Alle avanguardie per il Partito
Bozza di documento politico elaborata dalla segreteria nazionale di Potere Operaio e proposta alla discussione dei militanti
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Bozza di documento politico elaborata dalla segreteria nazionale di Potere Operaio e proposta alla discussione dei militanti
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Convegno nazionale operaio promosso dal Manifesto e da Potere Operaio a Milano, 30–31 gennaio 1971
La relazione di Massimo Serafini sarà pubblicata sul Manifesto, anno III, n.1–2, gennaio-febbraio 1971
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fondo Enrico Vandelli
supplemento a Potere Operaio del lunedì n.62
Fondo Marzio Sturaro
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-Nel Gennaio 1976 tutti i gruppi nazionali per il salario al lavoro domestico aprono una campagna per il salario al lavoro domestico che vedrà riunite tutte le donne il 1 Maggio a Napoli come scadenza nazionale. Il manifesto che lancia la campagna e la manifestazione nazionale è firmato da gruppi e colletivi di Bologna, Ferrara, Firenze, Napoli, Padova, Reggio Emilia, Trento, Trieste, Udine e Venezia.
Foglio saltuario a cura del Movimento di Bologna
Centro di documentazione dei Movimenti F. Lorusso‑C. Giuliani – Raccolta periodici (aprile 1979 – sn)
Torino, 1962
La rivolta di piazza Statuto segna per la prima volta l’emergere nella lotta di classe della figura dell’operaio-massa. Questa figura, nella Torino della Fiat e della Lancia, è impersonificata dai giovani operai immigrati meridionali che saranno la maggioranza di coloro che verranno poi imputati nel processo per i “fatti di violenza” che attraversarono la città dal 7 al 9 luglio 1962.
Ancor più che durante le giornate della rivolta di Genova quando, difesi dalla polizia del governo Tambroni, i neofascisti del M.S.I. volevano tenere il loro il congresso quella nuova composizione della classe si afferma in maniera netta rispetto alla composizione dei “ragazzi con le magliette a strisce” genovesi.
A piazza Statuto si affaccia il soggetto operaio che sarà il protagonista delle lotte degli anni ’70 e che con il suo protagonismo romperà gli equilibri nel mondo dell’allora sinistra politica, partitica e sindacale.
Con il testo di Dario Lanzardo, all’alba dei 60 anni da quella rivolta, mettiamo a disposizione un lavoro che, nelle parole del suo stesso autore, non è “interpretativo” ma una “ricerca” che mette a disposizione due storie contrapposte – quella riportata nella prima parte (capitoli I e II) e quella nella parte titolata La “memoria di parte” con le testimonianze dei protagonisti diretti tra cui Sante Notarnicola allora 25nne operaio in una fabbrica chimica arrivato a Torino dalla Puglia.
Storia del Comitato operaio della Magneti Marelli
di Emilio Mentasti
edizioni Colibrì

“Oggi capita raramente di trovare ricerche, articoli, libri e documenti sulle lotte operaie dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Settanta. I primi vent’anni sono poco esaltanti in quanto costituiscono un periodo di sconfitte nelle fabbriche, si può perciò immaginare il poco interesse a riproporne i passaggi storici, mentre non si capisce per gli anni che vanno dall’inizio degli anni Sessanta alla fine degli anni Settanta, fase assolutamente esaltante delle lotte in fabbrica, oltre che momento di cambiamento su più livelli dell’intera società italiana. Le motivazioni per la scarsa attenzione devono essere analizzate da almeno due angolazioni: da una parte la volontà di nascondere una storia “dal basso” che ha prodotto risultati concreti, dall’altra la difficoltà a riconoscere che il ceto politico riformista e radicale di oggi non è capace di ripetere o prendere esempio da quella esperienza. Credo che chi, oggi, sostiene di essere dalla parte della “classe” molte volte difende solo la propria posizione, l’arroganza di autonominarsi rappresentante della classe, senza voler fare i conti col fatto che quando questa alza la testa i primi a saltare sono proprio i suoi “vecchi rappresentanti”. La storia operaia degli anni Sessanta e Settanta è al centro dell’attenzione da subito dopo quella fenomenale esperienza culminata con l’ ”autunno caldo”.La prima parte del libro è dedicata alla storia della società Magneti Marelli, fondamentale per comprendere la situazione operaia in fabbrica. Infatti, oltre che illustrare le fasi di ristrutturazione intervenute nell’arco di settant’anni, mette in evidenza come la Magneti sia stata una delle prime aziende italiane a introdurre lo scientific management, e mostra come la Fiat (padrone e cliente principale) abbia influenzato in modo decisivo sia le scelte produttive sia quelle nell’ambito della disciplina della forza-lavoro.Le due parti successive sono il risultato vero e proprio di una ricerca che ricostruisce in sintesi le lotte condotte dagli operai della Magneti Marelli di Crescenzago, tra la fine della seconda guerra mondiale e il 1972, e ripercorre l’attività del Comitato operaio fin dalle sue origini.
Per la realizzazione di questo testo ho consultato il Fondo Gallinari della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, archivio di volantini, fogli e giornali opera del Comitato operaio, oltre che diversi libri sulla storia del movimento operaio ampiamente citati nelle note.”
di Francesco Cirillo
Un lavoro monumentale di circa 900 pagine che uscirà in tre volumi e che oggi vede l’uscita in tutte le librerie del primo volume.
Si tratta della storia quasi sconosciuta dell’Autonomia Meridionale raccontata dai suoi stessi militanti. Una storia avvincente che dimostra come il sud dagli anni Settanta in poi sia stato una fucina di lotte autonome e clamorose che hanno visto lo Stato pronto alla repressione ed alla carcerazione di centinaia di attivisti in prima linea nelle lotte di operai, contadini, proletariato in genere.
Il primo volume edito da Derive ed Approdi è curato da Antonio Bove, medico napoletano del collettivo politico Csoa Officina 99 e dell’area antagonista napoletana e Francesco Festa lucano anch’egli di officina 99 e del movimento no global meridionale.
Il volume è il decimo del lavoro complesso fatto dalla casa editrice sull’autonomia operaia italiana, ed è il primo su quella meridionale. Al primo lavoro hanno partecipato Alfonso Natella, salernitano , che racconta del libro “Vogliamo Tutto” di Nanni Balestrini del quale è stato il protagonista ; Antonio Bove e Francesco Festa con un saggio sulle origini del meridionalismo; Francesco Caruso che parla del Sud ribelle e delle sue origini; Giso Amendola che affronta la questione del rifiuto del lavoro al sud; Claudio Dionesalvi che conversa con Franco Piperno sull’autonomia; Lanfranco Caminiti che parla dei “Primi fuochi di guerriglia” l’unica organizzazione autonoma extra legale del sud e chiudono Antonio Bove e Francesca Festa sulle lotte avvenute a Napoli fra Bagnoli e i contrabbandieri autonomi.
Un volume estremamente interessante ed unico che rompe un luogo comune, spesso esistente anche fra gli stessi attivisti dell’estrema sinistra che al sud non si sia mosso niente in quei favolosi anni 70.
