AA.VV., Sull’operaismo, edizioni praxis, Palermo-Roma 1973 La matrice operaista del «Quaderni rossi» ha profondamente influenzato il movimento operaio degli anni Sessanta e la stessa sinistra di classe. Anche se oggi sembra entrato in crisi, l’operaismo e ancora presente in larghi strati dell’avanguardia uscita dalle lotte del ’68 e del ’69. La tendenza, o piuttosto la deviazione, operaista rappresenta uno degli ostacoli principali sulla via che conduce alla costruzione di una reale alternativa rivoluzionaria, in Italia e forse non soltanto in Italia. Sono questi i temi fondamentali di un dibattito svoltosi all’interno del Centro del Manifesto di Palermo, e che questo opuscolo propone ad una più ampia ed approfondita discussione.
Mario Alcaro, Dellavolpismo e nuova sinistra, Dedalo libri, Bari 1977
Lo studio di Mario Alcaro segue uno dei tracciati teorico-politici che hanno espresso i primi «gruppi» degli anni Sessanta e poi le posizioni attuali della nostra sinistra. Punto di partenza l’elaborazione di G. Della Volpe in cui Alcaro legge sincronismi con la togliattiana «via italiana al socialismo», ma anche divaricazioni rispetto a questa e alla pratica teorica ufficiale del movimento operaio. Del dellavolpismo è messa in luce la carica di rottura rispetto agli orientamenti del marxismo storicista e del «materialismo dialettico» e la sua lotta per riconvertire il marxismo da ideologia in strumento di analisi scientifica della realtà sociale. «Tracce» di dellavolpismo sono così scoperte da Alcaro sia nel gruppo di intellettuali (Colletti ecc.) che nel 1956 ruppero con il Pci, come pure nella rilettura di «tutto Marx» che con i «Quaderni rossi» e con «classe operaia» diedero Panzieri e Tronti. Alcaro mette però in luce la diversa finalizzazione politica cui approda in Panzieri e Tronti lo studio critico del Capitale, che nel secondo sbocca nella subalternità rispetto al partito riformista. Il volume chiude sul dibattito «contro Togliatti o oltre Togliatti» che si è aperto nella nuova sinistra a cavallo delle elezioni del giugno 1976.
Mario Alcaro è borsista all’Università di Calabria dove si è laureato. Ha pubblicato assieme ad A. Paparazzo Lotte contadine in Calabria (Lerici 1976). Collabora a «Classe».
Roberta Tomassini, Idelogia, intellettuali, organizzazione, note sul «neomarxismo» degli anni Sessanta, Dedalo libri, Bari 1977
I saggi raccolti in questo libro intervengono su questioni nodali del recente dibattito marxista italiano, in particolare sulla questione dell’eredità del marxismo minoritario degli anni Sessanta e dei modi con cui il marxismo ufficiale ha inteso interpretarla e curvarla. L’autrice sottolinea l’originalità della svolta metodologica del marxismo minoritario degli anni Sessanta per quel che riguarda la critica dell’ideologia, la funzione intellettuale e la funzione di organizzazione: svolta che permette di situare la ricerca teorica all’interno dei processi reali di composizione e ricomposizione di classe. Specificamente il libro prende criticamente in considerazione le analisi prodotte dal convegno Gramsci del 1971 e soprattutto quelle di Badaloni sulla transizione e il comunismo; le posizioni espresse in varie fasi da Asor Rosa a proposito degli intellettuali; l’attualità teorica delle proposte di Panzieri e dei «Quaderni rossi». A partire da questi riferimenti, critici e propositivi, il libro cerca inoltre di approfondire alcune tematiche di lettura di Marx: il problema del valore d’uso e quello connesso dei bisogni, il problema di fondo del rapporto tra economia e politica fuori dal troppo rigido schema struttura-sovrastruttura.
Roberta Tomassini è nata ad Ascoli Piceno nel 1946. Ha studiato filosofia a Milano laureandosi con Enzo Paci sul pensiero di Tran Due Thao. Ha pubblicato presso Mazzotta, in collaborazione con P.A. Rovatti e A. Vigorelli il volume Bisogni e teoria marxista (1976). È tra i principali collaboratori della rivista «aut aut». Attualmente sta svolgendo una ricerca su studenti e composizione di classe.
Sergio Bologna (a cura di), La tribù delle talpe, Feltrinelli, Milano 1978
Un dibattito sul «movimento del ’77», la sua natura sociale, le sue ideologie. I partecipanti sono perlopiù redattori della rivista «Primo Maggio» e appartengono a diverse generazioni di un medesimo filone della sinistra rivoluzionaria italiana. Quello che da «Quaderni rossi» e «classe operaia» finisce poi nelle organizzazioni Potere operaio e Lotta continua. Crisi di un’ideologia, crisi di una pratica politica, affiorare dell’autonomia. Questo dibattito dà un’immagine assai diversa degli schieramenti e delle posizioni, così come appaiono spesso nelle «mappe dell’ultrasinistra» che la grande stampa, per ricordare anniversari o per celebrare funerali, si diverte a disegnare. Un dibattito che investe non solo il movimento della «nuova sinistra» ma che tocca anche frazioni importanti del movimento operaio e sindacale.
Guido Borio, Francesca Pozzi, Gigi Roggero (a cura di), Gli operaisti, DeriveApprodi, Roma 2005
Parlando di operaismo non si fa riferimento a un corpus dottrinario omogeneo né a un unitario soggetto politico, ma a molteplici sentieri che hanno la propria radice in una comune matrice teorica, in un peculiare imprinting formativo, in un approccio incardinato sull’ambivalenza dei processi, in culture del conflitto e della trasformazione che – rileggendo il miglior Marx – sono estranee alla tradizione marxista, in filoni di ricerca pericolosamente sulla frontiera, in uno sguardo di parte sul mondo. Gli operai cessavano di essere un monumento da sacrificare al progresso umano e al futuro socialista, vittime predestinate e attori deboli da difendere, e divenivano potenza di parte che esprimeva rifiuto e liberazione. Lottavano per estinguere, e non per estendere, il proprio essere proletari, in quanto condizione di sfruttamento. L’etica del lavoro era finita. La generazione che qui prende parola non è né ingenua né innocente, analizza ricchezze e limiti dei propri percorsi, non è né apologetica né pentita. Nell’arcipelago di percorsi che hanno punteggiato i movimenti degli anni Sessanta e Settanta, dentro la forza conflittuale e cooperativa che ha determinato una trasformazione profonda dei paradigmi produttivi e sociali, gli operaisti hanno così radicalmente messo a critica la cultura politica della sinistra. Perciò oggi, al di fuori di mitologie identitarie e impossibili continuità, rileggere quelle esperienze può non essere un semplice esercizio storiografico.
Il movimento globale e i conflitti del lavoro precario cominciano a parlarci della liberazione dagli anni Settanta: senza nostalgia per la condizione operaia e le garanzie del «fordismo», e al contempo avversi a ogni compromissoria apologia dell’esistente; senza più l’esigenza di guardarsi alle spalle per trovarvi le ragioni della propria identità, e però pronti a utilizzare ciò che è ancora vivo. Per costruire un pensiero critico radicale all’altezza dei tempi.
In Italia, alla fine degli anni Cinquanta, un ristretto gruppo di intellettuali e militanti politici di base inaugura, con la rivista «Quaderni rossi», un percorso di pensiero critico nei confronti dell’ortodossia marxista che segnerà in modo indelebile i destini dei movimenti sociali dei decenni successivi. Gli operaisti sono passati alla storia come gli autentici innovatori della politica come azione rivoluzionaria. I loro detrattori li hanno invece bollati come i «cattivi maestri», ispiratori di teorie e pratiche estremistiche, parti delle quali sarebbero sfociate nel terrorismo di fine anni Settanta. Delle tesi operaiste si sono cibate le lotte studentesche del ’68 e quelle operaie dell’Autunno caldo del ’69. Da esse hanno avuto origine i gruppi extraparlamentari più significativi come Potere operaio e Lotta continua, nuove forme di organizzazione sindacale, l’esperienza dell’Autonomia operaia, riviste, giornali, case editrici. Il pensiero operaista ha conosciuto, al proprio interno, rotture, salti, discontinuità, ma ciò che l’ha sempre caratterizzato è il dimostrato metodo di analisi delle trasformazioni sociali. Quel pensiero e quel metodo esistono ancora oggi. Ne è prova l’influenza che sono riusciti a esercitare sui movimenti internazionali che si sono manifestati nel 1999 a Seattle. In questo libro «gli operaisti» si raccontano in prima persona, nella forma di autobiografie che compongono un viaggio straordinario in quei pensieri e in quelle azioni che furono ricerca di relazioni sociali più libere e democratiche.
Interviste con: Romano Alquati, Alberto Asor Rosa, Nanni Balestrini, Bianca Beccalli, Franco Berardi (Bifo), Lapo Berti. Bruno Cartosio, Giairo Daghini, Mariarosa Dalla Costa, Mario Dalmaviva, Alisa Del Re, Rita Di Leo, Ferruccio Gambino, Romolo Gobbi, Mauro Gobbini, Claudio Greppi, Enrico Livraghi, Alberto Magnaghi, Christian Marazzi, Toni Negri, Franco Piperno, Vittorio Rieser, Emilio Soave, Mario Tronti, Paolo Virno, Lauso Zagato.
Guido Borio è nato a Torino nel 1954, lavora nel campo delle cooperative sociali.
Francesca Pozzi è nata a Como nel 1973, laureata in Scienze della Comunicazione, è ricercatrice sociale.
Gigi Roggero è nato a Casale Monferrato (AL) nel 1973, laureato in Storia Contemporanea, è dottorando presso I Università della Calabria.
Da ”Quaderni rossi” a ”classe operaia’’, cd con la raccolta completa della rivista ”classe operaia’’ 1964–1967
Giuseppe Trotta e Fabio Milana (a cura di), L’operaismo degli anni Sessanta. Da «Quaderni rossi» a «classe operaia», cd con la raccolta completa della rivista «classe operaia» 1964–1967, DeriveApprodi, Roma 2008
La ricostruzione della storia dell’operaismo negli anni Sessanta: la vicenda intellettuale e politica che ha preso forma all’interno dei «Quaderni rossi» e ha poi dato vita a «classe operaia». Un saggio introduttivo di Mario Tronti presenta un meditato consuntivo di quell’esperienza, inserendola nel suo contesto storico, sullo sfondo del «secolo operaio».
«Non ho mai più dimenticato la lezione di vita appresa ai cancelli delle fabbriche, quando arrivavamo noi, coi nostri pretenziosi volantini che invitavano alla lotta generale anticapitalistica, e la risposta, sempre la stessa, delle mani che prendevano il pezzo di carta e dicevano ridendo: che sono, soldi? La “rude razza pagana” era quella. Non era l’adesione al borghese enrichissez-vous, era la parola salario come replica politica oggettivamente antagonistica alla parola profitto. La luminosa frase di Marx: il proletariato emancipando se stesso emanciperà tutta l’umanità, la rileggemmo oscuramente così: la classe operaia facendo il proprio parziale interesse metterà in crisi il rapporto generale di capitale. Da Marx avevamo ben appreso il nocciolo duro del suo pensiero: per fare teoria rivoluzionaria bisogna prima fare critica dell’ideologia. La parola d’ordine “il salario come variabile indipendente” non è una legge generale della lotta di classe, ma accadde a essa, in quegli anni Sessanta, di trovarsi a essere nel medesimo tempo economicamente opportuna e politicamente efficace. L’autunno caldo del ’69, a chiusura del ciclo, certificò, una volta tanto a favore dei lavoratori e a danno dei padroni, la vittoria dei fatti sui valori».
Mario Tronti
Giuseppe Trotta (1950–2004) e Fabio Milana (1956) sono stati animatori della rivista di spiritualità e politica «Bailamme» (1987–2002), della cui redazione furono parte tra gli altri Edoardo Benvenuto, Mario Tronti, Romana Guarnieri, Luisa Muraro, Sergio Quinzio, Salvatore Natoli, e nel cui ambito ebbe origine la ricerca presentata in questo volume. Oltre ai numerosi contributi di storia politica, religiosa, letteraria comparsi su tale rivista, Giuseppe Trotta è stato curatore degli Scritti politici di Giuseppe Dossetti (Marietti, 1995) e autore della biografia Giuseppe Dossetti. La rivoluzione nello Stato (Camunia, 1996); Fabio Milana ha curato la raccolta in tre volumi degli Scritti diversi di Michele Ranchetti (Edizioni di storia e letteratura, 1999–2000).
Pubblichiamo la video intervista inedita a Mario Tronti La mia parola messa a nudo, regia di Uliano Paolozzi Balestrini; montaggio di Francesca Bracci; musiche di Michele Leiss. Durata: 25 minuti. Una produzione DeriveApprodi. Questo cortometraggio realizzato nel 2016 introduce l’Abecedario di Mario Tronti.
A oltre cinquant’anni dalla pubblicazione di Operai e capitale, il libro che ha marcato una svolta mondialmente riconosciuta nella storia della teoria marxista, Mario Tronti si ripropone con il film-intervista Abecedario: sette ore nelle quali espone i tratti salienti del suo pensiero filosofico e politico, con particolare attenzione alle vicende del Novecento: il conflitto tra capitale e lavoro, le guerre e le rivoluzioni, la crisi della politica, ma anche concetti come amico/nemico, crisi, esilio, fede, libertà, operai, realismo, Stato, teoria, verità… Le parole chiave di una ricerca ininterrotta che dalla critica dei rapporti di produzione è divenuta critica di un’intera civiltà.
Mario Tronti (1931) è stato tra i fondatori dell’«operaismo» degli anni Sessanta. Docente all’Università di Siena, militante del Partito comunista, ha animato le riviste «Quaderni Rossi», «Classe operaia», «Contropiano», «Laboratorio politico». Tra le sue recenti pubblicazioni: Noi operaisti (2009), Per la critica del presente (2013). Dello spirito libero (2015).
Bibliografia di riferimento
Mario Tronti, ABeCedario, film intervista in 2 DVD della durata di 410 minuti, a cura di Carlo Formenti, Regia di Uliano Paolozzi Balestrini, DeriveApprodi, Roma 2016.
Mario Tronti, Operai e capitale, DeriveApprodi, Roma 2006.
Mario Tronti, Noi operaisti, DeriveApprodi, Roma 2009.
Giuseppe Trotta e Fabio Milana (a cura di), L’operaismo degli anni Sessanta. Da «Quaderni rossi» a «classe operaia». Saggio introduttivo di Mario Tronti. CD con la raccolta completa della rivista «classe operaia» 1964–1967, DeriveApprodi, Roma 2008.
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