SOMMARIO I PERCHE’ USCIAMO DAL GRUPPO Non torniamo indietro, andiamo avanti Pag. 2 Documento di convocazione del convegno 5 La condizione della lotta operaia sul piano internazionale 9 Il LOTTE E RISTRUTTURAZIONE Portomarghera: analisi della ristrutturazione del padrone e della lotta degli operai 13 Riflessioni sulle lotte dal ’68 ad oggi 20 Il progetto del sindacato e dei padroni 24 Milano: la continuità e la crescita dell’autonomia 27 Il sindacato nella crisi 32 Torino: il blocco militare della Fiat 38 Genova: riorganizzazione del lavoro vivo come ristrutturazione del padrone 48 Pordenone: la struttura sociale giocata attorno al nuovo assetto della fabbrica 49 III AUTONOMIA E RISTRUTTURAZIONE NELLA FABBRICA DIFFUSA La stratificazione di classe in Emilia 57 Disomogeneità produttiva delle piccole industrie 59 La lotta operaia si massi fica nel Sud 63 Documento del nucleo operaio Fatme 69 Progetto di intervento sugli studenti nel territorio 72 IV IL DIBATTITO SULL’ORGANIZZAZIONE La direzione operaia 75 Intervento dell’Assemblea Autonoma dell’Alfa Romeo 78 L’autonomia operaia e il movimento 81 L’esperienza dell’autonomia non si esaurisce nella grande fabbrica 90 V IL PROGETTO L’ORGANIZZAZIONE LE SCADENZE La lotta operaia impone il superamento del gruppo 99 La direzione operaia deve mediare l’autonomia e la forza d’attacco 101 Organizzare la forza operaia non sostituirla 102 Recuperare le forze soggettive create dai gruppi 105 Il comunismo è maturo 109 Partiamo dalle cose concrete 111
AA.VV., I comunisti italiani e il Cile, Editori Riuniti, Roma 1973
Un grosso problema che ci impegna in sede politica, e che deve impegnare di più, in sede teorica, i marxisti e gli studiosi avanzati dell’Italia e dei paesi dell’Occidente, è come far sì che un programma di profonde trasformazioni sociali – che determina necessariamente reazioni di ogni tipo da parte dei gruppi retrivi – non venga effettuato in modo da sospingere in posizione di ostilità vasti strati dei ceti intermedi, ma riceva invece, in tutte le sue fasi, il consenso della grande maggioranza della popolazione. Ciò, evidentemente, comporta un’attenta scelta delle priorità e dei tempi delle trasformazioni sociali e comporta, di conseguenza, l’adoperarsi non solo per evitare un collasso dell’economia ma per garantire anzi, anche nelle fasi critiche di passaggio a nuovi assetti sociali, l’efficienza del processo economico. Questo è certamente uno dei problemi vitali che ha dinanzi a sé un governo di forze lavoratrici e popolari; ma è un problema altrettanto fondamentale in un paese come l’Italia, ove una forza grande come la nostra, uscita da tempo dal terreno della pura propaganda, cerca, fin da ora, dall’opposizione, con l’arma della pressione di massa e dell’iniziativa politica unitaria, di imporre l’avvio di un programma di trasformazioni sociali. (Enrico Berlinguer).
Berlinguer Enrico, La proposta comunista, Einaudi, Torino 1975
Il rapporto di Enrico Berlinguer al Comitato centrale del Pci propone alla discussione generale le linee di una «strategia» per la realtà italiana. Esso rappresenta al tempo stesso lo sforzo più ampio e originale compiuto da un leader comunista di analizzare e interpretare la situazione mondiale nella sua fase attuale e nelle sue linee di tendenza. Di là dal dibattito contingente e dalla polemica politica, una sintesi così vasta si presenta in una dimensione intellettuale autonoma che ci è parso necessario documentare in questa sede.
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