«Il sottosviluppo non è soltanto il “non-ancora” sviluppo, cosi come voleva già “l’ottimismo” dei classici dell’economia politica che si prolunga ben addentro ai nostri giorni; ma non è neppure solo il “prodotto” dello sviluppo, secondo un modo statico, “strutturalista” di leggerne la fisionomia, a torto ritenuto l’ultima parola del marxismo teorico su questo tema. Esso è una funzione dello sviluppo capitalistico: una sua funzione materiale e politica. Ciò che, determinandosi, significa: funzione del processo di socializzazione capitalistica, della progressiva costituzione del “socialismo” del capitale. Sviluppo è infatti quello del potere capitalistico sulla società nel suo insieme, del suo “governo” della società – del suo stato». Così, nell’introduzione, è fissato il punto di vista generale a partire dal quale ciascuno dei due saggi qui pubblicati esamina aspetti decisivi della vicenda dell’intervento statale nel Mezzogiorno in questo dopoguerra. Sia l’analisi degli aspetti istituzionali e della loro rilevanza sulla forma complessiva dello stato, che costituisce l’oggetto del primo saggio, sia l’esame del rapporto tra movimenti della forza-lavoro meridionale e sviluppo italiano negli anni Cinquanta, che è oggetto del secondo, delineano un approccio che rompe radicalmente, anche sul piano metodologico, con l’esausta tradizione del pensiero meridionalista.
Antonio Negri, La fabbrica della strategia: 33 lezioni su Lenin, Libri rossi, Padova 1976
Ora: Antonio Negri, Trentatre lezioni su Lenin, manifestolibri, Roma 2004
Sono 33 lezioni tenute, nel 1972–1973, da un compagno ad altri compagni per tentare di capire se Lenin fosse un «cane morto» – come gli stereotipi di movimento potevano indurre a credere – o piuttosto non fosse uomo vivo nel movimento. Ne viene una paradossale vicenda: quel che si ripete di Lenin sembra, all’autore, stantio e fradicio di ambiguità e di opportunismo; mentre il metodo teorico e pratico dì Lenin, eroe del marxismo orientale, proprio nei suoi aspetti più operai, elementari e violenti, sembra più valido e occidentale che mai. L’analisi delle classi e della tendenza della lotta di classe, la centralità teorica della prassi sovversiva, la concezione del partito come soggetto dialettico dinanzi al movimento delle masse, l’insurrezione come arte, l’indagine sulla legge del valore nell’epoca dell’imperialismo, la legge di piano come rivoluzione permanente, il comunismo come latenza percepibile e vicina: questi elementi si organizzano in maniera esemplare nella leniniana fabbrica della strategia. Qui Lenin non è solo: chi detta è la lotta di classe in Russia, e la classe operaia nella fattispecie l ‘Ottobre che ha rivoltato il mondo è un colpo preparato nella fabbrica bolscevica della strategia, dal cumularsi pratico di una analisi di classe e dall’organizzazione teorica di una soggettività che non temono né la tendenziosità del punto di vista di classe né soprattutto il piacere della lotta.
Roberta Tomassini, Idelogia, intellettuali, organizzazione, note sul «neomarxismo» degli anni Sessanta, Dedalo libri, Bari 1977
I saggi raccolti in questo libro intervengono su questioni nodali del recente dibattito marxista italiano, in particolare sulla questione dell’eredità del marxismo minoritario degli anni Sessanta e dei modi con cui il marxismo ufficiale ha inteso interpretarla e curvarla. L’autrice sottolinea l’originalità della svolta metodologica del marxismo minoritario degli anni Sessanta per quel che riguarda la critica dell’ideologia, la funzione intellettuale e la funzione di organizzazione: svolta che permette di situare la ricerca teorica all’interno dei processi reali di composizione e ricomposizione di classe. Specificamente il libro prende criticamente in considerazione le analisi prodotte dal convegno Gramsci del 1971 e soprattutto quelle di Badaloni sulla transizione e il comunismo; le posizioni espresse in varie fasi da Asor Rosa a proposito degli intellettuali; l’attualità teorica delle proposte di Panzieri e dei «Quaderni rossi». A partire da questi riferimenti, critici e propositivi, il libro cerca inoltre di approfondire alcune tematiche di lettura di Marx: il problema del valore d’uso e quello connesso dei bisogni, il problema di fondo del rapporto tra economia e politica fuori dal troppo rigido schema struttura-sovrastruttura.
Roberta Tomassini è nata ad Ascoli Piceno nel 1946. Ha studiato filosofia a Milano laureandosi con Enzo Paci sul pensiero di Tran Due Thao. Ha pubblicato presso Mazzotta, in collaborazione con P.A. Rovatti e A. Vigorelli il volume Bisogni e teoria marxista (1976). È tra i principali collaboratori della rivista «aut aut». Attualmente sta svolgendo una ricerca su studenti e composizione di classe.
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