Riprendere in mano i fili della lotta di classe nel momento storico che ci appartiene, riprendere in mano i profili storici dei soggetti reali che si apprestano a distruggere la sceneggiatura del dominio vuoi dire. più che contarsi, fare i conti col denominatore minimo, col soggetto nascosto che va configurandosi come detonatore dello scontro. Nelle minime tracce più avanti presentate, nelle analisi e nei documenti a prima vista stonati tra loro, abbiamo cercato di esprimere, in una scelta tutt’altro che casuale, un tentativo che riesca a sintetizzare il ventaglio reale su cui il movimento realizzerà, nel breve tempo a venire, il nuovo attacco al dominio. La traccia che questi appunti lasciano complessivamente sul materiale, riguarda alcune precisazioni indispensabili sulla conoscenza, sulla scienza, sul quotidiano, sulla tendenza e sulla scomposizione/ricomposizione di classe; il filo eversivo che lega invece i documenti di ogni sezione e le sezioni tra di loro, percorre i luoghi in cui le discriminanti di classe si fanno intransigenti. Il soggetto storico che ovunque scompare e sul quale la classe dovrà prima o poi confrontarsi è il proletariato giovanile, la cui figura sociale accede alla storia estraniata dalla produzione, dalla militanza, dalle lotte del ’68, dalla dinamica dei gruppi e, quel che più conta, frustrato nei bisogni e nei desideri reali soffocati quotidianamente attraverso l’emarginazione, la disoccupazione e la criminalizzazione. Deve essere chiaro, comunque, che il nostro lavoro non ha voluto raccogliere enciclopedicamente tutte le testimonianze sviluppate dentro, fuori e ai bordi dell’area dell autonomia, ma rivelare i percorsi e dispiegare la sostanza dell’area attraverso una scelta di utilità che percorresse al massimo il gergo complessivo del nuovo attacco al potere. A questo gergo, al nuovo modo d’essere del coro/classe, appartiene il desiderio di giustiziare i luoghi comuni, gli aristocraticismi settari, il nodo fittizio in cui si ammazza (scontandolo e ignorandolo) il filo rosso dell’insurrezione che sputa sul ghigno di ogni penitenziario sociale e di ogni ideologia penitenziaria, il suo diritto all’odio.
Nanni Balestrini, Le ballate della signorina Richmond, Cooperativa scrittori, Roma 1977
Ora in: Nanni Balestrini, Le avventure complete della signorina Richmond, Testo&Immagine, Torino 1999
La musa di Balestrini è ironica e critica, sia pure in favore dell’utopia rivoluzionaria. La sua leggerezza didascalica e la capacità di straniamento riescono a costruire un delizioso e feroce poemetto allegorico mettendo in quartine elementi tratti da manuali di ornitologìa e gastronomia, da un saggio di Propp sul folclore fiabesco e da altre fonti. Il tutto in onore di una bella e crudele «signorina Richmond» che il lettore è invitato a spiare, cucinare, far ridere e accompagnare a spasso per la natura, ossia attraverso un paesaggio con buchi, un po’ reale e un po’ dipinto. Ed è inutile domandarsi se la signorina Richmond è una donna o la società capitalistica, o la poesia in persona? (Alfredo Giuliani)
Nanni Balestrini Le sue poesie sono raccolte in Poesie pratiche (Einaudi 1976). Ha pubblicato tre romanzi: Tristano (Feltrinelli 1966), Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971) e La violenza illustrata (Einaudi 1976)
Roberta Tomassini (a cura di), Studenti e composizione di classe. Materiali e contributi, Edizioni aut-aut, Milano 1977
Qual è il ruolo dell’università e della formazione della forza lavoro nel processo di terziarizzazione e ristrutturazione dell’impresa? In che misura la scuola è fonte di produttività occulta? Cosa si intende per nuovi bisogni conoscitivi? I materiali qui raccolti tentano una prima risposta, necessaria per interpretare in una logica marxista la composizione di classe degli studenti e le forme attuali di insubordinazione. I contributi si riferiscono in particolare all’inchiesta condotta a Torino dal gruppo di Romano Alquati e alla ricerca effettuata a Ferrara sul lavoro nero.
Weathermen, Prateria in fiamme, Librirossi, Milano 1977
Con questo libro collettivo, stampato clandestinamente negli Stati Uniti nell’estate del 1974, I Weather Underground (Weathermen) presentano per la prima volta in modo ampio ed articolato il loro progetto politico di lotta armata, proponendolo come base di discussione all’intero movimento americano. Usciti dal movimento studentesco bianco ed entrati nella clandestinità agli inizi del 1970, i Wheather Underground continuano tuttora la loro attività politico militare: nel 1970 hanno fatto saltare alcuni uffici della centrale della polizia di New York; nel 1971 è la volta del Campidoglio mentre nel 1972 è il Pentagono ad essere «bombardato» in risposta al bombardamento aereo di Hanoi; nel 1973 portano a termine un attentato contro l’I.T.T. per la parte avuta nel colpo di stato in Cile; nel 1974 fanno saltare l’ufficio del procuratore generale della California per rispondere alla «cremazione» dei 6 membri del Symbionese Liberation Army; nel gennaio 1975 fanno esplodere alcuni uffici AIO nell’interno del Dipartimento di Stato, per protestare contro le continue violazioni americane degli accordi di Parigi. Queste sono solo alcune delle loro azioni più clamorose, da cinque anni oggetto di indagini senza esito da parte dell’F.B.I. Dopo che il Watergate ha rivelato pubblicamente i livelli illegali e clandestini entro cui opera il sistema repressivo americano, i Weather Underground mettono in evidenza la necessità di una risposta adeguata del movimento all’attacco statale, che sappia utilizzare in modo strategico ogni forma di lotta legale e illegale.
Alberto Asor Rosa, Le due società. Ipotesi sulla crisi italiana, Einaudi, Torino 1977
Nel raccogliere sotto il titolo Le due società gli articoli pubblicati da un anno e mezzo a questa parte, e che costituiscono uno dei momenti significativi dell’attuale dibattito politico, Asor Rosa si rende conto degli equivoci che la formula, da lui coniata, ha suscitato, e spiega: «La tesi delle “due società” sta tutta dentro questa nozione della crisi. Non avevo nessuna intenzione di attribuirle una marcata connotazione sociologica, sebbene non manchino le prove di una spaccatura sociale profonda fra due tipi di realtà, di comportamenti, di scelte politiche, di forme di organizzazione, nella situazione italiana (europea?). La tesi delle “due società” ha soprattutto quest’altro significato (metaforico, se volete, e in qualche modo ambiguo ed irritante, come accade in tutte le formulazioni d’immagini): non basta governare (meglio) l’esistente, o per meglio dire quello che ha la forza, la struttura, la storia per esistere e perciò può esprimersi, parlare col nostro linguaggio, organizzarsi e contare: la rimozione pura e semplice del “negativo” porta inevitabilmente ad esiti moderati». Per questo il nocciolo della questione è «la costruzione dell’ ”ordine nuovo”», e per questo, negli articoli qui raccolti, Asor Rosa ha cercato di «individuare l’ampio, diffuso, profondo bisogno di rapportarsi in forma diversa con la politica, che nasce proprio dalla natura squilibrata e rinnovatrice della crisi». Ma anche a questo proposito una precisazione sembra necessaria: «la crisi è la somma degli elementi che impediscono a questo sistema – politico, sociale economico – di mantenere il suo passato equilibrio». Ora, «molti di questi elementi sono stati procurati da noi: noi movimento operaio, noi partito comunista, noi lotte operaie e studentesche. È pericoloso che di questo quasi ci vergognamo … perché l’uscita dalla crisi verso un nuovo equilibrio, o porta il risultato della crisi dentro di sé, o rappresenta un passaggio all’indietro».
Alberto Asor Rosa insegna Storia della letteratura italiana all’Università di Roma. Fra le sue pubblicazioni ricordiamo: Scrittori e popolo (1965), Intellettuali e classe operaia (1971), e La cultura nella Storia d’Italia, Einaudi, vol. IV, Dall’Unità a oggi.
Mario Alcaro, Dellavolpismo e nuova sinistra, Dedalo libri, Bari 1977
Lo studio di Mario Alcaro segue uno dei tracciati teorico-politici che hanno espresso i primi «gruppi» degli anni Sessanta e poi le posizioni attuali della nostra sinistra. Punto di partenza l’elaborazione di G. Della Volpe in cui Alcaro legge sincronismi con la togliattiana «via italiana al socialismo», ma anche divaricazioni rispetto a questa e alla pratica teorica ufficiale del movimento operaio. Del dellavolpismo è messa in luce la carica di rottura rispetto agli orientamenti del marxismo storicista e del «materialismo dialettico» e la sua lotta per riconvertire il marxismo da ideologia in strumento di analisi scientifica della realtà sociale. «Tracce» di dellavolpismo sono così scoperte da Alcaro sia nel gruppo di intellettuali (Colletti ecc.) che nel 1956 ruppero con il Pci, come pure nella rilettura di «tutto Marx» che con i «Quaderni rossi» e con «classe operaia» diedero Panzieri e Tronti. Alcaro mette però in luce la diversa finalizzazione politica cui approda in Panzieri e Tronti lo studio critico del Capitale, che nel secondo sbocca nella subalternità rispetto al partito riformista. Il volume chiude sul dibattito «contro Togliatti o oltre Togliatti» che si è aperto nella nuova sinistra a cavallo delle elezioni del giugno 1976.
Mario Alcaro è borsista all’Università di Calabria dove si è laureato. Ha pubblicato assieme ad A. Paparazzo Lotte contadine in Calabria (Lerici 1976). Collabora a «Classe».
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