La voce operaia – anno IV n. 5 – 10 aprile 1975
ARCHIVIO PERSONALE VISCONTE GRISI
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Ipotesi, programmi di ricerca sul territorio meridionale
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Mario Alcaro, Dellavolpismo e nuova sinistra, Dedalo libri, Bari 1977
Lo studio di Mario Alcaro segue uno dei tracciati teorico-politici che hanno espresso i primi «gruppi» degli anni Sessanta e poi le posizioni attuali della nostra sinistra.
Punto di partenza l’elaborazione di G. Della Volpe in cui Alcaro legge sincronismi con la togliattiana «via italiana al socialismo», ma anche divaricazioni rispetto a questa e alla pratica teorica ufficiale del movimento operaio.
Del dellavolpismo è messa in luce la carica di rottura rispetto agli orientamenti del marxismo storicista e del «materialismo dialettico» e la sua lotta per riconvertire il marxismo da ideologia in strumento di analisi scientifica della realtà sociale.
«Tracce» di dellavolpismo sono così scoperte da Alcaro sia nel gruppo di intellettuali (Colletti ecc.) che nel 1956 ruppero con il Pci, come pure nella rilettura di «tutto Marx» che con i «Quaderni rossi» e con «classe operaia» diedero Panzieri e Tronti.
Alcaro mette però in luce la diversa finalizzazione politica cui approda in Panzieri e Tronti lo studio critico del Capitale, che nel secondo sbocca nella subalternità rispetto al partito riformista.
Il volume chiude sul dibattito «contro Togliatti o oltre Togliatti» che si è aperto nella nuova sinistra a cavallo delle elezioni del giugno 1976.
Mario Alcaro è borsista all’Università di Calabria dove si è laureato. Ha pubblicato assieme ad A. Paparazzo Lotte contadine in Calabria (Lerici 1976). Collabora a «Classe».
note sul ”neomarxismo’’ degli anni Sessanta

Roberta Tomassini, Idelogia, intellettuali, organizzazione, note sul «neomarxismo» degli anni Sessanta, Dedalo libri, Bari 1977
I saggi raccolti in questo libro intervengono su questioni nodali del recente dibattito marxista italiano, in particolare sulla questione dell’eredità del marxismo minoritario degli anni Sessanta e dei modi con cui il marxismo ufficiale ha inteso interpretarla e curvarla. L’autrice sottolinea l’originalità della svolta metodologica del marxismo minoritario degli anni Sessanta per quel che riguarda la critica dell’ideologia, la funzione intellettuale e la funzione di organizzazione: svolta che permette di situare la ricerca teorica all’interno dei processi reali di composizione e ricomposizione di classe. Specificamente il libro prende criticamente in considerazione le analisi prodotte dal convegno Gramsci del 1971 e soprattutto quelle di Badaloni sulla transizione e il comunismo; le posizioni espresse in varie fasi da Asor Rosa a proposito degli intellettuali; l’attualità teorica delle proposte di Panzieri e dei «Quaderni rossi». A partire da questi riferimenti, critici e propositivi, il libro cerca inoltre di approfondire alcune tematiche di lettura di Marx: il problema del valore d’uso e quello connesso dei bisogni, il problema di fondo del rapporto tra economia e politica fuori dal troppo rigido schema struttura-sovrastruttura.
Roberta Tomassini è nata ad Ascoli Piceno nel 1946. Ha studiato filosofia a Milano laureandosi con Enzo Paci sul pensiero di Tran Due Thao. Ha pubblicato presso Mazzotta, in collaborazione con P.A. Rovatti e A. Vigorelli il volume Bisogni e teoria marxista (1976). È tra i principali collaboratori della rivista «aut aut». Attualmente sta svolgendo una ricerca su studenti e composizione di classe.

Maria Grazia Meriggi, Composizione di classe e teoria del partito, sul marxismo degli anni ’60, Dedalo libri, Bari 1978
L’attenzione di questo volume è centrata sul tema dell’autonomia operaia e sul concetto di composizione politica di classe negli anni Sessanta e Settanta.
L’aver fornito questo orientamento alla teoria marxista come teoria calata dentro le lotte operaie e dentro l’esistenza stessa del proletariato è la grande lezione dell’operaismo italiano. Solo a partire da qui si possono capire le lotte degli studenti e quelle degli impiegati, si può «leggere» il marxismo di Gramsci e quello di Adorno, dare un senso alla questione degli intellettuali e valutare nella loro importanza determinante esperienze minoritarie come quella di Danilo Montaldi. Infine, per Maria Grazia Meriggi, solo l’espressione della centralità della composizione di classe permette di impostare in modo non riduttivo il rapporto tra economia e politica.
Maria Grazia Meriggi, nata a Pavia nei 1947, ha lavorato presso la Facoltà di Filosofia dell’Università Statale di Milano e attualmente sta lavorando a una ricerca sull’influenza della Comune di Parigi nel movimento operaio italiano.
Collabora al «Quotidiano dei lavoratori» e fa parte della redazione della rivista «AUT AUT». Per la collana «Quaderni di AUT AUT» ha curato il volume Il caso di Karl-Heinz Roth. Discussione sull’«altro» movimento operaio.