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Gli anni affollati

Argo­men­ti: 1964, 1967, 1968, 1970, 1971, 1972, 1975, 1977, 1978, A rivi­sta anar­chi­ca (der.app), A/​traverso (der.app), AAM (der.app), abor­to (der.app), Aldo Moro, Alfa Romeo (der.app), anar­chi­smo (der.app), AUTAUT (der.app), Auto­no­mia (der.app), auto­no­mia ope­ra­ia (der.app), Avan­guar­dia Ope­ra­ia (der.app), bcd (der.app), Bolo­gna, car­ce­re (der.app), CGIL (der.app), clas­se ope­ra­ia (der.app), COLLEGAMENTI (der.app), COM-nuo­vi tem­pi (der.app), con­tro­in­for­ma­zio­ne (der.app), con­trol­lo socia­le (der.app), CONTROPIANO(der.app), Cri­ti­ca del Dirit­to (der.app), CUB (der.app), dro­ga (der.app), EFFE (der.app), fab­bri­ca dif­fu­sa (der.app), fem­mi­ni­smo (der.app), Firen­ze, FRIGIDAIRE (der.app), FUORI ! (der.app), Geno­va, Gori­zia, i con­si­gli (der.app), i Vol­sci (der.app), il Mani­fe­sto (der.app), Il pro­gram­ma comu­ni­sta (der.app), la nuo­va ECOLOGIA (der.app), libre­ria Calu­sca (der.app), lot­ta anti­mi­li­ta­ri­sta (der.app), Lot­ta Con­ti­nua (der.app), mar­xi­sta-leni­ni­sta (der.app), Medi­ci­na Demo­cra­ti­ca (der.app), Metro­po­li (der.app), Mila­no, Napo­li, NOTIZIARIO (der.app), obiet­to­ri di coscien­za (der.app), Ombre Ros­se (der.app), omo­ses­sua­li­tà (der.app), ope­ra­io mas­sa (der.app), Pado­va, Par­ti­to Comu­ni­sta Ita­lia­no (der.app), Pie­tro Calo­ge­ro, Por­to Mar­ghe­ra, Pote­re Ope­ra­io (der.app), Pri­mo Mag­gio (der.app), pro­le­ta­ria­to gio­va­ni­le (der.app), PSI (der.app), Psi­chia­tria (der.app), Pun­ti Ros­si (der.app), Qua­der­ni del Ter­ri­to­rio (der.app), Qua­der­ni di con­tro­in­for­ma­zio­ne ali­men­ta­re (der.app), Qua­der­ni Pia­cen­ti­ni (der.app), Qua­der­ni ras­se­gna sin­da­ca­le (der.app), Qua­der­ni Ros­si (der.app), QUINDICI (der.app), Quo­ti­dia­no dei Lavo­ra­to­ri (der.app), quo­ti­dia­no­DON­NA (der.app), radio Ali­ce (der.app), RE NUDO (der.app), Reg­gio Emi­lia, repres­sio­ne (der.app), Roma, ROSSO (der.app), SAPERE (der.app), sen­za gale­re (der.app), Stam­paAl­ter­na­ti­va (der.app), Tori­no, Vare­se, Zanus­si (der.app)

La rivi­sta poli­ti­ca anta­go­ni­sta negli anni ’70

a cura del cen­tro gio­va­ni­le tra­da­te­se e del cen­tro di docu­men­ta­zio­ne di Varese

Blackout

Nan­ni Bale­stri­ni, Blac­kout, Fel­tri­nel­li, Mila­no 1980

Ora in:
Nan­ni Bale­stri­ni, La vio­len­za illu­stra­ta segui­ta da Blac­kout, Deri­veAp­pro­di, Roma 2001

Alle ori­gi­ni di que­sto poe­met­to è il pro­get­to di una «azio­ne per voce» che avreb­be dovu­to esse­re ese­gui­ta da Deme­trio Stra­tos alla Roton­da del­la Besa­na di Mila­no nel mag­gio 1979. L’im­prov­vi­sa malat­tia e la mor­te di Stra­tos, avve­nu­ta il 14 mag­gio al Memo­rial Hospi­tal di New York, e l’in­cri­mi­na­zio­ne di Bale­stri­ni nel qua­dro del­l’in­chie­sta del 7 apri­le ne han­no impe­di­ta la rea­liz­za­zio­ne. Que­sti avve­ni­men­ti diven­go­no i prin­ci­pa­li moti­vi di ispi­ra­zio­ne del testo, al qua­le Bale­stri­ni ha lavo­ra­to duran­te la sua lati­tan­za, tut­to­ra in cor­so. Al cen­tro del­l’o­pe­ra si col­lo­ca­no il mito e la real­tà del ’68, del­l’in­do­ma­bi­le pro­ces­so di tra­sfor­ma­zio­ne dei rap­por­ti poli­ti­ci, socia­li e per­so­na­li di que­sti die­ci e più anni. Stret­ta tra la mor­sa di un ter­ro­ri­smo, che le è sto­ri­ca­men­te e cul­tu­ral­men­te estra­neo, e la repres­sio­ne del­lo sta­to e dei mass-media che cri­mi­na­liz­za il suo rifiu­to, la sua oppo­si­zio­ne, i suoi desi­de­ri e i suoi biso­gni, «la par­te miglio­re di una gene­ra­zio­ne» è qui rap­pre­sen­ta­ta in un atro­ce fase d’im­po­ten­za, di smar­ri­men­to, di oscu­ri­tà del­la coscien­za e del­l’a­zio­ne, in atte­sa di ritro­va­re in se stes­sa la for­za di con­ti­nua­re a vive­re e a spe­ra­re. Rita­glian­do bloc­chi di imma­gi­ni-lin­guag­gio con la tec­ni­ca del pat­ch­work, Bale­stri­ni fon­de le sue pre­ce­den­ti espe­rien­ze del ver­so e del­la pro­sa in un lin­guag­gio arti­co­la­to, luci­do e appas­sio­na­to, che ricon­qui­sta alla poe­sia ita­lia­na un «tono alto» da tem­po assente.

AUT. OP. La storia e i documenti: da Potere operaio all’Autonomia organizzata

Castel­la­no Lucio (a cura di), Aut. Op., La sto­ria e i docu­men­ti: da Pote­re ope­ra­io all’Au­to­no­mia orga­niz­za­ta, Savel­li edi­to­ri, Mila­no 1980


Che cos’è l’Au­to­no­mia? Sem­bra una doman­da reto­ri­ca: per mesi dal 7 apri­le 1979 essa ha occu­pa­to le pri­me pagi­ne dei gior­na­li, che ci han­no pun­tual­men­te infor­ma­to sul­le inchie­ste giu­di­zia­rie di Calo­ge­ro e Palom­ba­ri­ni, per mesi tut­ti i par­ti­ti poli­ti­ci sono sta­ti una­ni­mi e con­cor­di in una con­dan­na sen­za appel­lo.
Ma, al di là del­la cri­mi­na­liz­za­zio­ne e del­la demo­niz­za­zio­ne, nes­su­no ci ha mai det­to che cos’è real­men­te Auto­no­mia ope­ra­ia, qua­li sono le sue ori­gi­ni, qua­li sono le sue basi teo­ri­che, qua­le la sua linea poli­ti­ca, in che modo si inse­ri­sce e si dif­fe­ren­zia dai grup­pi, che cosa la divi­de dal ter­ro­ri­smo. Que­sto libro vuo­le rispon­de­re a tut­te que­ste doman­de e lo fa pren­den­do le mos­se da quel 1969 che, dopo l’e­splo­sio­ne del ’68, costi­tuì, per mol­ti grup­pi che in que­gli anni si era­no for­ma­ti e svi­lup­pa­ti, il momen­to di ela­bo­ra­zio­ne e siste­ma­tiz­za­zio­ne teo­ri­ca.
Il sag­gio di Lucio Castel­la­no, uno dei pro­ta­go­ni­sti del­le vicen­de poli­ti­che e giu­di­zia­rie del­l’a­rea del­l’Au­to­no­mia, for­ni­sce una trac­cia e un metro di let­tu­ra del­l’am­pia docu­men­ta­zio­ne che per la pri­ma vol­ta vie­ne orga­ni­ca­men­te rac­col­ta. Die­ci anni essen­zia­li del­la nostra sto­ria scor­ro­no così attra­ver­so le pagi­ne de «La clas­se», de «I vol­sci», di «Pote­re ope­ra­io», di «Ros­so». Ma non solo, da tut­to ciò emer­ge la’ cor­po­si­tà di un’im­po­sta­zio­ne teo­ri­ca e poli­ti­ca, il cui spes­so­re e la cui pro­fon­di­tà dan­no un’im­ma­gi­ne ben diver­sa da quel­la accre­di­ta­ta da «l’U­ni­tà» come dal «Cor­rie­re del­la Sera».

Lucio Castel­la­no è nato a Roma il 1° ago­sto 1949. È stu­dio­so di pro­ble­mi eco­no­mi­ci e ha in par­ti­co­la­re appro­fon­di­to le que­stio­ni rela­ti­ve allo svi­lup­po e al sot­to­svi­lup­po. Ha pub­bli­ca­to, in col­la­bo­ra­zio­ne con altri, stu­di attor­no al mer­ca­to del lavo­ro su impor­tan­ti rivi­ste inter­na­zio­na­li. Redat­to­re di «Metro­po­li», è sta­to arre­sta­to il 6 giu­gno 1979 e libe­ra­to il 5 apri­le 1980.

Il caso 7 aprile

Toni Negri e la gran­de inquisizione

Gior­gio Boc­ca, Il caso 7 apri­le. Toni Negri e la gran­de inqui­si­zio­ne, Fel­tri­nel­li, Mila­no 1980


7 apri­le 1979: con un’o­pe­ra­zio­ne simul­ta­nea pre­or­di­na­ta da tem­po ven­go­no ese­gui­ti nume­ro­si man­da­ti di cat­tu­ra con­tro intel­let­tua­li del­la sini­stra non isti­tu­zio­na­le. Da allo­ra fino alle soglie dell’ ’80 sot­to i rigo­ri del­la leg­ge cado­no figu­re note e meno note del­l’au­to­no­mia, ex mili­tan­ti di Pote­re ope­ra­io, pro­fes­so­ri del­l’u­ni­ver­si­tà di Pado­va teo­ri­ci del­l’al­ter­na­ti­va rivo­lu­zio­na­ria, ma anche sem­pli­ci stu­den­ti, gio­va­ni bor­si­sti e poi gen­te matu­ra, da anni non più impe­gna­ta nel­la poli­ti­ca ma solo in atti­vi­tà pro­fes­sio­na­li estra­nee al sov­ver­si­vi­smo, anche solo ver­ba­le.
I capi di accu­sa si accu­mu­la­no, si coniu­ga­no, si mol­ti­pli­ca­no: sem­bra qua­si che non ci sia atto cri­mi­no­so com­piu­to in que­sti anni sul ter­re­no del­l’at­tac­co alle isti­tu­zio­ni che non pos­sa esse­re adde­bi­ta­to agli arre­sta­ti: fra costo­ro spic­ca il pro­fes­sor Toni Negri, pre­sen­ta­to come il cer­vel­lo di un’or­ga­niz­za­zio­ne rami­fi­ca­ta nel­l’in­te­ra peni­so­la, che si distin­gue­reb­be appe­na da quel­la del­le Bri­ga­te ros­se e dei Nap.
La rea­zio­ne del­l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca segue gli sche­mi obbli­ga­ti in occa­sio­ni del gene­re: dap­pri­ma sor­pre­sa, si lascia poi facil­men­te con­vin­ce­re cer­can­do di tener die­tro come può agli incal­zan­ti col­pi di sce­na, sospin­ta dai gran­di orga­ni di infor­ma­zio­ne e dal­le mac­chi­ne pro­pa­gan­di­sti­che dei par­ti­ti, fin­ché l’ec­ces­si­vo accu­mu­lo degli effet­ti comin­cia a susci­ta­re qual­che per­ples­si­tà.
Anche per que­sta vicen­da, come per altri epi­so­di del­la nostra vita nazio­na­le, chi ha avu­to il corag­gio di inquie­ta­re la coscien­za comu­ne è sta­to Gior­gio Boc­ca. Sal­da­men­te pian­ta­to sul ter­re­no del­la demo­cra­zia che egli inten­de difen­de­re da tut­ti i suoi nemi­ci (ingiu­sti­zia, men­zo­gna e stu­pi­di­tà inclu­se), riven­di­can­do per sé e per gli altri il dirit­to e il dove­re di ragio­na­re con la pro­pria testa e di discu­te­re le veri­tà uffi­cia­li, il gior­na­li­sta ha comin­cia­to ben pre­sto a far sen­ti­re la sua voce soli­ta­ria e a inda­ga­re con meti­co­lo­sa per­se­ve­ran­za fra le pie­ghe del tene­bro­so affa­re.
Frut­to di tale libe­ra ricer­ca è appun­to que­sto libro, che offre una con­vin­cen­te rico­stru­zio­ne del cli­ma poli­ti­co in cui sono matu­ra­te, in anni lon­ta­ni, le voca­zio­ni poli­ti­che di tan­ti gio­va­ni, e illu­stra i moti­vi di cer­te attua­li posi­zio­ni del­la sini­stra, incon­di­zio­na­ta­men­te con­sen­zien­ti con il mas­sic­cio inter­ven­to del­la magi­stra­tu­ra. Il let­to­re potrà cosi far­si un’o­pi­nio­ne spas­sio­na­ta del­l’in­te­ra vicen­da e valu­ta­re sere­na­men­te le figu­re dei pro­ta­go­ni­sti, di quel­li che sono in car­ce­re e di quel­li che ce li han­no man­da­ti.

Gior­gio Boc­ca, nato a Cuneo nel 1920, ha par­te­ci­pa­to alla Resi­sten­za nel­le for­ma­zio­ni di Giu­sti­zia e liber­tà gua­da­gnan­do­si una meda­glia d’ar­gen­to. Fini­ta la guer­ra, entra come cro­ni­sta alla «Gaz­zet­ta del Popo­lo».
Arri­va al suc­ces­so gior­na­li­sti­co negli ulti­mi anni Cin­quan­ta, pas­san­do all’«Europeo» pri­ma, e poi al «Gior­no». Negli anni Ses­san­ta comin­cia a scri­ve­re libri di sto­ria e di sag­gi­sti­ca: Sto­ria del­la guer­ra par­ti­gia­naSto­ria d’I­ta­lia nel­la guer­ra fasci­sta. La repub­bli­ca di Mus­so­li­niPal­mi­ro Togliat­ti sono i più noti. Entra alla «Repub­bli­ca» al momen­to del­la sua fon­da­zio­ne e ne diven­ta uno degli ele­men­ti prin­ci­pa­li. Da parec­chi anni ha una fine­stra sull’«Espresso». Vive a Milano.