Campagna contro la repressione
Proletari e Stato
Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico

Antonio Negri, Proletari e Stato. Per una discussione su autonomia operaia e compromesso storico, Feltrinelli, III edizione, Milano 1977
Ora in:
Toni Negri, I libri del rogo: Crisi dello Stato-piano, Partito operaio contro il lavoro, Proletari e Stato, Per la critica della costituzione materiale, Il dominio e il sabotaggio, DeriveApprodi, Roma 2006
Antonio Negri ha già pubblicato negli «Opuscoli marxisti» un saggio intitolato Crisi dello Stato-piano, comunismo e organizzazione rivoluzionaria.
In questo nuovo contributo, attraverso una serie di tesi teorico-politiche, Negri discute radicalmente le ipotesi e la pratica del compromesso storico. Il punto centrale della polemica riguarda l’analisi delle classi: al sostanziale interclassismo, sul quale secondo Negri si appoggia la politica del compromesso storico, bisogna contrapporre un’analisi che riesca ad individuare il processo di trasformazione che sta avvenendo entro la classe operaia.
All’operaio-massa degli anni Sessanta si va sostituendo un «nuovo operaio» sociale che configura una nozione quantitativamente e qualitativamente diversa di proletariato. Se si dimentica questa trasformazione nei comportamenti e nella coscienza antagonistica, si resta necessariamente legati a un’analisi della società e dello stato ampiamente ideologico.
Gli anni affollati
La rivista politica antagonista negli anni ’70
a cura del centro giovanile tradatese e del centro di documentazione di Varese
Parole ribelli: i fogli del movimento del ’77

| Pablo Echaurren, Parole ribelli: i fogli del movimento del 77, Stampa alternativa, Roma 1997 Febbraio 1977. Le Giacche Blu controllavano da anni che gli indiani non si allontanassero dalle riserve, ma un bel giorno tutte le tribù decisero di abbandonare gli accampamenti. Calarono nelle città, invadendo coi loro visi colorati le strade intristite dallo smog. Per comunicare usavano una lingua nuova, poetica, extravagante, desiderante, che si traduceva in una scrittura disordinata, ribelle, ironica, incomprensibile alle Lingue Biforcute. Che cento fiori sboccino, che cento radio trasmettano, che cento fogli preparino, un altro ’68 con altre armi. Le armi del gioco, dell’umorismo, del paradosso dello sberleffo, e della creatività produssero nel 1977 una piccola galassia di carta stampata, in cui si riflettevano per l’ultima volta i lampi di quelle avanguardie (futurismo, dadaismo, surrealismo) che, rinnovando l’arte, volevano rinnovare la vita. |
L’orda d’oro

Nanni Balestrini, Primo Moroni, L’orda d’oro 1968–1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, Feltrinelli, II edizione, Milano 2003
L’orda d’oro, pubblicato per la prima volta nel 1988, qui ampliato e aggiornato, è un formidabile «strumento della memoria». Balestrini e Moroni montano il materiale accumulato dalla «grande ondata rivoluzionaria» con serenità e rigore, aprendo fra la mole dei frammenti, dei documenti e degli interventi strade e percorsi accessibili a tutti i lettori, giovani e meno giovani. Sono dieci anni di storia italiana, un’emozionante ricapitolazione di idee, gesti, tensioni, una lunghissima «primavera di intelligenze».
Nanni Balestrini, nato a Milano nel 1935, vive tra Roma e Parigi. Autore di poesie e romanzi, ha aderito negli anni Sessanta al gruppo di neoavanguardia dei poeti “novissimi” e al gruppo 63. Tra le sue opere: Vogliamo tutto (Feltrinelli 1971), Le ballate della signorina Richmond (Cooperativa Scrittori 1977), Blackout (Feltrinelli 1980), I furiosi (Bompiani 1994), L’editore (Bompiani 1989), Gli invisibili (Bompiani 1990), Il pubblico del labirinto (Scheiwiller 1992), Una mattina ci siam svegliati (Baldini & Castoldi 1995), Estremi rimedi (Manni 1995), La grande rivolta (Bompiani 1999), Parma 1922 (DeriveApprodi 2002).
Primo Moroni, nato in val di Nievole, in Toscana, nel 1936, si è trasferito a Milano negli anni Cinquanta. Ha fatto un po’ di tutto prima di fondare la libreria Calusca che, in Porta Ticinese, poi in piazza Sant’Eustorgio e infine in via Conchetta col nome City Lights, diventa rapidamente punto di riferimento per la nuova sinistra. È morto a Milano nel 1998.


Settantasette. La rivoluzione che viene

| Sergio Bianchi, Lanfranco Caminiti (a cura di), Settantasette. La rivoluzione che viene, DeriveApprodi, II edizione, Roma 2004 Nel nostro paese il movimento dell’anno 1977 è stato artefice non di una rivolta effimera ed estremista ma di una rivoluzione che ha annunciato la fine del Novecento e, insieme, il presente che stiamo vivendo. Quel movimento, infatti, in un brevissimo arco di tempo ha consumato definitivamente tutto il repertorio dell’immaginario storico della sinistra a fronte di una trasformazione epocale, produttiva e politica, delle società occidentali. Di quel movimento, prima represso nel sangue e nel carcere, poi imploso nella droga, è rimasta nella memoria collettiva una flebile eco nella truce ruvidità della lotta armata. Rimozioni, omissioni e falsificazioni lo hanno perseguitato per trent’anni negandogli l’intelligente lungimiranza che aveva invece saputo esprimere. Questo libro, accostando documentazione d’epoca a interpretazioni attuali da parte di alcuni suoi protagonisti, vuole contribuire a ristabilire la verità. «Non riusciamo a capire se abbiamo vinto, se abbiamo perso, ma nessuno si sente né vinto né vincitore: sappiamo che non è finita così» Alquati, Ambrosi, Amendola, Asor Rosa, Balestrini, Berardi (Bifo), Bianchi, Caminiti, Carcano, Castellano, Colotti, Costantino, D’Aguanno, Deiana, Del Bello, Fachinelli, Fraire, Guattari, Infante, Lazzarato, Lolli, Manconi, Masi, Melandri, Modugno, Moretti, Moroni, Negri, Orsini, Ortoleva, Pifano, Piperno, Pivetta, Pozzi, Rivolta, Rossanda, Sanguineti, Sbancor, Sciascia, Segio, Sinibaldi, Tripodi, Tronti, Trotta, Zangheri |
Il Drago
foto di Enrico Scuro




