Capitolo “Autonomia a Firenze” di Massimo Cervelli e Bruno Paladini dal libro “Gli autonomi – le storie, le lotte, le teorie” Volume I
Gli autonomi
Le storie, le lotte, le teorie, volume II

| Sergio Bianchi, Lanfranco Caminiti (a cura di), Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, volume II, DeriveApprodi, Roma 2007 Tra il 1973 il 1979 si concentrò la definizione dei paradigmi della produzione teorica e della sperimentazione pratica del progetto rivoluzionario dell’area dell’autonomia operaia. All’elaborazione di questo progetto, attraverso il crescendo di un dibattito sempre più serrato, parteciparono componenti politiche, sociali e territoriali assai diverse. Questo volume tenta di rendere conto di quel processo attraverso la raccolta antologica di parte dei documenti che alimentarono quell’originale laboratorio di sapere sovversivo. Una dettagliata cronologia dei principali eventi politici e sociali dell’epoca fa da guida a una contestualizzazione storica dei temi dibattuti. C’è poi una «sezione internazionale» con contributi di autori da diversi Paesi. Essa è nata intorno l’osservazione di un paradosso: mentre in Italia l’Autonomia operaia viene perseguitata, arrestata, incarcerata, dispersa, le sue teorie e le sue pratiche diventano terreno privilegiato di osservazione e riferimento per i movimenti di lotta nel mondo e per il pensiero critico. I suoi libri, le sue storie, i suoi autori vengono ormai tradotti in tutte le lingue. L’Autonomia diventa uno dei pochi «prodotti da esportazione» italiani, un po’ come la Vespa degli anni Cinquanta o l’Armani degli anni Ottanta. Dell’Italia degli anni Settanta non c’è molto altro da raccontare. Interventi di: César Altamira, Franco Berardi (Bifo), Martin Birkner, Lucio Castellano, Patrick Cuninghame, Silvia Federici, Robert Foltin, Felix Guattari, Michael Hardt, Roberto Lauricella, Vincenzo Miliucci, Primo Moroni, Toni Negri, Sirio Paccino, Daniele Pifano, Carlos Prieto del Campo, Alvaro Reyes, Suely Rolnik, Roberta Tomassini, Mario Tronti. Materiali da: «7 aprile», Assemblea autonoma dell’Alfa Romeo, «A/traverso», Collettivi politici operai, Comitati autonomi operai, Comitato per il salario al lavoro domestico, Collettivi politici operai, «Comunismo», Gruppo Gramsci, «I Volsci», «Il corrispondente operaio», «Lavoro zero», «Linea di condotta», «Magazzino», Potere operaio, «Rivolta di classe», «Rosso», «Senza padroni. Giornale dell’Assemblea autonoma dell’Alfa Romeo», «Senza tregua». |
Insurrezione

Paolo Pozzi, Insurrezione, DeriveApprodi, Roma 2007
Questa è una storia degli anni Settanta.
Allora c’era un movimento fatto di donne e uomini che pensavano di cambiare il mondo. In modo radicale. Con una rivoluzione.
Quelle donne e quegli uomini pensavano che cambiarlo potesse anche essere divertente. Anzi o era divertente o non valeva la pena. Tutto e subito. Non si poteva rimandare nulla a dopo.
La parte più radicale di quel movimento erano gli autonomi.
Poi quel movimento è stato preso in una morsa ed è rimasto stritolato. Molti si sono fermati o sono stati fermati. Molti dal movimento sono passati alle formazioni armate. Molti hanno pensato che l’unica giustizia era quella proletaria. Alcuni, non pochi, si sono pentiti, cioè sono diventati delatori.
È quindi anche una storia terribile. È una storia fatta di vivi, morti e morti ammazzati. È una storia dolorosa per il dolore arrecato e sofferto.
È una storia che narra di giovani. Io ora sono un uomo che va verso i sessanta. Ma mi rivedo giovane e penso: ce l’hanno fatta pagare ma ci siamo divertiti un casino.
Questa storia comincio a scriverla nel carcere speciale di Fossombrone nel 1982. Quaderno e matita.
Poi il quaderno me lo porto a Rebibbia, dove vengo trasferito.
Francone mi presta la sua Olivetti Lettera 22 e io ricomincio da capo. Il patto è chiaro: tutti i giorni lui vuol leggere e dare il suo giudizio: Hemingway, passabile, fa cagare. I fa cagare vengono subito strappati in faccia all’autore.
Il lavoro si rallenta di molto durante le udienze del processo. La scrittura langue. Nell’estate dell’84 ci dò la botta finale. Ma mi liberano e il legame con il mio spietato critico cessa.
Il dattiloscritto me lo porto a Milano nei sacchi neri della spazzatura che raccolgono i miei effetti personali. Pubblicarlo? E da chi?
Poi Francone esce anche lui. Una sera di quindici anni fa mi porta a casa Sergio, detto Sergino perché ai tempi dell’Autonomia era quasi un bambino. Sergio dice: «mi piace un casino, siamo proprio noi».
Piano piano comincia a pubblicare singoli capitoli della storia su riviste, libri ecc.
Poi l’anno scorso si fa vivo. E mi dice: pubblichiamo tutto.
Io dico di sì.
Eccola qua.
Paolo Pozzi (1949) si laurea in Sociologia a Trento nel 1972. Trasferitosi a Milano milita nella componente dell’autonomia operaia che si raccoglie attorno la rivista «Rosso», di cui è redattore. Nel 1979 viene arrestato nell’ambito dell’inchiesta 7 aprile e sconta diversi anni di carcere. Oggi è dirigente di una società che si occupa di beni culturali.
Gli autonomi
Le storie, le lotte, le teorie, volume I

| Sergio Bianchi e Lanfranco Caminiti (a cura di), Gli autonomi. Le storie, le lotte, le teorie, volume I, DeriveApprodi, Roma 2007 «Estremisti», «violenti», «provocatori», «mestatori», «prevaricatori», «squadristi», «diciannovisti», «fiancheggiatori», «terroristi». Questi sono solo alcuni degli epiteti coniati nel corso degli anni Settanta da illustri opinionisti, intellettuali, dirigenti di partito e di sindacato per definire gli autonomi, una variegata area di rivoluzionari attivi in quegli anni nel nostro paese. Il giorno 7 aprile 1979 un’imponente iniziativa giudiziaria imputò a decine di dirigenti e militanti autonomi di essere a capo di tutte le organizzazioni armate attive in Italia e il cervello organizzativo di «un progetto di insurrezione armata contro i poteri dello Stato». L’accusa, dimostratasi col tempo del tutto infondata, fece da iniziale supporto a ulteriori arresti di massa, detenzioni preventive nei carceri speciali, processi durati anni e condanne a lunghe pene. Ma gli autonomi erano davvero solo un coacervo di estremismo irrazionale, violento e disperato? Per la prima volta in quest’opera si ripercorrono le tappe della costruzione del suo impianto teorico che ha radici nella nobile tradizione del pensiero «operaista», nelle riviste «Quaderni rossi» e «classe operaia», nell’esperienza militante di Potere operaio, Lotta continua, il Gruppo Gramsci. E, ancora, quali sono state le sue specificità rispetto alle organizzazioni extraparlamentari e quelle armate. Ma soprattutto cosa, in questa storia, vi è ancora di potentemente vivo e attuale. Interventi di: Daniele Adamo, Maria Rosa Belloli, Franco Berardi (Bifo), Sergio Bianchi, Guido Borio, Lanfranco Caminiti, Antonio Casano, Massimo Cervelli, Francesco Cirillo, Antimo De Santis, Valerio Evangelisti, Chicco Funaro, Davide Germani, Valerio Guizzardi (Guizzo), Nicola Latorre, Vincenzo Miliucci, Valerio Monteventi, Giorgio Moroni, Sirio Paccino, Bruno Paladini, Raffaele Paura, Daniele Pifano, Paolo Pozzi, Marco Scavino, Marcello Tarì, Pino Tripodi, Chiara Vozza. |



