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Gli operaisti

Gui­do Borio, Fran­ce­sca Poz­zi, Gigi Rog­ge­ro (a cura di), Gli ope­rai­sti, Deri­veAp­pro­di, Roma 2005

Par­lan­do di ope­rai­smo non si fa rife­ri­men­to a un cor­pus dot­tri­na­rio omo­ge­neo né a un uni­ta­rio sog­get­to poli­ti­co, ma a mol­te­pli­ci sen­tie­ri che han­no la pro­pria radi­ce in una comu­ne matri­ce teo­ri­ca, in un pecu­lia­re imprin­ting for­ma­ti­vo, in un approc­cio incar­di­na­to sul­l’am­bi­va­len­za dei pro­ces­si, in cul­tu­re del con­flit­to e del­la tra­sfor­ma­zio­ne che – rileg­gen­do il miglior Marx – sono estra­nee alla tra­di­zio­ne mar­xi­sta, in filo­ni di ricer­ca peri­co­lo­sa­men­te sul­la fron­tie­ra, in uno sguar­do di par­te sul mon­do. Gli ope­rai ces­sa­va­no di esse­re un monu­men­to da sacri­fi­ca­re al pro­gres­so uma­no e al futu­ro socia­li­sta, vit­ti­me pre­de­sti­na­te e atto­ri debo­li da difen­de­re, e dive­ni­va­no poten­za di par­te che espri­me­va rifiu­to e libe­ra­zio­ne. Lot­ta­va­no per estin­gue­re, e non per esten­de­re, il pro­prio esse­re pro­le­ta­ri, in quan­to con­di­zio­ne di sfrut­ta­men­to. L’e­ti­ca del lavo­ro era fini­ta.
La gene­ra­zio­ne che qui pren­de paro­la non è né inge­nua né inno­cen­te, ana­liz­za ric­chez­ze e limi­ti dei pro­pri per­cor­si, non è né apo­lo­ge­ti­ca né pen­ti­ta. Nel­l’ar­ci­pe­la­go di per­cor­si che han­no pun­teg­gia­to i movi­men­ti degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta, den­tro la for­za con­flit­tua­le e coo­pe­ra­ti­va che ha deter­mi­na­to una tra­sfor­ma­zio­ne pro­fon­da dei para­dig­mi pro­dut­ti­vi e socia­li, gli ope­rai­sti han­no così radi­cal­men­te mes­so a cri­ti­ca la cul­tu­ra poli­ti­ca del­la sini­stra. Per­ciò oggi, al di fuo­ri di mito­lo­gie iden­ti­ta­rie e impos­si­bi­li con­ti­nui­tà, rileg­ge­re quel­le espe­rien­ze può non esse­re un sem­pli­ce eser­ci­zio sto­rio­gra­fi­co.

Il movi­men­to glo­ba­le e i con­flit­ti del lavo­ro pre­ca­rio comin­cia­no a par­lar­ci del­la libe­ra­zio­ne dagli anni Set­tan­ta: sen­za nostal­gia per la con­di­zio­ne ope­ra­ia e le garan­zie del «for­di­smo», e al con­tem­po avver­si a ogni com­pro­mis­so­ria apo­lo­gia del­l’e­si­sten­te; sen­za più l’e­si­gen­za di guar­dar­si alle spal­le per tro­var­vi le ragio­ni del­la pro­pria iden­ti­tà, e però pron­ti a uti­liz­za­re ciò che è anco­ra vivo. Per costrui­re un pen­sie­ro cri­ti­co radi­ca­le all’al­tez­za dei tem­pi.

In Ita­lia, alla fine degli anni Cin­quan­ta, un ristret­to grup­po di intel­let­tua­li e mili­tan­ti poli­ti­ci di base inau­gu­ra, con la rivi­sta «Qua­der­ni ros­si», un per­cor­so di pen­sie­ro cri­ti­co nei con­fron­ti del­l’or­to­dos­sia mar­xi­sta che segne­rà in modo inde­le­bi­le i desti­ni dei movi­men­ti socia­li dei decen­ni suc­ces­si­vi. Gli ope­rai­sti sono pas­sa­ti alla sto­ria come gli auten­ti­ci inno­va­to­ri del­la poli­ti­ca come azio­ne rivo­lu­zio­na­ria. I loro detrat­to­ri li han­no inve­ce bol­la­ti come i «cat­ti­vi mae­stri», ispi­ra­to­ri di teo­rie e pra­ti­che estre­mi­sti­che, par­ti del­le qua­li sareb­be­ro sfo­cia­te nel ter­ro­ri­smo di fine anni Set­tan­ta. Del­le tesi ope­rai­ste si sono ciba­te le lot­te stu­den­te­sche del ’68 e quel­le ope­ra­ie del­l’Au­tun­no cal­do del ’69. Da esse han­no avu­to ori­gi­ne i grup­pi extra­par­la­men­ta­ri più signi­fi­ca­ti­vi come Pote­re ope­ra­io e Lot­ta con­ti­nua, nuo­ve for­me di orga­niz­za­zio­ne sin­da­ca­le, l’e­spe­rien­za del­l’Au­to­no­mia ope­ra­ia, rivi­ste, gior­na­li, case edi­tri­ci.
Il pen­sie­ro ope­rai­sta ha cono­sciu­to, al pro­prio inter­no, rot­tu­re, sal­ti, discon­ti­nui­tà, ma ciò che l’ha sem­pre carat­te­riz­za­to è il dimo­stra­to meto­do di ana­li­si del­le tra­sfor­ma­zio­ni socia­li. Quel pen­sie­ro e quel meto­do esi­sto­no anco­ra oggi. Ne è pro­va l’in­fluen­za che sono riu­sci­ti a eser­ci­ta­re sui movi­men­ti inter­na­zio­na­li che si sono mani­fe­sta­ti nel 1999 a Seat­tle. In que­sto libro «gli ope­rai­sti» si rac­con­ta­no in pri­ma per­so­na, nel­la for­ma di auto­bio­gra­fie che com­pon­go­no un viag­gio straor­di­na­rio in quei pen­sie­ri e in quel­le azio­ni che furo­no ricer­ca di rela­zio­ni socia­li più libe­re e demo­cra­ti­che.

Inter­vi­ste con:
Roma­no Alqua­ti, Alber­to Asor Rosa, Nan­ni Bale­stri­ni, Bian­ca Bec­cal­li, Fran­co Berar­di (Bifo), Lapo Ber­ti. Bru­no Car­to­sio, Giai­ro Daghi­ni, Maria­ro­sa Dal­la Costa, Mario Dal­ma­vi­va, Ali­sa Del Re, Rita Di Leo, Fer­ruc­cio Gam­bi­no, Romo­lo Gob­bi, Mau­ro Gob­bi­ni, Clau­dio Grep­pi, Enri­co Livra­ghi, Alber­to Magna­ghi, Chri­stian Maraz­zi, Toni Negri, Fran­co Piper­no, Vit­to­rio Rie­ser, Emi­lio Soa­ve, Mario Tron­ti, Pao­lo Vir­no, Lau­so Zaga­to.


Gui­do Borio è nato a Tori­no nel 1954, lavo­ra nel cam­po del­le coo­pe­ra­ti­ve socia­li.

Fran­ce­sca Poz­zi è nata a Como nel 1973, lau­rea­ta in Scien­ze del­la Comu­ni­ca­zio­ne, è ricer­ca­tri­ce socia­le.

Gigi Rog­ge­ro è nato a Casa­le Mon­fer­ra­to (AL) nel 1973, lau­rea­to in Sto­ria Con­tem­po­ra­nea, è dot­to­ran­do pres­so I Uni­ver­si­tà del­la Calabria.

Gli autonomi

Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me II

Ser­gio Bian­chi, Lan­fran­co Cami­ni­ti (a cura di), Gli auto­no­mi. Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me II, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007
Tra il 1973 il 1979 si con­cen­trò la defi­ni­zio­ne dei para­dig­mi del­la pro­du­zio­ne teo­ri­ca e del­la spe­ri­men­ta­zio­ne pra­ti­ca del pro­get­to rivo­lu­zio­na­rio del­l’a­rea del­l’au­to­no­mia ope­ra­ia.
All’e­la­bo­ra­zio­ne di que­sto pro­get­to, attra­ver­so il cre­scen­do di un dibat­ti­to sem­pre più ser­ra­to, par­te­ci­pa­ro­no com­po­nen­ti poli­ti­che, socia­li e ter­ri­to­ria­li assai diver­se. Que­sto volu­me ten­ta di ren­de­re con­to di quel pro­ces­so attra­ver­so la rac­col­ta anto­lo­gi­ca di par­te dei docu­men­ti che ali­men­ta­ro­no quel­l’o­ri­gi­na­le labo­ra­to­rio di sape­re sov­ver­si­vo. Una det­ta­glia­ta cro­no­lo­gia dei prin­ci­pa­li even­ti poli­ti­ci e socia­li del­l’e­po­ca fa da gui­da a una con­te­stua­liz­za­zio­ne sto­ri­ca dei temi dibat­tu­ti.
C’è poi una «sezio­ne inter­na­zio­na­le» con con­tri­bu­ti di auto­ri da diver­si Pae­si. Essa è nata intor­no l’os­ser­va­zio­ne di un para­dos­so: men­tre in Ita­lia l’Au­to­no­mia ope­ra­ia vie­ne per­se­gui­ta­ta, arre­sta­ta, incar­ce­ra­ta, disper­sa, le sue teo­rie e le sue pra­ti­che diven­ta­no ter­re­no pri­vi­le­gia­to di osser­va­zio­ne e rife­ri­men­to per i movi­men­ti di lot­ta nel mon­do e per il pen­sie­ro cri­ti­co. I suoi libri, le sue sto­rie, i suoi auto­ri ven­go­no ormai tra­dot­ti in tut­te le lin­gue. L’Au­to­no­mia diven­ta uno dei pochi «pro­dot­ti da espor­ta­zio­ne» ita­lia­ni, un po’ come la Vespa degli anni Cin­quan­ta o l’Ar­ma­ni degli anni Ottan­ta. Del­l’I­ta­lia degli anni Set­tan­ta non c’è mol­to altro da rac­con­ta­re.

Inter­ven­ti di: César Alta­mi­ra, Fran­co Berar­di (Bifo), Mar­tin Bir­k­ner, Lucio Castel­la­no, Patrick Cunin­gha­me, Sil­via Fede­ri­ci, Robert Fol­tin, Felix Guat­ta­ri, Michael Hardt, Rober­to Lau­ri­cel­la, Vin­cen­zo Miliuc­ci, Pri­mo Moro­ni, Toni Negri, Sirio Pac­ci­no, Danie­le Pifa­no, Car­los Prie­to del Cam­po, Alva­ro Reyes, Sue­ly Rol­nik, Rober­ta Tomas­si­ni, Mario Tron­ti.

Mate­ria­li da: «7 apri­le», Assem­blea auto­no­ma del­l’Al­fa Romeo, «A/​traverso», Col­let­ti­vi poli­ti­ci ope­rai, Comi­ta­ti auto­no­mi ope­rai, Comi­ta­to per il sala­rio al lavo­ro dome­sti­co, Col­let­ti­vi poli­ti­ci ope­rai, «Comu­ni­smo», Grup­po Gram­sci, «I Vol­sci», «Il cor­ri­spon­den­te ope­ra­io», «Lavo­ro zero», «Linea di con­dot­ta», «Magaz­zi­no», Pote­re ope­ra­io, «Rivol­ta di clas­se», «Ros­so», «Sen­za padro­ni. Gior­na­le del­l’As­sem­blea auto­no­ma del­l’Al­fa Romeo», «Sen­za tregua».

Insurrezione

Pao­lo Poz­zi, Insur­re­zio­ne, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007


Que­sta è una sto­ria degli anni Set­tan­ta.
Allo­ra c’e­ra un movi­men­to fat­to di don­ne e uomi­ni che pen­sa­va­no di cam­bia­re il mon­do. In modo radi­ca­le. Con una rivo­lu­zio­ne.
Quel­le don­ne e que­gli uomi­ni pen­sa­va­no che cam­biar­lo potes­se anche esse­re diver­ten­te. Anzi o era diver­ten­te o non vale­va la pena. Tut­to e subi­to. Non si pote­va riman­da­re nul­la a dopo.
La par­te più radi­ca­le di quel movi­men­to era­no gli auto­no­mi.
Poi quel movi­men­to è sta­to pre­so in una mor­sa ed è rima­sto stri­to­la­to. Mol­ti si sono fer­ma­ti o sono sta­ti fer­ma­ti. Mol­ti dal movi­men­to sono pas­sa­ti alle for­ma­zio­ni arma­te. Mol­ti han­no pen­sa­to che l’u­ni­ca giu­sti­zia era quel­la pro­le­ta­ria. Alcu­ni, non pochi, si sono pen­ti­ti, cioè sono diven­ta­ti dela­to­ri.
È quin­di anche una sto­ria ter­ri­bi­le. È una sto­ria fat­ta di vivi, mor­ti e mor­ti ammaz­za­ti. È una sto­ria dolo­ro­sa per il dolo­re arre­ca­to e sof­fer­to.
È una sto­ria che nar­ra di gio­va­ni. Io ora sono un uomo che va ver­so i ses­san­ta. Ma mi rive­do gio­va­ne e pen­so: ce l’han­no fat­ta paga­re ma ci sia­mo diver­ti­ti un casi­no.

Que­sta sto­ria comin­cio a scri­ver­la nel car­ce­re spe­cia­le di Fos­som­bro­ne nel 1982. Qua­der­no e mati­ta.
Poi il qua­der­no me lo por­to a Rebib­bia, dove ven­go tra­sfe­ri­to.
Fran­co­ne mi pre­sta la sua Oli­vet­ti Let­te­ra 22 e io rico­min­cio da capo. Il pat­to è chia­ro: tut­ti i gior­ni lui vuol leg­ge­re e dare il suo giu­di­zio: Heming­way, pas­sa­bi­le, fa caga­re. I fa caga­re ven­go­no subi­to strap­pa­ti in fac­cia all’au­to­re.
Il lavo­ro si ral­len­ta di mol­to duran­te le udien­ze del pro­ces­so. La scrit­tu­ra lan­gue. Nel­l’e­sta­te dell’84 ci dò la bot­ta fina­le. Ma mi libe­ra­no e il lega­me con il mio spie­ta­to cri­ti­co ces­sa.
Il dat­ti­lo­scrit­to me lo por­to a Mila­no nei sac­chi neri del­la spaz­za­tu­ra che rac­col­go­no i miei effet­ti per­so­na­li. Pub­bli­car­lo? E da chi?
Poi Fran­co­ne esce anche lui. Una sera di quin­di­ci anni fa mi por­ta a casa Ser­gio, det­to Ser­gi­no per­ché ai tem­pi del­l’Au­to­no­mia era qua­si un bam­bi­no. Ser­gio dice: «mi pia­ce un casi­no, sia­mo pro­prio noi».
Pia­no pia­no comin­cia a pub­bli­ca­re sin­go­li capi­to­li del­la sto­ria su rivi­ste, libri ecc.
Poi l’an­no scor­so si fa vivo. E mi dice: pub­bli­chia­mo tut­to.
Io dico di sì.
Ecco­la qua.

Pao­lo Poz­zi (1949) si lau­rea in Socio­lo­gia a Tren­to nel 1972. Tra­sfe­ri­to­si a Mila­no mili­ta nel­la com­po­nen­te del­l’au­to­no­mia ope­ra­ia che si rac­co­glie attor­no la rivi­sta «Ros­so», di cui è redat­to­re. Nel 1979 vie­ne arre­sta­to nel­l’am­bi­to del­l’in­chie­sta 7 apri­le e scon­ta diver­si anni di car­ce­re. Oggi è diri­gen­te di una socie­tà che si occu­pa di beni culturali.

Gli autonomi

Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me I

Ser­gio Bian­chi e Lan­fran­co Cami­ni­ti (a cura di), Gli auto­no­mi. Le sto­rie, le lot­te, le teo­rie, volu­me I, Deri­veAp­pro­di, Roma 2007
«Estre­mi­sti», «vio­len­ti», «pro­vo­ca­to­ri», «mesta­to­ri», «pre­va­ri­ca­to­ri», «squa­dri­sti», «dician­no­vi­sti», «fian­cheg­gia­to­ri», «ter­ro­ri­sti». Que­sti sono solo alcu­ni degli epi­te­ti conia­ti nel cor­so degli anni Set­tan­ta da illu­stri opi­nio­ni­sti, intel­let­tua­li, diri­gen­ti di par­ti­to e di sin­da­ca­to per defi­ni­re gli auto­no­mi, una varie­ga­ta area di rivo­lu­zio­na­ri atti­vi in que­gli anni nel nostro pae­se.
Il gior­no 7 apri­le 1979 un’im­po­nen­te ini­zia­ti­va giu­di­zia­ria impu­tò a deci­ne di diri­gen­ti e mili­tan­ti auto­no­mi di esse­re a capo di tut­te le orga­niz­za­zio­ni arma­te atti­ve in Ita­lia e il cer­vel­lo orga­niz­za­ti­vo di «un pro­get­to di insur­re­zio­ne arma­ta con­tro i pote­ri del­lo Sta­to». L’ac­cu­sa, dimo­stra­ta­si col tem­po del tut­to infon­da­ta, fece da ini­zia­le sup­por­to a ulte­rio­ri arre­sti di mas­sa, deten­zio­ni pre­ven­ti­ve nei car­ce­ri spe­cia­li, pro­ces­si dura­ti anni e con­dan­ne a lun­ghe pene.
Ma gli auto­no­mi era­no dav­ve­ro solo un coa­cer­vo di estre­mi­smo irra­zio­na­le, vio­len­to e dispe­ra­to? Per la pri­ma vol­ta in que­st’o­pe­ra si riper­cor­ro­no le tap­pe del­la costru­zio­ne del suo impian­to teo­ri­co che ha radi­ci nel­la nobi­le tra­di­zio­ne del pen­sie­ro «ope­rai­sta», nel­le rivi­ste «Qua­der­ni ros­si» e «clas­se ope­ra­ia», nel­l’e­spe­rien­za mili­tan­te di Pote­re ope­ra­io, Lot­ta con­ti­nua, il Grup­po Gram­sci. E, anco­ra, qua­li sono sta­te le sue spe­ci­fi­ci­tà rispet­to alle orga­niz­za­zio­ni extra­par­la­men­ta­ri e quel­le arma­te. Ma soprat­tut­to cosa, in que­sta sto­ria, vi è anco­ra di poten­te­men­te vivo e attua­le.


Inter­ven­ti di: Danie­le Ada­mo, Maria Rosa Bel­lo­li, Fran­co Berar­di (Bifo), Ser­gio Bian­chi, Gui­do Borio, Lan­fran­co Cami­ni­ti, Anto­nio Casa­no, Mas­si­mo Cer­vel­li, Fran­ce­sco Ciril­lo, Anti­mo De San­tis, Vale­rio Evan­ge­li­sti, Chic­co Funa­ro, Davi­de Ger­ma­ni, Vale­rio Guiz­zar­di (Guiz­zo), Nico­la Lator­re, Vin­cen­zo Miliuc­ci, Vale­rio Mon­te­ven­ti, Gior­gio Moro­ni, Sirio Pac­ci­no, Bru­no Pala­di­ni, Raf­fae­le Pau­ra, Danie­le Pifa­no, Pao­lo Poz­zi, Mar­co Sca­vi­no, Mar­cel­lo Tarì, Pino Tri­po­di, Chia­ra Vozza.

L’operaismo degli anni sessanta

Da ”Qua­der­ni ros­si” a ”clas­se ope­ra­ia’’, cd con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta ”clas­se ope­ra­ia’’ 1964–1967

Giu­sep­pe Trot­ta e Fabio Mila­na (a cura di), L’o­pe­rai­smo degli anni Ses­san­ta. Da «Qua­der­ni ros­si» a «clas­se ope­ra­ia», cd con la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivi­sta «clas­se ope­ra­ia» 1964–1967, Deri­veAp­pro­di, Roma 2008

La rico­stru­zio­ne del­la sto­ria del­l’o­pe­rai­smo negli anni Ses­san­ta: la vicen­da intel­let­tua­le e poli­ti­ca che ha pre­so for­ma all’in­ter­no dei «Qua­der­ni ros­si» e ha poi dato vita a «clas­se ope­ra­ia».
Un sag­gio intro­dut­ti­vo di Mario Tron­ti pre­sen­ta un medi­ta­to con­sun­ti­vo di quel­l’e­spe­rien­za, inse­ren­do­la nel suo con­te­sto sto­ri­co, sul­lo sfon­do del «seco­lo ope­ra­io».

«Non ho mai più dimen­ti­ca­to la lezio­ne di vita appre­sa ai can­cel­li del­le fab­bri­che, quan­do arri­va­va­mo noi, coi nostri pre­ten­zio­si volan­ti­ni che invi­ta­va­no alla lot­ta gene­ra­le anti­ca­pi­ta­li­sti­ca, e la rispo­sta, sem­pre la stes­sa, del­le mani che pren­de­va­no il pez­zo di car­ta e dice­va­no riden­do: che sono, sol­di? La “rude raz­za paga­na” era quel­la. Non era l’a­de­sio­ne al bor­ghe­se enri­chis­sez-vous, era la paro­la sala­rio come repli­ca poli­ti­ca ogget­ti­va­men­te anta­go­ni­sti­ca alla paro­la pro­fit­to. La lumi­no­sa fra­se di Marx: il pro­le­ta­ria­to eman­ci­pan­do se stes­so eman­ci­pe­rà tut­ta l’u­ma­ni­tà, la rileg­gem­mo oscu­ra­men­te così: la clas­se ope­ra­ia facen­do il pro­prio par­zia­le inte­res­se met­te­rà in cri­si il rap­por­to gene­ra­le di capi­ta­le. Da Marx ave­va­mo ben appre­so il noc­cio­lo duro del suo pen­sie­ro: per fare teo­ria rivo­lu­zio­na­ria biso­gna pri­ma fare cri­ti­ca del­l’i­deo­lo­gia. La paro­la d’or­di­ne “il sala­rio come varia­bi­le indi­pen­den­te” non è una leg­ge gene­ra­le del­la lot­ta di clas­se, ma accad­de a essa, in que­gli anni Ses­san­ta, di tro­var­si a esse­re nel mede­si­mo tem­po eco­no­mi­ca­men­te oppor­tu­na e poli­ti­ca­men­te effi­ca­ce. L’au­tun­no cal­do del ’69, a chiu­su­ra del ciclo, cer­ti­fi­cò, una vol­ta tan­to a favo­re dei lavo­ra­to­ri e a dan­no dei padro­ni, la vit­to­ria dei fat­ti sui valo­ri».

Mario Tron­ti


Giu­sep­pe Trot­ta (1950–2004) e Fabio Mila­na (1956) sono sta­ti ani­ma­to­ri del­la rivi­sta di spi­ri­tua­li­tà e poli­ti­ca «Bai­lam­me» (1987–2002), del­la cui reda­zio­ne furo­no par­te tra gli altri Edoar­do Ben­ve­nu­to, Mario Tron­ti, Roma­na Guar­nie­ri, Lui­sa Mura­ro, Ser­gio Quin­zio, Sal­va­to­re Nato­li, e nel cui ambi­to ebbe ori­gi­ne la ricer­ca pre­sen­ta­ta in que­sto volu­me.
Oltre ai nume­ro­si con­tri­bu­ti di sto­ria poli­ti­ca, reli­gio­sa, let­te­ra­ria com­par­si su tale rivi­sta, Giu­sep­pe Trot­ta è sta­to cura­to­re degli Scrit­ti poli­ti­ci di Giu­sep­pe Dos­set­ti (Mariet­ti, 1995) e auto­re del­la bio­gra­fia Giu­sep­pe Dos­set­ti. La rivo­lu­zio­ne nel­lo Sta­to (Camu­nia, 1996); Fabio Mila­na ha cura­to la rac­col­ta in tre volu­mi degli Scrit­ti diver­si di Miche­le Ran­chet­ti (Edi­zio­ni di sto­ria e let­te­ra­tu­ra, 1999–2000).

Avete pagato caro. Non avete pagato tutto

Anto­lo­gia del­la rivi­sta ROSSO (1973–1979)

Tom­ma­so De Loren­zis, Vale­rio Guiz­zar­di, Mas­si­mi­lia­no Mita, Ave­te paga­to caro. Non ave­te paga­to tut­to. Anto­lo­gia del­la rivi­sta Ros­so (1973–1979), Deri­veAp­pro­di 2008


Nel cor­so degli anni Set­tan­ta, «Ros­so» è sta­ta la più spe­ri­men­ta­le e insie­me auto­re­vo­le rivi­sta del­l’a­rea del­l’Au­to­no­mia ope­ra­ia. La sua for­tu­na edi­to­ria­le e for­za di con­di­zio­na­men­to pres­so una vasta area di mili­tan­ti risie­de­va in una sofi­sti­ca­ta alchi­mia comu­ni­ca­ti­va, in un mix lin­gui­sti­co che sape­va fon­de­re nar­ra­zio­ni in pre­sa diret­ta del­le lot­te con sag­gi di gran­de rigo­re ana­li­ti­co; sto­rie a fumet­ti con tito­la­zio­ni ful­mi­nan­ti; rife­ri­men­ti cine­ma­to­gra­fi­ci con sati­re impie­to­se. Fu «Ros­so» a pro­muo­ve­re la straor­di­na­ria sco­per­ta del nuo­vo con­ti­nen­te poli­ti­co, uma­no, socia­le, pro­dut­ti­vo che si esten­de­va oltre i con­fi­ni del Movi­men­to ope­ra­io uffi­cia­le e del­le sue orga­niz­za­zio­ni sto­ri­che: la socie­tà posmo­der­na, la pro­du­zio­ne post­for­di­sta, l’in­tel­let­tua­li­tà di mas­sa, il lavo­ro cogni­ti­vo.
Fu «Ros­so» ad annun­cia­re la gene­si di un nuo­vo sog­get­to pro­dut­ti­vo, quell’«operaio socia­le» pro­ta­go­ni­sta del­lo scon­tro del 1977 che gene­rò pri­ma scan­da­lo e repri­men­de, poi repres­sio­ne e scon­tro vio­len­to.
Il dvd alle­ga­to con­tie­ne la rac­col­ta com­ple­ta del­la rivista.