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Il nostro estremismo, il vostro opportunismo e il loro riformismo

Da «Ros­so con­tro la repressione»

(rispo­sta a Lc e Pdup) Una tesi acco­mu­na Lot­ta con­ti­nua e il Pdup nel­la con­dan­na del­l’e­stre­mi­smo: gli «auto­no­mi» sono poli­ti­ca­men­te «sprov­ve­du­ti», l’e­stre­mi­smo si ripro­du­ce «nono­stan­te la debo­lez­za» scon­cer­tan­te del­la linea poli­ti­ca. Le con­clu­sio­ni del­l’ar­ti­co­lo di Lc ven­go­no trat­te sul­la base di una sor­ta di iden­ti­kit teo­ri­co degli estre­mi­sti facen­do­li pas­sa­re (que­sta for­se è la dife­sa cui ammic­ca Lc) per «debo­li di men­te». In sin­te­si secon­do Lc esi­sto­no due ten­den­ze: una mora­li­sti­co-reli­gio­sa-roman­ti­ca, vedi Br, l’al­tra cini­co-stru­men­ta­li­sta secon­do le ver­sio­ni sco­la­sti­che di Machia­vel­li; in que­sto sen­so «mili­ta­ri­sti» e «liber­ta­ri gio­va­ni­li­sti», dal­le fem­mi­ni­ste ai Nap, ten­do­no a for­ma­re sì orga­niz­za­zio­ni diver­se ma deri­va­no, sul pia­no teo­ri­co, da una di que­ste ten­den­ze o da un insie­me di entram­be. Minia­ti, per il Pdup, nep­pu­re, s’av­ven­tu­ra nel gine­pra­io e se la sbri­ga con «sprov­ve­du­ti». È noio­so rispon­de­re a que­sta accoz­za­glia di stu­pi­di­tà poli­ti­ca lega­ta indis­so­lu­bil­men­te a vizi dema­go­gi­ci che ten­do­no ad annul­la­re per­si­no i fat­ti più noti. Se qual­che rispo­sta va data è solo per­ché que­sto approc­cio «teo­ri­co» (si fa per dire) alla que­stio­ne mira pale­se­men­te a due sco­pi: pri­mo, evi­ta­re il dibat­ti­to but­tan­do­lo in cari­ca­tu­ra, irri­den­do le com­po­nen­ti (alcu­ne sol­tan­to e le più vec­chie e note) con­flui­te nel­l’or­ga­niz­za­zio­ne auto­no­ma e tut­to­ra esi­sten­ti con fisio­no­mia pro­pria; così si pren­do­no i clas­si­ci due pic­cio­ni: fin­ge­re di difen­de­re o di giu­sti­fi­ca­re l’i­naf­fer­ra­bi­le «feno­me­no socia­le» e denun­cia­re il cor­ri­spon­den­te sboc­co poli­ti­co.
L’av­vo­ca­to difen­so­re diven­ta Pub­bli­co Mini­ste­ro sen­za nep­pu­re cam­bia­re vesti­to. Secon­do sco­po: tene­re in «como­da» posi­zio­ne di igno­ran­za i mili­tan­ti più gio­va­ni entra­ti nel movi­men­to negli ulti­mi tem­pi e che, sen­za col­pa alcu­na, igno­ra­no il già lun­go tra­va­glio e per­cor­so teo­ri­co com­piu­to dal­la nuo­va sini­stra. Non abbia­mo biso­gno, su que­sto pia­no, di dilun­gar­ci trop­po. Se a qual­cu­no resta un mise­ra­bi­le mar­gi­ne di one­stà intel­let­tua­le sa che liqui­da­re le Bri­ga­te ros­se (anche se la dife­sa del­la linea poli­ti­ca di que­sta orga­niz­za­zio­ne non ci com­pe­te per­ché non la con­di­vi­dia­mo) con «ten­sio­ni roman­ti­che e reli­gio­se» è addi­rit­tu­ra grot­te­sco. Anche un let­to­re del «Cor­rie­re d’In­for­ma­zio­ne» ormai può, par­ten­do dal­la figu­ra più famo­sa, Cur­cio, andar­si a docu­men­ta­re sul per­cor­so teo­ri­co che ha por­ta­to a Br la com­po­nen­te marx-leni­ni­sta più digni­to­sa in Ita­lia, pas­san­do attra­ver­so il vaglio di espe­rien­ze come «uni­ver­si­tà nega­ti­va», «lavo­ro poli­ti­co», «col­let­ti­vo poli­ti­co metro­po­li­ta­no», «sini­stra pro­le­ta­ria». Egua­glia­re Pote­re ope­ra­io a una sbia­di­ta rie­di­zio­ne sco­la­sti­ca di Machia­vel­li è un modo di giu­di­ca­re che, fran­ca­men­te, non è faci­le sup­por­re nep­pu­re sul­le lab­bra di Nat­ta (che Fan­fa­ni abbia fat­to già scuo­la anche nel­la estre­ma sini­stra?). Ridur­re l’e­la­bo­ra­zio­ne del Grup­po Gram­sci a oppor­tu­ni­smo filo-sin­da­ca­le dis­sol­to­si poi con un «appa­ren­te para­dos­so», in un «auto­no­mi­smo filo-mili­ta­ri­sta… e in un festan­te gio­va­ni­li­smo liber­ta­rio», appar­tie­ne alla noio­sa atti­tu­di­ne che tan­to irri­ta­va Marx di «appic­ci­ca­re nozio­ni» sen­za nes­su­na seria ana­li­si. Lot­ta con­ti­nua stes­sa si con­trad­di­ce per­ché, guar­da caso, fra tan­te tesi sul­la cri­si con­tro cui scon­trar­si pro­prio nei mate­ria­li pre­pa­ra­to­ri del con­gres­so ave­va scel­to come «signi­fi­ca­ti­ve» quel­le di Pote­re ope­ra­io e del Gram­sci (sarem­mo feli­ci di poter­le leg­ge­re!). D’al­tra par­te da Ope­rai e capi­ta­le a Cri­si e orga­niz­za­zio­ne ope­ra­ia l’e­la­bo­ra­zio­ne «ope­rai­sta» non ha rice­vu­to nes­su­na con­tro-argo­men­ta­zio­ne seria. Per quan­to riguar­da il Gram­sci le tesi sul­la cri­si e sul­l’or­ga­niz­za­zio­ne, le ana­li­si di fase poli­ti­ca, il nes­so sta­bi­li­to tra lot­ta di clas­se e libe­ra­zio­ne sono anco­ra tra le poche cose digni­to­se che la nuo­va sini­stra ha ela­bo­ra­to. Quin­di: o que­sto dibat­ti­to lo si apre, e lo si fa seria­men­te, oppu­re gli attac­chi assur­di dimo­stra­no solo l’in­con­si­sten­za teo­ri­ca di chi li por­ta e, mol­to peg­gio, dimo­stra­no una con­so­li­da­ta pra­ti­ca, bas­sa­men­te cal­mie­ra­tri­ce che imi­ta, al peg­gio, i poli­ti­can­ti bor­ghe­si più squal­li­di. Pas­sia­mo ora alle cose più impor­tan­ti, quel­le che toc­ca­no la pra­ti­ca poli­ti­ca. L’a­na­li­si del­l’e­stre­mi­smo fat­ta da Lc si ridu­ce in sin­te­si a que­sto: a) l’e­stre­mi­smo è, pri­ma che feno­me­no poli­ti­co, un feno­me­no socia­le, come tale esso nasce dal­la ribel­lio­ne imme­dia­ta, uni­la­te­ra­le e al tem­po stes­so tota­le all’or­ga­niz­za­zio­ne capi­ta­li­sti­ca; b) l’e­stre­mi­smo non si ridu­ce alla linea poli­ti­ca ma è un por­ta­to del­la «con­ce­zio­ne del mon­do» che nasce in que­sta ribel­lio­ne socia­le «tota­le» all’or­ga­niz­za­zio­ne capi­ta­li­sti­ca; e) se l’or­ga­niz­za­zio­ne atte­nua il col­le­ga­men­to orga­ni­co dal­la vita socia­le, la poli­ti­ca tor­na a far­si atti­vi­tà sepa­ra­ta e a con­trap­por­si alle spin­te nuo­ve che emer­go­no dal movi­men­to.
Que­ste spin­te cer­che­ran­no quin­di altre espres­sio­ni di sé in orga­niz­za­zio­ni che teo­riz­za­no la ribel­lio­ne in quan­to tale sen­za saper­la tra­sfor­ma­re in poli­ti­ca rivo­lu­zio­na­ria. La tesi del Mani­fe­sto è mol­to più sche­ma­ti­ca e si ridu­ce a que­sto: la stra­da è tor­tuo­sa (quel­la del­la rivo­lu­zio­ne), il movi­men­to è in riflus­so, l’a­na­li­si «scien­ti­fi­ca» ci dice che però la situa­zio­ne non è dispe­ra­ta. Altri inve­ce si dispe­ra­no e cer­ca­no con la fuga in avan­ti di testi­mo­nia­re la pre­sen­za rivo­lu­zio­na­ria.
Tut­to ciò è dan­no­so ma è anche cau­sa­to dal­l’in­suf­fi­cien­te linea di demar­ca­zio­ne che si riscon­tra a vol­te fra com­por­ta­men­to del­la sini­stra rifor­mi­sta e respon­sa­bi­li del siste­ma, oppu­re è cau­sa­to da insuf­fi­cien­te ten­sio­ne idea­le e «demo­cra­ti­ca» nel­la vita del­le orga­niz­za­zio­ni. Pri­ma cosa da nota­re, né l’u­na né l’al­tra tesi entra­no nel meri­to del­la discus­sio­ne a pro­po­si­to del­la linea poli­ti­ca degli estre­mi­sti.
Il risul­ta­to che si vuo­le con­se­gui­re: la dimo­stra­zio­ne che gli estre­mi­sti orga­niz­za­ti sono una inu­ti­le sco­ria poli­ti­ca, vie­ne pre­sup­po­sto, affer­man­do cioè che l’e­stre­mi­smo è un pro­dot­to socia­le e poli­ti­co pri­ma che orga­niz­za­ti­vo. Del­la linea poli­ti­ca, quin­di, si può non discu­te­re, per­ché la ragio­ne del suo affer­mar­si non risie­de in essa ma nel­la socie­tà e nel movi­men­to poli­ti­co. Sareb­be come dire: dato che la ribel­lio­ne tro­va la sua ori­gi­ne nel­le con­di­zio­ni socia­li del pro­le­ta­ria­to e non nel mar­xi­smo, il mar­xi­smo è tal­men­te irri­le­van­te che non vale la pena discu­ter­ne. Voglia­mo dire che pro­prio ciò che deve dimo­stra­re: il fat­to che tra estre­mi­smo come feno­me­no socia­le ed estre­mi­smo poli­ti­co orga­niz­za­to esi­sta un nes­so sol­tan­to casua­le o comun­que ridut­ti­vo, pro­prio que­sto Lot­ta con­ti­nua non lo dimo­stra. Il Pdup si atte­sta inve­ce sul­l’in­ven­zio­ne del­le tesi poli­ti­che attri­bui­te all’av­ver­sa­rio: «chi è con­vin­to che nel­la fab­bri­ca, nel­la scuo­la, nel quar­tie­re, la par­ti­ta sia ormai chiu­sa» (sic!) e, improv­vi­san­do una «psi­co­lo­gia del­la scon­fit­ta», cer­ca di moti­va­re l’e­stre­mi­smo con la «sfi­du­cia» nel­la lot­ta di mas­sa matu­ra­ta in que­sta fase di rela­ti­vo riflus­so. È per­si­no pate­ti­ca l’on­ni­po­ten­za infan­ti­le di Minia­ti che cre­de dav­ve­ro che tut­ti con­di­vi­da­no le sue ana­li­si! Su que­sto tor­ne­re­mo poi. Venia­mo ades­so, dopo aver­ne cri­ti­ca­to il «sot­ter­fu­gio» fon­da­men­ta­le, alle «ana­li­si» di Lot­ta con­ti­nua. L’e­stre­mi­smo, ori­gi­na­to da una ribel­lio­ne socia­le imme­dia­ta e tota­le all’or­ga­niz­za­zio­ne capi­ta­li­sti­ca, vie­ne poi ridot­to alla con­trad­di­zio­ne maoi­sta tra vec­chio e nuo­vo. È chia­ro il ten­ta­ti­vo: pri­mo, dilui­re l’e­stre­mi­smo in una defi­ni­zio­ne del feno­me­no a livel­lo socia­le in modo da far­ne coglie­re, in sostan­za, sem­pli­ce­men­te il dato di ribel­lio­ne pro­le­ta­ria alla Gaspa­raz­zo; secon­do, col­lo­ca­re que­sta ansia di ribel­lio­ne in una dimen­sio­ne che va al di là del­le deter­mi­na­zio­ni di clas­se: il vec­chio e il nuo­vo. È evi­den­te la scioc­chez­za: l’«estremismo», in quan­to tale, è un feno­me­no poli­ti­co, le «ragio­ni socia­li» del­la sua esi­sten­za sono indi­vi­dua­te anche da Lot­ta con­ti­nua, sep­pur con­fu­sa­men­te, e sono quel­le stes­se che, al livel­lo del com­por­ta­men­to imme­dia­to, spie­ga­no il rifiu­to, l’e­stra­nei­tà al lavo­ro, l’e­stra­nei­tà all’in­sie­me del­l’or­ga­niz­za­zio­ne socia­le del­la pro­du­zio­ne e del­la ripro­du­zio­ne capi­ta­li­sti­ca. L’e­stre­mi­smo è la veste poli­ti­ca del frut­to (non «eter­no» – com­pa­gni di Lc – e nean­che eter­no rispet­to all’e­si­sten­za del pro­le­ta­ria­to) di una com­po­si­zio­ne di clas­se deter­mi­na­ta (l’o­pe­ra­io appen­di­ce del­la mac­chi­na, l’o­pe­ra­io comu­ne, l’o­pe­ra­io che guar­da e rego­la, posto pri­ma «accan­to» al pro­ces­so pro­dut­ti­vo, e il pro­le­ta­rio dif­fu­so­si ormai su tut­to l’ar­co socia­le, l’es­se­re rea­le cioè del­la pre­vi­sio­ne mar­xia­na). In quan­to veste «poli­ti­ca» esso è «ideal­men­te» e lo è par­zial­men­te nel­la pra­ti­ca, la con­nes­sio­ne di que­sti ele­men­ti di attac­co anti­ca­pi­ta­li­sti­co orga­niz­za­ti nel­le loro espres­sio­ni di avan­guar­dia. Da que­sto pun­to di vista però l’e­stre­mi­smo non è più il nuo­vo con­tro il vec­chio, non è un gene­ri­co «feno­me­no socia­le», ma è un pro­gram­ma poli­ti­co e di orga­niz­za­zio­ne il cui rife­ri­men­to è la pra­ti­ca di lot­ta rivo­lu­zio­na­ria pro­le­ta­ria esi­sten­te. Più sem­pli­ce­men­te; le ori­gi­ni socia­li del­l’e­stre­mi­smo indi­vi­dua­te da Lc sono in real­tà le ori­gi­ni «socia­li» del­la lot­ta di clas­se rivo­lu­zio­na­ria, e non le «ori­gi­ni» del «nuo­vo»; l’e­stre­mi­smo è non solo paro­la ma fat­to poli­ti­co orga­niz­za­to che a que­ste ori­gi­ni si richia­ma e che da esse trae ali­men­to, esso si pone quin­di non come «nuo­vo», ma come l’es­se­re rivo­lu­zio­na­rio del­la clas­se in oppo­si­zio­ne al suo esse­re rifor­mi­sta. L’in­di­ret­ta con­fer­ma di tut­to ciò è data da Lc stes­sa che per addur­re le «ragio­ni socia­li» del­l’e­stre­mi­smo non fa che ripren­de­re le «ragio­ni socia­li» del­la rivo­lu­zio­ne; «biso­gni pre­sen­ti nel­la clas­se ope­ra­ia nel­la ribel­lio­ne al dispo­ti­smo sot­to padro­ne, nel­la con­trap­po­si­zio­ne alla vec­chia poli­ti­ca revi­sio­ni­sta…». «Ragio­ni socia­li» che non sia­no que­ste sono in real­tà le oppo­ste «ragio­ni socia­li» che spie­ga­no la pre­sen­za rifor­mi­sta e, oggi, quel­la dei grup­pi. In real­tà quin­di que­sto dibat­ti­to sul­l’e­stre­mi­smo è con­dot­to per ora a col­pi di fra­si vaghe e sba­glia­te. D’al­tra par­te cosa atten­der­si da chi sci­vo­la sem­pre di più ver­so l’op­por­tu­ni­smo? Per rima­ne­re alla sola linea poli­ti­ca e in manie­ra «ultra­sche­ma­ti­ca» (riman­dia­mo alle nostre pub­bli­ca­zio­ni e ai nostri docu­men­ti i com­pa­gni di Lc e del Pdup) ricor­dia­mo alcu­ni trat­ti del­la rifles­sio­ne del­l’au­to­no­mia: a) – il carat­te­re strut­tu­ra­le del­la cri­si e, insie­me, il suo carat­te­re di novi­tà sto­ri­ca rispet­to alle cri­si pre­ce­den­ti del­l’in­te­ro asset­to capi­ta­li­sti­co è, fon­da­to nel­la com­po­si­zio­ne di clas­se, il ribal­ta­men­to dei rap­por­ti di for­za tra ope­rai, pro­le­ta­ri e capi­ta­le; b) – que­sto carat­te­re del­la cri­si, fon­da­to nel­la com­po­si­zio­ne di clas­se più com­piu­ta­men­te estra­nea al lavo­ro, chie­de, dal rifiu­to del lavo­ro all’ap­pro­pria­zio­ne, dal­la cre­scen­te rispo­sta al ter­ro­ri­smo del­le mul­ti­na­zio­na­li e dei loro Sta­ti, il comu­ni­smo come pro­gram­ma poli­ti­co; c) – il carat­te­re del­la fase sto­ri­ca si espri­me nel­la cri­si ed esi­ge quin­di un livel­lo d’or­ga­niz­za­zio­ne che si pon­ga diret­ta­men­te sul ter­re­no del­la «costru­zio­ne del comu­ni­smo»; il che signi­fi­ca il com­piu­to ribal­ta­men­to del­la tat­ti­ca e del­l’or­ga­niz­za­zio­ne leni­ni­sta: dal­la for­za ope­ra­ia alle con­trad­di­zio­ni inter­ca­pi­ta­li­sti­che, e non vice­ver­sa; l’u­ni­tà di clas­se come svi­lup­po del­le sue con­trad­di­zio­ni inter­ne e non la poli­ti­ca del­le allean­ze; l’or­ga­niz­za­zio­ne come pro­ie­zio­ne del pote­re ope­ra­io non come con­di­zio­ne ester­na di que­sto pote­re; il pro­gram­ma come rove­scia­men­to del «modo del­l’at­ti­vi­tà» non come «svi­lup­po»; infi­ne l’u­ni­tà oggi data tra sco­po del­la lot­ta di clas­se e libe­ra­zio­ne del­l’in­di­vi­duo socia­le total­men­te svi­lup­pa­to; d) – l’i­ne­vi­ta­bi­li­tà, nei pae­si capi­ta­li­sti­ca­men­te svi­lup­pa­ti, del­l’as­sun­zio­ne dei com­pi­ti di pro­du­zio­ne e ordi­ne da par­te del movi­men­to ope­ra­io rifor­mi­sta poi­ché l’u­ni­ca clas­se capa­ce di dare for­za suf­fi­cien­te alla mac­chi­na capi­ta­li­sti­ca è comun­que, data la com­po­si­zio­ne, quel­la pro­le­ta­ria non anco­ra svi­lup­pa­ta a clas­se per sé, a clas­se che auto­de­ter­mi­na le con­di­zio­ni del­la sua rea­liz­za­zio­ne (cioè del­la sua nega­zio­ne); e) – è a par­ti­re da que­sta com­pren­sio­ne del movi­men­to nei suoi carat­te­ri stra­te­gi­ci che oggi arti­co­lia­mo la nostra pro­po­sta sul­le 35 ore e il sala­rio garan­ti­to, sul­l’at­tac­co alla pro­du­zio­ne, sul­l’ap­pro­pria­zio­ne, sul­l’at­tac­co ai rifor­mi­sti come gesto­ri del­la cri­si e del­la repres­sio­ne in pri­ma per­so­na. Come rispon­do­no a que­ste tesi, non ovvia­men­te nel­la for­ma sche­ma­ti­ca pri­ma uti­liz­za­ta, i neo-rifor­mi­sti del­la tri­pli­ce? Fino­ra abbia­mo solo sen­ti­to vaneg­gia­men­ti da «tut­ti a casa»: la cri­si è pro­lun­ga­ta (scien­ti­fi­ca la defi­ni­zio­ne!) ma l’or­ga­niz­za­zio­ne non può por­si il com­pi­to imme­dia­to del­la rivo­lu­zio­ne pro­le­ta­ria ben­sì lavo­ra­re o a bat­te­re il gol­pe vero… o abbat­te­re il gol­pe stri­scian­te di un bloc­co rea­zio­na­rio con la DC alla testa… o a lot­ta­re con­tro la nor­ma­liz­za­zio­ne… o a esul­ta­re e a pre­pa­rar­si a nuo­vi com­pi­ti nel caso che si veri­fi­chi­no «i pro­fon­di cam­bia­men­ti» che intro­dur­reb­be la vit­to­ria del­le sini­stre… Il tut­to con­di­to da ini­zia­ti­ve di refe­ren­dum por­ta­te avan­ti con meno corag­gio di quan­to non dimo­stri­no i radi­ca­li.
Con­tro­pro­va?
Atteg­gia­men­to bal­bet­tan­te sul­le 35 ore, con­dan­na di ogni epi­so­dio di attac­co alla pro­du­zio­ne, con­dan­na o silen­zio sul­l’ap­pro­pria­zio­ne, ecc. ecc. Il Pdup poi, can­ta la stes­sa can­zo­ne, solo in ter­mi­ni isti­tu­zio­na­li (sin­da­ca­ti, par­ti­ti di sini­stra, par­la­men­to, enti loca­li), quin­di sia­mo al peg­gio. Che dire?
Che pri­ma del pro­ces­so all’e­stre­mi­smo que­sti signo­ri capi­sca­no che non si può lavo­ra­re su tren­ta «ipo­te­si» o pre­vi­sio­ni per­ché tren­ta «ipo­te­si» chie­do­no tren­ta diver­se solu­zio­ni tat­ti­che.
Che i carat­te­ri gene­ra­li del­la fase sto­ri­ca non si defi­ni­sco­no con qual­che vago agget­ti­vo e che, comun­que, una orga­niz­za­zio­ne comu­ni­sta non nasce den­tro una deter­mi­na­ta com­po­si­zio­ne di clas­se e una «cri­si sto­ri­ca» per evol­ver­si in un impre­ve­di­bi­le futu­ro, in orga­niz­za­zio­ne che è fun­zio­ne del pote­re ope­ra­io per il comu­ni­smo. Se oggi, e per tut­ta la dura­ta pre­ve­di­bi­le del­la cri­si come fa capi­re Lc il pro­gram­ma comu­ni­sta non è matu­ro, l’or­ga­niz­za­zio­ne che si costrui­sce solo in modo idea­li­sti­co può esse­re doma­ni adat­ta ai com­pi­ti pro­pria­men­te rivo­lu­zio­na­ri?
Logi­co sareb­be allo­ra sta­re a casa e aspet­ta­re che matu­ri­no le nespo­le. Infi­ne, a pro­po­si­to di linea di mas­sa, cosa ci dico­no lor­si­gno­ri sul­le 35 ore, il sala­rio garan­ti­to e le for­me di lot­ta per con­qui­sta­re que­sti livel­li essen­zia­li a una rispo­sta di clas­se alla cri­si e alle sue dimensioni?

Se ti muovi ti stato !

Jaco­po Fo, Se ti muo­vi ti sta­to!, Edi­zio­ni Otta­via­no, Mila­no 1975


L’i­dea di fare un libro che, median­te l’u­so del fumet­to e dei docu­men­ti trat­ti dal­la stam­pa quo­ti­dia­na, rac­col­ga, attra­ver­so l’in­for­ma­zio­ne e l’a­na­li­si di fat­ti esem­pla­ri del perio­do recen­te, una sin­te­si del­le diret­ti­ve di azio­ne del pote­re repres­si­vo e cioè del­lo sta­to di clas­se in tut­te le sue arti­co­la­zio­ni, mi sem­bra vera­men­te otti­ma. Al di là del­l’u­so di uno stru­men­to vali­dis­si­mo di dif­fu­sio­ne di mas­sa del­le idee che puo in par­te con­tra­sta­re lo stra­po­te­re del­la Tv e del­la stam­pa padro­na­le, mi sem­bra uti­lis­si­mo for­ni­re al movi­men­to l’a­na­li­si di un qua­dro com­ples­si­vo del­la repres­sio­ne che ha ten­ta­to un sal­to di qua­li­tà rispet­to alla stra­te­gia del­la ten­sio­ne, del­la stra­ge di sta­to, degli oppo­sti estre­mi­smi…

Giam­bat­ti­sta Lazagna

ROSSO n. 16

gior­na­le den­tro il movimento

  • Edi­to­ria­le – Fan­fa­ni per­de, Ber­lin­guer vin­ce, e la clas­se operaia ?
  • Pre­sup­po­sti poli­ti­ci per l’or­ga­niz­za­zio­ne del­l’au­to­no­mia operaia
  • Con­trat­ti: 35x40 – ridu­zio­ne d’o­ra­rio a pari­tà di sala­rio! con­tri­bu­ti degli orga­ni­smi dell’autonomia
  • Rifles­sio­ni gene­ra­li sul­la lot­ta per la casa
  • Ordi­ne pub­bli­co: via libe­ra alla repressione!
  • RFT. lo sta­to social­de­mo­cra­ti­co di polizia
  • Caso Pani­chi. il PCI inven­ta il “mostro” e lo sbat­te in pri­ma pagina
  • Repres­sio­ne: lo sta­to di poli­zia in azione
  • Set­te anni di lot­te nel­le patrie galere
  • Lon­dra: dal­la lot­ta per la casa all’an­ta­go­ni­smo totale
  • Sviz­ze­ra: le lot­te di quar­tie­re dal ’70 al ’73
  • Por­to­gal­lo in marcia

Criminalizzazione della lotta di classe

AA.VV., Cri­mi­na­liz­za­zio­ne del­la lot­ta di clas­se, Ber­ta­ni edi­to­re, Vero­na 1975



[…] Van­no… sal­go­no sul­la loro mac­chi­na… van­no ver­so il luo­go fis­sa­to del­l’ap­pun­ta­men­to. Lì par­cheg­gia­no l’au­to­mo­bi­le, scen­do­no e si met­to­no a pas­seg­gia­re; poco dopo sul luo­go fis­sa­to del­l’ap­pun­ta­men­to, che era vici­no al cine­ma «Vox» (!), poco dopo vedo­no il pul­mi­no par­cheg­gia­to più in là e Osval­do che aspet­ta.
Sal­go­no sul pul­mi­no con Osval­do e si diri­go­no ver­so Segra­te. Il… il… luo­go dove si diri­ge­va­no non era loro noto, ma era noto sin dal saba­to pre­ce­den­te l’ob­biet­ti­vo. Cioè l’ob­biet­ti­vo del­la sera­ta. Infat­ti ne discus­se­ro con lui saba­to stes­so in pre­sen­za di altri com­pa­gni. A loro quin­di era noto cosa anda­va­no a fare, ma non dove anda­va­no a far­lo.
Nel­la sera­ta di saba­to ave­va­no espres­so, insie­me agli altri, la pro­pria opi­nio­ne cir­ca il tipo di obbiet­ti­vo che dove­va­no met­te­re in atto, ma Osval­do era sta­to in gra­do di impor­re lo stes­so, comun­que, la cosa. Quel­la sera si trat­ta­va di una oppo­si­zio­ne di tipo psi­co­lo­gi­co, ed in par­te anche poli­ti­co; infat­ti accu­sa i due di man­can­za di corag­gio e di cat­ti­va volon­tà.
Il gior­no pre­ce­den­te il 13, li man­dò infat­ti in giro intor­no Mila­no, ver­so, dal­le par­ti, in dire­zio­ne di Ber­ga­mo per ricer­ca­re dei tra­lic­ci, con il com­pi­to di loca­liz­zar­li, misu­rar­li, cal­co­lar­ne le dimen­sio­ni, e per met­ter­li insie­me alla lista di pos­si­bi­li obbiet­ti­vi del­la gior­na­ta.
I due infat­ti fece­ro tut­to que­sto, anda­ro­no ver­so Ber­ga­mo, e indi­vi­dua­ro­no un gros­sis­si­mo tra­lic­cio di cui pre­se­ro le misu­re. Si infan­ga­ro­no anche, solo che… Osval­do poi dis­se che il tra­lic­cio era trop­po distan­te da Mila­no, trop­po lon­ta­no e che lui ave­va già prov­ve­du­to a que­sto. Sem­bra che voles­se sem­pli­ce­men­te met­te­re alla pro­va la… volon­tà di col­la­bo­ra­re dei due ami­ci. Loro di que­sto in fon­do ne era­no da un lato coscien­ti e dal­l’al­tro ten­de­va­no a dimo­stra­re la loro volon­tà. […]
(Dal­la Requi­si­to­ria Defi­ni­ti­va nei Pro­ces­si Fel­trì­nel­li – Bri­ga­te ros­se del Giu­di­ce Vio­la – Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca di Mila­no)

[…] Che si trat­ti di un’as­so­cia­zio­ne di natu­ra poli­ti­ca e segre­ta, costi­tui­ta alfi­ne di com­bat­te­re dal­la clan­de­sti­ni­tà, e con azio­ni vio­len­te, una lot­ta rivo­lu­zio­na­ria con­tro la socie­tà capi­ta­li­sti­ca e bor­ghe­se, per far­ne esplo­de­re le con­trad­di­zio­ni e giun­ge­re, uti­liz­zan­do la lot­ta arma­ta, alla disgre­ga­zio­ne del­lo sta­to in cui det­ta socie­tà si imper­so­na, lo dice l’ab­bon­dan­tis­si­ma pro­du­zio­ne ideo­lo­gi­ca del­le Br e lo con­fer­ma­no le sin­go­le azio­ni cri­mi­no­se poste in atto con un cre­scen­do allar­man­te, ma anche con una rigi­da coe­ren­za.
Non è qui il caso di rifar­si alle ori­gi­ni del movi­men­to, che comun­que sono sta­te esa­mi­na­te e illu­stra­te in un’al­tra istrut­to­ria [v. la Requi­si­to­ria del Giu­di­ce Vio­la, n.d.r.], svol­ta a Mila­no, e del­la qua­le, in cer­to sen­so, que­sta rap­pre­sen­ta la con­ti­nua­zio­ne tem­po­ra­le e logi­ca. D’al­tron­de sarà com­pi­to piut­to­sto del socio­lo­go e del­lo sto­ri­co l’i­den­ti­fi­ca­zio­ne dei con­tri­bu­ti ideo­lo­gi­ci che i più pre­pa­ra­ti rap­pre­sen­tan­ti del­le Br han­no trat­to da dot­tri­ne poli­ti­che ora­mai seco­la­ri qua­li il mar­xi­smo o il sin­da­ca­li­smo rivo­lu­zio­na­rio, o da altre più recen­ti espe­rien­ze, dal­la rivo­lu­zio­ne cine­se alle som­mos­se del ’68, dal­la guer­ri­glia urba­na dei «Tupa­ma­ros» al ter­ro­ri­smo del­le Baa­der-Mei­n­hof. […]
(Dal­la Requi­si­to­ria sul­le Bri­ga­te ros­se del Giu­di­ce Cac­cia – Pro­cu­ra Gene­ra­le del­la Repub­bli­ca di Torino)

ROSSO n°2 ‑nuova serie-

gior­na­le den­tro il movimento

ROSSO n°4 ‑nuova serie-

gior­na­le den­tro il movimento

Lavoro zero n° 1

  • Una cri­si a misu­ra di dol­la­ro e di contratti
  • Mai più sen­za salario
  • Cri­si Zanussi
  • Dal pre­cot­to mi guar­di dio che dal cot­to mi guar­do io
  • Mar­ghe­ra: appun­ti di lotta
  • E Cefis dis­se: por­co Marghera
  • Cri­mi­na­li­tà e repressione
  • Abor­to: una foglia di fico per una buc­cia di banana
  • Mili­ta­ri: metà prezzo
  • Per voi giovani
  • Inter­ven­ti: sol­di alle donne

Resta in vigore il decreto operaio

Da ”Sen­za tregua’’

Com­pa­gne, com­pa­gni, nel­le lot­te del­la Car­lo Erba e Car­lo Erba Stru­men­ta­zio­ne di que­sti mesi c’è il segno pro­fon­do del­la svol­ta deci­si­va che sta pren­den­do lo scon­tro tra le clas­si in Ita­lia.
Il biso­gno di comu­ni­smo del pro­le­ta­rio e la pra­ti­ca del pote­re ope­ra­io si scon­tra­no con la volon­tà fero­ce di par­te capi­ta­li­sti­ca di schiac­cia­re la clas­se ope­ra­ia e pro­le­ta­ria, rubar­le i frut­ti di anni di lot­te, ribut­tar­la – con l’at­tac­co alle avan­guar­die rivo­lu­zio­na­rie, all’or­ga­niz­za­zio­ne auto­no­ma, con la ristrut­tu­ra­zio­ne, con i licen­zia­men­ti diret­te e indi­ret­ti (gio­va­ni, don­ne ecc.) e con l’at­tac­co al sala­rio – nel­lo sfrut­ta­men­to degli anni più neri. Tut­to que­sto è con­di­zio­ne per i padro­ni e per lo Sta­to per impor­re un nuo­vo coman­do sul­la clas­se ope­ra­ia, sul pro­le­ta­ria­to; sono le con­di­zio­ni per distrug­ge­re la nostra for­za. Vi è poi un altro aspet­to impor­tan­te che è l’i­deo­lo­gia con cui si cer­ca con­ti­nua­men­te di far­ci capi­re che sono giu­sti gli aumen­ti dei prez­zi, la disoc­cu­pa­zio­ne e che, se non sono giu­sti, sono giu­sti­fi­ca­ti, e che comun­que biso­gna sta­re buo­ni per­ché c’è la cri­si e «dob­bia­mo sal­va­re l’e­co­no­mia, la demo­cra­zia, le isti­tu­zio­ni demo­cra­ti­che». La demo­cra­zia ha volu­to e vuol dire che i capi­ta­li­sti coman­da­no e si arric­chi­sco­no men­tre per gli ope­rai e i pro­le­ta­ri signi­fi­ca obbe­di­re, lavo­ra­re per loro ed esse­re sem­pre più sfrut­ta­ti.
«Sal­va­re l’e­co­no­mia» per noi vuol dire con­ti­nua­re a ven­de­re le nostre teste, le nostre brac­cia, la salu­te, la vita per tirar­ci fuo­ri da vive­re, men­tre la ric­chez­za da noi pro­dot­ta ci vie­ne estor­ta. Le «isti­tu­zio­ni demo­cra­ti­che» ser­vo­no a garan­ti­re il regi­me socia­le del­lo sfrut­ta­men­to. La poli­zia, i cor­pi sepa­ra­ti del­lo Sta­to ser­vo­no a difen­de­re le «isti­tu­zio­ni demo­cra­ti­che» man­te­nen­do l’or­di­ne pub­bli­co e cioè, l’or­di­ne del­lo sfrut­ta­men­to, dei pri­vi­le­gi, del­le ingiu­sti­zie. È a par­ti­re da que­sto dibat­ti­to, dal­la veri­fi­ca con­cre­ta nei repar­ti e più in gene­ra­le, che si svi­lup­pa la lot­ta, che pro­se­gue duran­te e dopo il con­trat­to. È a par­ti­re dal­le esi­gen­ze con­cre­te che la lot­ta pone gior­no per gior­no, che nasce e si svi­lup­pa l’or­ga­niz­za­zio­ne auto­no­ma degli ope­rai che vedo­no nel­la pra­ti­ca del pote­re l’u­ni­ca pos­si­bi­li­tà di difen­de­re le loro con­di­zio­ni, la loro for­za, uni­ca garan­zia per la pro­spet­ti­va, in con­trap­po­si­zio­ne al pote­re padro­na­le e alla linea del­le orga­niz­za­zio­ni sin­da­ca­li e dei Con­si­gli di fab­bri­ca che sven­do­no con­ti­nua­men­te inte­res­si, lot­ta, for­za del­la clas­se ope­ra­ia e pro­le­ta­ria ten­tan­do di far cre­de­re alla pos­si­bi­li­tà di uno sboc­co posi­ti­vo, per noi, all’in­ter­no di que­sto siste­ma. È que­sta nuo­va coscien­za che por­ta i com­pa­gni e set­to­ri sem­pre più con­si­sten­ti di ope­rai a far diven­ta­re il repar­to il luo­go pri­vi­le­gia­lo del dibat­ti­to, del­le deci­sio­ni poli­ti­che, del­l’i­ni­zia­ti­va, del­la lot­ta. Così par­to­no i pri­mi cor­tei sera­li con­tro lo straor­di­na­rio di capi e diri­gen­ti; si apre lo scon­tro con la dire­zio­ne azien­da­le e con i lavo­ra­to­ri inte­res­sa­ti con­tro il lavo­ro a domi­ci­lio, con­tro il decen­tra­men­to pro­dut­ti­vo (un altro modo per distrug­ge­re la for­za), con­tro la scel­ta indi­vi­dua­le di usci­re dal­la cri­si, con­tro il ricat­to alla lot­ta.
Il dibat­ti­to pro­se­gue su infla­zio­ne-sala­rio e si comin­cia a lot­ta­re con­tro le cate­go­rie, non più viste in ter­mi­ni di chi è più bra­vo a lavo­ra­re, ma per chi non accet­ta di far­si sfrut­ta­re ed è con­tro i pri­vi­le­gi e le divi­sio­ni. Non si par­la più di pro­fes­sio­na­li­tà, di anni di anzia­ni­tà, ma si chie­de la ridu­zio­ne dra­sti­ca del­le cate­go­rie per aumen­ta­re i sala­ri soprat­tut­to per chi pren­de meno ed è sem­pre sta­to discri­mi­na­to dagli altri. Insie­me a que­sto, il rifiu­to ai tra­sfe­ri­men­ti inter­ni che non sia­no sta­ti deci­si col­let­ti­va­men­te dagli ope­rai. Su que­sto pun­to è impor­tan­te sot­to­li­nea­re l’i­ni­zia­ti­va diret­ta del­le com­pa­gne di alcu­ni uffi­ci che in modo orga­niz­za­to sono sta­te le pri­me a oppor­si agli spo­sta­men­ti, e che oggi – in testa alle lot­te – stan­no discu­ten­do e orga­niz­zan­do­si su tut­ta la loro con­di­zio­ne, di don­ne e di sala­ria­te. Su que­ste ini­zia­ti­ve, la dire­zio­ne, con in testa alcu­ni capi (Guar­ne­ri, Di Pie­tro e altri), comin­cia a far­si viva in dife­sa del­lo sfrut­ta­men­to e del coman­do poli­ti­co in fab­bri­ca. La lot­ta per il con­trat­to, vuo­ta fin dal­l’i­ni­zio con gli ope­rai estra­nei alla lot­ta (per­mes­si, ferie, duran­te gli scio­pe­ri si gio­ca a car­te), comin­cia a pren­de­re sen­so e tro­va i com­pa­gni pron­ti, insie­me a 250 ope­rai cir­ca, a rispon­de­re al decre­to­ne del gover­no Dc con un bloc­co stra­da­le. All’uf­fi­cio tec­ni­co, repar­to del­lo sta­bi­li­men­to, vie­ne espul­so il capo offi­ci­na Dai­do­ne che evi­ta­va sem­pre gli scio­pe­ri e deri­de­va gli ope­rai incaz­za­ti per l’au­men­to del prez­zo del­la ben­zi­na.
Altre fer­ma­te auto­no­me con­tro i capi ven­go­no fat­te anche in altri repar­ti. Vie­ne spaz­za­to via il ten­ta­ti­vo da par­te di alcu­ni capi (Sal­vi ed altri) di orga­niz­za­re il cru­mi­rag­gio. La lot­ta è poli­ti­ca, di que­sto è coscien­te la par­te più atti­va del­la fab­bri­ca. Non si trat­ta di «con­trat­to» ma di pote­re. Al pote­re capi­ta­li­sta si con­trap­po­ne il pote­re ope­ra­io; al coman­do capi­ta­li­sta si con­trap­po­ne il coman­do, l’e­ge­mo­nia del­l’or­ga­niz­za­zio­ne auto­no­ma. Le mano­vre del­la dire­zio­ne diven­ta­no sem­pre più chia­re.
Attac­ca­re diret­ta­men­te i com­pa­gni diven­ta l’o­biet­ti­vo cen­tra­le. Cer­ca­re di far appa­ri­re «ille­ga­li» al resto del­la fab­bri­ca i com­por­ta­men­ti auto­no­mi degli ope­rai fa par­te di que­sto pia­no (cri­mi­na­liz­za­re l’au­to­no­mia).
In que­sto sen­so il padro­ne uti­liz­za i capi, dele­ga­ti, «lavo­ra­to­ri» che si pre­sta­no a que­sto gio­co. Polet­ti Pie­ro denun­cia più vol­te alla dire­zio­ne lavo­ra­to­ri, com­pa­gni e com­pa­gne, per atti­vi­tà poli­ti­ca in fab­bri­ca.
Vie­ne pro­ces­sa­to in assem­blea e revo­ca­to da dele­ga­to da tut­ta l’as­sem­blea. Difen­de­re l’or­ga­niz­za­zio­ne e la for­za è per noi impor­tan­te. Anche più in gene­ra­le lo scon­tro tra le clas­si si alza di livel­lo.
L’in­fla­zio­ne aumen­ta in modo ver­ti­gi­no­so, si chia­ri­sco­no sem­pre di più i ter­mi­ni del­la cri­si, la man­can­za di pro­spet­ti­va degli ope­rai all’in­ter­no del siste­ma capi­ta­li­sta, le pro­vo­ca­zio­ni padro­na­li por­ta­no gli ope­rai a deci­de­re for­me di lot­ta più dure. Il bloc­co del­le mer­ci: la par­te­ci­pa­zio­ne degli ope­rai è atti­va insie­me alla volon­tà di scon­tro. Per la linea sin­da­ca­le il bloc­co del­le mer­ci è la spal­la­ta per la fir­ma del con­trat­to.
Per i com­pa­gni è un momen­to di orga­niz­za­zio­ne del pote­re deci­sio­na­le degli ope­rai, del­la loro for­za, del­la loro capa­ci­tà di impor­si sul coman­do gerar­chi­co del­la fab­bri­ca, sul­le for­ze pro­dut­ti­ve per anda­re avan­ti. Que­sto non pia­ce alla Ces che lascia spa­zio alle pro­vo­ca­zio­ni e gli dà una coper­tu­ra poli­ti­ca. È di nuo­vo Polet­ti che, insie­me a Caset­ta Rober­to (tec­ni­co assun­to da due mesi), deci­de pre­me­di­ta­ta­men­te di inve­sti­re i com­pa­gni sul can­cel­lo del­la fab­bri­ca con una Vol­vo tar­ga­ta MI E74423. La rispo­sta è imme­dia­ta. Cin­que­cen­to ope­rai cir­ca, capi­ta la gra­vi­tà del­la pro­vo­ca­zio­ne, decre­ta­no l’e­spul­sio­ne dal­la fab­bri­ca dei due pro­vo­ca­to­ri (Polet­ti vie­ne allon­ta­na­to imme­dia­ta­men­te da un cor­teo) e con essa cre­sce la coscien­za del­la pro­pria for­za che si mani­fe­sta alcu­ni gior­ni dopo quan­do è Caset­ta a ripre­sen­tar­si in fab­bri­ca chia­ma­to dal­la dire­zio­ne. Lo scio­pe­ro è di nuo­vo auto­no­mo e imme­dia­to. Impos­ses­san­do­si del­l’in­ter­fo­no vie­ne este­so a tut­ta la fab­bri­ca, e Caset­ta vie­ne ricac­cia­to fuo­ri. Alcu­ni gior­ni pri­ma era sta­ta di nuo­vo la dire­zio­ne a chia­ma­re i cara­bi­nie­ri – zelan­ti e arma­ti per difen­de­re i padro­ni – per far por­tar fuo­ri un pac­chet­to dal­la fab­bri­ca. La cel­lu­la del Pci esce con un car­tel­lo che sui fat­ti acca­du­ti dice testual­men­te: «[…] ma se dura è la con­dan­na con­tro que­sti due pro­vo­ca­to­ri, ancor più dura deve esse­re la con­dan­na con­tro chi all’in­ter­no del­la Ces ope­ra una poli­ti­ca di divi­sio­ne».
In sostan­za, se que­sti due devo­no esse­re allon­ta­na­ti, i com­pa­gni devo­no esse­re licen­zia­ti, per­ché esse­re in testa alle lot­te per la cel­lu­la del Pci vuol dire divi­de­re il movi­men­to. Que­sti com­por­ta­men­ti del Pci e del Psi non sono nuo­vi e sono il frut­to di una linea di cedi­men­to e di orga­ni­ca col­la­bo­ra­zio­ne con la rior­ga­niz­za­zio­ne padro­na­le espres­sa nel­le lot­te di que­sti anni. L’i­ni­zia­ti­va del sin­da­ca­to pro­vin­cia­le e di zona – insie­me al Pci e Psi di fab­bri­ca – di far cam­bia­re idea agli ope­rai cir­ca l’e­spul­sio­ne di que­sti due vie­ne bat­tu­ta di nuo­vo (il sin­da­ca­to è costret­to ad alli­near­si), ed è di nuo­vo l’or­ga­niz­za­zio­ne auto­no­ma a muo­ver­si diret­ta­men­te dal repar­to per sma­sche­ra­re que­sto pia­no. Vie­ne così ricon­fer­ma­ta la deci­sio­ne pre­sa. Non c’è posto per pro­vo­ca­to­ri e fasci­sti in fab­bri­ca e nel ter­ri­to­rio pro­le­ta­rio. Lo scon­tro fra le due linee anche alcu­ni gior­ni pri­ma – quan­do i com­pa­gni del magaz­zi­no gene­ra­le e del Ces ave­va­no por­ta­to in fab­bri­ca e in men­sa a man­gia­re (prez­zo poli­ti­co) i lavo­ra­to­ri del­la «Simind» che era­no sta­ti licen­zia­ti con mano­vre losche e che sta­va­no pre­si­dian­do il can­tie­re inter­no alla fab­bri­ca – e poi anco­ra duran­te l’as­sem­blea per l’ap­pro­va­zio­ne del con­trat­to. L’as­sem­blea dicen­do no all’ac­cor­do del con­trat­to ha riba­di­to che in que­sta fase non vi sono pos­si­bi­li­tà di accor­do con i padro­ni. Non esi­ste una solu­zio­ne di com­pro­mes­so, ma solo pote­re con­tro pote­re, for­za con­tro for­za. Per noi quin­di si trat­ta di sma­sche­ra­re e col­pi­re den­tro le fab­bri­che, nel ter­ri­to­rio, nel pae­se, le for­ze del capi­ta­le e chi è con­tro la pro­spet­ti­va di pote­re del­la clas­se ope­ra­ia e pro­le­ta­ria, con­tro la sua eman­ci­pa­zio­ne, con­tro il suo biso­gno di comu­ni­smo. Su que­sta stra­da, lun­ga e dif­fi­ci­le, andia­mo avan­ti oggi con la con­sa­pe­vo­lez­za che la for­za che abbia­mo, quel­la che costrui­re­mo sono l’e­le­men­to cen­tra­le da difen­de­re per garan­tir­ci la pro­spet­ti­va di libe­ra­zio­ne dal­la schia­vi­tù del lavo­ro sala­ria­to. Sul­la que­stio­ne del «decre­to ope­ra­io» di espul­sio­ne di Polet­ti e Caset­ta, l’a­zien­da ha gio­ca­to una pesan­te mano­vra inti­mi­da­to­ria, annun­cian­do licen­zia­men­ti di avan­guar­die rico­no­sciu­te, in gran par­te del Comi­ta­to ope­ra­io comu­ni­sta. Nono­stan­te il pro­nun­cia­men­to con­tra­rio dei com­pa­gni inte­res­sa­ti, il voto con­tra­rio di una cin­quan­ti­na di ope­rai e la volon­tà – riaf­fer­ma­ta dal­la stra­gran­de mag­gio­ran­za del­l’as­sem­blea – di non riman­giar­si il decre­to (anche se parec­chi ope­rai han­no assun­to una posi­zio­ne ela­sti­ca dichia­ran­do espli­ci­ta­men­te che la ragio­ne di que­sto è la volon­tà di tute­la­re a ogni costo e pri­ma di tut­to i sei com­pa­gni) – il sin­da­ca­to ha rag­giun­to un accor­do col padro­ne garan­ten­do la «nor­ma­liz­za­zio­ne» del­le ten­sio­ne in fab­bri­ca e il con­se­guen­te rien­tro (dopo il 15 luglio) dei due figu­ri anti­o­pe­rai. Vedre­mo come la pro­va di for­za si svi­lup­pe­rà: il pro­ble­ma non è la gior­na­ta del 15, il «decre­to o pre­mio» resta vali­do e gli ope­rai sapran­no comun­que impor­re il rispetto.