi, ma anche di quelli imperiesi e spezzini; non era una cosa semplice, già alla fine del 1977, dopo il sostanziale fallimento del convegno di Bologna. Il lungo editoriale di apertura, e in particolare gli ultimi quattro capoversi, vennero lungamente discussi; ricordo bene quel «l’Autonomia operaia non è la “riserva” delle formazioni comuniste unicamente combattenti, né noi possiamo considerare queste organizzazioni come la componente di attacco di un movimento interpretato come unitario. Siamo in presenza di ipotesi diverse e di programmi non coincidenti». E ancora, poco più indietro, questo enunciato molto negriano: «Oggi programma rivoluzionario è ricomporre tutto il soggetto che lotta in forme operaia contro il capitale, e organizzarne la violenza contro il suo stato». Il giornale era ricco di reportage sulle situazioni di intervento militante nelle quali eravamo impegnati, a partire da quello sulle piccole fabbriche della Valpolcevera fino all’ufficio di collocamento, dall’occupazione di case in via delle Tofane sulle alture di Teglia alle nostre attività nelle scuole medie superiori e all’Università. Una pagina era dedicata alla vicenda imperiese della fabbrica Amici della storia (ribattezzata nel titolo: «Nemici degli operai»), occupata dagli operai con la leadership degli autonomi. Un’altra presentava l’inchiesta sull’industria bellica, fabbrica sociale della morte, a La Spezia. Altro spazio del giornale era dedicato agli interventi extra-moenia dell’Autonomia operaia ligure: la partecipazione prima alla manifestazione internazionale contro la costruzione di un reattore nucleare a Malville, in Francia, e successivamente alla mobilitazione contro la centrale nucleare Enel di Montalto di Castro. Spiccavano le pagine centrali intitolate «Eppur si muove», cronistoria di fatti rilevanti di lotta e contropotere nell’arco di poco più di un anno a Genova e in Liguria, dove accanto a episodi di lotta, scioperi e manifestazioni comparivano attentati rivendicati dalle ronde autonome e anche le azioni delle Br; e la pubblicazione dell’inchiesta sulle società immobiliari con cui i Gruppi armati radicali avevano rivendicato un attentato dimostrativo alla Società costruzioni immobiliari. Con la pubblicazione di un documento della Lega italiana dei diritti dell’uomo sui fatti di Stammheim e Mogadiscio mettevamo in mostra la nostra velleitaria intenzione di governare il rapporto con quello che era di fatto un «organismo di massa» delle Brigate rosse. Al neo-latitante Gianfranco Faina dedicavamo un comunicato di solidarietà firmato assieme al PCML, con il quale avevamo ormai un rapporto organico, e alla IV Internazionale.
Dopo che il fascicolo ormai completo del secondo numero venne sequestrato nell’aprile del 1978 nella mia abitazione nel corso di una perquisizione (per non essere più restituito), nel corso di quello stesso aprile uscì ugualmente il secondo numero di «Nulla da perdere», con editoriale e articoli diversi e con la prima pagina dedicata a reclamare la mia liberazione. Ci fu in quel momento una rabbiosa ed efficace reazione all’azione repressiva: il giornale, realizzato in pochissimi giorni, in tempo per promuovere la manifestazione convocata in Piazza Caricamento per il 16 aprile, esce come supplemento di «Rosso» ed è stampato a Milano. Non ci sono articoli specifici sulle attività in corso, ma interventi di linea (Le rive sono strette, ma contro la ramificazione del comando diffondiamo il contropotere, Continuiamo a volere tutto) e interventi sullo stato della repressione (La rivoluzione non si può mettere fuori legge, Anticipazioni repressive a Genova). Mentre nei secondi vengono descritti i passaggi progressivi del piano repressivo a Genova contro l’Autonomia, nei primi i temi di fondo sono la perdita della centralità di fabbrica con una diversa articolazione del processo produttivo, cui corrisponde una analoga ramificazione dei dispositivi di controllo e comando capitalistico; conseguentemente la proposta dell’Autonomia deve porsi l’obiettivo della ricomposizione del soggetto rivoluzionario. Nei decenni successivi varie volte «Nulla da Perdere» venne ripreso come titolo del giornale rappresentativo di nuove iniziative antagoniste genovesi.
Una importante pubblicazione di area è il numero unico di «7 Aprile», che venne pubblicato dal Comitato 7 aprile di Genova un anno dopo, nel maggio 1979. L’idea del numero speciale, cui era previsto ne dovessero seguire altri, emerse in varie riunioni presso il Centro di documentazione di porta Soprana subito dopo il 7 aprile 1979 e gli arresti dell’inchiesta calogeriana. Il giornale non era stato ancora terminato che, quaranta giorni dopo il 7 aprile, il 17 maggio 1979, scattò l’operazione genovese, quella del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: così, a contribuire alla stesura e raccolta dei testi che vennero pubblicati nel numero unico, si aggiunse il comitato di difesa degli arrestati del 17 maggio.



