“Ivone Chinello Cesco durante la Resistenza aderisce al Pci, subisce un arresto e un periodo di detenzione nel carcere cittadino di S. Maria Maggiore. Il 12 marzo 1945 è uno dei membri del gruppo partigiano che irrompe nel teatro Goldoni di Venezia gremito di fascisti e tedeschi durante una rappresentazione di Pirandello. Dal dopoguerra svolge un’intensa attività politica ricoprendo numerosi incarichi di carattere politico: segretario della Federazione veneziana del Pci (1961–1968), consigliere comunale a Venezia (1965–1970), parlamentare del Pci per due legislature (1968–1976) e successivamente del Comitato regionale del Pci. Collaboratore della Fiom regionale negli anni Ottanta. Studioso e ricercatore di storia delle lotte operaie a Porto Marghera, alle quali ha dedicato numerosi volumi, è stato tra i fondatori dell’Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea al quale ha dedicato il suo costante impegno. Ivone Chinello ha adottato il nome Cesco in memoria di Francesco Biancotto, Cesco, partigiano fucilato a Venezia nel luglio 1944 che con Chinello condivise la cella del carcere prima della fucilazione.”
Fondo Cesco Chinello
IVESER – Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea
«Frankenstein – trimestrale di tecnologia, poesia e mercato», è una pubblicazione di difficile reperibilità archivistica, singolare e dalla vita relativamente breve; da quel che ci risulta ne sono stati stampati – nonostante la promessa del sottotitolo – solo quattro numeri tra il 1971 e il 1973.
Il periodo è quello successivo alla missione Apollo 11, quando insieme all’uomo sulla Luna sbarca nell’immaginario collettivo una nuova forma di positivismo, nel quale la tecnologia assume un ruolo centrale. Quelle che nelle pagine di «Frankenstein» vengono definite «scienze e tecniche prasseologiche» diventano un potente strumento ideologico per il nuovo capitalismo, che attraverso esse si rappresenta come oggettivo, razionale e ineluttabile.
Parallelamente, a partire dal 1968–1969 si era inaugurata una nuova stagione della lotta di classe in Italia, che vede le fabbriche (e dunque un ambiente fortemente tecnologico) come uno dei terreni principali dello scontro.
Tra i collettivi operai si intraprendono discussioni e azioni politiche tematiche che muovono i primi passi dalla contestazione della contiguità delle multinazionali con l’imperialismo – Honeywell e IBM erano tra i produttori di tecnologia bellica per la guerra in Vietnam – per approdare ad analisi e rivendicazioni molto avanzate. Un esempio interessante può essere rintracciato nelle azioni e nelle elaborazioni del Gruppo di studio IBM (un collettivo di operai nato nel 1969 nella IBM Italia di Vimercate), che denotano una grande consapevolezza del ruolo che le tecnologie svolgono in campo scientifico e in tutto l’assetto capitalistico.
La rivista «Frankenstein» si muove quindi sul crinale di questi due aspetti: la decostruzione ideologica e un’analisi economica e politica.
A rendere il tutto più interessante è l’approccio trasversale tipico delle avanguardie artistiche degli anni Sessanta. Significativamente, l’editore di «Frankenstein» è l’agenzia pubblicitaria Al.Sa., fondata da Sergio Albergoni e Gianni Sassi, un duo (la sigla Al.Sa. sta proprio per Al.bergoni/Sa.ssi) di artisti e agitatori culturali attivi a partire dal 1963 e tra i principali redattori della pubblicazione.
Durante il periodo di attività della rivista, i due scriveranno i testi degli Area per il loro primo album Arbeit Macht Frei del 1973, firmandosi con lo pseudonimo Frankenstein. Gianni Sassi, tra le tante cose anche illustratore, è autore delle grafiche per lo stesso album e, con ogni probabilità, per tutti i numeri della rivista. Insieme fonderanno anche la storica etichetta discografica «Cramps», che nel logo riporta proprio l’immagine stilizzata di Frankenstein. Sassi fonderà nel 1979 insieme a Nanni Balestrini la rivista «Alfabeta», di cui sarà anche il direttore.
Ora: Nanni Balestrini, Vogliamo tutto, DeriveApprodi, Roma 2004
Indomabile protagonista di questa storia è l’operaio-massa: il proletario del sud sul cui lavoro si è fondata l’espansione industriale italiana e europea degli ultimi vent’anni. È «l’operaio dai mille mestieri» non qualificato e dall’estrema mobilità, alternativamente bracciante, edile, disoccupato o emigrante, che racconta, col suo linguaggio e dal suo punto di vista di classe, come ha imparato nelle fabbriche automobilistiche del nord a organizzare la sua capacità di rivolta contro il lavoro e lo sfruttamento. Dopo una serie di tentativi di lavoro nel sud nativo, il protagonista si getta nell’obbligata avventura dell’emigrazione. A Milano, dove accetta i mestieri più disparati, si trova immerso in una assurda società fondata sul lavoro e sul consumo. Scatena allora una sua astuta e spavalda guerriglia contro l’industria per soddisfare i propri bisogni sfuggendo alle implacabili leggi della produzione. Finché, all’inizio del ’69, l’anno dell’autunno caldo, si fa assumere alla Fiat, dove dicono che c’è lavoro per tutti, ben pagato e sicuro… A Mirafiori si rende conto di trovarsi invece in un inferno che distrugge ogni energia fisica e psichica. Ma viene a contatto con gli studenti, conosce gli operai che organizzano gli scioperi selvaggi e la lotta collettiva: diviene un militante. La seconda parte del libro rivive giorno per giorno, attraverso i volantini, le assemblee, le cronache, le fasi delle grandi lotte di maggio e di giugno che da Mirafiori si propagano a tutta la Fiat e dalla Fiat si estendono fuori dalla fabbrica, fino a culminare nella grande battaglia di corso Traiano tra la polizia e il proletariato della città.
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