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La chitarra e il potere

Gli auto­ri del­la can­zo­ne poli­ti­ca contemporanea

Ber­tel­li, Del­la Mea, Man­fre­di, Mari­ni, Masi, Pie­tran­ge­li, La chi­tar­ra e il pote­re, Gli auto­ri del­la can­zo­ne poli­ti­ca con­tem­po­ra­nea, a cura di Simo­ne Des­sì e Giai­me Pin­tor, Savel­li, Roma 1976



Qua­si die­ci anni fa il tito­lo di uno spet­ta­co­lo di Gio­van­na Mari­ni era: Con la chi­tar­ra, sen­za il pote­re. Oggi, Gio­van­na Mari­ni e gli altri come lei con­ti­nua­no, testar­da­men­te e luci­da­men­te, a can­ta­re rab­bia e uto­pia, mise­ria e libe­ra­zio­ne.
Oggi, le mas­se han­no com­piu­to gran­di pas­si in avan­ti sul­la via del­l’a­bo­li­zio­ne del­lo sta­to di cose pre­sen­te e del­l’ab­bat­ti­men­to del lavo­ro sala­ria­to, ma non han­no anco­ra pre­so il pote­re.
Que­sta anto­lo­gia rac­co­glie i testi degli auto­ri del­la sini­stra tra­di­zio­na­le e di quel­la rivo­lu­zio­na­ria che han­no scan­di­to e con­ti­nua­no a scan­di­re i pas­sag­gi più signi­fi­ca­ti­vi del­la lot­ta di clas­se nel nostro pae­se; colon­na sono­ra del movi­men­to di mas­sa ma anche occa­sio­ne – par­zia­le, cer­to, ma cosa non lo è? – del suo riflet­te­re, del suo auto­cri­ti­car­si, del suo trasformarsi.

Autonomia operaia. A cura dei Comitati autonomi operai

Comi­ta­ti Auto­no­mi Ope­rai di Roma (a cura di), Auto­no­mia ope­ra­ia, Savel­li, Roma 1976


Nel libro è descrit­ta l’in­cu­ba­zio­ne del pro­get­to costi­tuen­te che, a par­ti­re dal ’71, matu­ra un per­cor­so che appro­da il 3–4 mar­zo del ’73 a Bolo­gna nel­l’As­sem­blea nazio­na­le. Per la pri­ma vol­ta, docu­men­ti, mate­ria­li, testi, volan­ti­ni, riu­ni­ti in un volume.

Le magie del multirobot Capitale

Una favo­la fan­ta­scien­ti­fi­ca nar­ra­ta ai ragaz­zi e non proi­bi­ta agli adulti

Max Capa, Mari­na Mele, Dona­tel­la Ber­ra e altri del «labo­ra­to­rio spe­ri­men­ta­le gra­fi­co», Le magie del mul­ti­ro­bot capi­ta­le. Una «favo­la fan­ta­scien­ti­fi­ca» nar­ra­ta ai ragaz­zi e non proi­bi­ta agli adul­ti, Edi­zio­ni Otta­via­no, Mila­no 1976


Per quan­to con­cer­ne il «let­to­re» di que­sto libro desi­de­ria­mo por­re una chia­ra e inde­ro­ga­bi­le neces­si­tà: il testo scrit­to non è l’o­ra­to­re di par­ti­to, del mini-par­ti­to o il con­cio­na­re di un ideo­lo­go che ha nel­l’im­ma­gi­ne un sup­por­to di como­do: l’im­ma­gi­ne deve esse­re let­ta come e più del testo: essa ten­de a non esse­re sepa­ra­ta dal testo stes­so. Il pia­ce­re di que­sta let­tu­ra uni­ta­ria è altre­sì inde­ro­ga­bi­le: altri­men­ti dovre­mo con­clu­de­re che abbia­mo fat­to que­sto libro per dei futu­ri – o attua­li – robo­tiz­za­ti. Sarà poco bel­lo per noi, estre­ma­men­te non bel­lo per i robot.

Bisogni e teoria marxista

P. A. Rovat­ti, R. Tomas­si­ni, A. Vigo­rel­li, Biso­gni e teo­ria mar­xi­sta, Maz­zot­ta, Mila­no 1976


Il pro­ble­ma dei «biso­gni» è emer­so negli ulti­mi anni con insi­sten­za cre­scen­te, spe­cial­men­te con il mani­fe­star­si di «nuo­vi biso­gni» e con il raf­for­zar­si del­la pre­sen­za poli­ti­ca dei biso­gni pro­le­ta­ri. Ciò impo­ne un rie­sa­me cri­ti­co e un appro­fon­di­men­to teo­ri­co che supe­ri­no la chiu­su­ra di quan­ti (all’in­ter­no stes­so del­la sini­stra) liqui­da­no la que­stio­ne dichia­ran­do «ideo­lo­gi­ci» i nuo­vi biso­gni e rifu­gian­do­si die­tro pre­te­se esi­gen­ze di scien­ti­fi­ci­tà. Nel pri­mo sag­gio di que­sto volu­me Pier Aldo Rovat­ti pro­po­ne una inter­pre­ta­zio­ne del dibat­ti­to attua­le sui biso­gni, pren­den­do in con­si­de­ra­zio­ne sia le impli­ca­zio­ni più pro­pria­men­te teo­ri­co-poli­ti­che, sia quel­le filo­so­fi­che.
Rober­ta Tomas­si­ni cen­tra il suo sag­gio sul­l’im­por­tan­za che la nozio­ne di «biso­gno pro­le­ta­rio» ha avu­to nel­le più signi­fi­ca­ti­ve posi­zio­ni del­la nuo­va, sini­stra negli Anni Ses­san­ta (Pan­zie­ri, Tron­ti, Asor Rosa).
Il ter­zo sag­gio, di Ame­deo Vigo­rel­li, avan­za alcu­ne ipo­te­si di let­tu­ra dei «Grun­dris­se», con par­ti­co­la­re rife­ri­men­to al carat­te­re filo­so­fi­co-poli­ti­co del con­cet­to di biso­gno usa­to da Marx.

Pier Aldo Rovat­tì (Mode­na, 1942) è inca­ri­ca­to di sto­ria del­la filo­so­fia con­tem­po­ra­nea all’U­ni­ver­si­tà di Trie­ste. Con Enzo Paci diri­ge la rivi­sta «aut aut». Oltre a nume­ro­si sag­gi di filo­so­fia e cri­ti­ca del­l’i­deo­lo­gia, ha pub­bli­ca­to La dia­let­ti­ca del pro­ces­so (1969), Sar­tre (1969) e Cri­ti­ca e scien­ti­fi­ci­tà in Marx (1973).
Rober­ta Tomas­si­ni (Asco­li Pice­no, 1946) col­la­bo­ra ad «aut aut» e lavo­ra pres­so l’I­sti­tu­to di filo­so­fia del­l’U­ni­ver­si­tà Sta­ta­le di Mila­no.
Ame­deo Vigo­rel­li (Lodi, 1950), col­la­bo­ra­to­re di «aut aut», è bor­si­sta pres­so l’I­sti­tu­to di filo­so­fia del­l’U­ni­ver­si­tà Sta­ta­le di Milano.

Compromesso senza operai

La reda­zio­ne di Ros­so (a cura di), Com­pro­mes­so sen­za ope­rai, Col­let­ti­vo edi­to­ria­le libri­ros­si, Mila­no 1976



Il qua­dro che emer­ge dai con­fu­si e con­vul­si avve­ni­men­ti degli ulti­mi mesi è sem­pre più chia­ro. Nel pae­se si stan­no svol­gen­do due sto­rie paral­le­le. Una è quel­la uffi­cia­le, costrui­ta dal­la stam­pa e dai mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne, dai par­ti­ti e sin­da­ca­ti, dal­le isti­tu­zio­ni poli­ti­che ed eco­no­mi­che, nazio­na­li ed inter­na­zio­na­li; essa è tut­ta anno­da­ta attor­no alla minac­cia del disa­stro eco­no­mi­co, ai sacri­fi­ci neces­sa­ri ed alla loro distri­bu­zio­ne socia­le. L’al­tra, descrìt­ta dai fat­ti socia­li, è la sto­ria di una guer­ra in atto il cui esi­to deter­mi­ne­rà il cor­so poli­ti­co dei pros­si­mi anni. Una gigan­te­sca coa­li­zio­ne isti­tu­zio­na­le, sot­to i ves­sil­li ed al gri­do del­la «respon­sa­bi­li­tà nazio­na­le», pro­ce­de all’at­tac­co del sala­rio ope­ra­io e cer­ca di alte­ra­re, nel set­to­re deci­si­vo (quel­lo indu­stria­le), i rap­por­ti di for­za tra le clas­si per rico­sti­tui­re il coman­do sul lavo­ro sala­ria­to.
Una cam­pa­gna di opi­nio­ne sen­za pre­ce­den­ti intes­se una fit­ta cor­ti­na attor­no all’o­pe­ra­zio­ne con il dupli­ce obiet­ti­vo di iso­la­re la resi­sten­za ope­ra­ia e di con­dur­re a ter­mi­ne una vasta cam­pa­gna di con­sen­so socia­le. È la più gran­de reci­ta che la socie­tà poli­ti­ca abbia mes­so in sce­na in que­sti anni. Ed è insie­me il più deci­so atto di guer­ra del­lo sta­to mag­gio­re del gover­no socia­le con­tro la clas­se ope­ra­ia.
L’in­ten­zio­ne di que­ste pagi­ne è di evi­den­zia­re nel per­cor­so più recen­te del pro­get­to capi­ta­li­sti­co le tap­pe, le acce­le­ra­zio­ni, le devia­zio­ni, gli arre­sti più signi­fi­ca­ti­vi, per far­ne stru­men­to docu­men­ta­to di let­tu­ra del­la fase poli­ti­ca che chiu­de il 1976.
Il Pci e il sin­da­ca­to sono gli atto­ri prin­ci­pa­li di que­sto per­cor­so. Qual è (‘arti­co­la­zio­ne del loro ruo­lo, qua­li le incon­gruen­ze, i ritar­di del loro pro­get­to, qua­li i vin­co­li ogget­ti­vi dei loro pro­po­si­ti? Inda­ga­re su que­sti temi con un impe­gno nuo­vo di inchie­sta e di ana­li­si è il pri­mo pas­so, ma il pas­so deci­si­vo è ritro­va­re una capa­ci­tà di appren­di­men­to e di cono­scen­za del­le for­me inu­si­ta­te attra­ver­so le qua­li si mani­fe­sta la scien­za «bel­li­ca» ope­ra­ia, mol­to spes­so incom­pren­si­bi­le.
Le sol­le­ci­ta­zio­ni «teo­ri­che» non man­ca­no, ma si pre­sen­ta­no ad un livel­lo di astra­zio­ne non sem­pre con­gruen­te alla tra­ma for­ma­le e infor­ma­le del­l’or­ga­niz­za­zio­ne ope­ra­ia. Il per­cor­so da com­pie­re, a par­ti­re dal livel­lo del­la «teo­ria», è quel­lo del­l’in­da­gi­ne con i para­dig­mi con­cet­tua­li ed i modu­li espres­si­vi di que­sto lin­guag­gio sin­te­ti­co, di que­sto sape­re ridot­to all’os­so dei fat­ti, nei qua­li solo gli anta­go­ni­sti del momen­to e gli sto­ri­ci suc­ces­si­vi ritro­va­no le trac­ce di un’in­tel­li­gen­za col­let­ti­va. Deci­frar­ne e socia­liz­zar­ne il tes­su­to è, per il momen­to, l’u­ni­ca inten­zio­ne di que­sti scrit­ti, che si con­ten­ta­no di esse­re un «modo di leg­ge­re» la cro­na­ca quotidiana.

La fabbrica della strategia

Anto­nio Negri, La fab­bri­ca del­la stra­te­gia: 33 lezio­ni su Lenin, Libri ros­si, Pado­va 1976

Ora:
Anto­nio Negri, Tren­ta­tre lezio­ni su Lenin, mani­fe­sto­li­bri, Roma 2004

Sono 33 lezio­ni tenu­te, nel 1972–1973, da un com­pa­gno ad altri com­pa­gni per ten­ta­re di capi­re se Lenin fos­se un «cane mor­to» – come gli ste­reo­ti­pi di movi­men­to pote­va­no indur­re a cre­de­re – o piut­to­sto non fos­se uomo vivo nel movi­men­to.
Ne vie­ne una para­dos­sa­le vicen­da: quel che si ripe­te di Lenin sem­bra, all’au­to­re, stan­tio e fra­di­cio di ambi­gui­tà e di oppor­tu­ni­smo; men­tre il meto­do teo­ri­co e pra­ti­co dì Lenin, eroe del mar­xi­smo orien­ta­le, pro­prio nei suoi aspet­ti più ope­rai, ele­men­ta­ri e vio­len­ti, sem­bra più vali­do e occi­den­ta­le che mai. L’a­na­li­si del­le clas­si e del­la ten­den­za del­la lot­ta di clas­se, la cen­tra­li­tà teo­ri­ca del­la pras­si sov­ver­si­va, la con­ce­zio­ne del par­ti­to come sog­get­to dia­let­ti­co dinan­zi al movi­men­to del­le mas­se, l’in­sur­re­zio­ne come arte, l’in­da­gi­ne sul­la leg­ge del valo­re nel­l’e­po­ca del­l’im­pe­ria­li­smo, la leg­ge di pia­no come rivo­lu­zio­ne per­ma­nen­te, il comu­ni­smo come laten­za per­ce­pi­bi­le e vici­na: que­sti ele­men­ti si orga­niz­za­no in manie­ra esem­pla­re nel­la leni­nia­na fab­bri­ca del­la stra­te­gia.
Qui Lenin non è solo: chi det­ta è la lot­ta di clas­se in Rus­sia, e la clas­se ope­ra­ia nel­la fat­ti­spe­cie l ‘Otto­bre che ha rivol­ta­to il mon­do è un col­po pre­pa­ra­to nel­la fab­bri­ca bol­sce­vi­ca del­la stra­te­gia, dal cumu­lar­si pra­ti­co di una ana­li­si di clas­se e dal­l’or­ga­niz­za­zio­ne teo­ri­ca di una sog­get­ti­vi­tà che non temo­no né la ten­den­zio­si­tà del pun­to di vista di clas­se né soprat­tut­to il pia­ce­re del­la lotta.