Giù la testa coglione
ARCHIVIO PERSONALE EMILIO MENTASTI
ARCHIVIO PERSONALE EMILIO MENTASTI
ARCHIVIO PERSONALE GIACOMO DESPALI

Nanni Balestrini, Le ballate della signorina Richmond, Cooperativa scrittori, Roma 1977
Ora in:
Nanni Balestrini, Le avventure complete della signorina Richmond, Testo&Immagine, Torino 1999
La musa di Balestrini è ironica e critica, sia pure in favore dell’utopia rivoluzionaria.
La sua leggerezza didascalica e la capacità di straniamento riescono a costruire un delizioso e feroce poemetto allegorico mettendo in quartine elementi tratti da manuali di ornitologìa e gastronomia, da un saggio di Propp sul folclore fiabesco e da altre fonti. Il tutto in onore di una bella e crudele «signorina Richmond» che il lettore è invitato a spiare, cucinare, far ridere e accompagnare a spasso per la natura, ossia attraverso un paesaggio con buchi, un po’ reale e un po’ dipinto. Ed è inutile domandarsi se la signorina Richmond è una donna o la società capitalistica, o la poesia in persona?
(Alfredo Giuliani)
Nanni Balestrini
Le sue poesie sono raccolte in Poesie pratiche (Einaudi 1976). Ha pubblicato tre romanzi: Tristano (Feltrinelli 1966), Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971) e La violenza illustrata (Einaudi 1976)

Nanni Balestrini, Blackout, Feltrinelli, Milano 1980
Ora in:
Nanni Balestrini, La violenza illustrata seguita da Blackout, DeriveApprodi, Roma 2001
Alle origini di questo poemetto è il progetto di una «azione per voce» che avrebbe dovuto essere eseguita da Demetrio Stratos alla Rotonda della Besana di Milano nel maggio 1979. L’improvvisa malattia e la morte di Stratos, avvenuta il 14 maggio al Memorial Hospital di New York, e l’incriminazione di Balestrini nel quadro dell’inchiesta del 7 aprile ne hanno impedita la realizzazione. Questi avvenimenti divengono i principali motivi di ispirazione del testo, al quale Balestrini ha lavorato durante la sua latitanza, tuttora in corso. Al centro dell’opera si collocano il mito e la realtà del ’68, dell’indomabile processo di trasformazione dei rapporti politici, sociali e personali di questi dieci e più anni. Stretta tra la morsa di un terrorismo, che le è storicamente e culturalmente estraneo, e la repressione dello stato e dei mass-media che criminalizza il suo rifiuto, la sua opposizione, i suoi desideri e i suoi bisogni, «la parte migliore di una generazione» è qui rappresentata in un atroce fase d’impotenza, di smarrimento, di oscurità della coscienza e dell’azione, in attesa di ritrovare in se stessa la forza di continuare a vivere e a sperare. Ritagliando blocchi di immagini-linguaggio con la tecnica del patchwork, Balestrini fonde le sue precedenti esperienze del verso e della prosa in un linguaggio articolato, lucido e appassionato, che riconquista alla poesia italiana un «tono alto» da tempo assente.
Centro di studi politici e sociali e Archivio storico Il Sessantotto di Firenze

Nanni Balestrini, La violenza illustrata, Einaudi, Torino 1976
Ora in:
Nanni Balestrini, La violenza illustrata seguita da Blackout, DeriveApprodi, Roma 2001
I capitoli del nuovo romanzo di Nanni Balestrini illustrano ognuno un episodio di quella violenza che da anni svolge la spirale della sua « logica» interna sulle scene più diverse: fabbriche e piazze, uffici e campagne.
Il materiale di partenza che si offre a Balestrini è il linguaggio giornalistico con cui questa violenza viene ogni giorno rappresentata: un linguaggio mimico e a suo modo manieristico quando tratta, giustificandoli, i protagonisti del potere (dal tenente Calley ad Onassis); o che si rifugia nella falsa imparzialità della cronaca quando vuole occultare i moventi dell’aggressione antiproletaria e di certe risposte di segno opposto (la guerriglia urbana, la condizione in fabbrica, la criminalità, l’occupazione delle case).
Le tecniche di scomposizione e di ripetizione usate sul linguaggio dell’informazione sono analoghe a tecniche pittoriche come quelle di Andy Wahrol. Ma, nel servirsi del «collage», Balestrini dà prova di una sorprendente varietà e ricchezza di soluzioni: non solo nello scegliere il materiale preesistente (la deposizione ad un processo, squarci di stampa femminile, i verbali di un interrogatorio), ma anche nel «trattarlo», traendone effetti disparati, e spesso giungendo a ribaltare il significato originario di questo o quell’inserto.
Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive a Roma. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Come si agisce (Feltrinelli, 1963), Ma noi facciamone un’altra (Feltrinelli, 1968); e due romanzi: Tristano (Feltrinelli 1966) e Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971).

Nanni Balestrini, Primo Moroni, L’orda d’oro 1968–1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, Feltrinelli, II edizione, Milano 2003
L’orda d’oro, pubblicato per la prima volta nel 1988, qui ampliato e aggiornato, è un formidabile «strumento della memoria». Balestrini e Moroni montano il materiale accumulato dalla «grande ondata rivoluzionaria» con serenità e rigore, aprendo fra la mole dei frammenti, dei documenti e degli interventi strade e percorsi accessibili a tutti i lettori, giovani e meno giovani. Sono dieci anni di storia italiana, un’emozionante ricapitolazione di idee, gesti, tensioni, una lunghissima «primavera di intelligenze».
Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Autore di poesie e romanzi, ha aderito negli anni Sessanta al gruppo di neoavanguardia dei poeti “novissimi” e al gruppo 63. Tra le sue opere: Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971), Le ballate della signorina Richmond (Cooperativa Scrittori 1977), Blackout (Feltrinelli 1980), I furiosi (Bompiani 1994), L’editore (Bompiani 1989), Gli invisibili (Bompiani 1990), Il pubblico del labirinto (Scheiwiller 1992), Una mattina ci siam svegliati (Baldini & Castoldi 1995), Estremi rimedi (Manni 1995), La grande rivolta (Bompiani 1999), Parma 1922 (DeriveApprodi 2002).
Primo Moroni, nato in val di Nievole, in Toscana, nel 1936, si è trasferito a Milano negli anni Cinquanta. Ha fatto un po’ di tutto prima di fondare la libreria Calusca che, in Porta Ticinese, poi in piazza Sant’Eustorgio e infine in via Conchetta col nome City Lights, diventa rapidamente punto di riferimento per la nuova sinistra. È morto a Milano nel 1998.

