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Il caso Giovanni Marini

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estrat­to trat­to da Uma­ni­tà Nova

.… Gio­van­ni è sta­to un anar­chi­co il cui caso, dal luglio 1972, ha attra­ver­sa­to tut­ti gli anni set­tan­ta ed oltre: il Caso Mari­ni, come ormai era chia­ma­to, ha però una ori­gi­ne più remo­ta, con­se­guen­za diret­ta del­la stra­te­gia del­la ten­sio­ne cul­mi­na­ta nel­la stra­ge di piaz­za Fon­ta­na nel 1969 e nel­l’as­sas­si­nio di cin­que gio­va­ni anar­chi­ci di Reg­gio Cala­bria mor­ti in uno stra­no inci­den­te. Il 27 set­tem­bre 1970 sul­l’au­to­stra­da del sole un camion tar­ga­to Saler­no viag­gia con le luci poste­rio­ri spen­te. Lo segue una Mini Minor. Il camion fre­na improv­vi­sa­men­te e pro­vo­ca un gra­vis­si­mo tam­po­na­men­to del­l’au­to che lo segue. Muo­io­no i cin­que occu­pan­ti, la poli­zia poli­ti­ca si pre­ci­pi­ta sul posto, spa­ri­sco­no i docu­men­ti che i cin­que anar­chi­ci vole­va­no por­ta­re a Roma per docu­men­ta­re su fat­ti impor­tan­ti del­la rivol­ta di Reg­gio Cala­bria, l’au­ti­sta del camion vie­ne lascia­to anda­re dopo quat­tro ore (su que­sta vicen­da riman­do alla let­tu­ra del libro Cin­que anar­chi­ci del Sud, di Fabio Cuz­zo­la, ter­za ediz. in cor­so di stam­pa). Pro­prio sul­l’au­ti­sta sarà con­dot­ta una inchie­sta da Gio­van­ni Mari­ni, un com­pa­gno di Saler­no, che sco­pre che è un uomo del gol­pi­sta Vale­rio Bor­ghe­se. Per mesi Gio­van­ni vie­ne fat­to ogget­to di pesan­ti minac­ce dai fasci­sti loca­li (per un perio­do si allon­ta­na dal­la cit­tà per evi­ta­re guai peg­gio­ri) sia per­ché è un “ros­so” ma soprat­tut­to per­ché non gli per­do­na­no d’es­ser­si inte­res­sa­to dell’ ”inci­den­te”: il 7 luglio 1972 scat­ta l’ul­ti­ma “azio­ne puni­ti­va” nei suoi con­fron­ti. Una deci­na di fasci­sti arma­ti di col­tel­li feri­sco­no Mari­ni ed altri due com­pa­gni, duran­te lo scon­tro un fasci­sta resta feri­to con una col­tel­la­ta all’aor­ta. Mori­rà. Mari­ni si costi­tui­sce ed è subi­to tra­dot­to in car­ce­re. I gior­na­li lega­ti ai petro­lie­ri sbat­to­no subi­to il mostro in pri­ma pagi­na, Gio­van­ni Mari­ni sarà tra­sfe­ri­to in quin­di­ci car­ce­ri diver­se nel cor­so di un anno e mez­zo di deten­zio­ne pre­ven­ti­va, par­te­ci­pan­do alle lot­te dei dete­nu­ti e denun­cian­do le con­di­zio­ni ige­ni­co-sani­ta­rie in cui ver­sa­no in tut­ta Ita­lia: sarà lui l’ar­te­fi­ce di un impor­tan­te docu­men­to, a fir­ma I car­ce­ra­ti ros­si, usci­to dal car­ce­re di Avel­li­no. Gio­va ricor­da­re che pro­prio per que­sta sua atti­vi­tà in car­ce­re sarà tenu­to in iso­la­men­to e subi­rà vio­len­ti pestag­gi. In tut­ta Ita­lia si sus­se­guo­no mani­fe­sta­zio­ni in soli­da­rie­tà a Mari­ni e vie­ne chie­sta la sua libe­ra­zio­ne, il Soc­cor­so Ros­so Mili­tan­te, con Dario Fo e Fran­ca Rame (e con loro mol­ti avvo­ca­ti atti­vi nel­la con­tro­in­for­ma­zio­ne), pren­do­no una posi­zio­ne impor­tan­te sen­si­bi­liz­zan­do l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca sul Caso Mari­ni, in par­ti­co­la­re la costi­tu­zio­ne del “Coor­di­na­men­to Nazio­na­le Comi­ta­ti Anar­chi­ci G. Mari­ni” sarà l’ar­te­fi­ce di innu­me­re­vo­li ini­zia­ti­ve pub­bli­che fina­liz­za­te alla libe­ra­zio­ne del­l’a­nar­chi­co saler­ni­ta­no. Al pro­ces­so (feb­bra­io 1974) Mari­ni affer­ma e dimo­stra la sua inno­cen­za, cade il castel­lo di pro­ve con­tro di lui men­tre è chia­ra la pre­co­sti­tu­zio­ne del­le accu­se. Il pro­ces­so vie­ne subi­to sospe­so e man­da­to lon­ta­no da Saler­no, a Val­lo del­la Luca­nia, dove gli inqui­ren­ti spe­ra­no non pos­sa arri­va­re nes­su­no a soli­da­riz­za­re con l’im­pu­ta­to: a giu­gno-luglio rico­min­cia il pro­ces­so e il gran­de impe­gno di tut­ti i com­pa­gni si con­cre­tiz­za con l’u­sci­ta di un quo­ti­dia­no dal tito­lo Il pro­ces­so Mari­ni, con la cro­na­ca del pro­ces­so e le ini­zia­ti­ve a soste­gno del­la cam­pa­gna per la libe­ra­zio­ne di Gio­van­ni. La sen­ten­za di Val­lo del­la Luca­nia con­dan­na Mari­ni a 12 anni di car­ce­re per omi­ci­dio volon­ta­rio con­ti­nua­to con l’at­te­nuan­te del­la pro­vo­ca­zio­ne. Dopo set­te anni vie­ne rimes­so in liber­tà (1979), con­fi­na­to per un anno, e tre anco­ra da scon­ta­re. La per­se­cu­zio­ne non si fer­ma: nel 1983 vie­ne arre­sta­to a Saler­no assie­me ad un grup­po di rivo­lu­zio­na­ri ed accu­sa­to come bri­ga­ti­sta ros­so, una mon­ta­tu­ra che cadrà mise­ra­men­te. Di Gio­van­ni Mari­ni resta da ricor­da­re la sua poe­sia: un suo libro (Poe­sie, Poli­graf edi­zio­ni, Saler­no) vin­ce il pre­mio Via­reg­gio 1975 e pub­bli­ca in segui­to diver­si altri testi.

Collettivo Carceri Firenze

Cen­tro di stu­di poli­ti­ci e socia­li e Archi­vio sto­ri­co Il Ses­san­tot­to di Firenze

I fatti del 29 maggio 1969 alle Murate

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Ucci ucci sento odor di drogatucci

Archivio La Lunga Rabbia – Milano