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PRIMO MAGGIO n° speciale

  • 3 Omag­gio a Pri­mo Moro­ni di Cesa­re Ber­ma­ni, Ser­gio Bolo­gna, Bru­no Cartosio
  • 4 Gli infor­ma­ti­ci ita­lia­ni: tra libe­ra pro­fes­sio­ne e capo­ra­la­to di Miche­le Pacifico
  • 8 I segre­ti del Bit­coin di Chri­stian Marazzi
  • 12 A casa di Pound di Bene­det­ta Tobagi
  • 14 Luci e ombre del­l’ac­cor­do IG Metall di Nele Ditt­mar, Klaus Neundlinger
  • 18 La Cina nel­la glo­ba­liz­za­zio­ne di Romeo Orlandi
  • 25 “Donald Trump è fasci­sta?” di Bru­no Cartosio
  • 30 La logi­sti­ca è la logi­ca del capi­ta­le di Anna Cur­cio e Gigi Roggero
  • 39 I por­ti, dan­na­zio­ne del­la mer­ce di Andrea Bottalico
  • 44 I por­tua­li di Geno­va. 40 anni dopo di Ric­car­do Degl’Innocenti
  • 54 Stu­dio 2. La sto­ria del lavo­ro e la musi­ca dei Bea­tles di Fer­di­nan­do Fasce
  • 58 Indu­stria a lavo­ro al museo (MusIL) di Bre­scia di Pier Pao­lo Poggio
  • 62 Il mestie­re di Duc­cio di Ser­gio Bologna
  • 70 Auto­no­mia e sog­get­ti­vi­tà: l’in­chie­sta ieri e oggi di Davi­de Gal­lo Las­se­re e Frè­dè­ric Monferrand
  • 79 Ope­rai­sti in Euro­pa anni ’70 di Karl Heinz Roth
  • 83 L’ot­to­bre rus­so in Sena­to di Mario Tronti
  • 85 Leg­ge­re l’am­bien­te da sto­ri­ci di Adol­fo Mignemi
  • 89 Da “Don Lisan­der” alla “Calu­sca”. Auto­bio­gra­fia di Pri­mo Moroni
  • 103 Il cock­tail “Len­ta Gine­stra” di Pao­lo Rabissi
  • 107 In ricor­do di Lapo Ber­ti di Clau­dio Grep­pi, Andrea Pez­zo­li, Ser­gio Bolo­gna e Ric­car­do Bellofiore
  • 112 Gli appro­di man­ca­ti del­l’I­ta­lia indu­stria­le di Gra­zia­no Merot­to e Gior­gio Bigatti 
Senza fine con Primo l’orda d’oro galoppa

Senza fine con Primo l’orda d’oro galoppa

Dal nostro archi­vio abbia­mo sele­zio­na­to mate­ria­li spar­si su Pri­mo Moro­ni (alcu­ni dei qua­li ine­di­ti) accu­mu­la­ti nell’arco del tem­po in cui ci è sta­ta data la for­tu­na di una sua inten­sa fre­quen­ta­zio­ne: dal­la secon­da metà degli anni Ottan­ta alla sua scom­par­sa. Che signi­fi­ca dal pro­get­to e rea­liz­za­zio­ne con Nan­ni Bale­stri­ni del sag­gio L’Orda d’oro alla fon­da­zio­ne del­la casa edi­tri­ce DeriveApprodi.

Que­sto è il nostro con­tri­bu­to alla sua memoria

[S.B.]

Con­te­nu­ti

Nan­ni Bale­stri­ni: A Primo

Pao­lo Capuz­zo: Cen­ni bio­gra­fi­ci di Pri­mo Moroni

A cura di Cesa­re Ber­ma­ni: Da «Don Lisan­der» alla «Calu­sca». Auto­bio­gra­fia di Pri­mo Moroni

Emi­na Cevro-Vuko­vic: Pri­mo e Sabi­na del­la libre­ria Calu­sca di Milano

Pri­mo Moro­ni: Ma l’amor mio non muore

Pri­mo Moro­ni: Un’altra via per le Indie. 
Intor­no alle pra­ti­che e alle cul­tu­re del ’77

Ser­gio Bian­chi: Mesco­lan­do il riso alle lacri­me. In ono­re e memo­ria di Pri­mo Moroni

Fran­co Berar­di Bifo: L’angelo del­la stam­pa impossibile

Umber­to Luca­rel­li: Vico­lo Calusca

Pri­mo Moro­ni: Docu­men­to «fon­da­ti­vo» del­la rivi­sta «Deri­veAp­pro­di»

Pri­mo Moro­ni: L’avventura del­la transizione

Pri­mo Moro­ni: Sul­le nuo­ve fun­zio­na­li­tà del­la mer­ce droga

Pri­mo Moro­ni: I tre segre­ti. Sog­get­to per un film sull’omicidio Toba­gi (ine­di­to)

Pri­mo Moro­ni: I rac­con­ti del Dott. Pin­kus (rac­con­ti ero­ti­ci inediti)

Pri­mo Moro­ni: Sto­ria vis­su­ta. Sini­stra mili­tan­te e storiografia

Bellissimo Luciano

Chi era Lucia­no Fer­ra­ri Bra­vo*

Nato a Vene­zia nel 1940 e cre­sciu­to tra Castel­lo e il Lido, lau­rea­to in giu­ri­spru­den­za all’Università degli stu­di di Pado­va, è sta­to a par­ti­re dai pri­mi anni Ses­san­ta uno dei pro­ta­go­ni­sti di quel pen­sie­ro poli­ti­co ere­ti­co che ha pre­so il nome di «mar­xi­smo ope­rai­sta». Atti­vo fin da stu­den­te nell’organizzazione del­le lot­te di fab­bri­ca a Por­to Mar­ghe­ra, poi espo­nen­te di Pote­re ope­ra­io fino al suo scio­gli­men­to, fu negli anni Set­tan­ta tra i docen­ti e ricer­ca­to­ri del Col­let­ti­vo di Scien­ze Poli­ti­che e tra i fon­da­to­ri di Radio Sher­wood. Arre­sta­to nel qua­dro dell’operazione poli­ti­co-giu­di­zia­ria del 7 apri­le 1979, dopo cin­que anni e mez­zo di car­ce­re spe­cia­le e due tra con­fi­no e sor­ve­glian­za, è sta­to assol­to da tut­te le accu­se e rein­te­gra­to nel suo posto di lavo­ro uni­ver­si­ta­rio. Docen­te di Isti­tu­zio­ni poli­ti­che com­pa­ra­te alla Facol­tà di Scien­ze Poli­ti­che, nel­la secon­da metà degli anni Novan­ta ave­va rico­min­cia­to a con­tri­bui­re, con la con­sue­ta com­pe­ten­za, pas­sio­ne e gene­ro­si­tà, al dibat­ti­to nei movi­men­ti. Lucia­no è man­ca­to il 26 apri­le del 2000.

*Da: Archi­vio Lucia­no Fer­ra­ri Bravo

Nel­la tar­da pri­ma­ve­ra del 2000, a poche set­ti­ma­ne dal­la scom­par­sa di Lucia­no Fer­ra­ri Bra­vo la rivi­sta «Deri­veAp­pro­di» gli dedi­cò un dos­sier dal tito­lo Bel­lis­si­mo Lucia­no.

Di quel dos­sier ripor­tia­mo qui il mio testo dal tito­lo pan­te­ra rosa.

Ho cono­sciu­to Lucia­no negli affol­la­ti cor­ti­li del car­ce­re spe­cia­le di Tra­ni, una ven­ti­na di anni fa. Di lui mi ha col­pi­to la magliet­ta blu impia­stric­cia­ta di mac­chie inde­fi­ni­bi­li, i capel­li lun­ghi un poco argen­ta­ti, i fol­ti baf­fi, il toc­co deli­ca­to del pal­lo­ne, l’astuzia nel mer­can­teg­gia­re le razio­ni di vino, gli occhi riden­ti, iro­ni­ci, discre­ti ma acu­ti. La sua figu­ra, e in par­ti­co­la­re il viso, ricor­da­va­no un mani­fe­sto in cir­co­la­zio­ne all’epoca che raf­fi­gu­ra­va l’arresto di un anar­chi­co dal­la postu­ra spa­val­da tenu­to sal­da­men­te per le brac­cia da due gen­dar­mi. La scrit­ta reci­ta­va: «Una risa­ta vi seppellirà!».

Era dun­que quel­lo sva­ga­to frea­ket­to­ne uno dei padri nobi­li dell’«operaismo» ita­lia­no e insie­me, a det­ta di alcu­ni «magi­stra­ti demo­cra­ti­ci», uno di quei ter­ri­bi­li «cat­ti­vi mae­stri» accu­sa­ti di aver diret­to per un decen­nio tut­te le orga­niz­za­zio­ni arma­te e la sov­ver­sio­ne socia­le del movi­men­to autonomo.

Del­le quin­ta­la­te di rea­ti da plu­rier­ga­sto­lo di cui era accu­sa­to, il mostro sghi­gnaz­za­va scher­nen­do­si die­tro bat­tu­te e impre­ca­zio­ni in dia­let­to vene­to. Nel­le con­ver­sa­zio­ni usa­va espri­mer­si in modo essen­zia­le, paca­to, sem­pli­ce ma pro­fon­da­men­te rifles­si­vo. E in lui si coglie­va bene che agli astrat­ti discor­si poli­ti­ci pre­fe­ri­va di gran lun­ga la con­cre­tez­za di quel­li per­so­na­li e affet­ti­vi, ver­so i qua­li dimo­stra­va un’attenta e diver­ti­ta curiosità.

Insom­ma, Lucia­no, come il Pip­po del gran­de Andrea Pazien­za, sem­bra­va uno sbal­la­to per­ché era, per dav­ve­ro, uno sbal­la­to. Non a caso si era inna­mo­ra­to del movi­men­to del ’77, che di sbal­la­ti stra­bor­da­va, al pun­to di rimet­ter­si, dopo anni di pau­sa, a far qual­co­sa di poli­ti­co nel­la sua Pado­va con il gior­na­le «Auto­no­mia» e «Radio Sher­wood», vin­cen­do così alme­no in par­te una pigri­zia che gli era soa­ve­men­te connaturata.

Maci­nan­do «vasche» su «vasche», chi­lo­me­tri avan­ti e indie­tro in que­gli angu­sti cor­ti­li di cemen­to arma­to, sco­prii di quell’uomo un mite can­do­re coniu­ga­to però a una tena­cia fer­rea. Sco­prii, cioè, che Pip­po si pote­va coniu­ga­re a Lenin. Il frea­ket­to­ne si pote­va mischia­re con scon­cer­tan­te disin­vol­tu­ra al seris­si­mo, clas­si­co, mili­tan­te comu­ni­sta. La sua era una filo­so­fia di resi­sten­za all’annientamento fon­da­ta su uno sti­le sem­pli­ce ma rigo­ro­so: una fer­ma e orgo­glio­sa coe­ren­za cul­tu­ra­le. Insom­ma Lucia­no, in modo non dis­si­mi­le da tut­ti i gran­di pen­sa­to­ri del­la sov­ver­sio­ne cre­sciu­ti a con­fron­to e den­tro le lot­te ope­ra­ie degli anni Ses­san­ta in Ita­lia, ave­va il dono di espri­me­re un sape­re scien­ti­fi­co sen­za sfog­gia­re mai i toni sac­cen­ti e muf­fi dell’accademia. Ed era pro­prio que­sto dono a esse­re meschi­na­men­te invi­dia­to allo­ra da que­gli intel­let­tua­li «orga­ni­ci di par­ti­to» che conia­ro­no la vol­ga­ris­si­ma tesi dei «cat­ti­vi mae­stri» cor­rut­to­ri di gio­va­ni men­ti incolte.

Diven­tam­mo pian pia­no pri­ma ami­ci, poi fra­tel­li, per sem­pre. Lui fece richie­sta di tra­sfe­rir­si dal «locu­lo» (la cel­la sin­go­la) nel mio «came­ron­ci­no» (la cel­la “col­let­ti­va” che divi­de­vo con altri tre compagni).

Al risve­glio la mat­ti­na indu­gia­va gat­to­ne­sca­men­te a let­to. Caf­fè con siga­ret­ta e attac­ca­va a leg­giuc­chia­re alter­na­ti­va­men­te due libri: Mil­les Pla­teaux di Gil­les Deleu­ze e Félix Guat­ta­ri e L’uomo sen­za qua­li­tà di Robert Musil. Poi i gior­na­li, i cui arti­co­li scor­re­va in pochi secon­di miran­do subi­to a quel che gli interessava.

Duran­te l’«ora d’aria» par­te­ci­pa­va alle par­ti­tel­le a pal­lo­ne dove si destreg­gia­va con l’eleganza risa­pu­ta. La mede­si­ma che usa­va per evi­ta­re ogni tipo di riu­nio­ne sull’andazzo rivo­lu­zio­na­rio che annu­sa­va come ines­sen­zia­le. Man­gia­va di tut­to sen­za lamen­tar­si, moti­van­do la cosa col fat­to che non gli veni­va da cuci­na­re nep­pu­re un uovo sodo. La sera in cel­la, in grup­po, si gio­ca­va a car­te e si scri­ve­va agli ami­ci, libe­ri e pri­gio­nie­ri, ma soprat­tut­to alle ragaz­ze. Più rara­men­te si guar­da­va qual­che vec­chio film dal­la tele­vi­sion­ci­na scas­sa­ta che pas­sa­va la «casan­za».

Un ricor­do che non mi ha mai abban­do­na­to è di una pio­vo­sa dome­ni­ca pome­rig­gio, quan­do rinun­cian­do all’ora d’aria io e Lucia­no era­va­mo rima­sti insie­me in cel­la a dar fon­do ai bic­chie­ri e alle chiac­chie­re ascol­tan­do una musi­ca strug­gen­te di Keith Jar­ret e imma­gi­nan­do un viag­gio in mon­ta­gna che poi, tan­ti anni dopo, ormai libe­ri, riu­scim­mo effet­ti­va­men­te a fare. A un trat­to, sic­co­me mi era par­so di coglie­re nei suoi linea­men­ti un velo di tri­stez­za che non gli era usua­le gli allun­gai una leg­ge­ra pac­ca sul­la spal­la a mo’ di inco­rag­gia­men­to. Lui mi guar­dò subi­to iro­ni­co: «Va là che ne devi man­gia­re anco­ra così di pani­ni!». Fu l’unico rim­brot­to bona­rio che mi indi­riz­zò in tut­to il tem­po divi­so insie­me per un gesto che inten­de­va esor­ciz­za­re la tri­stez­za. Vole­va dir­mi che non ce n’era biso­gno, o che sem­mai quel ruo­lo spet­ta­va a lui, fra­tel­lo maggiore.

In quel car­ce­re, in quel perio­do, si con­den­sò uno stram­bo assem­bra­men­to di indi­vi­dui chias­so­si che mal sop­por­ta­va­no l’appartenenza ai vin­co­li e ai ritua­li del­le orga­niz­za­zio­ni com­bat­ten­ti, da cui peral­tro qua­si tut­ti pro­ve­ni­va­no. Una com­po­nen­te infor­ma­le che ave­va la sua for­za nel­le inten­se rela­zio­ni affet­ti­ve più che nel­le con­di­vi­sio­ni ideo­lo­gi­che. Lucia­no, il «Vec­chio», «Mine­stri­na» o la «Pan­te­ra rosa» come lo chia­ma­va­mo, si mischia­va con natu­ra­lez­za a quel grup­po di scia­man­na­ti irri­ve­ren­ti del­la «scuo­la di Tra­ni». Una defi­ni­zio­ne da pre­sa in giro conia­ta da male­lin­gue ami­che, ma un po’ invi­dio­se, che allu­de­va­no mali­zio­sa­men­te a una scuo­la di com­por­ta­men­ti tra­sgres­si­vi e alquan­to ambi­gui nel­le incli­na­zio­ni sessuali.

Mi sono sem­pre chie­sto per­ché Lucia­no, a dif­fe­ren­za dei suoi coe­ta­nei, spon­ta­nea­men­te e con disin­vol­tu­ra, divi­des­se la sua quo­ti­dia­ni­tà, e quin­di i sen­ti­men­ti, «le cose penul­ti­me, quel­le quo­ti­dia­ne e deci­si­ve», con ragaz­zi come noi che ave­va­no la metà dei suoi anni e che sicu­ra­men­te per for­ma­zio­ne cul­tu­ra­le non pote­va­no soste­ne­re con lui un con­fron­to mol­to pro­fi­cuo sul pia­no intel­let­tua­le. Sono con­vin­to che la rispo­sta sta­va nel­la sua acu­ta sen­si­bi­li­tà nel coglie­re una fra­gi­li­tà con­na­tu­ra­ta alla nostra gene­ra­zio­ne. Lucia­no era con­sa­pe­vo­le di una debo­lez­za insi­ta nel­la nostra «gio­ven­tù bru­cia­ta» da even­ti gran­di e dram­ma­ti­ci e sot­to­po­sta a una repres­sio­ne impla­ca­bi­le. Il suo star­ci vici­no, con­di­vi­den­do appie­no il nostro tem­po e le nostre pas­sio­ni, anche le più minu­te, era un modo per ten­ta­re di capi­re le ragio­ni di quel­la nostra fra­gi­li­tà e for­se tro­va­re solu­zio­ni alme­no per tam­po­na­re il peg­gio. Un peg­gio che avan­za­va gior­no per gior­no. Un cedi­men­to gene­ra­liz­za­to che assu­me­va le sem­bian­ze ingiu­sti­fi­ca­bi­li e odio­se del­la dela­zio­ne e del tra­di­men­to. Men­tre fuo­ri dal­le mura del­le for­tez­ze spe­cia­li in cui era­va­mo rin­chiu­si, eroi­na e lot­ta arma­ta esi­sten­zia­li­sta era­no le due varian­ti con cui la nostra gene­ra­zio­ne misu­ra­va la pro­pria ver­ti­gi­no­sa auto­di­stru­zio­ne. Davan­ti al nostro sgo­men­to, alla nostra rab­bia cie­ca gene­ra­ta dall’impotenza, e quel che più con­ta alla ver­go­gna di esse­re par­te­ci­pi di una gene­ra­zio­ne infe­sta­ta di impro­ba­bi­li «pen­ti­ti», Lucia­no non smet­te­va, con la sua soli­ta pazien­za e discre­zio­ne, di avan­za­re ipo­te­si di inter­pre­ta­zio­ne razio­na­le di quel disa­stro uma­no, pri­ma che politico.

Poi, alla fine dell’anno ci fu la rivol­ta. Il seque­stro di una ven­ti­na di guar­die. Il bli­tz del­le «teste di cuo­io». La not­te del­la mat­tan­za. Mol­to sangue.

Lucia­no fu tra­sfe­ri­to a Rebib­bia, a Roma, e da quel momen­to nac­que il nostro scam­bio di cor­ri­spon­den­za che pro­se­guì inin­ter­rot­ta­men­te per tut­to il tem­po che gli toc­cò di scon­ta­re e che alla fine risul­tò esse­re di cin­que anni, cin­que mesi e cin­que gior­ni. Pri­ma di esse­re scar­ce­ra­to e alla fine, dopo altri anni di stra­sci­chi pro­ces­sua­li, assol­to da tut­te le accuse.

Il pli­co con le let­te­re di Lucia­no [non tut­te quel­le rice­vu­te, pur­trop­po] (…) mi ha segui­to in que­sti decen­ni con­tras­se­gna­ti anche da fughe, esi­li, eso­di, tra­slo­chi. È soprav­vis­su­to anche a per­qui­si­zio­ni e a seque­stri, a dis­se­que­stri e rise­que­stri ope­ra­ti dagli epi­go­ni del­la gran­de inqui­si­zio­ne. Non l’ho mai mol­la­to e non le mol­le­rò mai per­ché rap­pre­sen­ta, a mio pare­re, una testi­mo­nian­za ecce­zio­na­le non solo di un sal­do e dol­ce rap­por­to di ami­ci­zia, ma anche di un momen­to sto­ri­co dif­fi­ci­le e dolo­ro­so che ha coin­vol­to due gene­ra­zio­ni di mili­tan­ti. […] Non ho dub­bi riguar­do la dif­fi­col­tà da par­te del let­to­re di com­pren­de­re uni­ta­ria­men­te que­sti bra­ni, soprat­tut­to nel caso di un let­to­re gio­va­ne e non a cono­scen­za dei det­ta­gli di quel fran­gen­te sto­ri­co. Ho quin­di rite­nu­to oppor­tu­no inse­ri­re del­le note uti­li a faci­li­ta­re la com­pren­sio­ne dei con­te­nu­ti del dibat­ti­to poli­ti­co di allo­ra e di una ger­ga­li­tà nota solo a colo­ro che sono pas­sa­ti per il cir­cui­to carcerario.

Socrate a Porto Marghera

Inchiesta, anticipazioni e metodo militante di Guido Bianchini

Gui­do Bian­chi­ni (1926–1998) è sta­to una figu­ra chia­ve dell’operaismo poli­ti­co ita­lia­no, pun­to di rife­ri­men­to del­le lot­te al Petrol­chi­mi­co di Por­to Mar­ghe­ra negli anni Set­tan­ta, instan­ca­bi­le for­ma­to­re del­le suc­ces­si­ve gene­ra­zio­ni mili­tan­ti. Le sue espe­rien­ze di inchie­sta e le rifles­sio­ni sull’uso ope­ra­io del sin­da­ca­to, su tec­no­lo­gia e orga­niz­za­zio­ne pro­dut­ti­va, su rifiu­to del lavo­ro e com­po­si­zio­ne di clas­se, fan­no di Bian­chi­ni un per­so­nag­gio di gran­de impor­tan­za, non solo per la sto­ria del­le lot­te ma anche per la straor­di­na­ria attua­li­tà del­le sue anti­ci­pa­zio­ni teo­ri­che e pratiche.

La mia parola messa a nudo

Pub­bli­chia­mo la video inter­vi­sta ine­di­ta a Mario Tron­ti La mia paro­la mes­sa a nudo, regia di Ulia­no Pao­loz­zi Bale­stri­ni; mon­tag­gio di Fran­ce­sca Brac­ci; musi­che di Miche­le Leiss. Dura­ta: 25 minu­ti. Una pro­du­zio­ne Deri­veAp­pro­di. Que­sto cor­to­me­trag­gio rea­liz­za­to nel 2016 intro­du­ce l’Abe­ce­da­rio di Mario Tronti.

A oltre cinquant’anni dal­la pub­bli­ca­zio­ne di Ope­rai e capi­ta­le, il libro che ha mar­ca­to una svol­ta mon­dial­men­te rico­no­sciu­ta nel­la sto­ria del­la teo­ria mar­xi­sta, Mario Tron­ti si ripro­po­ne con il film-inter­vi­sta Abe­ce­da­rio: set­te ore nel­le qua­li espo­ne i trat­ti salien­ti del suo pen­sie­ro filo­so­fi­co e poli­ti­co, con par­ti­co­la­re atten­zio­ne alle vicen­de del Nove­cen­to: il con­flit­to tra capi­ta­le e lavo­ro, le guer­re e le rivo­lu­zio­ni, la cri­si del­la poli­ti­ca, ma anche con­cet­ti come amico/​nemico, cri­si, esi­lio, fede, liber­tà, ope­rai, rea­li­smo, Sta­to, teo­ria, veri­tà… Le paro­le chia­ve di una ricer­ca inin­ter­rot­ta che dal­la cri­ti­ca dei rap­por­ti di pro­du­zio­ne è dive­nu­ta cri­ti­ca di un’intera civiltà.

Mario Tron­ti (1931) è sta­to tra i fon­da­to­ri dell’«operaismo» degli anni Ses­san­ta. Docen­te all’Università di Sie­na, mili­tan­te del Par­ti­to comu­ni­sta, ha ani­ma­to le rivi­ste «Qua­der­ni Ros­si», «Clas­se ope­ra­ia», «Con­tro­pia­no», «Labo­ra­to­rio poli­ti­co». Tra le sue recen­ti pub­bli­ca­zio­ni: Noi ope­rai­sti (2009), Per la cri­ti­ca del pre­sen­te (2013). Del­lo spi­ri­to libe­ro (2015).

Biblio­gra­fia di riferimento

Mario Tron­ti, ABe­Ce­da­rio, film inter­vi­sta in 2 DVD del­la dura­ta di 410 minu­ti, a cura di Car­lo For­men­ti, Regia di Ulia­no Pao­loz­zi Bale­stri­ni, Deri­veAp­pro­di, Roma 2016.

Mario Tron­ti, Ope­rai e capi­ta­le, Deri­veAp­pro­di, Roma 2006.

Mario Tron­ti, Noi ope­rai­sti, Deri­veAp­pro­di, Roma 2009.

Giu­sep­pe Trot­ta e Fabio Mila­na (a cura di), L’operaismo degli anni Ses­san­ta. Da «Qua­der­ni ros­si» a «clas­se ope­ra­ia». Sag­gio intro­dut­ti­vo di Mario Tron­ti. CD con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta «clas­se ope­ra­ia» 1964–1967, Deri­veAp­pro­di, Roma 2008.

Gigi Rog­ge­ro, L’operaismo poli­ti­co ita­lia­no. Genea­lo­gia, sto­ria, meto­do, Deri­veAp­pro­di, Roma 2019.

Pragma: per un dibattito sull’Autonomia

Pub­bli­chia­mo una serie di inter­ven­ti cri­ti­ci, rac­col­ti a segui­to del­la pub­bli­ca­zio­ne de Gli auto­no­mi. Sto­ria dei col­let­ti­vi poli­ti­ci vene­ti per il pote­re ope­ra­io di Gia­co­mo e Pie­ro Despa­li, avve­nu­ta nel gen­na­io 2020.

Indi­ce dei contributi:

• Prag­ma: per un dibat­ti­to sull’Autonomia

Tra il movi­men­to e la Lega, di Gian­fran­co Bettin

Pado­va, Vene­to, la lezio­ne dell’Autonomia, di Gian­mar­co De Pieri

Guar­da­re avan­ti con le spal­le al futu­ro, di Gigi Roggero

«tous ensemble»…per il pote­re ope­ra­io, di Toni Negri

Le lot­te ter­ri­to­ria­li vene­te sul tema del­la salu­te negli anni ’70, di Gian­ni Cavallini

Un rac­con­to straor­di­na­ria­men­te comu­ne, di Gior­gio Moroni

Luo­ghi di comu­ni­tà, di Lan­fran­co Caminiti

Ricor­da­re l’ignoto, di Giu­lia Page

L’immanenza del­la pra­ti­ca, di Ade­li­no Zanini

Pie­ro e Gia­co­mo, sedi­ci gen­na­io due­mi­la­ven­ti, di Clau­dio Calia

Una disci­pli­na di pro­get­to, di Chic­co Funaro

Così vici­no, così lon­ta­no, di Vale­rio Romitelli

Il Vene­to e la «rivo­lu­zio­ne mon­dia­le», di Mau­ri­zio Lazzarato

Vite paral­le­le, di Rache­le Colella

Prag­ma. Sto­ria o rac­con­to?, di Wil­ler Montefusco

L’autonomia con la let­te­ra minu­sco­la, di Fede­ri­co Battistutta

L’ «Auto­no­mia» come atti­tu­di­ne, come postu­ra uma­na e sti­le del­la mili­tan­za, di Omid Firou­zi Tabar

La natu­ra­lez­za e l’impazienza, di Elia Rosati

Sca­va­re nel cie­lo aper­to del­le pos­si­bi­li­tà, di Vero­ni­ca Mar­chio e Giu­sep­pe Molinari

Una rispo­sta ai recen­so­ri, di Mim­mo Ser­san­te, Gia­co­mo Despa­li, Pie­ro Despali

Dall’operaio socia­le all’operaio socia­le: ripas­sa­re all’attacco, di Fran­ce­sco Bedani

Sco­stu­ma­tez­ze. Appun­ti su auto­no­mia e Mez­zo­gior­no, di Anto­nio Bove e Fran­ce­sco Festa

L’Autonomia impos­si­bi­le, di Gio­van­ni Iozzoli