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Una sparatoria tranquilla

AA.VV., Una spa­ra­to­ria tran­quil­la. Per una sto­ria ora­le del ’77, Odra­dek, Roma 1997
Il movi­men­to del ’77 è il più can­cel­la­to e «male­det­to» tra i momen­ti del­lo scon­tro di clas­se di que­sto pae­se, for­se pro­prio per­ché fu il più vio­len­to e il più peri­co­lo­so.
Far­ne la sto­ria signi­fi­ca sgom­bra­re intan­to il ter­re­no dal­le fal­si­fi­ca­zio­ni, dal­le rico­stru­zio­ni di como­do, ope­ra di gran­di par­ti­ti o di pic­co­li grup­pi; dal pen­ti­ti­smo, dal­l’in­no­cen­ti­smo, dal­l’e­sor­ci­smo social­de­mo­cra­ti­co pri­ma e libe­ral-demo­cra­ti­co poi.
Le tec­ni­che del­la sto­ria ora­le per­met­to­no di assol­ve­re al pri­mo com­pi­to sto­rio­gra­fi­co: fis­sa­re le testi­mo­nian­ze, resti­tui­re la poli­fo­nia del rea­le. La veri­tà suo­na in lar­ga misu­ra riven­di­ca­zio­ne. Che non vuoi dire «bloc­ca­re» il pen­sie­ro alla foto­gra­fia del­l’at­ti­mo fug­gi­to, ma resti­tui­re sen­so agli atti del­le par­ti in cam­po. Di tut­te le par­ti, se pos­si­bi­le.
Per la par­te del movi­men­to abbia­mo per­ciò ascol­ta­to: Vin­cen­zo Miliuc­ci, lea­der sto­ri­co del­l’au­to­no­mia ope­ra­ia roma­na; Mario Moret­ti, il prin­ci­pa­le diri­gen­te del­le Bri­ga­te ros­se; Ore­ste Scal­zo­ne, notis­si­mo espo­nen­te del movi­men­to; Raoul Mor­den­ti, in rap­pre­sen­tan­za del «grup­po degli 11»; Enzo Modu­gno, teo­ri­co del­l’au­to­no­mia; Tano D’A­mi­co, foto­gra­fo di tut­te le mani­fe­sta­zio­ni e del­la «vita del movi­men­to»; ecc.
Come nemi­co, il sen. Fran­ce­sco Cos­si­ga, per­ché allo­ra mini­stro del­l’In­ter­no, e oggi testi­mo­ne non reti­cen­te.
E poi un nutri­to nume­ro di «com­pa­gni di base» – india­ni metro­po­li­ta­ni e fem­mi­ni­ste, duri del­l’au­to­no­mia, semi­clan­de­sti­ni del­le Br – che han­no per­cor­so poi tra­iet­to­rie di vita tra le più diver­se, ma le cui paro­le illu­mi­na­no spes­so tut­ti i luo­ghi lascia­ti in ombra dal­le rico­stru­zio­ni dei lea­der.
Com­ple­ta il volu­me una accu­ra­ta cro­no­lo­gia, una rac­col­ta di slo­gan oppor­tu­na­men­te anno­ta­ti e com­men­ta­ti, una rac­col­ta di scrit­te sui muri.

Ideologia , intellettuali, organizzazione

note sul ”neo­mar­xi­smo’’ degli anni Sessanta

Rober­ta Tomas­si­ni, Ide­lo­gia, intel­let­tua­li, orga­niz­za­zio­ne, note sul «neo­mar­xi­smo» degli anni Ses­san­ta, Deda­lo libri, Bari 1977



I sag­gi rac­col­ti in que­sto libro inter­ven­go­no su que­stio­ni noda­li del recen­te dibat­ti­to mar­xi­sta ita­lia­no, in par­ti­co­la­re sul­la que­stio­ne dell’eredità del mar­xi­smo mino­ri­ta­rio degli anni Ses­san­ta e dei modi con cui il mar­xi­smo uffi­cia­le ha inte­so inter­pre­tar­la e cur­var­la. L’autrice sot­to­li­nea l’originalità del­la svol­ta meto­do­lo­gi­ca del mar­xi­smo mino­ri­ta­rio degli anni Ses­san­ta per quel che riguar­da la cri­ti­ca dell’ideologia, la fun­zio­ne intel­let­tua­le e la fun­zio­ne di orga­niz­za­zio­ne: svol­ta che per­met­te di situa­re la ricer­ca teo­ri­ca all’interno dei pro­ces­si rea­li di com­po­si­zio­ne e ricom­po­si­zio­ne di clas­se. Spe­ci­fi­ca­men­te il libro pren­de cri­ti­ca­men­te in con­si­de­ra­zio­ne le ana­li­si pro­dot­te dal con­ve­gno Gram­sci del 1971 e soprat­tut­to quel­le di Bada­lo­ni sul­la tran­si­zio­ne e il comu­ni­smo; le posi­zio­ni espres­se in varie fasi da Asor Rosa a pro­po­si­to degli intel­let­tua­li; l’attualità teo­ri­ca del­le pro­po­ste di Pan­zie­ri e dei «Qua­der­ni ros­si». A par­ti­re da que­sti rife­ri­men­ti, cri­ti­ci e pro­po­si­ti­vi, il libro cer­ca inol­tre di appro­fon­di­re alcu­ne tema­ti­che di let­tu­ra di Marx: il pro­ble­ma del valo­re d’uso e quel­lo con­nes­so dei biso­gni, il pro­ble­ma di fon­do del rap­por­to tra eco­no­mia e poli­ti­ca fuo­ri dal trop­po rigi­do sche­ma strut­tu­ra-sovra­strut­tu­ra.

Rober­ta Tomas­si­ni è nata ad Asco­li Pice­no nel 1946. Ha stu­dia­to filo­so­fia a Mila­no lau­rean­do­si con Enzo Paci sul pen­sie­ro di Tran Due Thao. Ha pub­bli­ca­to pres­so Maz­zot­ta, in col­la­bo­ra­zio­ne con P.A. Rovat­ti e A. Vigo­rel­li il volu­me Biso­gni e teo­ria mar­xi­sta (1976). È tra i prin­ci­pa­li col­la­bo­ra­to­ri del­la rivi­sta «aut aut». Attual­men­te sta svol­gen­do una ricer­ca su stu­den­ti e com­po­si­zio­ne di classe.

Sarà un risotto che vi seppellirà.

Mate­ria­li di lot­ta dei cir­co­li pro­le­ta­ri gio­va­ni­li di Milano

AA.VV., Sarà un risot­to che vi sep­pel­li­rà. Mate­ria­li di lot­ta dei cir­co­li pro­le­ta­ri gio­va­ni­li di Mila­no, Squi­li­bri edi­zio­ni, Mila­no 1977
Que­sto che vi accin­ge­te a leg­ge­re non è un libro, ma una rac­col­ta docu­men­ta­ria di mate­ria­le. È uno stru­men­to da usa­re, da «saper leg­ge­re» e non da subi­re pas­si­va­men­te.
È una rac­col­ta di mate­ria­le di un anno di espe­rien­ze di cir­co­li pro­le­ta­ri che ci augu­ria­mo ser­va ai gio­va­ni di tut­ta Ita­lia per orga­niz­zar­si.

* Dal­le pan­chi­ne ai cen­tri socia­li
* I cir­co­li si coor­di­na­no ma non si qua­dra­no
* Festa… Ango­scia… Festa e la Madon­ni­na pian­ge di pri­ma­ve­ra
* Cre­sco­no le occu­pa­zio­ni
* Lot­ta all’e­roi­na
* Le ele­zio­ni
* Par­co Lam­bro
* Cac­cia al teso­ro
* Biso­gno di un Q. G. – via Cio­vas­si­no
* Auto­ri­du­zio­ne dei cine­ma
* Hap­pe­ning nazio­na­le
* Uno sti­pen­dio per una pol­tro­na: la Sca­la
* Cen­tro di lot­ta all’e­roi­na
* Sto­ria dei cir­co­li e con­tri­bu­ti teo­ri­ci: mah!
* Disgreg/​azione è bello

Dell’innocenza, Interpretazione del ’77

Fran­co Berar­di, Del­l’in­no­cen­za, Inter­pre­ta­zio­ne del ’77, Aga­lev edi­zio­ni, Bolo­gna 1977

Ora:
Fran­co Berar­di (Bifo), Del­l’in­no­cen­za: 1977 l’an­no del­la pre­mo­ni­zio­ne, Ombre Cor­te, Vero­na 1997

Il Set­tan­ta­set­te può esse­re con­si­de­ra­to per mol­ti aspet­ti l’an­no di tran­si­zio­ne all’e­po­ca del disin­can­to. Le gran­di ideo­lo­gie che han­no ani­ma­to il ven­te­si­mo seco­lo cono­sco­no in quel­l’an­no il loro pun­to di mas­si­ma com­bu­stio­ne, e anche l’i­ni­zio del loro dis­sol­vi­men­to.
Pen­sie­ro debo­le, post­mo­der­ni­tà, teo­ria del­l’im­plo­sio­ne: que­sti con­cet­ti filo­so­fi­ci emer­go­no e fan­no la loro pro­va in quel perio­do inquie­to, nel qua­le, per la pri­ma vol­ta, la socie­tà ha spe­ri­men­ta­to la for­za del­la rivol­ta e, per la pri­ma vol­ta, ne ha visto l’im­po­ten­za, l’i­nef­fi­ca­cia. Que­sto libro è una rivi­si­ta­zio­ne del­le pro­ble­ma­ti­che del movi­men­to del Set­tan­ta­set­te, in una pro­spet­ti­va al tem­po stes­so dispe­ra­ta e feli­ce.
L’in­no­cen­za – come la sag­gez­za di cui par­la Wil­liam Bla­ke – «ha visto tut­to e nul­la dimen­ti­ca­to, eppu­re sa vede­re ogni cosa come se fos­se per la pri­ma vol­ta». Que­sto libro uscì la pri­ma vol­ta nel decen­na­le del movi­men­to insur­re­zio­na­le, auto­no­mo e crea­ti­vo.
Oggi lo ripub­bli­chia­mo con l’ag­giun­ta di una lun­ga pre­fa­zio­ne che pro­po­ne di con­si­de­ra­re quel­l’an­no come la pre­mo­ni­zio­ne di un pro­ces­so che, lun­gi dal­l’es­se­re esau­ri­to, con­ti­nua a svol­ger­si sot­to i nostri occhi.

I dieci anni che sconvolsero il mondo

AA.VV., I die­ci anni che scon­vol­se­ro il mon­do, Arca­na edi­tri­ce, Roma 1978


1968/​1978: die­ci anni d’in­de­bi­te eufo­rie. Ades­so che il ter­ri­bi­le mag­gio è lon­ta­no tut­te le cele­bra­zio­ni sono pos­si­bi­li. L’o­dio di ieri e l’a­mo­re di oggi sono entram­bi sospet­ti.
Eppu­re, nono­stan­te il fat­to che sia dif­fi­ci­le imma­gi­na­re una disfat­ta più com­ple­ta di quel­la già subi­ta, su tut­ti i fron­ti, da tut­ti i pro­gram­mi poli­ti­ci e dal­l’in­te­ro movi­men­to rivo­lu­zio­na­rio, la «poli­ti­ca» e le sue sedi­cen­ti pra­ti­che con­ti­nua­no a bloc­ca­re ogni com­pren­sio­ne del qua­dro socia­le ed impe­di­sco­no lo svi­lup­po auto­no­mo del­la cri­ti­ca mar­xi­sta misti­fi­can­do­ne le con­se­guen­ze. Den­tro que­sti anni, attra­ver­so le loro cro­na­che c’è una sto­ria paral­le­la ed ine­splo­ra­ta di cui a trat­ti vedia­mo i baglio­ri sen­za capir­ne il sen­so.
Che andò a fare De Gaul­le a Baden Baden duran­te il mag­gio fran­ce­se? Chi mano­vra la col­le­ra del pro­le­ta­ria­to gio­va­ni­le? Chi mani­po­la il dis­sen­so nei pae­si del­l’E­st? Che cos’è la Tri­la­te­ra­le? Qua­li sono le vere con­se­guen­ze del­la cri­si ener­ge­ti­ca? Sul pal­co­sce­ni­co del­la socie­tà del­la penu­ria una fol­la ano­ni­ma e vario­pin­ta vaga sen­za meta gri­dan­do i suoi «assal­ti al cie­lo»: redu­ci del ’68, bar­ri­ca­die­ri, pro­fes­so­ri­ni, pre­ca­ri, hip­pies, india­ni metro­po­li­ta­ni, enra­gés, situa­zio­ni­sti, zom­bies…
Que­sto libro è un mosai­co di docu­men­ti e sag­gi, cro­na­che e testi­mo­nian­ze che rico­strui­sco­no a gran­di linee i momen­ti più signi­fi­ca­ti­vi di que­sti «scon­vol­gen­ti» die­ci anni ed è cor­re­da­to da una serie di map­pe, sche­mi e gra­fi­ci che ne trac­cia­no gl’in­fi­ni­ti percorsi.

MUZAK

G. Castal­do, S. Des­sì, B. Maria­ni, G. Pin­tor, A. Por­tel­li, Muzak, I can­tau­to­ri, il pop, il jazz e il rock: gli anni ’70 nel­l’an­to­lo­gia di una rivi­sta di musi­cac­cia, Savel­li edi­to­re, Roma 1978


Dal­l’au­tun­no del 1973 alla metà del 1976, la rivi­sta “MUZAK” si aggi­ra per l’I­ta­lia nel­le mani di mol­te deci­ne di miglia­ia di gio­va­ni.
Accom­pa­gna il loro tumul­tuo­so pro­ces­so di “appro­pria­zio­ne” del­la musi­ca, ese­guen­do i per­cor­si e anti­ci­pan­do­ne, spes­so, gusti e orien­ta­men­ti: la “scuo­la napo­le­ta­na” e gli odiati/​amati can­tau­to­ri, ma anche il “nuo­vo” jazz e la “sco­per­ta” del­la clas­si­ca.
Sono anni entu­sia­sti e pastic­cio­ni, quan­do i con­cer­ti orga­niz­za­ti dal­la sini­stra gio­va­ni­le rac­col­go­no un nume­ro di com­pa­gni ben supe­rio­re a quel­lo dei par­te­ci­pan­ti ai comi­zi orga­niz­za­ti dal­la sini­stra gio­va­ni­le.
E anche loro, quel­li sul pal­co­sce­ni­co, can­zo­net­ta­ri e musi­can­ti, ven­go­no diret­ta­men­te coin­vol­ti: in qual­che modo ten­ta­ti dal­l’i­dea (for­se un po’ fati­co­sa, cer­to gra­ti­fi­can­te) di tra­sfor­mar­si da “divi” in “ope­rai musi­ca­li”.
Cer­to, una gran­de con­fu­sio­ne: ma e’ li – in quei luo­ghi, in quei gior­ni e in quel­le cir­co­stan­ze – che si for­ma il nuo­vo atteg­gia­men­to gio­va­ni­le di mas­sa nei con­fron­ti del­la musi­ca.
Sono que­gli anni e qui con­cer­ti, que­gli arti­co­li di rivi­sta (e anche quei mani­fe­sti sui muri e quel­le discus­sio­ni inter­mi­na­bi­li e “allu­ci­nan­ti”) a fun­zio­na­re come una scuo­la di espe­rien­za musi­ca­le e di cul­tu­ra musi­ca­le: di for­ma­zio­ne del gusto.
E, comun­que, gra­zie a quel­le ingar­bu­glia­te “bat­ta­glie di linea nel cam­po del­la musi­ca”. Ella, La Musi­ca scen­de in piaz­za, va nel­le stra­de, si dif­fon­de nei par­chi e sul­l’er­ba: diven­ta cosa quo­ti­dia­na, uti­liz­za­bi­le, comu­ni­ca­bi­le.
Di que­sto pro­ces­so “MUZAK” è par­te note­vo­le e atti­va.
Con que­sta anto­lo­gia si docu­men­ta­no alcu­ni momen­ti e alcu­ne tap­pe di que­gli anni “gon­fi di musica”.