AA.VV., Bisogni, crisi della militanza, organizzazione proletaria, Quaderni di ombre rosse, Savelli editore, Roma 1977
La teoria dei bisogni La crisi della militanza Lotta di classe e lotta di liberazione L’organizzazione proletaria autonoma Vecchi e nuovi soggetti La mediazione impossibile Crisi del centralismo democratico II dibattito sull’organizzazione nella sinistra rivoluzionaria La contraddizione uomo-donna e il problema della razionalità
Riprendere in mano i fili della lotta di classe nel momento storico che ci appartiene, riprendere in mano i profili storici dei soggetti reali che si apprestano a distruggere la sceneggiatura del dominio vuoi dire. più che contarsi, fare i conti col denominatore minimo, col soggetto nascosto che va configurandosi come detonatore dello scontro. Nelle minime tracce più avanti presentate, nelle analisi e nei documenti a prima vista stonati tra loro, abbiamo cercato di esprimere, in una scelta tutt’altro che casuale, un tentativo che riesca a sintetizzare il ventaglio reale su cui il movimento realizzerà, nel breve tempo a venire, il nuovo attacco al dominio. La traccia che questi appunti lasciano complessivamente sul materiale, riguarda alcune precisazioni indispensabili sulla conoscenza, sulla scienza, sul quotidiano, sulla tendenza e sulla scomposizione/ricomposizione di classe; il filo eversivo che lega invece i documenti di ogni sezione e le sezioni tra di loro, percorre i luoghi in cui le discriminanti di classe si fanno intransigenti. Il soggetto storico che ovunque scompare e sul quale la classe dovrà prima o poi confrontarsi è il proletariato giovanile, la cui figura sociale accede alla storia estraniata dalla produzione, dalla militanza, dalle lotte del ’68, dalla dinamica dei gruppi e, quel che più conta, frustrato nei bisogni e nei desideri reali soffocati quotidianamente attraverso l’emarginazione, la disoccupazione e la criminalizzazione. Deve essere chiaro, comunque, che il nostro lavoro non ha voluto raccogliere enciclopedicamente tutte le testimonianze sviluppate dentro, fuori e ai bordi dell’area dell autonomia, ma rivelare i percorsi e dispiegare la sostanza dell’area attraverso una scelta di utilità che percorresse al massimo il gergo complessivo del nuovo attacco al potere. A questo gergo, al nuovo modo d’essere del coro/classe, appartiene il desiderio di giustiziare i luoghi comuni, gli aristocraticismi settari, il nodo fittizio in cui si ammazza (scontandolo e ignorandolo) il filo rosso dell’insurrezione che sputa sul ghigno di ogni penitenziario sociale e di ogni ideologia penitenziaria, il suo diritto all’odio.
Nanni Balestrini, Le ballate della signorina Richmond, Cooperativa scrittori, Roma 1977
Ora in: Nanni Balestrini, Le avventure complete della signorina Richmond, Testo&Immagine, Torino 1999
La musa di Balestrini è ironica e critica, sia pure in favore dell’utopia rivoluzionaria. La sua leggerezza didascalica e la capacità di straniamento riescono a costruire un delizioso e feroce poemetto allegorico mettendo in quartine elementi tratti da manuali di ornitologìa e gastronomia, da un saggio di Propp sul folclore fiabesco e da altre fonti. Il tutto in onore di una bella e crudele «signorina Richmond» che il lettore è invitato a spiare, cucinare, far ridere e accompagnare a spasso per la natura, ossia attraverso un paesaggio con buchi, un po’ reale e un po’ dipinto. Ed è inutile domandarsi se la signorina Richmond è una donna o la società capitalistica, o la poesia in persona? (Alfredo Giuliani)
Nanni Balestrini Le sue poesie sono raccolte in Poesie pratiche (Einaudi 1976). Ha pubblicato tre romanzi: Tristano (Feltrinelli 1966), Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971) e La violenza illustrata (Einaudi 1976)
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