Gli anni affollati
La rivista politica antagonista negli anni ’70
a cura del centro giovanile tradatese e del centro di documentazione di Varese
La rivista politica antagonista negli anni ’70
a cura del centro giovanile tradatese e del centro di documentazione di Varese

Nanni Balestrini, Blackout, Feltrinelli, Milano 1980
Ora in:
Nanni Balestrini, La violenza illustrata seguita da Blackout, DeriveApprodi, Roma 2001
Alle origini di questo poemetto è il progetto di una «azione per voce» che avrebbe dovuto essere eseguita da Demetrio Stratos alla Rotonda della Besana di Milano nel maggio 1979. L’improvvisa malattia e la morte di Stratos, avvenuta il 14 maggio al Memorial Hospital di New York, e l’incriminazione di Balestrini nel quadro dell’inchiesta del 7 aprile ne hanno impedita la realizzazione. Questi avvenimenti divengono i principali motivi di ispirazione del testo, al quale Balestrini ha lavorato durante la sua latitanza, tuttora in corso. Al centro dell’opera si collocano il mito e la realtà del ’68, dell’indomabile processo di trasformazione dei rapporti politici, sociali e personali di questi dieci e più anni. Stretta tra la morsa di un terrorismo, che le è storicamente e culturalmente estraneo, e la repressione dello stato e dei mass-media che criminalizza il suo rifiuto, la sua opposizione, i suoi desideri e i suoi bisogni, «la parte migliore di una generazione» è qui rappresentata in un atroce fase d’impotenza, di smarrimento, di oscurità della coscienza e dell’azione, in attesa di ritrovare in se stessa la forza di continuare a vivere e a sperare. Ritagliando blocchi di immagini-linguaggio con la tecnica del patchwork, Balestrini fonde le sue precedenti esperienze del verso e della prosa in un linguaggio articolato, lucido e appassionato, che riconquista alla poesia italiana un «tono alto» da tempo assente.

Castellano Lucio (a cura di), Aut. Op., La storia e i documenti: da Potere operaio all’Autonomia organizzata, Savelli editori, Milano 1980
Che cos’è l’Autonomia? Sembra una domanda retorica: per mesi dal 7 aprile 1979 essa ha occupato le prime pagine dei giornali, che ci hanno puntualmente informato sulle inchieste giudiziarie di Calogero e Palombarini, per mesi tutti i partiti politici sono stati unanimi e concordi in una condanna senza appello.
Ma, al di là della criminalizzazione e della demonizzazione, nessuno ci ha mai detto che cos’è realmente Autonomia operaia, quali sono le sue origini, quali sono le sue basi teoriche, quale la sua linea politica, in che modo si inserisce e si differenzia dai gruppi, che cosa la divide dal terrorismo. Questo libro vuole rispondere a tutte queste domande e lo fa prendendo le mosse da quel 1969 che, dopo l’esplosione del ’68, costituì, per molti gruppi che in quegli anni si erano formati e sviluppati, il momento di elaborazione e sistematizzazione teorica.
Il saggio di Lucio Castellano, uno dei protagonisti delle vicende politiche e giudiziarie dell’area dell’Autonomia, fornisce una traccia e un metro di lettura dell’ampia documentazione che per la prima volta viene organicamente raccolta. Dieci anni essenziali della nostra storia scorrono così attraverso le pagine de «La classe», de «I volsci», di «Potere operaio», di «Rosso». Ma non solo, da tutto ciò emerge la’ corposità di un’impostazione teorica e politica, il cui spessore e la cui profondità danno un’immagine ben diversa da quella accreditata da «l’Unità» come dal «Corriere della Sera».
Lucio Castellano è nato a Roma il 1° agosto 1949. È studioso di problemi economici e ha in particolare approfondito le questioni relative allo sviluppo e al sottosviluppo. Ha pubblicato, in collaborazione con altri, studi attorno al mercato del lavoro su importanti riviste internazionali. Redattore di «Metropoli», è stato arrestato il 6 giugno 1979 e liberato il 5 aprile 1980.


Toni Negri e la grande inquisizione

Giorgio Bocca, Il caso 7 aprile. Toni Negri e la grande inquisizione, Feltrinelli, Milano 1980
7 aprile 1979: con un’operazione simultanea preordinata da tempo vengono eseguiti numerosi mandati di cattura contro intellettuali della sinistra non istituzionale. Da allora fino alle soglie dell’ ’80 sotto i rigori della legge cadono figure note e meno note dell’autonomia, ex militanti di Potere operaio, professori dell’università di Padova teorici dell’alternativa rivoluzionaria, ma anche semplici studenti, giovani borsisti e poi gente matura, da anni non più impegnata nella politica ma solo in attività professionali estranee al sovversivismo, anche solo verbale.
I capi di accusa si accumulano, si coniugano, si moltiplicano: sembra quasi che non ci sia atto criminoso compiuto in questi anni sul terreno dell’attacco alle istituzioni che non possa essere addebitato agli arrestati: fra costoro spicca il professor Toni Negri, presentato come il cervello di un’organizzazione ramificata nell’intera penisola, che si distinguerebbe appena da quella delle Brigate rosse e dei Nap.
La reazione dell’opinione pubblica segue gli schemi obbligati in occasioni del genere: dapprima sorpresa, si lascia poi facilmente convincere cercando di tener dietro come può agli incalzanti colpi di scena, sospinta dai grandi organi di informazione e dalle macchine propagandistiche dei partiti, finché l’eccessivo accumulo degli effetti comincia a suscitare qualche perplessità.
Anche per questa vicenda, come per altri episodi della nostra vita nazionale, chi ha avuto il coraggio di inquietare la coscienza comune è stato Giorgio Bocca. Saldamente piantato sul terreno della democrazia che egli intende difendere da tutti i suoi nemici (ingiustizia, menzogna e stupidità incluse), rivendicando per sé e per gli altri il diritto e il dovere di ragionare con la propria testa e di discutere le verità ufficiali, il giornalista ha cominciato ben presto a far sentire la sua voce solitaria e a indagare con meticolosa perseveranza fra le pieghe del tenebroso affare.
Frutto di tale libera ricerca è appunto questo libro, che offre una convincente ricostruzione del clima politico in cui sono maturate, in anni lontani, le vocazioni politiche di tanti giovani, e illustra i motivi di certe attuali posizioni della sinistra, incondizionatamente consenzienti con il massiccio intervento della magistratura. Il lettore potrà cosi farsi un’opinione spassionata dell’intera vicenda e valutare serenamente le figure dei protagonisti, di quelli che sono in carcere e di quelli che ce li hanno mandati.
Giorgio Bocca, nato a Cuneo nel 1920, ha partecipato alla Resistenza nelle formazioni di Giustizia e libertà guadagnandosi una medaglia d’argento. Finita la guerra, entra come cronista alla «Gazzetta del Popolo».
Arriva al successo giornalistico negli ultimi anni Cinquanta, passando all’«Europeo» prima, e poi al «Giorno». Negli anni Sessanta comincia a scrivere libri di storia e di saggistica: Storia della guerra partigiana, Storia d’Italia nella guerra fascista. La repubblica di Mussolini, Palmiro Togliatti sono i più noti. Entra alla «Repubblica» al momento della sua fondazione e ne diventa uno degli elementi principali. Da parecchi anni ha una finestra sull’«Espresso». Vive a Milano.