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Archivio ‘Marco Pezzi’ : l’archivio dei movimenti prima, durante e dopo il ’68

 https://www.comune.bologna.it/iperbole/asnsmp/

“L’Ar­chi­vio Sto­ri­co del­la Nuo­va Sini­stra “Mar­co Pez­zi” rac­co­glie mate­ria­li (gior­na­li, rivi­ste, mani­fe­sti, docu­men­ti, volan­ti­ni) pro­dot­ti dal­le orga­niz­za­zio­ni del­la nuo­va sini­stra e dai movi­men­ti a par­ti­re dal­la fine degli anni ’60 e nel cor­so degli anni ’70 fino ad oggi. L’Ar­chi­vio nasce nel novem­bre 1989 in segui­to alla scom­par­sa di Mar­co Pez­zi, diri­gen­te di Demo­cra­zia Pro­le­ta­ria, per ini­zia­ti­va degli ami­ci e dei com­pa­gni di par­ti­to, che han­no volu­to ricor­dar­ne l’o­pe­ra e la figu­ra crean­do un archi­vio a lui tito­la­to. Si è pen­sa­to che que­sto fos­se il modo miglio­re per ricor­da­re Mar­co, che ave­va rac­col­to negli anni del­la sua mili­tan­za un’e­nor­me quan­ti­tà di ciò che veni­va pro­dot­to (dai volan­ti­ni ai docu­men­ti ai gior­na­li) dal­le orga­niz­za­zio­ni del­la Nuo­va Sini­stra sia in Emi­lia Roma­gna che in tut­ta Ita­lia. La rac­col­ta era per lui siste­ma­ti­ca: la face­va non solo per uti­liz­za­re que­sto mate­ria­le nel­le bat­ta­glie poli­ti­che, ma anche per­chè vole­va che rima­nes­se memo­ria di quan­to la Nuo­va Sini­stra face­va e discu­te­va. Così, alla mor­te di Mar­co, ci è rima­sto que­sto ric­chis­si­mo archi­vio, per mol­ti aspet­ti uni­co nel suo gene­re. Sco­po del nostro lavo­ro è evi­ta­re che vada per­du­ta la memo­ria sto­ri­ca del­la sini­stra anta­go­ni­sta, per­chè oggi più che mai è impor­tan­te per la sini­stra con­ser­va­re la memo­ria sto­ri­ca degli anni in cui sono avve­nu­ti i cam­bia­men­ti più gran­di, ed in par­te anche irre­ver­si­bi­li, nel­la socie­tà ita­lia­na del dopo­guer­ra: dal­l’an­tiau­to­ri­ta­ri­smo che ha por­ta­to alla nasci­ta di una nuo­va psi­chia­tria e di una nuo­va medi­ci­na, al sor­ge­re dell’ eco­lo­gi­smo e del ter­zo­mon­di­smo, all’an­ti­mi­li­ta­ri­smo che ha por­ta­to al rico­no­sci­men­to del­l’o­bie­zio­ne di coscien­za, al divor­zio e all’a­bor­to, al cam­bia­men­to del ruo­lo socia­le del­le don­ne. C’è il rischio con­cre­to e rea­le che tali mate­ria­li vada­no disper­si, in quan­to non ci sono strut­tu­re come gli Isti­tu­ti Gram­sci o gli Isti­tu­ti del­la Resi­sten­za che rac­col­ga­no i mate­ria­li del­la nuo­va sini­stra e dei movi­men­ti pro­dot­ti negli anni ’70, così come sono rac­col­ti i mate­ria­li pro­dot­ti dal Pci e dal­la Resi­sten­za. Rite­nia­mo che oggi più che mai, in un perio­do in cui si ten­de all’o­blio del­la memo­ria sto­ri­ca, vada valo­riz­za­to que­sto mate­ria­le, per por­ta­re alla sini­stra ita­lia­na il con­tri­bu­to, per mol­ti ver­si ori­gi­na­le ed inno­va­ti­vo, di tan­ti che han­no dedi­ca­to anni di appas­sio­na­ta mili­tan­za alle orga­niz­za­zio­ni del­la Nuo­va Sini­stra. Rite­nia­mo che que­sto archi­vio costi­tui­sca un pre­zio­so patri­mo­nio di idee e di memo­ria sto­ri­ca su un perio­do fon­da­men­ta­le del­la sto­ria del­la sini­stra ita­lia­na; è una rac­col­ta di mate­ria­li uni­ca nel suo gene­re, del­la qua­le esi­sto­no pochis­si­me rac­col­te ana­lo­ghe in tut­ta Ita­lia. Per­chè l’Ar­chi­vio sia una enti­tà viva e vita­le con­ti­nuia­mo a rac­co­glie­re mate­ria­li sia del­le orga­niz­za­zio­ni del­la Nuo­va Sini­stra, sia mate­ria­li che la sini­stra o i movi­men­ti van­no oggi pro­du­cen­do: ad esem­pio abbia­mo rac­col­to una gros­sa quan­ti­tà di mate­ria­le docu­men­ta­rio sul movi­men­to stu­den­te­sco del­la “pan­te­ra”, col­man­do una gra­ve lacu­na per­chè se è vero che la “pan­te­ra” è sta­ta mol­to pre­sen­te sui mass media, si rischia­va tut­ta­via che del­le ela­bo­ra­zio­ni del più impor­tan­te movi­men­to stu­den­te­sco degli ulti­mi die­ci anni si per­des­se memo­ria sto­ri­ca.
L’ar­chi­vio è a dispo­si­zio­ne di stu­dio­si, ricer­ca­to­ri, docen­ti, stu­den­ti e di tut­ti gli interessati.”

Tortura

Dal pun­to di vista del­la sto­ria con­tem­po­ra­nea e del­la docu­men­ta­zio­ne giu­di­zia­ria, gli anni ’70 e ’80 rap­pre­sen­ta­no effet­ti­va­men­te il momen­to in cui la tor­tu­ra è sta­ta uti­liz­za­ta in modo siste­ma­ti­co e strut­tu­ra­to da appa­ra­ti del­lo Sta­to con­tro cit­ta­di­ni in pre­sun­zio­ne di rea­to .Per mol­ti anni, lo Sta­to ita­lia­no ha nega­to uffi­cial­men­te l’u­so del­la tor­tu­ra duran­te il con­tra­sto al ter­ro­ri­smo, liqui­dan­do le accu­se dei mili­tan­ti arre­sta­ti come “pro­pa­gan­da del­le Bri­ga­te Ros­se”. Le inchie­ste gior­na­li­sti­che e le suc­ces­si­ve sen­ten­ze giu­di­zia­rie (arri­va­te a decen­ni di distan­za) han­no inve­ce dimo­stra­to il contrario.

I “Ragazzi dell’Ave Maria” e le tecniche utilizzate

All’in­ter­no del­la Poli­zia di Sta­to nac­que una squa­dra spe­cia­le gui­da­ta dal fun­zio­na­rio Sal­va­to­re Geno­va e lega­ta all’al­lo­ra capo del­l’An­ti­ter­ro­ri­smo Gaspa­re De Fran­ci­sci. Que­sto grup­po di poli­ziot­ti, sopran­no­mi­na­to iro­ni­ca­men­te “I ragaz­zi del­l’A­ve Maria”, uti­liz­za­va meto­di duris­si­mi per estor­ce­re con­fes­sio­ni e loca­liz­za­re i covi. Nel grup­po c’e­ra anche Nico­la Cio­cia, un alto fun­zio­na­rio di poli­zia dell’ UCIGOS sopran­no­mi­na­to dot­tor De Tor­men­tis, pare, dal suo supe­rio­re e pros­si­mo que­sto­re di Mila­no Umber­to Impro­ta. Le tec­ni­che prin­ci­pa­li includevano:

Water­boar­ding (l’i­dra­ta­zio­ne for­za­ta): Lega­re il dete­nu­to a un tavo­lo, coprir­gli il vol­to e ver­sa­re gran­di quan­ti­tà di acqua e sale per pro­vo­ca­re il soffocamento.

Sevi­zie psi­co­lo­gi­che e fisi­che: Pestag­gi vio­len­ti, pri­va­zio­ne del son­no, minac­ce di mor­te tra­mi­te fin­te ese­cu­zio­ni, umi­lia­zio­ni e vio­len­ze ses­sua­li (come nel caso del­le mili­tan­ti bri­ga­ti­ste Sara Fra­scel­la e Libe­ra Maiani)

I due casi simbolo

Enri­co Tria­ca (1978): Tipo­gra­fo del­le BR, fu arre­sta­to subi­to dopo l’o­mi­ci­dio di Aldo Moro. Denun­ciò imme­dia­ta­men­te di esse­re sta­to tor­tu­ra­to con acqua e sale. Non solo non fu cre­du­to, ma ven­ne con­dan­na­to per calun­nia. Solo nel 2013, la Cor­te d’Ap­pel­lo di Peru­gia ha ribal­ta­to quel­la sen­ten­za in un pro­ces­so di revi­sio­ne, rico­no­scen­do che Tria­ca era sta­to effet­ti­va­men­te torturato.

Il seque­stro Dozier (1982): La svol­ta e il pic­co del­l’u­so di que­ste pra­ti­che avven­ne­ro dopo il rapi­men­to del gene­ra­le ame­ri­ca­no del­la NATO James Lee Dozier da par­te del­le BR. La pres­sio­ne inter­na­zio­na­le sul gover­no ita­lia­no era altis­si­ma. Per tro­va­re il gene­ra­le, i meto­di del­la squa­dra spe­cia­le ven­ne­ro appli­ca­ti inten­sa­men­te su diver­si arre­sta­ti (tra cui Cesa­re Di Lenar­do). Fu pro­prio l’ar­re­sto e il pro­ces­so a cin­que poli­ziot­ti nel 1983 (tra cui Sal­va­to­re Geno­va, che poi con­fes­sò pub­bli­ca­men­te i fat­ti anni dopo) a far emer­ge­re le pri­me pro­ve incon­fu­ta­bi­li del­le torture.

https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/autonomia-n-27/

https://archivioautonomia.it/autonomia-romana/no-alla-tortura‑2/

https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/dossier-tortura-supplemento-ad-autonomia-numero-29/

https://archivioautonomia.it/autonomia-torinese/ennesimo-pestaggio-nel-carcere-delle-vallette/

https://archivioautonomia.it/fondo-deriveapprodi/rosso-n-14/

https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/volantini/torture-e-carceri-speciali/

https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/comitato-internazionale-di-difesa-dei-detenuti-politici-in-europa

Fondazione Arnaldo Pomodoro

La Fon­da­zio­ne nasce e ope­ra secon­do la volon­tà di Arnal­do Pomo­do­ro di crea­re un luo­go aper­to alla rilet­tu­ra dell’arte del Nove­cen­to e alla crea­ti­vi­tà dei gio­va­ni arti­sti, uno spa­zio col­let­ti­vo di espe­rien­za viva, che mira a un coin­vol­gi­men­to, pro­fon­do e glo­ba­le, con le per­so­ne e la società.

Arnal­do Pomo­do­ro costi­tui­sce la Fon­da­zio­ne nel 1995 con il com­pi­to di garan­ti­re la con­ser­va­zio­ne e la valo­riz­za­zio­ne del­la sua ope­ra, dan­do vita a un’idea visio­na­ria: crea­re uno spa­zio inven­ti­vo, qua­si spe­ri­men­ta­le, di stu­dio e con­fron­to sui temi dell’arte con­tem­po­ra­nea, dal­le espe­rien­ze del­le avan­guar­die fino alle più recen­ti pro­spet­ti­ve, miran­do a un coin­vol­gi­men­to, pro­fon­do e glo­ba­le, con le per­so­ne e la società.

Con l’impegno di dif­fon­de­re il patri­mo­nio mate­ria­le e imma­te­ria­le con­se­gna­to­le dal suo fon­da­to­re, negli anni la Fon­da­zio­ne ha idea­to e rea­liz­za­to mostre, even­ti e ini­zia­ti­ve di vario gene­re, come il Pre­mio Arnal­do Pomo­do­ro per la Scul­tu­ra e il ciclo del­le Pro­ject Room, ha avvia­to i pro­get­ti ongoing del Cata­lo­gue Rai­son­né onli­ne dell’artista e del­la digi­ta­liz­za­zio­ne del suo Archi­vio, affian­can­do sem­pre all’approfondimento scien­ti­fi­co atti­vi­tà divul­ga­ti­ve ed edu­ca­ti­ve capa­ci di entra­re in dia­lo­go con tut­te le fasce di pubblico

.https://www.fondazionearnaldopomodoro.it/

Autonomia Operaia

L’e­spe­rien­za fio­ren­ti­na (1973–1977)

di Lau­ro Rosso

La sto­ria del­l’Au­to­no­mia nel nostro Pae­se è costi­tui­ta da un arco di espe­rien­ze poli­ti­che arti­co­la­te e dif­for­mi che si sno­da­no per tut­to l’ar­co degli anni ’70 e la cui iden­ti­tà ruo­ta attor­no all’i­dea-for­za del «rifiu­to del lavoro».

L’Au­to­no­mia ope­ra­ia non rap­pre­sen­tò mai un’or­ga­niz­za­zio­ne a dif­fu­sio­ne nazio­na­le ma fu piut­to­sto una varie­ga­ta area poli­ti­ca accu­mu­na­ta da com­por­ta­men­ti e pras­si poli­ti­che par­ti­co­la­ri. Il suo loca­li­smo e le sue dif­fe­ren­ze, sia teo­ri­che che pra­ti­che, ne rap­pre­sen­ta­no un carat­te­re defi­ni­to­rio. Non è pos­si­bi­le scri­ve­re una sto­ria del­l’Au­to­no­mia nazio­na­le. Esi­ste inve­ce una sto­ria del­l’Au­to­no­mia per ogni regio­ne, per ogni cit­tà e qua­si per ogni quartiere.

Sco­po di que­sto libro è l’in­da­gi­ne su come l’Au­to­no­mia si decli­nò nel­lo spe­ci­fi­co nel­la cit­tà di Firenze.

Uti­liz­zan­do una ric­ca e mol­te­pli­ce docu­men­ta­zio­ne sto­ri­ca ine­di­ta l’au­to­re ne rico­strui­sce infat­ti la gene­si, lo svi­lup­po e il tra­mon­to, i suoi rap­por­ti con la clas­se ope­ra­ia, gli stu­den­ti medi e uni­ver­si­ta­ri, gli extra­le­ga­li, con la sini­stra isti­tu­zio­na­le, extra­par­la­men­ta­re e con la for­ma­zio­ne arma­ta Pri­ma linea.

Il concetto di Contropotere

Defi­ni­zio­ne:

Il ter­mi­ne “con­tro­po­te­re” è teo­riz­za­to come l’e­spres­sio­ne diret­ta del­la capa­ci­tà di tra­sfor­ma­zio­ne rivo­lu­zio­na­ria del­la clas­se ope­ra­ia, che si mani­fe­sta nel­la com­po­si­zio­ne di clas­se una sor­ta di “indi­pen­den­za pro­dut­ti­va” già vir­tual­men­te pos­se­du­ta, che si trat­ta solo di espli­ci­ta­re “al pre­sen­te” in ter­mi­ni di con­tro­po­te­re. https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/potere-operaio-per-il-comunismo/

Il con­tro­po­te­re è visto come il momen­to anta­go­ni­sta e di attac­co nei con­fron­ti del­lo Sta­to, espres­so nel­la pra­ti­ca del­l’il­le­ga­li­tà di mas­sa, dei biso­gni pro­le­ta­ri, del rifiu­to del lavo­ro. (Fon­te:    1]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/rosso-per-il-potere-operaio-n-32–2/   –   2]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/piazza-statuto-valle-giulia-corso-traiano-piazza-verdi/

Ambi­ti di applicazione:

Il con­tro­po­te­re si svi­lup­pa in con­te­sti sto­ri­ci e socia­li con­cre­ti come la fab­bri­ca, i quar­tie­ri, le scuo­le, dove si mani­fe­sta la com­po­si­zio­ne di clas­se e la pra­ti­ca del­la riap­pro­pria­zio­ne. (Fon­te:   3]https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/se-la-molotov-e-unarma-da-guerra-bisogna-usarla-come-unarma-da-guerra/  –   4]https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/manifesti/riprendiamo-liniziativa-dalla-fabbrica-al-territorio/   –  5]https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/stampa-di-regime/fabbriche-bloccate-e-case-occupate/

In par­ti­co­la­re, il con­tro­po­te­re è espres­so nel­la pra­ti­ca dei Col­let­ti­vi, che si svi­lup­pa­no come for­me di rior­ga­niz­za­zio­ne del lavo­ro socia­le e di abo­li­zio­ne del­la for­ma lavo­ra­ti­va del­l’at­ti­vi­tà pro­dut­ti­va uma­na. (Fon­te : https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/potere-operaio-per-il-comunismo/ pag.33

Obiet­ti­vi e Pratiche:

Le azio­ni o riven­di­ca­zio­ni descrit­te come espres­sio­ne diret­ta di con­tro­po­te­re sono:

* Auto­ri­du­zio­ni e rifiu­to del­la dele­ga   (Fon­te: https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/creare-organizzare-contropotere‑3/   

* Pra­ti­ca del­l’il­le­ga­li­tà di mas­sa, dei biso­gni pro­le­ta­ri, del rifiu­to del lavo­ro    (Fon­te:  https://archivioautonomia.it/autonomia-milanese/contropotere-n‑1/

* Espli­ci­ta­zio­ne del­la guer­ra civi­le, costi­tu­zio­ne rivo­lu­zio­na­ria del­la clas­se    (Fon­te: https://archivioautonomia.it/autonomie-del-meridione/o‑terramoto-foglio-dei-comitati-senzatetto-e-occupanti-di-napoli/

Col­le­ga­men­ti e episodi:

Nel docu­men­to di Pado­va, si leg­ge: “Noi medi gode­va­mo di una socia­li­tà tut­ta nostra per­ché si usci­va tut­ti da fami­glie rigi­da­men­te strut­tu­ra­te per cui il tas­so di insof­fe­ren­za era quel­lo, sen­za gran­di dif­fe­ren­ze per maschi e fem­mi­ne. Abbia­mo avu­to in odio i fasci­sti anche per il loro cul­to del­la tra­di­zio­ne e dei suoi valo­ri; natu­ra­le che voles­si­mo libe­rar­ce­ne.” https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/documenti/frammenti-di-vita-di-un-comunista/ 

In que­sto con­te­sto, il con­tro­po­te­re si mani­fe­sta come una for­ma di ribel­lio­ne e di rifiu­to del­le strut­tu­re socia­li e poli­ti­che esistenti.

Nel­la Cro­no­lo­gia di Bolo­gna, si leg­ge: “Il ’77 ha rap­pre­sen­ta­to per due gene­ra­zio­ni il pun­to di incon­tro, vec­chi mili­tan­ti del ’68 e gio­va­ni del ’77 pro­prio attra­ver­so l’ironia, i con­tra­sti, le diver­si­tà, han­no acqui­si­to una nuo­va visio­ne col­let­ti­va ben dif­fi­cil­men­te lace­ra­bi­le nono­stan­te i recen­tis­si­mi even­ti.” https://archivioautonomia.it/autonomia-bolognese/quei-tentinbriga-degli-autonomi-1969–1979-cronologia-di-dieci-anni-di-lotte-e-insubordinazione-nella-citta-vetrina/

In que­sto con­te­sto, il con­tro­po­te­re si mani­fe­sta come una for­ma di rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le e politica.

Dif­fe­ren­ze e confronti:

Il con­cet­to di con­tro­po­te­re è espres­so in modo diver­so nei diver­si anni e aree geo­gra­fi­che pre­sen­ti nei documenti.

Nel 1975, il con­tro­po­te­re è espres­so come una for­ma di “indi­pen­den­za pro­dut­ti­va” già vir­tual­men­te pos­se­du­ta, che si trat­ta solo di espli­ci­ta­re “al pre­sen­te” in ter­mi­ni di contropotere. 

Nel 1978, il con­tro­po­te­re è espres­so come una for­ma di “ribel­lio­ne e rifiu­to del­le strut­tu­re socia­li e poli­ti­che esistenti”. 

Inol­tre, il con­tro­po­te­re è espres­so in modo diver­so nel­le diver­se aree geo­gra­fi­che pre­sen­ti nei docu­men­ti. Nel docu­men­to di Pado­va, il con­tro­po­te­re si mani­fe­sta come una for­ma di ribel­lio­ne e di rifiu­to del­le strut­tu­re socia­li e poli­ti­che esi­sten­ti, men­tre nel­la Cro­no­lo­gia di Bolo­gna, il con­tro­po­te­re si mani­fe­sta come una for­ma di rivo­lu­zio­ne cul­tu­ra­le e politica.

In con­clu­sio­ne, il con­cet­to di con­tro­po­te­re è espres­so in modo diver­so nei diver­si anni e aree geo­gra­fi­che pre­sen­ti nei docu­men­ti, ma in tut­ti i casi si trat­ta di una for­ma di ribel­lio­ne e di rifiu­to del­le strut­tu­re socia­li e poli­ti­che esi­sten­ti e lega­to a quel­lo di autonomia.

https://archivioautonomia.it/collettivi-politici-veneti/i‑nostri-giornali/organizzare-creare-contropotere/

https://archivioautonomia.it/autonomia-bolognese/contropotere/