La fabbrica della strategia

Antonio Negri, La fabbrica della strategia: 33 lezioni su Lenin, Libri rossi, Padova 1976
Ora:
Antonio Negri, Trentatre lezioni su Lenin, manifestolibri, Roma 2004
Sono 33 lezioni tenute, nel 1972–1973, da un compagno ad altri compagni per tentare di capire se Lenin fosse un «cane morto» – come gli stereotipi di movimento potevano indurre a credere – o piuttosto non fosse uomo vivo nel movimento.
Ne viene una paradossale vicenda: quel che si ripete di Lenin sembra, all’autore, stantio e fradicio di ambiguità e di opportunismo; mentre il metodo teorico e pratico dì Lenin, eroe del marxismo orientale, proprio nei suoi aspetti più operai, elementari e violenti, sembra più valido e occidentale che mai. L’analisi delle classi e della tendenza della lotta di classe, la centralità teorica della prassi sovversiva, la concezione del partito come soggetto dialettico dinanzi al movimento delle masse, l’insurrezione come arte, l’indagine sulla legge del valore nell’epoca dell’imperialismo, la legge di piano come rivoluzione permanente, il comunismo come latenza percepibile e vicina: questi elementi si organizzano in maniera esemplare nella leniniana fabbrica della strategia.
Qui Lenin non è solo: chi detta è la lotta di classe in Russia, e la classe operaia nella fattispecie l ‘Ottobre che ha rivoltato il mondo è un colpo preparato nella fabbrica bolscevica della strategia, dal cumularsi pratico di una analisi di classe e dall’organizzazione teorica di una soggettività che non temono né la tendenziosità del punto di vista di classe né soprattutto il piacere della lotta.
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Brutto ciao

Mariarosa Dalla Costa, Leopoldina Fortunati, Brutto ciao, Edizioni delle donne, Roma 1976
«II rifiuto della procreazione è un momento conquistato attraverso un arco di lotte che definiscono un nuovo rapporto all’interno della classe, fra donne e uomini, fra il luogo di lavoro non salariato e il luogo di lavoro salariato; l’uso dell’emigrazione è la controffensiva statale rispetto al rifiuto delle donne a procreare».
«La casalinga di classe operaia, emersa durante la guerra come figura portante delle lotte sul terreno sociale, costituisce nell’immediato dopoguerra il soggetto politico che inizia l’offensiva di classe rispetto sia ai salariati che ai non salariati». «Dopo aver reso il salario maschile terreno di lotta senza soluzione di continuità sul terreno sociale, l’autonomia e il potere politico delle donne sembrano dissolversi nell’ondata crescente delle lotte operaie di fabbrica; in realtà diventano il motore delle lotte sotterranee che investiranno la famiglia e mineranno sempre più radicalmente la stratificazione di potere dentro la classe».
Mariarosa Dalla Costa, autrice tra l’altro di Potere femminile e sovversione sociale, ha aperto con Selma James nel Movimento Femminista il dibattito sulla famiglia come centro di produzione, sulla donna come riproduttrice della forza-lavoro e sul salario al lavoro domestico. Lavora presso l’Istituto di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Padova.
Polda Fortunati lavora presso l’Istituto di Psicologia dell’Università di Padova. Sta per pubblicare sul primo numero dei «Quaderni Femministi» il saggio Famiglia e mercato del lavoro.



