Classe operaia n° 3
- Operai senza alleati
- Operai e braccianti
- Lotte nelle campagne
- Contadino
- Le scelte del capitale
- Livelli delle lotte operaie
- Edili
- I minatori
- I portuali
- Fiat
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Luciano Ferrari Bravo, Alessandro Serafini, Stato e sottosviluppo, Feltrinelli, Milano 1972
«Il sottosviluppo non è soltanto il “non-ancora” sviluppo, cosi come voleva già “l’ottimismo” dei classici dell’economia politica che si prolunga ben addentro ai nostri giorni; ma non è neppure solo il “prodotto” dello sviluppo, secondo un modo statico, “strutturalista” di leggerne la fisionomia, a torto ritenuto l’ultima parola del marxismo teorico su questo tema. Esso è una funzione dello sviluppo capitalistico: una sua funzione materiale e politica. Ciò che, determinandosi, significa: funzione del processo di socializzazione capitalistica, della progressiva costituzione del “socialismo” del capitale.
Sviluppo è infatti quello del potere capitalistico sulla società nel suo insieme, del suo “governo” della società – del suo stato».
Così, nell’introduzione, è fissato il punto di vista generale a partire dal quale ciascuno dei due saggi qui pubblicati esamina aspetti decisivi della vicenda dell’intervento statale nel Mezzogiorno in questo dopoguerra. Sia l’analisi degli aspetti istituzionali e della loro rilevanza sulla forma complessiva dello stato, che costituisce l’oggetto del primo saggio, sia l’esame del rapporto tra movimenti della forza-lavoro meridionale e sviluppo italiano negli anni Cinquanta, che è oggetto del secondo, delineano un approccio che rompe radicalmente, anche sul piano metodologico, con l’esausta tradizione del pensiero meridionalista.
Ristrutturazione produttiva e nuova geografia della forza-lavoro
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Ipotesi, programmi di ricerca sul territorio meridionale
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Stato, regioni e conversione produttiva
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La fabbrica nella società
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Fiora Pirri, Lanfranco Caminiti, Scirocco, Collettivo editoriale Scirocco, Roma 1979
Sud, mezzogiorno: l’ora, dell’ombra più breve. Ombra è ideologia, mediazione, fra corpo e terra. Il Sud è senza ombra. È immediatezza di violenza del potere, in/mediatezza di dominio Stato, suoi uomini suoi partiti suoi apparati, su territorio su proletari, ma è anche radicalità di scontro di lotta di storie di comportamenti. È nitidezza di nemicità e quotidianità di guerra rivoluzionaria: storie qualsiasi, racconti brevi.
All’ombra dell’ideologia, una molteplicità di gerghi di sovversione e rivolta viene ridotta al silenzio. Su ciò che non è riducibile al linguaggio del potere viene calato il velo di nebbia dell’informazione dominante. Il Sud incarna, anche se nella forma più contraddittoria per le formazioni dominanti, il percorso di statalizzazione della società; il mercato, qui, realizza comando sociale.
Allora, così come la storia della borghesia meridionale, a latere della crisi del latifondo è storia di potere dentro e trasversalmente le istituzioni dello Stato e non-storia di sviluppo dell’industrializzazione, così la lotta del proletariato del Sud, da lotta contro il latifondo, si è sviluppata in lotta contro lo Stato in tutte le sue forme e comportamenti.
Pertanto, la tendenza alla non-industrializzazione non può dirsi tendenza di sottosviluppo ma di tardo-capitalismo. Tutti, al contrario, dando per scontato uno Stato-comitato d’affari della borghesia industriale o finalizzato al piano del capitale del nord hanno posto nella centralità operaia l’unica forma di espressione dell’antagonismo di classe al Sud. Tutto sommato, non andando da Gramsci oltre Gramsci.
Il fatto è che la storia del capitalismo è lunga strada fatta di emancipazioni verso sempre più elevate forme di espropriazione, di comando, di accumulazione; e tutto, persino le lotte, viene interpretato con questo metro. Tradizione delle lotte sulla pelle dell’invenzione proletaria: cos’è la ‘tradizione’ del movimento operaio se non ciò che è vieto e che non ha alcuna forza di impatto col nemico?
Ma il comunismo non ha più nulla da dividere con l’emancipazione, è liberazione, ed è anche a ciascuno, secondo il suo modo di lottare, di contrapporsi, di praticare il proprio bisogno di comunismo. Oggi, la prassi rivoluzionaria al Sud comincia a ritrovare la propria storia di lotta di trasgressione di attacco contro il potere… meno male che Cristo si è fermato a Eboli…