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Il diritto all’odio. Dentro/​fuori/​ai bordi dell’area dell’autonomia

Gabrie­le Mar­ti­gno­ni, Ser­gio Moran­di­ni, Il dirit­to all’o­dio. Dentro/​fuori/​ai bor­di del­l’a­rea del­l’au­to­no­mia, Ber­ta­ni edi­to­re, Vero­na 1977



Ripren­de­re in mano i fili del­la lot­ta di clas­se nel momen­to sto­ri­co che ci appar­tie­ne, ripren­de­re in mano i pro­fi­li sto­ri­ci dei sog­get­ti rea­li che si appre­sta­no a distrug­ge­re la sce­neg­gia­tu­ra del domi­nio vuoi dire. più che con­tar­si, fare i con­ti col deno­mi­na­to­re mini­mo, col sog­get­to nasco­sto che va con­fi­gu­ran­do­si come deto­na­to­re del­lo scon­tro.
Nel­le mini­me trac­ce più avan­ti pre­sen­ta­te, nel­le ana­li­si e nei docu­men­ti a pri­ma vista sto­na­ti tra loro, abbia­mo cer­ca­to di espri­me­re, in una scel­ta tut­t’al­tro che casua­le, un ten­ta­ti­vo che rie­sca a sin­te­tiz­za­re il ven­ta­glio rea­le su cui il movi­men­to rea­liz­ze­rà, nel bre­ve tem­po a veni­re, il nuo­vo attac­co al domi­nio.
La trac­cia che que­sti appun­ti lascia­no com­ples­si­va­men­te sul mate­ria­le, riguar­da alcu­ne pre­ci­sa­zio­ni indi­spen­sa­bi­li sul­la cono­scen­za, sul­la scien­za, sul quo­ti­dia­no, sul­la ten­den­za e sul­la scomposizione/​ricomposizione di clas­se; il filo ever­si­vo che lega inve­ce i docu­men­ti di ogni sezio­ne e le sezio­ni tra di loro, per­cor­re i luo­ghi in cui le discri­mi­nan­ti di clas­se si fan­no intran­si­gen­ti.
Il sog­get­to sto­ri­co che ovun­que scom­pa­re e sul qua­le la clas­se dovrà pri­ma o poi con­fron­tar­si è il pro­le­ta­ria­to gio­va­ni­le, la cui figu­ra socia­le acce­de alla sto­ria estra­nia­ta dal­la pro­du­zio­ne, dal­la mili­tan­za, dal­le lot­te del ’68, dal­la dina­mi­ca dei grup­pi e, quel che più con­ta, fru­stra­to nei biso­gni e nei desi­de­ri rea­li sof­fo­ca­ti quo­ti­dia­na­men­te attra­ver­so l’e­mar­gi­na­zio­ne, la disoc­cu­pa­zio­ne e la cri­mi­na­liz­za­zio­ne.
Deve esse­re chia­ro, comun­que, che il nostro lavo­ro non ha volu­to rac­co­glie­re enci­clo­pe­di­ca­men­te tut­te le testi­mo­nian­ze svi­lup­pa­te den­tro, fuo­ri e ai bor­di del­l’a­rea dell auto­no­mia, ma rive­la­re i per­cor­si e dispie­ga­re la sostan­za del­l’a­rea attra­ver­so una scel­ta di uti­li­tà che per­cor­res­se al mas­si­mo il ger­go com­ples­si­vo del nuo­vo attac­co al pote­re.
A que­sto ger­go, al nuo­vo modo d’es­se­re del coro/​classe, appar­tie­ne il desi­de­rio di giu­sti­zia­re i luo­ghi comu­ni, gli ari­sto­cra­ti­ci­smi set­ta­ri, il nodo fit­ti­zio in cui si ammaz­za (scon­tan­do­lo e igno­ran­do­lo) il filo ros­so del­l’in­sur­re­zio­ne che spu­ta sul ghi­gno di ogni peni­ten­zia­rio socia­le e di ogni ideo­lo­gia peni­ten­zia­ria, il suo dirit­to all’odio.

Le ballate della signorina Richmond

Nan­ni Bale­stri­ni, Le bal­la­te del­la signo­ri­na Rich­mond, Coo­pe­ra­ti­va scrit­to­ri, Roma 1977

Ora in:
Nan­ni Bale­stri­ni, Le avven­tu­re com­ple­te del­la signo­ri­na Rich­mond, Testo&Immagine, Tori­no 1999

La musa di Bale­stri­ni è iro­ni­ca e cri­ti­ca, sia pure in favo­re del­l’u­to­pia rivo­lu­zio­na­ria.
La sua leg­ge­rez­za dida­sca­li­ca e la capa­ci­tà di stra­nia­men­to rie­sco­no a costrui­re un deli­zio­so e fero­ce poe­met­to alle­go­ri­co met­ten­do in quar­ti­ne ele­men­ti trat­ti da manua­li di orni­to­lo­gìa e gastro­no­mia, da un sag­gio di Propp sul fol­clo­re fia­be­sco e da altre fon­ti. Il tut­to in ono­re di una bel­la e cru­de­le «signo­ri­na Rich­mond» che il let­to­re è invi­ta­to a spia­re, cuci­na­re, far ride­re e accom­pa­gna­re a spas­so per la natu­ra, ossia attra­ver­so un pae­sag­gio con buchi, un po’ rea­le e un po’ dipin­to. Ed è inu­ti­le doman­dar­si se la signo­ri­na Rich­mond è una don­na o la socie­tà capi­ta­li­sti­ca, o la poe­sia in per­so­na?
(Alfre­do Giu­lia­ni)

Nan­ni Bale­stri­ni
Le sue poe­sie sono rac­col­te in Poe­sie pra­ti­che (Einau­di 1976). Ha pub­bli­ca­to tre roman­zi: Tri­sta­no (Fel­tri­nel­li 1966), Voglia­mo tut­to (Fel­tri­nel­li 1971) e La vio­len­za illu­stra­ta (Einau­di 1976)

Studenti e composizione di classe

Rober­ta Tomas­si­ni (a cura di), Stu­den­ti e com­po­si­zio­ne di clas­se. Mate­ria­li e con­tri­bu­ti, Edi­zio­ni aut-aut, Mila­no 1977


Qual è il ruo­lo del­l’u­ni­ver­si­tà e del­la for­ma­zio­ne del­la for­za lavo­ro nel pro­ces­so di ter­zia­riz­za­zio­ne e ristrut­tu­ra­zio­ne del­l’im­pre­sa?
In che misu­ra la scuo­la è fon­te di pro­dut­ti­vi­tà occul­ta?
Cosa si inten­de per nuo­vi biso­gni cono­sci­ti­vi?
I mate­ria­li qui rac­col­ti ten­ta­no una pri­ma rispo­sta, neces­sa­ria per inter­pre­ta­re in una logi­ca mar­xi­sta la com­po­si­zio­ne di clas­se degli stu­den­ti e le for­me attua­li di insu­bor­di­na­zio­ne.
I con­tri­bu­ti si rife­ri­sco­no in par­ti­co­la­re all’in­chie­sta con­dot­ta a Tori­no dal grup­po di Roma­no Alqua­ti e alla ricer­ca effet­tua­ta a Fer­ra­ra sul lavo­ro nero.

Prateria in fiamme

Wea­ther­men, Pra­te­ria in fiam­me, Libri­ros­si, Mila­no 1977


Con que­sto libro col­let­ti­vo, stam­pa­to clan­de­sti­na­men­te negli Sta­ti Uni­ti nel­l’e­sta­te del 1974, I Wea­ther Under­ground (Wea­ther­men) pre­sen­ta­no per la pri­ma vol­ta in modo ampio ed arti­co­la­to il loro pro­get­to poli­ti­co di lot­ta arma­ta, pro­po­nen­do­lo come base di discus­sio­ne all’in­te­ro movi­men­to ame­ri­ca­no.
Usci­ti dal movi­men­to stu­den­te­sco bian­co ed entra­ti nel­la clan­de­sti­ni­tà agli ini­zi del 1970, i Whea­ther Under­ground con­ti­nua­no tut­to­ra la loro atti­vi­tà poli­ti­co mili­ta­re: nel 1970 han­no fat­to sal­ta­re alcu­ni uffi­ci del­la cen­tra­le del­la poli­zia di New York; nel 1971 è la vol­ta del Cam­pi­do­glio men­tre nel 1972 è il Pen­ta­go­no ad esse­re «bom­bar­da­to» in rispo­sta al bom­bar­da­men­to aereo di Hanoi; nel 1973 por­ta­no a ter­mi­ne un atten­ta­to con­tro l’I.T.T. per la par­te avu­ta nel col­po di sta­to in Cile; nel 1974 fan­no sal­ta­re l’uf­fi­cio del pro­cu­ra­to­re gene­ra­le del­la Cali­for­nia per rispon­de­re alla «cre­ma­zio­ne» dei 6 mem­bri del Sym­bio­ne­se Libe­ra­tion Army; nel gen­na­io 1975 fan­no esplo­de­re alcu­ni uffi­ci AIO nel­l’in­ter­no del Dipar­ti­men­to di Sta­to, per pro­te­sta­re con­tro le con­ti­nue vio­la­zio­ni ame­ri­ca­ne degli accor­di di Pari­gi. Que­ste sono solo alcu­ne del­le loro azio­ni più cla­mo­ro­se, da cin­que anni ogget­to di inda­gi­ni sen­za esi­to da par­te dell’F.B.I.
Dopo che il Water­ga­te ha rive­la­to pub­bli­ca­men­te i livel­li ille­ga­li e clan­de­sti­ni entro cui ope­ra il siste­ma repres­si­vo ame­ri­ca­no, i Wea­ther Under­ground met­to­no in evi­den­za la neces­si­tà di una rispo­sta ade­gua­ta del movi­men­to all’at­tac­co sta­ta­le, che sap­pia uti­liz­za­re in modo stra­te­gi­co ogni for­ma di lot­ta lega­le e illegale.

Le due società. Ipotesi sulla crisi italiana

Alber­to Asor Rosa, Le due socie­tà. Ipo­te­si sul­la cri­si ita­lia­na, Einau­di, Tori­no 1977


Nel rac­co­glie­re sot­to il tito­lo Le due socie­tà gli arti­co­li pub­bli­ca­ti da un anno e mez­zo a que­sta par­te, e che costi­tui­sco­no uno dei momen­ti signi­fi­ca­ti­vi del­l’at­tua­le dibat­ti­to poli­ti­co, Asor Rosa si ren­de con­to degli equi­vo­ci che la for­mu­la, da lui conia­ta, ha susci­ta­to, e spie­ga: «La tesi del­le “due socie­tà” sta tut­ta den­tro que­sta nozio­ne del­la cri­si. Non ave­vo nes­su­na inten­zio­ne di attri­buir­le una mar­ca­ta con­no­ta­zio­ne socio­lo­gi­ca, seb­be­ne non man­chi­no le pro­ve di una spac­ca­tu­ra socia­le pro­fon­da fra due tipi di real­tà, di com­por­ta­men­ti, di scel­te poli­ti­che, di for­me di orga­niz­za­zio­ne, nel­la situa­zio­ne ita­lia­na (euro­pea?). La tesi del­le “due socie­tà” ha soprat­tut­to que­st’al­tro signi­fi­ca­to (meta­fo­ri­co, se vole­te, e in qual­che modo ambi­guo ed irri­tan­te, come acca­de in tut­te le for­mu­la­zio­ni d’im­ma­gi­ni): non basta gover­na­re (meglio) l’e­si­sten­te, o per meglio dire quel­lo che ha la for­za, la strut­tu­ra, la sto­ria per esi­ste­re e per­ciò può espri­mer­si, par­la­re col nostro lin­guag­gio, orga­niz­zar­si e con­ta­re: la rimo­zio­ne pura e sem­pli­ce del “nega­ti­vo” por­ta ine­vi­ta­bil­men­te ad esi­ti mode­ra­ti».
Per que­sto il noc­cio­lo del­la que­stio­ne è «la costru­zio­ne dell’ ”ordi­ne nuo­vo”», e per que­sto, negli arti­co­li qui rac­col­ti, Asor Rosa ha cer­ca­to di «indi­vi­dua­re l’am­pio, dif­fu­so, pro­fon­do biso­gno di rap­por­tar­si in for­ma diver­sa con la poli­ti­ca, che nasce pro­prio dal­la natu­ra squi­li­bra­ta e rin­no­va­tri­ce del­la cri­si». Ma anche a que­sto pro­po­si­to una pre­ci­sa­zio­ne sem­bra neces­sa­ria: «la cri­si è la som­ma degli ele­men­ti che impe­di­sco­no a que­sto siste­ma – poli­ti­co, socia­le eco­no­mi­co – di man­te­ne­re il suo pas­sa­to equi­li­brio». Ora, «mol­ti di que­sti ele­men­ti sono sta­ti pro­cu­ra­ti da noi: noi movi­men­to ope­ra­io, noi par­ti­to comu­ni­sta, noi lot­te ope­ra­ie e stu­den­te­sche. È peri­co­lo­so che di que­sto qua­si ci ver­go­gna­mo … per­ché l’u­sci­ta dal­la cri­si ver­so un nuo­vo equi­li­brio, o por­ta il risul­ta­to del­la cri­si den­tro di sé, o rap­pre­sen­ta un pas­sag­gio all’in­die­tro».

Alber­to Asor Rosa inse­gna Sto­ria del­la let­te­ra­tu­ra ita­lia­na all’U­ni­ver­si­tà di Roma. Fra le sue pub­bli­ca­zio­ni ricor­dia­mo: Scrit­to­ri e popo­lo (1965), Intel­let­tua­li e clas­se ope­ra­ia (1971), e La cul­tu­ra nel­la Sto­ria d’I­ta­lia, Einau­di, vol. IV, Dal­l’U­ni­tà a oggi.

Dellavolpismo e nuova sinistra

Mario Alca­ro, Del­la­vol­pi­smo e nuo­va sini­stra, Deda­lo libri, Bari 1977


Lo stu­dio di Mario Alca­ro segue uno dei trac­cia­ti teo­ri­co-poli­ti­ci che han­no espres­so i pri­mi «grup­pi» degli anni Ses­san­ta e poi le posi­zio­ni attua­li del­la nostra sini­stra.
Pun­to di par­ten­za l’e­la­bo­ra­zio­ne di G. Del­la Vol­pe in cui Alca­ro leg­ge sin­cro­ni­smi con la togliat­tia­na «via ita­lia­na al socia­li­smo», ma anche diva­ri­ca­zio­ni rispet­to a que­sta e alla pra­ti­ca teo­ri­ca uffi­cia­le del movi­men­to ope­ra­io.
Del del­la­vol­pi­smo è mes­sa in luce la cari­ca di rot­tu­ra rispet­to agli orien­ta­men­ti del mar­xi­smo sto­ri­ci­sta e del «mate­ria­li­smo dia­let­ti­co» e la sua lot­ta per ricon­ver­ti­re il mar­xi­smo da ideo­lo­gia in stru­men­to di ana­li­si scien­ti­fi­ca del­la real­tà socia­le.
«Trac­ce» di del­la­vol­pi­smo sono così sco­per­te da Alca­ro sia nel grup­po di intel­let­tua­li (Col­let­ti ecc.) che nel 1956 rup­pe­ro con il Pci, come pure nel­la rilet­tu­ra di «tut­to Marx» che con i «Qua­der­ni ros­si» e con «clas­se ope­ra­ia» die­de­ro Pan­zie­ri e Tron­ti.
Alca­ro met­te però in luce la diver­sa fina­liz­za­zio­ne poli­ti­ca cui appro­da in Pan­zie­ri e Tron­ti lo stu­dio cri­ti­co del Capi­ta­le, che nel secon­do sboc­ca nel­la subal­ter­ni­tà rispet­to al par­ti­to rifor­mi­sta.
Il volu­me chiu­de sul dibat­ti­to «con­tro Togliat­ti o oltre Togliat­ti» che si è aper­to nel­la nuo­va sini­stra a caval­lo del­le ele­zio­ni del giu­gno 1976.

Mario Alca­ro è bor­si­sta all’U­ni­ver­si­tà di Cala­bria dove si è lau­rea­to. Ha pub­bli­ca­to assie­me ad A. Papa­raz­zo Lot­te con­ta­di­ne in Cala­bria (Leri­ci 1976). Col­la­bo­ra a «Clas­se».