Filtra per Categoria
Autonomia Bolognese
Autonomie del Meridione
Fondo DeriveApprodi
Collettivi Politici Veneti
Autonomia Toscana
Blog
Autonomia Romana
Autonomia Milanese

Università, cultura e terrorismo

Car­lo Ceo­lin (a cura di), Uni­ver­si­tà, cul­tu­ra, ter­ro­ri­smo, Fran­co Ange­li edi­to­re, Mila­no 1984
Mol­ti dibat­ti­ti sono sta­ti dedi­ca­ti negli ulti­mi anni al pro­ble­ma del­la vio­len­za ever­si­va, ma scar­se sono sta­te fino­ra le ana­li­si del­le ragio­ni per cui essa ha potu­to tro­va­re ampio spa­zio nel mon­do del­l’u­ni­ver­si­tà e del­la cul­tu­ra.
Tale feno­me­no ha cer­ta­men­te più di una radi­ce. Ormai è abba­stan­za dif­fi­ci­le distri­ca­re gli inte­res­si inter­na­zio­na­li che pun­ta­no sul pae­se più debo­le, le spin­te ever­si­ve autoc­to­ne, anni­da­te den­tro ricet­ta­co­li nasco­sti del­la poli­ti­ca uffi­cia­le ita­lia­na, le aber­ra­zio­ni ideo­lo­gi­che di filo­so­fi ecci­ta­ti ver­so una loro rapi­da e poco fati­co­sa affer­ma­zio­ne nel­l’a­go­ne del­la cul­tu­ra seria, la cadu­ta di pre­sa sui gio­va­ni del­le pro­spet­ti­ve idea­li e del­la pras­si poli­ti­ca, l’in­cul­tu­ra pro­fon­da cau­sa­ta dal degra­da­re del­la scuo­la for­ma­ti­va, che è quel­la pre-uni­ver­si­ta­ria.
Que­sta rac­col­ta di scrit­ti inten­de con­tri­bui­re ad appro­fon­di­re lo stu­dio di tut­te que­ste diver­se radi­ci ed affron­ta­re l’a­na­li­si degli atteg­gia­men­ti che gli intel­let­tua­li han­no assun­to di fron­te al ter­ro­ri­smo, anche nel­l’am­bi­to del­le loro respon­sa­bi­li­tà cul­tu­ra­li ed edu­ca­ti­ve.
Le rifles­sio­ni e le valu­ta­zio­ni qui con­te­nu­te non pre­ten­do­no di ave­re un effet­to che vada oltre la seria cri­ti­ca del mon­do del­la cul­tu­ra, uni­ver­si­ta­ria o meno, ed oltre l’a­na­li­si appas­sio­na­ta del­le respon­sa­bi­li­tà degli stes­si auto­ri come cit­ta­di­ni, docen­ti, magi­stra­ti, gior­na­li­sti. Esse tut­ta­via riman­go­no come pri­mo esem­pio di una tar­di­va e par­zia­le, ma anche effi­ca­ce ed one­sta, pre­sa di coscien­za degli intel­let­tua­li nei con­fron­ti dei trop­pi atten­ta­ti mate­ria­li, idea­li ed ideo­lo­gi­ci, di que­sti anni con­tro le isti­tu­zio­ni demo­cra­ti­che del nostro paese.

Italia: The Philosopher and the Gendarme

Marie-Blan­che Tahon e André Cor­ten, Ita­lia: The Phi­lo­so­pher and the Gen­dar­me, Pro­cee­dings of the Mon­treal Col­lo­quium , Vlb edi­tor, Mon­treal 1986


Evo­ca­re l’I­ta­lia signi­fi­ca evo­ca­re l’e­su­be­ran­za medi­ter­ra­nea, il buon cibo, il papa­to, la mafia.
Sul pia­no poli­ti­co, è anche la soste­ni­bi­li­tà del­la Demo­cra­zia Cri­stia­na in un con­te­sto di scan­da­li e insta­bi­li­tà; rego­la­men­to di con­ti san­gui­no­so, Bri­ga­te Ros­se …
Ma l’I­ta­lia è anche lot­te ope­ra­ie, svi­lup­po ine­gua­le, colo­nia­li­smo da Nord a Sud, migra­zio­ni inter­ne; è anche cri­si, disoc­cu­pa­zio­ne, man­can­za di futu­ro.
L’I­ta­lia del­la metà degli anni Set­tan­ta è il luo­go dove gli “emar­gi­na­ti”: don­ne, disoc­cu­pa­ti, gio­va­ni, lavo­ra­to­ri “neri” o pre­ca­ri, pro­du­co­no beni, ser­vi­zi … e lot­te , e dove nul­la giu­sti­fi­ca, ai loro occhi, che si pon­go­no, come vor­reb­be il Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no, sot­to la dire­zio­ne degli ope­rai tra­di­zio­na­li.
L’I­ta­lia diven­ta allo­ra ter­re­no di lot­te socia­li pro­po­nen­do una via nuo­va, diver­sa da quel­la poli­ti­ca, fuo­ri dai par­ti­ti, più vici­na ai desi­de­ri indi­vi­dua­li, ai pro­ble­mi socia­li, alle aspi­ra­zio­ni spe­ci­fi­che e con­cre­te, sen­za dele­ga di pote­re o rap­pre­sen­tan­za: l’au­to­no­mia!
L’I­ta­lia di fine anni ’70 e ’80, è anche la repres­sio­ne, la pri­gio­nia di intel­let­tua­li, i pro­ces­si flu­via­li, gli impu­ta­ti in gab­bia davan­ti ai loro giu­di­ci, il regi­me di emer­gen­za, le car­ce­ri spe­cia­li, tut­to que­sto in nome del­la “Sicu­rez­za Nazio­na­le”.
È que­sta Ita­lia che vi invi­tia­mo a leg­ge­re e sco­pri­re in que­sto libro.

La radicalité du journalist

Com­mu­ni­ty and IT

André Cor­ten e Marie-Blan­che Tahon (testi rac­col­ti e pre­sen­ta­ti da), La radi­ca­li­té du jour­na­li­st, Com­mu­ni­ty and IT , Vlb èdi­teur, Mon­treal 1986
Come i com­pu­ter tra­sfor­ma­no la vita quo­ti­dia­na.
Come il rap­por­to quo­ti­dia­no con que­sti nuo­vi ogget­ti, come i “gesti del­la men­te”, cam­bia­no il com­pu­ter stes­so. In que­sta nuo­va vita quo­ti­dia­na, la comu­ni­tà, il comu­ni­smo può esse­re ripen­sa­to alle sue radi­ci.
Nel­la pri­ma par­te, la rifles­sio­ne su “Vita quo­ti­dia­na e comu­ni­tà” è orga­niz­za­ta in par­ti­co­la­re sul­la base del­le tesi del­la Scuo­la di Buda­pe­st, con la par­te­ci­pa­zio­ne di due emi­nen­ti mem­bri: Agnès Hel­ler e Ferénc Fehér. Si è poi svi­lup­pa­to in stu­di con­cre­ti sul­la “pun­ki­tu­de”, sul­la comu­ni­tà degli uomi­ni nel­l’I­slam, sui cir­co­li del­le don­ne con­ta­di­ne in Que­bec, ecc.
In una secon­da par­te si apre il dibat­ti­to sul­l’e­mer­ge­re, con l’IT, di una nuo­va cul­tu­ra. Le opi­nio­ni sono mol­to divi­se; que­ste dif­fe­ren­ze riguar­da­no anche il modo in cui si for­ma­no oggi le con­ce­zio­ni del­la comu­ni­tà.
Dibat­ti­to gene­ra­zio­na­le. La gene­ra­zio­ne dei 68 e quel­la degli 86 si sono con­fron­ta­te per dare un sen­so alla quo­ti­dia­ni­tà. Il cam­po è quin­di tan­to quel­lo del­la filo­so­fia poli­ti­ca quan­to quel­lo del­lo stu­dio del­le tra­sfor­ma­zio­ni cogni­ti­ve e socia­li che si rea­liz­za­no con la tec­no­lo­gia dell’informazione.

Gli invisibili

Nan­ni Bale­stri­ni, Gli invi­si­bi­li, Bom­pia­ni, Mila­no 1987

Ora:
Nan­ni Bale­stri­ni, Gli invi­si­bi­li, Deri­veAp­pro­di, Roma 2004

L’in­vi­si­bi­li­tà è la con­di­zio­ne toc­ca­ta ai gio­va­ni pro­ta­go­ni­sti del­la gran­de fiam­ma­ta di rivol­ta socia­le che die­ci anni fa inva­de­va­no le cit­tà con i loro cor­tei inter­mi­na­bi­li, che irri­de­va­no la cul­tu­ra uffi­cia­le con le loro pra­ti­che alter­na­ti­ve, che face­va­no vive­re nel­le scuo­le, nel­le fab­bri­che, nei quar­tie­ri il loro scan­zo­na­to rifiu­to.
Tra­vol­ti poi dal­la rea­zio­ne al ter­ro­ri­smo, spaz­za­ti via dal­la sce­na pub­bli­ca e poli­ti­ca, rimos­si dal­la memo­ria col­let­ti­va del­la socie­tà, fran­tu­ma­ti e dis­sol­ti in vicen­de indi­vi­dua­li spes­so tra­gi­che.
Que­sto libro rico­strui­sce attra­ver­so un per­cor­so esem­pla­re la gene­si del­la loro sog­get­ti­vi­tà, il pro­ble­ma del­la con­ti­nui­tà e del­la rot­tu­ra col ’68, i pas­sag­gi dal­la fami­glia, alla scuo­la, al lavo­ro, via via bru­cia­ti dal­lo svi­lup­po del­l’a­zio­ne poli­ti­ca, la vita di grup­po che con­cen­tra il tem­po e i desi­de­ri di tut­ti, gli anni del­le gran­di lot­te socia­li e quel­li del crol­lo e del­la scon­fit­ta, lo spe­gner­si del­le cer­tez­ze e del­le spe­ran­ze.
L’an­nul­la­men­to nel­la vio­len­za del­le car­ce­ri spe­cia­li, o per altri nel­la dispe­ra­zio­ne del­la dro­ga, nel­la fuga, nel sui­ci­dio.
Rac­con­ta­ta tut­ta d’un fia­to, la spi­ra­le ver­ti­gi­no­sa in cui si con­su­ma e si distrug­ge l’e­spe­rien­za di una gene­ra­zio­ne, attra­ver­so un lin­guag­gio imme­dia­to e incal­zan­te, arti­co­la­to su una strut­tu­ra rit­mi­ca e un mon­tag­gio visi­vo agi­lis­si­mi, riper­cor­re e inter­ro­ga una zona del nostro pas­sa­to anco­ra recen­te e bru­cian­te, ren­de visi­bi­le una leal­tà sto­ri­ca, poli­ti­ca e uma­na som­mer­sa ma non cancellata.

L’altra Linea. Fortini, Bosio, Montaldi, Panzieri e la nuova sinistra

Atti­lio Man­ga­no, L’al­tra linea. For­ti­ni, Bosio, Mon­tal­di, Pan­zie­ri e la nuo­va sini­stra, Pul­la­no Edi­to­ri, Catan­za­ro 1992


C’è una gene­ra­zio­ne che ini­zia il suo lavo­ro intel­let­tua­le mili­tan­te negli anni del­l’e­ge­mo­nia mode­ra­ta del togliat­ti­smo e si sot­trae al fasci­no poli­ti­ci­sta del­lo sta­li­ni­smo ita­lia­no ela­bo­ran­do meto­di di ricer­ca socia­le e stru­men­ti di cul­tu­ra poli­ti­ca nuo­vi. Fran­co For­ti­ni e Gian­ni Bosio, Dani­lo Mon­tal­di e Ranie­ro Pan­zie­ri – oggi che la fine del socia­li­smo rea­liz­za­to sem­bra voler can­cel­la­re dal­la memo­ria accan­to al comu­ni­smo ter­zin­ter­na­zio­na­li­sta anche mili­tan­ti diver­si, inquie­ti, cri­ti­ci, ete­ro­dos­si e liber­ta­ri – appar­ten­go­no a que­sta gene­ra­zio­ne che ha dato luo­go alla cul­tu­ra del­la nuo­va sini­stra degli anni Ses­san­ta e Set­tan­ta. Diver­si fra loro per opzio­ne poli­ti­ca e ideo­lo­gi­ca, si incon­tra­no e si divi­do­no, col­la­bo­ra­no e pole­miz­za­no men­tre in real­tà sono acco­mu­na­ti da una meto­do­lo­gia (anta­go­ni­smo socia­le, movi­men­to di base, pri­ma­to del sog­get­to-clas­se sul par­ti­to-pre­di­ca­to, azio­ne dal bas­so, cono­scen­za con­cre­ta, co-ricer­ca e inchie­sta) che rima­ne a fon­da­men­to del­la diver­si­tà e ori­gi­na­li­tà del­la nuo­va sini­stra. La rete del­l’in­tel­let­tua­li­tà di mas­sa sor­ta dopo il ’68, e anco­ra in cer­ca di nuo­ve vie di usci­ta dal­le ipo­te­che mode­ra­te del­la sini­stra ita­lia­na, può ritro­va­re in quel­la meto­do­lo­gia l’in­di­ca­zio­ne di quel­la alter­na­ti­va dal bas­so di cui si ritor­na a parlare?

Parole ribelli: i fogli del movimento del ’77

Pablo Echaur­ren, Paro­le ribel­li: i fogli del movi­men­to del 77, Stam­pa alter­na­ti­va, Roma 1997
Feb­bra­io 1977. Le Giac­che Blu con­trol­la­va­no da anni che gli india­ni non si allon­ta­nas­se­ro dal­le riser­ve, ma un bel gior­no tut­te le tri­bù deci­se­ro di abban­do­na­re gli accam­pa­men­ti.
Cala­ro­no nel­le cit­tà, inva­den­do coi loro visi colo­ra­ti le stra­de intri­sti­te dal­lo smog. Per comu­ni­ca­re usa­va­no una lin­gua nuo­va, poe­ti­ca, extra­va­gan­te, desi­de­ran­te, che si tra­du­ce­va in una scrit­tu­ra disor­di­na­ta, ribel­le, iro­ni­ca, incom­pren­si­bi­le alle Lin­gue Bifor­cu­te.

Che cen­to fio­ri sboc­ci­no,
che cen­to radio tra­smet­ta­no,
che cen­to fogli pre­pa­ri­no,
un altro ’68 con altre armi.

Le armi del gio­co, del­l’u­mo­ri­smo, del para­dos­so del­lo sber­lef­fo, e del­la crea­ti­vi­tà pro­dus­se­ro nel 1977 una pic­co­la galas­sia di car­ta stam­pa­ta, in cui si riflet­te­va­no per l’ul­ti­ma vol­ta i lam­pi di quel­le avan­guar­die (futu­ri­smo, dadai­smo, sur­rea­li­smo) che, rin­no­van­do l’ar­te, vole­va­no rin­no­va­re la vita.